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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 120 cod. proc. civile: Pubblicità della sentenza

Nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito può contribuire a riparare il danno, compreso quello derivante per effetto di quanto previsto all’articolo 96, il giudice, su istanza di parte, può ordinarla a cura e spese del soccombente, mediante inserzione per estratto, ovvero mediante comunicazione, nelle forme specificamente indicate, in una o più testate giornalistiche, radiofoniche o televisive e in siti internet da lui designati.

Se l’inserzione non avviene nel termine stabilito dal giudice, può procedervi la parte a favore della quale è stata disposta, con diritto a ripetere le spese dall’obbligato.


Giurisprudenza annotata

  1. Discrezionalità del giudice.

Il potere discrezionale che l’art. 120 c.p.c. attribuisce al giudice di merito in ordine alle modalità ed estensione della pubblicazione della sentenza, nonché alla scelta del giornale, nei casi in cui ne sia riconosciuta l’utilità per la riparazione in forma specifica del danno, trova un limite solo nella esigenza di razionalità ed adeguatezza della pronuncia e nel divieto di ultrapetizione, in relazione al quale il giudice non può ordinare la pubblicazione, se questa non è stata richiesta, o imporre una pubblicazione integrale della sentenza, se questa è stata richiesta per estratto, o in più giornali e per più volte consecutive, quando questa è stata richiesta solo in un giornale o per una sola volta. Cass. 1 marzo 1993, n. 2491.

 

 

  1. Fattispecie nelle quali può essere ordinata la pubblicazione a mezzo stampa della sentenza.

 

 

2.1. Natura dell’illecito commesso dalla parte soccombente.

La pubblicità a mezzo stampa della decisione di merito, disposta dal giudice quale contributo a riparare il danno, prescinde dalla natura extracontrattuale o contrattuale dell’illecito. Cass. 21 novembre 1998, n. 11801.

 

 

2.2. Reato di diffamazione a mezzo stampa.

In tema di reati commessi con il mezzo della stampa, la sentenza di condanna del giornalista in sede penale per il reato di diffamazione è sempre passibile di pubblicazione, a prescindere dal maggiore o minore lasso di tempo trascorso rispetto all’epoca dei fatti, purché l’offesa alla persona, o, per essa, ai suoi più prossimi eredi, sia suscettibile di riparazione attraverso la detta pubblicazione. Cass. 20 dicembre 2001, n. 16078.

 

 

Nell'ipotesi di diffamazione a mezzo stampa ed a mezzo di testata telematica, la pubblicazione della sentenza di condanna, ex art. 120 c.p.c., su quotidiani nazionali con particolare diffusione sul territorio, può contribuire a riparare il danno, unitamente all'inserimento alla pagina online in cui l'articolo è diffuso via internet, di un link che richiami il dispositivo della sentenza.Tribunale Milano  17 dicembre 2012 n. 14115  

 

 

2.3. Rettifica delle notizie apparse su un giornale.

Nel caso di ricorso al pretore ex art. 700 c.p.c. perché accerti il carattere lesivo o contrario a verità della notizia pubblicata, il provvedimento cautelare potrà pubblicarsi ai sensi degli artt. 2058 c.c. e 120 c.p.c. ma non potrà imporsene la pubblicazione, ai sensi della normativa sulla rettifica, al direttore del giornale che ha pubblicato la notizia incriminata. In ogni caso, destinatario dell’ordine di pubblicazione non può essere che il direttore del giornale o del periodico, persona che ne è, per definizione, responsabile, mentre l’editore legittimato solo in ordine alle domande aventi contenuto patrimoniale non è tenuto a provvedere alla pubblicazione dell’emanando provvedimento sul periodico da lui stesso edito allo stesso modo e titolo per cui può provvedervi su altre testate, giacché è evidente che in tale ipotesi l’ordine di pubblicazione costituisce non l’oggetto principale della domanda ma un domanda accessoria per la quale la legittimazione passiva spetta al soggetto legittimato a contraddire alla domanda principale. Pret. Roma, 14 febbraio 1992; Pret. Roma, 19 gennaio 1990.



 
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