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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 125 cod. proc. civile: Contenuto e sottoscrizione degli atti di parte

Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione, il ricorso, la comparsa, il controricorso, il precetto debbono indicare (1) l’ufficio giudiziario, le parti, l’oggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni o l’istanza, e, tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore (2) (3) che indica il proprio codice fiscale. Il difensore deve altresì indicare il proprio numero di fax.

La procura al difensore dell’attore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purchè anteriormente alla costituzione della parte rappresentata (4).

La disposizione del comma precedente non si applica quando la legge richiede che la citazione sia sottoscritta da difensore munito di mandato speciale.


Commento

(1) L’atto deve quindi contenere:

- l'indicazione dell’Autorità giudiziaria (ad es. tribunale) davanti alla quale l’atto è proposto. Tale requisito assolve la funzione di individuare il giudice al quale si propone la domanda.

- l'indicazione dell'attore, del convenuto e delle persone che rispettivamente li rappresentano o li assistono;

- la determinazione cioè del bene materiale oggetto della domanda (petitum mediato);

- l’indicazione del fatto giuridico posto a fondamento della domanda, ossia del fatto o del rapporto giuridico da cui deriva il diritto che l’attore intende far valere (cd. causa petendi);

- l'indicazione delle richieste, relative all’oggetto della lite, rivolte all’autorità giudiziaria adìta (ad es. un provvedimento di condanna al pagamento di una somma di denaro) (cd. petitum immediato) formulate alla fine dell’atto in base alle argomentazioni di diritto e di fatto esposte nella domanda.

 

(2) La mancata o irregolare sottoscrizione dell’originale dell’atto da parte del procuratore rende l’atto inesistente ed inidoneo a costituire un valido rapporto processuale (per la dottrina, invece, l’atto è nullo). Tuttavia, la sottoscrizione del procuratore, apposta per autentica della procura in calce o a margine dell’atto di citazione o di appello, vale come sottoscrizione ed assunzione di paternità dell’atto stesso. Se, inoltre, la sottoscrizione manca sulla copia dell’atto da notificare, ma non sull’originale si ha la nullità dell’atto (sanabile però con la costituzione del convenuto) a meno che non risulti in maniera comunque accertabile la provenienza dell’atto dal difensore munito di procura per cui si avrà solo una mera irregolarità. L’atto che è stato sottoscritto da un difensore privo di procura (salva l’applicabilità del c. 2) viene considerato nullo.

 

(3) La norma rappresenta una disposizione di carattere generale per quel che concerne il contenuto minimo degli atti in quanto il legislatore ha poi dettato ulteriori disposizioni integrative, con le quali interviene per prevedere che un determinato atto abbia un contenuto più ampio.

 

(4) Tale norma non è applicabile nei procedimenti promossi mediante ricorso, in quanto in questi la costituzione della parte rappresentata coincide con il deposito del ricorso, con la conseguenza che l’eventuale mancanza della procura, al momento di detto deposito, comporta l’inesistenza dell’atto introduttivo, che è privo di un presupposto indispensabile per la valida instaurazione del rapporto processuale.


Giurisprudenza annotata

  1. Sottoscrizione degli atti in genere.

Poiché l’art. 125 c.p.c. prescrive che l’originale e le copie degli atti ivi indicati devono essere sottoscritti dalla parte che sta in giudizio personalmente oppure dal procuratore, il difetto di sottoscrizione (quando non desumibile da altri elementi, quali la sottoscrizione per autentica della firma della procura in calce o a margine dello stesso) è causa di inesistenza dell’atto (nella specie, di appello), atteso che la sottoscrizione è elemento indispensabile per la formazione dello stesso. Cass. 20 gennaio 2011, n. 1275.

 

Nel giudizio di cassazione la procura speciale al difensore, stante il tassativo disposto dell’art. 83, 3° comma, c.p.c., non può essere rilasciata a margine o in calce di atti diversi dal ricorso o dal controricorso, né è ammissibile una ratifica di tale procura con atto successivo, perché, diversamente dalle fasi processuali di merito, i poteri rappresentativi devono sussistere al momento del conferimento della procura speciale (il principio è stato affermato dalla Suprema Corte per il caso di procura speciale con atto notarile rilasciata solo dopo l’atto di integrazione del contraddittorio, contenente una mera procura a margine). Cass. 28 agosto 2007, n. 18132.

