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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 12 cod. proc. civile: Cause relative a rapporti obbligatori, a locazioni e a divisioni

Il valore delle cause relative all’esistenza, alla validità o alla risoluzione di un rapporto giuridico obbligatorio si determina in base a quella parte del rapporto che è in contestazione (1).

Il valore delle cause per divisione si determina da quello della massa attiva da dividersi (2).

 

 


Commento

Locazione: contratto col quale una parte si obbliga a far godere all’altra una cosa per un dato tempo e dietro corrispettivo.

 

(1) La norma va intesa nel senso che ai fini della determinazione del valore della causa occorre aver riguardo a quella parte del rapporto dedotto in giudizio dalla domanda senza considerare le eccezioni sollevate dal convenuto tranne quelle che, dando luogo ad un accertamento incidentale, possono comportare la modificazione della competenza per valore.

 

 

 

(2) Se nel giudizio di divisione rientrano anche i debiti comuni, il loro valore deve essere computato nei limiti delle quote richieste.


Giurisprudenza annotata

  1. Esistenza e validità dell’intero rapporto giuridico obbligatorio.

In tema di competenza per valore, l’art. 12, primo comma, c.p.c. - secondo il quale “il valore delle cause relative all’esistenza, alla validità o alla risoluzione di un rapporto giuridico obbligatorio si determina in base a quella parte del rapporto che è in contestazione” - subisce deroga nell’ipotesi in cui il giudice sia chiamato ad esaminare, con efficacia di giudicato, le questioni relative all’esistenza o alla validità del rapporto, che va, pertanto, interamente preso in considerazione ai fini della determinazione del valore della causa. Cass. 23 febbraio 2012, n. 2737.

 

Allorchè non sia in contestazione solo la quota spettante agli eredi pretermessi, bensì l'entità stessa dell'intera massa attiva da dividere, il valore della controversia, ai fini della liquidazione del compenso al difensore, va determinato a norma dell'art. 12 e segg. c.p.c., secondo la natura, mobiliare o immobiliare, dei beni che costituiscono il patrimonio del de cuius.Cassazione civile sez. II  05 giugno 2012 n. 9058

 

1.1. Pagamento di quote condominali.

Ai fini della determinazione della competenza per valore in relazione ad una controversia avente ad oggetto il riparto di una spesa approvata dall’assemblea di condominio, se il condomino agisce per sentir dichiarare l’inesistenza del suo obbligo di pagamento sull’assunto dell’invalidità della deliberazione assembleare, quest’ultima viene contestata nella sua globalità, sicché la competenza deve determinarsi con riguardo al valore dell’intera spesa deliberata; ove, invece, il condomino deduca, per qualsiasi diverso titolo, l’insussistenza della propria obbligazione, il valore della causa va determinato in base al solo importo contestato, perché la decisione non implica una pronuncia sulla validità della delibera di spesa nella sua globalità. Cass. 22 gennaio 2010, n. 1201.

 

Ai fini della determinazione della competenza per valore in relazione a una controversia avente ad oggetto il riparto di una spesa approvata dall'assemblea di condominio, se il condomino agisce per sentir dichiarare l'inesistenza del suo obbligo di pagamento sull'assunto della invalidità della deliberazione assembleare, quest'ultima viene contestata nella sua globalità, sicché la competenza deve determinarsi con riguardo al valore dell'intera spesa deliberata; ove, invece, il condomino deduca, per qualsiasi diverso titolo, l'insussistenza della propria obbligazione, il valore della causa va determinato in base al solo importo contestato e la decisione non implica una pronuncia sulla delibera di spesa nella sua globalità.

Cassazione civile sez. VI  12 agosto 2011 n. 17278  

 

 

1.2. Vendita di bene immobile.

Poichè il valore delle cause relative ai rapporti obbligatori dev’essere determinato, ai sensi dell’art. 12 c.p.c., in base a quella parte del rapporto che è in contestazione, con riferimento ad un contratto di vendita, l’entità economica in contestazione comprende le obbligazioni sia del venditore che del compratore, speculari tra loro, con la conseguenza che se il primo agisca per il pagamento del prezzo e il secondo chieda la consegna del bene compravenduto, tale domanda non comporta un aumento del valore della causa per sommatoria dell’entità economica del bene a quella del prezzo richiesto “ex adverso”, rappresentando esse due diverse indicazioni dell’unico valore oggetto del contratto dedotto in contestazione. Cass. 17 dicembre 2009, n. 26592.

 

 

  1. Locazioni.

In tema di determinazione del valore della causa ai sensi dell’art. 12 c.p.c., nel testo vigente dal 30 aprile 1995, a seguito della riforma recata dalla legge n. 353 del 1990, in ipotesi di domanda di risoluzione di un rapporto di locazione per morosità, il valore è rappresentato dall’ammontare dei canoni del residuo periodo della locazione che la domanda dell’attore mira a far cessare anticipatamente. Cass. 23 gennaio 2008, n. 1467.

 

  1. Divisione.

Il valore delle cause di divisione, ai fini della determinazione degli onorari spettanti al difensore, non va determinato a norma dell’art. 12, ultimo comma, c.p.c., per il riferimento fatto in via generale a detto codice dall’art. 6, comma primo, D.M. n. 127 del 2004, in quanto il medesimo art. 6, comma primo, deroga espressamente al suddetto rinvio in materia di giudizi divisori, in relazione ai quali stabilisce, con statuizione avente valore di principio ed applicabile anche agli onorari dovuti dal cliente, che in tali giudizi il valore va determinato in relazione al valore della quota o dei supplementi di quota in contestazione. L’interpretazione suddetta è aderente alla lettera ed alla ratio della norma, posto che l’opposta interpretazione viene a disancorare, irragionevolmente, il valore della causa da quella dell’interesse in concreto perseguito dalla parte. Cass. 4 maggio 2012, n. 6765.

 

 

3.1. Bene immobile.

Nelle cause relative alla divisione di un bene immobile, non può considerarsi l’immobile privo di rendita catastale e determinare il valore della causa secondo quanto emerge dagli atti solo perché lo stabile sia stato ampliato, essendo invece necessaria ai fini indicati, una totale trasformazione a seguito di modifiche talmente radicali da farlo considerare una entità distinta dalla preesistente non più confondibile né identificabile con quella. Cass. 24 ottobre 1998, n. 10573.

 

 

  1. Giudizio secondo equità.

Qualora una controversia promossa davanti al giudice di pace abbia ad oggetto un credito contenuto nei limiti del giudizio di equità, la relativa sentenza - nel regime processuale anteriore all’entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, applicabile “ratione temporis” - è impugnabile con il ricorso per cassazione e non con l’appello, senza che assuma rilievo il fatto che il credito sia parte di uno maggiore eccedente i limiti del giudizio di equità, atteso che la competenza per valore si determina in base alla parte del rapporto che è in contestazione; né a diversa conclusione può giungersi per il fatto che sia stata avanzata domanda di condanna per lite temeraria ai sensi dell’art. 96 c.p.c., poiché essa attiene al regolamento delle spese e non incide, quindi, sul valore della controversia. Cass. 17 giugno 2011, n. 13387.

 



 
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