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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 138 cod. proc. civile: Notificazione in mani proprie

L’ufficiale giudiziario esegue la notificazione di regola mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario (1), presso la casa di abitazione oppure, se ciò non è possibile, ovunque lo trovi nell’ambito della circoscrizione dell’ufficio giudiziario al quale è addetto.

Se il destinatario rifiuta di ricevere la copia, l’ufficiale giudiziario ne dà atto nella relazione, e la notificazione si considera fatta in mani proprie.


Commento

(1) Nell’ipotesi in cui l’ufficiale giudiziario non abbia la prova dell’identità del destinatario, dovrà procedere secondo le forme previste dagli artt. 139 ss.


Giurisprudenza annotata

  1. Ambito soggettivo.

 

 

1.1. Notifica a mani proprie del difensore.

In tema di notifica dell’impugnazione a mezzo del servizio postale, ove il procedimento notificatorio non si sia concluso mediante consegna di copia conforme all’originale dell’atto da notificare - nella specie, per irreperibilità del difensore domiciliatario all’indirizzo indicato, come certificato dall’ufficiale postale sull’avviso di ricevimento - la notifica, solo tentata e non compiuta nel termine, deve considerarsi inesistente, con la conseguente inapplicabilità della disciplina della rinnovazione della notifica nulla e degli effetti preclusivi della decadenza previsti dall’art. 291 c.p.c. Cass. lav., 26 marzo 2010, n. 7358.

 

La notificazione dell’atto di impugnazione effettuata al procuratore costituito in tale sua qualità equivale pienamente a quella effettuata alla parte “presso il procuratore costituito” nei casi in cui essa è prescritta dall’art. 330, primo comma, c.p.c. - e cioè i casi in cui la parte non abbia dichiarato la residenza o eletto il domicilio in sede di notificazione della sentenza -, soddisfacendo l’una e l’altra forma di notificazione la esigenza che l’atto di gravame sia portato a conoscenza della parte per il tramite del suo rappresentante processuale; sicchè la notificazione eseguita a mani proprie del difensore resta valida, sia perchè il predetto art. 330, primo comma, c.p.c. non contiene una mera indicazione del luogo della notificazione, ma identifica nel procuratore il destinatario di essa in forza di una proroga “ex lege” dei poteri conferitigli con la procura alle liti per il giudizio “a quo”, sia perchè detta notificazione risulta eseguita nel rispetto dell’art. 138 del codice di rito - secondo il quale l’ufficiale giudiziario può sempre compiere la notificazione mediante consegna della copia dell’atto nelle mani proprie del destinatario, ovunque lo trovi nell’ambito della circoscrizione alla quale è addetto -, da ritenersi applicabile non solo alle parti, ma anche ai difensori delle stesse. Cass. 25 agosto 2005, n. 17299.

 

 

1.2. Applicabilità per notifiche a persona giuridiche.

Il procedimento notificatorio dell’istanza di fallimento e del decreto di fissazione dell’udienza alle società deve consistere nel previo tentativo di notifica presso la sede legale, in caso di esito negativo nella notifica al legale rappresentante ex artt. 138-139 c.p.c., ed in caso ancora negativo nella notifica al legale rappresentante ex art. 140 c.p.c., purché in luogo diverso dalla sede della società, ovvero nel tentativo di notifica ex art. 140 c.p.c. alla sede della società, ove nell’atto non risulti il nome del legale rappresentante; di conseguenza, la notificazione eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c. alla sede della società ed al legale rappresentante presso la sede stessa, intesa quale suo “ufficio” ex art. 139 c.p.c., è nulla. Trib. Prato, 3 novembre 2011.

 

Gli atti tributari devono essere notificati al contribuente persona giuridica presso la sede della stessa, entro l’ambito del domicilio fiscale, secondo la disciplina dell’art. 145, comma 1, c.p.c. Qualora tale modalità risulti impossibile, si applica il successivo comma 3, e la notifica dovrà essere eseguita ai sensi degli artt. 138, 139 e 141 c.p.c., alla persona fisica che rappresenta l’ente. Cass. 31 maggio 2011, n. 12007.