 

 

  1. Atto sottoscritto da difensore sfornito di procura.

È inammissibile, ai sensi dell’art. 370, comma 2, c.p.c., in relazione all’art. 365 stesso codice, il controricorso sottoscritto dal difensore privo di procura speciale rilasciata dopo la pubblicazione della sentenza ex adverso impugnata per cassazione. Cass. 26 aprile 2004, n. 7926.

 

 

  1. Sottoscrizione mediante apposizione di una sigla.

L’identità del segno grafico, apposto come sottoscrizione del difensore al fine di autenticare la firma del ricorrente, rispetto a quello apposto in calce al ricorso (in corrispondenza, nella specie, del nome scritto a stampa del legale) comporta una presunzione di appartenenza della sottoscrizione al difensore medesimo, dovendo escludersi che tale firma possa attribuirsi a persona non identificabile. Cass. 21 giugno 2011, n. 13630.

 

L’illeggibilità della firma del conferente la procura alla lite, apposta in calce od a margine dell’atto con il quale sta in giudizio una società esattamente indicata con la sua denominazione, è irrilevante, non solo quando il nome del sottoscrittore risulti dal testo della procura stessa o dalla certificazione d’autografia resa dal difensore, ovvero dal testo di quell’atto, ma anche quando detto nome sia con certezza desumibile dall’indicazione di una specifica funzione o carica, che ne renda identificabile il titolare per il tramite dei documenti di causa o delle risultanze del registro delle imprese. In assenza di tali condizioni, ed inoltre nei casi in cui non si menzioni alcuna funzione o carica specifica, allegandosi genericamente la qualità di legale rappresentante, si determina nullità relativa, che la controparte può opporre con la prima difesa, a norma dell’art. 157 c.p.c., facendo così carico alla parte istante d’integrare con la prima replica la lacunosità dell’atto iniziale, mediante chiara e non più rettificabile notizia del nome dell’autore della firma illeggibile; ove difetti, sia inadeguata o sia tardiva detta integrazione, si verifica invalidità della procura ed inammissibilità dell’atto cui accede. Cass., Sez. Un., 7 marzo 2005, n. 4810; conforme Cass., Sez. Un., 7 marzo 2005, n. 4811; Cass., Sez. Un., 7 marzo 2005, n. 4812; Cass., Sez. Un., 7 marzo 2005, n. 4820; Cass. 11 novembre 2005, n. 22895.

 

 

  1. Sottoscrizione della procura alle liti.

Il precetto dell’art. 125, primo comma c.p.c. - che prescrive la sottoscrizione delle parti sia nell’originale che nella copia degli atti - non si riferisce alla procura alle liti, la quale, apposta in calce o a margine, si incorpora nell’atto stesso ed è valida anche se non è sottoscritta dalla parte nella copia notificata. Cass. lav., 15 maggio 2001, n. 6679; conforme Cass. 31 marzo 2006, n. 7611; Cass. lav., 21 novembre 2000, n. 14999; Cass. lav., 29 aprile 1993, n. 5028; Cass. 2 agosto 1990, n. 7705.

 

 

  1. Difetto di sottoscrizione nelle copie notificate.

Qualora la procura al difensore, pur essendo apposta a margine dell’originale del ricorso per cassazione, non sia trascritta in alcun modo nella copia notificata al destinatario - poiché ai sensi dell’art. 137 secondo comma c.p.c., l’ufficiale giudiziario attesta che questa è conforme all’originale - il ricorso è inammissibile per l’incertezza dell’anteriorità o contemporaneità del rilascio della procura rispetto alla notifica di esso, anche se, nell’intestazione, sia menzionata la rappresentanza dell’avvocato - «giusta mandato a margine del ricorso» - e pur se l’ufficiale giudiziario abbia attestato che il ricorrente, istante della notifica, è «come sopra rappresentato e difeso». Cass. 9 ottobre 2006, n. 21682.

 

Qualora l’originale del ricorso per cassazione rechi la firma del difensore munito di procura speciale e l’autenticazione, ad opera del medesimo, della sottoscrizione della parte che gli ha conferito la procura, la mancanza degli stessi elementi sulla copia notificata non determina l’inammissibilità del ricorso - nella specie, incidentale condizionato - in quanto la predetta copia contenga elementi idonei a dimostrare la provenienza dell’atto da difensore munito di mandato speciale, e tra essi è da ritenere compresa l’attestazione dell’ufficiale giudiziario in ordine alla richiesta di notificazione, formalità risultante nella copia del controricorso notificata alla ricorrente principale. Cass. 24 febbraio 2011, n. 4548.

