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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 135 cod. proc. civile: Forma e contenuto del decreto

Il decreto è pronunciato d’ufficio o su istanza anche verbale della parte.

Se è pronunciato su ricorso, è scritto in calce al medesimo.

Quando l’istanza è proposta verbalmente, se ne redige processo verbale e il decreto è inserito nello stesso.

Il decreto non è motivato (1), salvo che la motivazione sia prescritta espressamente dalla legge; è datato ed è sottoscritto dal giudice o, quando questo e’ collegiale, dal presidente.


Commento

Decreto: è il tipo più semplice ed elementare tra i provvedimenti del giudice. Come l’ordinanza, esso di solito assolve ad una funzione ordinatoria e ha, normalmente, ad oggetto un’attività preparatoria del processo o di vari atti di esso. A differenza dell’ordinanza, il decreto di regola non è motivato, non presuppone l’insorgere di questioni tra le parti né richiede, per la sua pro- 136 Libro I - Disposizioni generali 184 nuncia, il contraddittorio tra le stesse; è irrevocabile da parte del giudice che lo ha emesso (tale regola però subisce moltissime eccezioni).

 

(1) Nella prassi, tuttavia, accade che, in ossequio al principio di cui all’art. 111 Cost., secondo il quale tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati, il decreto sia, anche se solo sommariamente, motivato.


Giurisprudenza annotata

  1. Natura del provvedimento.

Nel valutare in concreto se un decreto o una ordinanza presentino i caratteri della decisorietà e definitività, agli effetti dell’ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., occorre aver riguardo al contenuto ed agli effetti che il provvedimento è destinato a produrre. Cass. 14 febbraio 2003, n. 2209.

 

 

  1. Deposito del decreto.

Le ordinanze ed i decreti del giudice, non resi in udienza e comunque non inseriti in processo verbale, vengono ad esistenza, quali atti del processo, al pari delle sentenze, con il deposito in cancelleria, mentre l’eventuale anteriorità della loro redazione, ancorché risultante dalla data apposta dal giudice medesimo, è priva di autonoma rilevanza. Pertanto, ove con decreto sia imposta una determinata attività processuale ed assegnato un termine per il suo compimento, come nel caso del decreto che, su istanza di riassunzione del procedimento interrotto, fissi l’udienza di comparizione ed un certo numero di giorni per la notificazione dell’atto alla controparte, il dies a quo di tale termine va individuato nella data del deposito in cancelleria, non in quella eventualmente precedente annotata dal giudice quale giorno della pronuncia del decreto stesso, salvo espressa indicazione contraria (indicazione non ravvisabile nella mera dicitura «da oggi»). Cass. 8 agosto 1989, n. 3628.

 

 

  1. Sottoscrizione.

Il provvedimento emesso dal tribunale nella forma del decreto, alla stregua di quanto previsto per i procedimenti in camera di consiglio, anche se di natura contenziosa legittimamente è sottoscritto dal solo Presidente, non essendo necessaria la firma del relatore. Cass. 3 marzo 2000, n. 2381.

 

 

  1. Provvedimento abnorme.

Il decreto con cui il giudice dell’esecuzione, in calce al ricorso proposto per l’opposizione agli atti esecutivi, dichiari non procedibile l’opposizione perché tardiva e condanni la parte alla spese del giudizio, va ritenuto radicalmente nullo, non essendo riconducibile alla tipologia del giudizio di opposizione agli atti esecutivi che, nel sistema delineato dal codice di rito, deve svolgersi con un procedimento contenzioso e concludersi con un provvedimento che deve presentare i caratteri della sentenza, non solo sotto il profilo formale (art. 132 c.p.c.), ma anche sotto quello strutturale, perché emessa a conclusione di un procedimento introdotto e svoltosi con le forme del processo contenzioso ordinario. Cass. 20 aprile 2001, n. 5915; conforme Cass. 9 settembre 1997, n. 8765; Cass. 2 agosto 1993, n. 8523.

 

 

  1. Motivazione.

Il provvedimento, con cui il tribunale di primo grado e la Corte di appello, in sede di reclamo, decidono sull’ammissibilità dell’azione di paternità o di maternità, è emesso nella forma del decreto motivato, tal ché deve essere sottoscritto dal solo presidente del collegio, senza che sia necessaria la firma del relatore. Cass. 12 luglio 1993, n. 7677.

 

La motivazione del decreto che conclude il procedimento camerale è necessaria, ai sensi dell’art. 737 c.p.c. e dell’art. 111 Cost., affinché possano essere individuati il “thema decidendum” e le ragioni della decisione, ma può essere sommaria e, qualora il decreto sia inserito nel processo verbale d’udienza - come consente l’art. 135 c.p.c. -, può desumersi dal complesso di quanto è stato verbalizzato, sotto la direzione del giudice, e dal dispositivo che conclude il verbale stesso. Cass. 13 febbraio 2004, n. 2776.

 

L’obbligo di motivazione del decreto prefettizio di espulsione amministrativa dello straniero, di cui al terzo comma dell’art. 13 del D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286, rispondendo alla finalità di consentire al destinatario la tempestiva tutela dei suoi diritti mediante l’opposizione, postula che il predetto provvedimento, pur in mancanza dell’indicazione delle norme violate, contenga gli elementi necessari e sufficienti dai quali, con la normale diligenza, sia possibile identificare con sufficiente chiarezza la violazione addebitata al ricorrente che ha dato luogo all’adozione del provvedimento amministrativo. È pertanto invalido il decreto di espulsione redatto su un modulo prestampato privo della contestazione della violazione e dell’indicazione dei presupposti di fatto su cui essa poggia, avendo il giudice di pace - investito dell’opposizione - l’obbligo di verificare la carenza di un titolo che giustifichi la permanenza dell’opponente nel territorio nazionale. Cass. 13 gennaio 2010, n. 462; conforme Cass. 14 giugno 2002, n. 8513.



 
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