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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 123 cod. proc. civile: Nomina del traduttore

Quando occorre procedere all’esame di documenti che non sono scritti in lingua italiana (1), il giudice può nominare un traduttore (2), il quale presta giuramento a norma dell’articolo precedente.


Commento

(1) La norma ammette la possibilità di produrre nel processo documenti scritti in una lingua straniera. Sono chiaramente esclusi da tale possibilità gli atti processuali in senso proprio.

 

(2) L’unica differenza tra il traduttore e l’interprete sta nel fatto che il primo deve tradurre una dichiarazione scritta anziché orale. Egli deve rendere comprensibile al giudice il documento scritto in un altro idioma.


Giurisprudenza annotata

  1. Potere discrezionale di nomina del traduttore.

Il principio della obbligatorietà della lingua italiana, previsto dall’art. 122 c.p.c., si riferisce agli atti processuali in senso proprio (tra i quali, i provvedimenti del giudice e gli atti dei suoi ausiliari, gli atti introduttivi del giudizio, le comparse e le istanze difensive, i verbali di causa) e non anche ai documenti esibiti dalle parti, onde, quando siffatti documenti risultino redatti in lingua straniera, il giudice stesso, ai sensi dell’art. 123 c.p.c., ha la facoltà, e non l’obbligo, di procedere alla nomina di un traduttore, della quale, può farsi a meno allorché le medesime parti siano concordi sul significato delle espressioni contenute nel documento prodotto ovvero tale documento sia accompagnato da una traduzione che, allegata dalla parte e ritenuta idonea dal giudice, non sia stata oggetto di specifiche contestazioni della parte avversa. Cass. 28 dicembre 2006, n. 27593.

 

Il principio dell'obbligatorietà dell'uso della lingua italiana - previsto dall'art. 122 c.p.c. - si riferisce agli atti processuali in senso proprio e non anche ai documenti prodotti dalle parti, ragion per cui, quando questi ultimi siano redatti in lingua straniera, il giudice, ai sensi dell'art. 123 c.p.c., ha la facoltà, e non l'obbligo, di nominare un traduttore, per cui il mancato esercizio di detta facoltà, specie quando trattasi di un testo di facile comprensibilità sia da parte dello stesso giudice che dei difensori, non può formare oggetto di censura in sede di legittimità. (Nella specie, la S.C., rigettando il ricorso proposto ed enunciando il riportato principio, ha confermato la sentenza di merito impugnata, con la quale il giudice di appello aveva dato atto di cogliere agevolmente il significato dei documenti contestati e, coerentemente, perciò aveva rifiutato, con insindacabile discrezionalità, di valersi della facoltà di nominare un traduttore, senza trascurare la circostanza che, in effetti, sulla scorta dell'impostazione difensiva adottata dai difensori, si sarebbe dovuto comunque ritenere che i documenti medesimi erano stati sufficientemente compresi anche dalle parti).

Cassazione civile sez. III  11 ottobre 2005 n. 19756  



 
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