 

 

  1. Segue: Fattispecie in materia di lavoro.

Nelle controversie di lavoro il difetto di trascrizione della procura al difensore nella copia notificata di un ricorso in appello, è privo di rilevanza quando la prova del tempestivo conferimento della procura può desumersi dall’originale del ricorso, sottoscritto dal procuratore prima del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza e di nomina del relatore; pertanto, la mancanza dell’indicazione di elementi essenziali nella copia del ricorso consegnata all’appellato in sede di notifica, contenuta invece nell’originale dell’atto stesso, determina una nullità che investe non il ricorso predetto ma solo la notifica del medesimo, ove la stessa non sia autonomamente idonea a far conoscere al destinatario il contenuto dell’atto notificato che è sanata dalla costituzione in giudizio del convenuto. Cass. lav., 22 novembre 2010, n. 23625.

 

 

  1. Termini per il rilascio della procura.

Quando la costituzione in giudizio della parte abbia avuto luogo senza contestazioni circa il deposito degli atti necessari allo scopo e circa l’esistenza e la tempestività della procura al difensore, deve presumersi la rituale instaurazione del rapporto processuale se il contrario non risulti da altra emergenza processuale. Cass. 27 febbraio 2004, n. 3998; conforme Cass. 19 novembre 1999, n. 12858; Cass. 19 maggio 2006, n. 11782.

 

L’art. 125 secondo comma c.p.c., il quale, fino al momento della costituzione, consente alla parte attrice di rilasciare procura al difensore, in via di ratifica con effetti retroattivi dell’atto in precedenza notificato dal difensore stesso in suo nome e conto, esige la ritualità di detta costituzione, ma prescinde dalla circostanza che la medesima avvenga entro la scadenza di cui agli artt. 165 e 347 c.p.c., ovvero successivamente. Pertanto, la riassunzione del giudizio d’appello, originariamente non sorretta da valida procura al difensore, per essere questa apposta su atto difensivo predisposto ma non ancora prodotto in causa, resta convalidata ex tunc, ove tale atto sia allegato in sede di costituzione dell’istante, non rilevando che tale costituzione avvenga in occasione di una seconda riassunzione, effettuata dalla parte medesima o da altre parti dopo che la prima riassunzione non sia stata seguita da iscrizione a ruolo. Cass. 1° settembre 1993, n. 9231.

 

La procura al difensore a proporre ricorso per cassazione, per essere speciale ai sensi dell’art. 365 c.p.c., va rilasciata dopo la pubblicazione del provvedimento impugnato, a pena d’invalidità, cui consegue l’inammissibilità della proposta impugnazione. Cass. 15 dicembre 2008, n. 29339.

 

È valida la procura al difensore rilasciata dall’opponente a decreto ingiuntivo in calce a tale provvedimento notificatogli e depositato all’atto della sua costituzione in giudizio, sì da poterne ritenere, implicitamente, l’anteriorità rispetto a tale momento (art. 125, 2 comma, c.p.c.). Cass. 21 maggio 2010, n. 12528.

 

 

  1. Segue: Procedimenti promossi con ricorso.

Il principio secondo cui gli atti posti in essere da soggetto privo, anche parzialmente, del potere di rappresentanza possono essere ratificati con efficacia retroattiva (salvi i diritti dei terzi) non opera nel campo processuale, ove la procura alle liti costituisce il presupposto della valida instaurazione del rapporto processuale e può essere conferita con effetti retroattivi solo nei limiti stabiliti dall’art. 125 c.p.c., il quale dispone che la procura al difensore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata, e sempre che per l’atto di cui trattasi non sia richiesta dalla legge la procura speciale, come nel caso del ricorso per cassazione, restando conseguentemente esclusa, in tale ipotesi, la possibilità di sanatoria e ratifica. Ne consegue che non vale a ratificare retroattivamente l’operato dell’avvocato, sprovvisto di procura speciale ai sensi dell’art. 365 c.p.c., la dichiarazione, sottoscritta dalla parte e autenticata dal difensore, di persistenza dell’interesse alla trattazione dei procedimenti civili pendenti innanzi alla Corte di cassazione, di cui all’art. 26 della legge 12 novembre 2011, n. 183. Cass. 11 giugno 2012, n. 9464; conforme Cass. 9 aprile 2009, n. 8708.

 

Il ricorso diretto al tribunale superiore delle acque pubbliche deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da avvocato abilitato alla difesa davanti alle giurisdizioni superiori; inoltre, anche se l’art. 152, 2º comma, R.D. 11 dicembre 1933 n. 1775 prevede che il mandato difensivo può essere «conferito con procura speciale o generale alle liti, anche di data posteriore al ricorso», è necessario, trattandosi di impugnazione per cui è richiesta una procura speciale, che detta procura, per quanto previsto dall’art. 125, 3º comma, c.p.c., sia conferita in data anteriore o coeva alla notificazione dell’atto. Cass., Sez. Un., 27 gennaio 2009, n. 1876.

 

 

  1. Rilascio della procura in data successiva alla notificazione dell’atto.

Non essendo tassativo l’elenco degli atti contenuto nell’art. 83 c.p.c., la procura al difensore apposta su atto diverso da quelli indicati in detto articolo (nel caso di specie sulla copia della sentenza di primo grado) deve ritenersi valida ove risulti depositata al momento della costituzione in giudizio e la controparte non sollevi con la prima difesa specifiche contestazioni circa la sua esistenza e tempestività (nella specie le contestazioni sono state sollevate solo davanti alla S.C.). Cass. 27 giugno 2003, n. 10251; conforme Cass. lav., 10 maggio 2005, n. 9719.

 

Il principio secondo cui gli atti posti in essere da soggetto privo, anche parzialmente, del potere di rappresentanza possono essere ratificati con efficacia retroattiva (salvi i diritti dei terzi) non opera nel campo processuale, ove la procura alle liti costituisce il presupposto della valida instaurazione del rapporto processuale e può essere conferita con effetti retroattivi solo nei limiti stabiliti dall'art. 125 cod. proc. civ., il quale dispone che la procura al difensore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell'atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata, e sempre che per l'atto di cui trattasi non sia richiesta dalla legge la procura speciale, come nel caso del ricorso per cassazione, restando conseguentemente esclusa, in tale ipotesi, la possibilità di sanatoria e ratifica. Cassa e dichiara giurisdizione, Comm. Trib. Reg. Palermo, 07/12/2011

Cassazione civile sez. un.  13 giugno 2014 n. 13431  

 

 

  1. Fattispecie: precetto ed esecuzione forzata.

Dai principi secondo cui, per un verso, l’atto di pignoramento immobiliare deve essere sottoscritto (a norma del combinato disposto degli artt. 170 disp. att. c.p.c. e 125 c.p.c.) dal creditore pignorante (se sta in giudizio personalmente) o dal suo difensore munito di procura, e secondo cui, per altro verso, la procura rilasciata al difensore ha validità per tutto il preannunciato procedimento esecutivo (art. 83 c.p.c.), deriva che è valido l’atto di pignoramento immobiliare sottoscritto dal difensore al quale il creditore abbia conferito procura alle liti nell’atto di precetto. Cass. 7 febbraio 2012, n. 1687; conforme Cass. 17 marzo 2006, n. 5910.

Contra: In tema di esecuzione forzata, l’atto di pignoramento immobiliare che non sia sottoscritto dalla parte personalmente è tamquam non esset, perché il requisito della sottoscrizione è destinato non solo a legittimare il contenuto del documento, ma anche ad attribuirne la paternità alla parte che l’ha redatto e, quindi, ad individuarne chiaramente la provenienza. Né rileva, come avviene nel giudizio di cognizione, che l’atto sia sottoscritto da difensore munito di procura rilasciata, a margine dell’atto di precetto, in modo incondizionato «per ogni successiva fase», atteso che l’art. 170 disp. att. c.p.c., secondo cui l’atto di pignoramento dei beni immobili deve essere sottoscritto - prima della relazione di notificazione - dal creditore pignorante, è norma speciale rispetto all’art. 83 c.p.c. Cass. 19 dicembre 2005, n. 27943.

 

Il precetto, pur rientrando tra gli atti di parte il cui contenuto e la cui sottoscrizione sono regolati dall’art. 125 c.p.c., non costituisce «atto introduttivo di un giudizio» contenente una domanda giudiziale, bensì atto preliminare stragiudiziale, che può essere validamente sottoscritto dalla parte oppure da un suo procuratore ad negotia. Ne consegue che, in caso di sottoscrizione del precetto da parte di altro soggetto in rappresentanza del titolare del diritto risultante sul titolo esecutivo, la rappresentanza è sempre di carattere sostanziale, anche se conferita a persona avente la qualità di avvocato, restando conseguentemente irrilevante il difetto di procura sull’originale o sulla copia notificata dell’atto. Cass. 23 febbraio 2006, n. 3998.

 

In tema di forma del ricorso per opposizione agli atti esecutivi, in ordine alla quale l’art. 617 c.p.c. prescrive che l’atto contenga i requisiti indicati nell’art. 125 c.p.c. (e, quindi, che esso sia sottoscritto dalla parte, se costituita in giudizio personalmente, oppure dal difensore), soltanto il totale difetto di sottoscrizione comporta l’inesistenza dell’atto; quando invece l’elemento formale, al quale l’ordinamento attribuisce la funzione di nesso tra il testo ed il suo apparente autore, sia desumibile da altri elementi indicati nell’atto stesso, non ricorre alcuna invalidità. Cass. 20 aprile 2007, n. 9490.

 

 

  1. Atto di riassunzione.

È nullo l’atto di riassunzione che, in caso di morte della parte, non contenga i requisiti indicati e richiesti dall’art. 125 disp. att. c.p.c.; tale nullità è sanabile per effetto della costituzione in giudizio di tutti gli eredi e non di uno solo di essi, restando irrilevante il diverso trattamento previsto nell’ipotesi di notifica dell’atto ad uno solo degli eredi, che comporta l’integrazione del contraddittorio, o di notifica nulla nei confronti di alcuni dei litisconsorti necessari, che non afferisce ad ipotesi di nullità dell’atto ma della notifica di esso. Cass. 27 giugno 2005, n. 13736; conforme Cass. 27 ottobre 2005, n. 20872.

 

A norma dell’art. 303, secondo comma, c.p.c., soltanto nell’ipotesi di interruzione del processo per morte di una parte è necessario che il ricorso in riassunzione contenga gli estremi della domanda ai fini di una valida ricostituzione del contraddittorio, posto che detto evento comporta esigenze di conoscenza per gli eredi; costituiscono, pertanto, elementi essenziali dell’atto di riassunzione il riferimento esplicito alla precedente fase processuale e la manifesta volontà di riattivare il giudizio attraverso il ricongiungimento delle due fasi in un unico processo. La mancanza di uno o più dei requisiti di cui all’art. 125 c.p.c., che può essere eccepita solo dagli eredi, non causa la nullità dell’atto, non comminata da alcuna disposizione di legge, salvo che non determini il mancato raggiungimento dello scopo dell’atto di riassunzione. Cass. 15 maggio 2002, n. 7055; conforme Cass. 17 ottobre 2001, n. 12652; Cass. lav., 14 marzo 2001, n. 3695.

 

 

  1. Giudizio di rinvio.

La parte che riassume la causa davanti al giudice di rinvio non è tenuta a rilasciare una nuova procura al difensore che l’ha assistita nel giudizio di merito, posto che il giudizio di rinvio costituisce prosecuzione del giudizio di primo o di secondo grado conclusosi con la sentenza cassata, restando assolutamente irrilevante la circostanza che la parte nel giudizio di legittimità sia stata assistita da altro difensore o sia rimasta contumace, atteso che il difensore nel giudizio di merito potrebbe non avere i requisiti per patrocinare in cassazione e, in ogni caso, per farlo, avrebbe bisogno di una procura speciale, mentre la procura conferita in primo (o secondo) grado deve ritenersi sempre operativa nel giudizio di rinvio, indipendentemente dalle vicende relative alla difesa (o mancata difesa) della parte nel giudizio di legittimità. Cass. 1 aprile 2010, n. 7983; conforme Cass. lav., 6 ottobre 2004, n. 19937; Cass. lav., 29 marzo 2001, n. 4663; contra Cass. 10 aprile 1976, n. 1263.

 

 

  1. Procedimento tributario.

Non è del tutto priva di sottoscrizione la copia dell’atto introduttivo del processo tributario, notificata all’altra parte, che risulti essere una fotocopia dell’originale, regolarmente sottoscritto dal difensore, depositato nella cancelleria del giudice, sicché il ricorso, recante la sottoscrizione in copia fotostatica, la cui conformità a quella dell’originale non sia stata contestata, è ammissibile, ai sensi dell’art. 18, commi 3 e 4, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546. Cass. 5 marzo 2004, n. 5257.

 

 

  1. Indicazione del codice fiscale del difensore.

La previsione contenuta nell’art. 125, 1º comma, c.p.c., come modificato dall’art. 4, 8º comma, lett. a), D.L. 29 dicembre 2009 n. 193, convertito, con modificazioni, dalla L. 22 febbraio 2010 n. 24, secondo la quale «il difensore indica il proprio codice fiscale», non è causa di nullità del ricorso, non essendo, tale conseguenza, espressamente comminata dalla legge, e non potendo ritenersi che siffatta omissione integri la mancanza di uno dei requisiti formali indispensabili all’atto per il raggiungimento dello scopo cui è preposto. Cass. lav., 23 novembre 2011, n. 24717.

 



 
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