 

In materia di notificazioni, con particolare riferimento alle disposizioni in tema di notificazione alle società di capitali, e più in generale, alle persone giuridiche contenute nell’art. 145 c.p.c., se la notificazione non può essere eseguita con le modalità stabilite nella prima parte del citato articolo, ossia mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad un’altra persona addetta alla sede stessa e nell’atto è indicata la persona fisica che rappresenta l’ente, si osservano, in applicazione del comma 1 seconda parte del citato art. 145, le disposizioni di cui agli artt. 138, 139 e 141, c.p.c. Se neppure l’adozione di tali modalità consente di pervenire alla notificazione, si può procedere con le formalità dell’art. 140 c.p.c. (nei confronti del legale rappresentante, se indicato nell’atto e purché abbia un indirizzo diverso da quello della sede dell’ente). Ove neppure ricorrano i presupposti per l’applicazione di tale norma (come nel caso in cui l’indirizzo della società risulti riferito ad un luogo in cui essa non abbia sede), e nell’atto sia indicata la persona fisica che rappresenta l’ente (la quale tuttavia risulti di residenza, dimora e domicilio sconosciuti), la notificazione potrà essere eseguita nei confronti di detto legale rappresentante ricorrendo alle formalità dettate dall’art. 143 c.p.c. Trib. Genova, 12 aprile 2011.

 

La notificazione alle persone giuridiche deve essere eseguita con le modalità prescritte dall’art. 145 c.p.c. Se nell’atto è indicata la persona fisica che rappresenta l’ente si osservano le disposizioni degli artt. 138, 139 e 141 c.p.c.; laddove neppure l’adozione di tali modalità consente la notificazione, si procede con le formalità dell’art. 140 c.p.c., nei confronti del legale rappresentante, se indicato nell’atto, ovvero direttamente nei confronti della società), ricorrendo, in via residuale, alle formalità dettate dall’art. 143 c.p.c. Cass. 12 gennaio 2011, n. 613.

 

 

1.3. Notifica a mani del domiciliatario.

È ius receptum che la presunzione di cui all’art. 138, comma 2, c.p.c., secondo cui in caso di rifiuto del destinatario la notificazione si considera fatta a mani proprie, vale anche se la notifica sia fatta al domiciliatario allorché egli giustifichi il rifiuto deducendo la rinuncia o la revoca dell’incarico non essendo possibile far carico alla parte notificante di accertare la sussistenza effettiva di eventuali ragioni dichiarate all’ufficiale giudiziario a giustificazione del rifiuto di consegna ovvero di procedere alla notificazione con diverse formalità. App. Taranto, 5 settembre 2011.

 

La notificazione di un atto processuale a mani di un dipendente del procuratore domiciliatario deve considerarsi eseguita presso il domicilio effettivo, senza che rilevi il mancato riscontro del mutamento del domicilio del procuratore risultante dall'Albo professionale, atteso che l'onere della preventiva verifica del domicilio del procuratore si correla all'assunzione da parte del notificante del rischio dell'esito negativo della notifica in un domicilio diverso da quello effettivo. Rigetta, App. Bari, 04/04/2008

Cassazione civile sez. III  19 settembre 2014 n. 19737  

 

 

  1. Conseguenze del rifiuto.

 

 

2.1. Generalità.

In tema di consegna dell’atto di licenziamento nell’ambito del luogo di lavoro, il rifiuto del destinatario di riceverlo non esclude che la comunicazione debba ritenersi regolarmente avvenuta, trattandosi di un atto unilaterale recettizio che non sfugge al principio generale per cui il rifiuto della prestazione da parte del destinatario non può risolversi a danno dell’obbligato, ed alla regola della presunzione di conoscenza dell’atto desumibile dall’art. 1335 c.c. Cass. lav., 18 settembre 2009, n. 20272.

 

 

2.2. Irrilevanza della motivazione del rifiuto.

Nell’ambito di operatività dell’art. 138, comma 2, c.p.c., il rifiuto del destinatario di un atto unilaterale recettizio di ricevere lo stesso fa si che la comunicazione mediante notificazione debba ritenersi avvenuta e produca i suoi propri effetti. Tuttavia anche al di fuori del campo delle comunicazioni normativamente disciplinate, quali quelle mediante notificazione, e in particolare nel rapporto di lavoro subordinato, può configurarsi l’obbligo del lavoratore di ricevere comunicazioni, sempre che ciò avvenga in orario di lavoro e nel posto di lavoro. Trib. Monza, 9 marzo 2009.

 

Il rifiuto di ricevere la copia dell'atto introduttivo di un giudizio, da notificare, è ingiustificato, ai sensi e per gli effetti dell'art. 138, comma 2, c.p.c., quando provenga dalla persona fisica che sia individuata come effettiva destinataria della notificazione stessa, a prescindere dalla qualità che ne consente l'attribuzione della legittimazione passiva in quel giudizio.

Cassazione civile sez. VI  03 novembre 2014 n. 23388  

 

 

  1. Differenze con altre figure.

 

 

3.1. Consegna a persona di famiglia.

È manifestamente inammissibile, per difetto di rilevanza, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 138 c.p.c., sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui tale norma non prevede presidi analoghi a quelli stabiliti per la notificazione a mezzo posta; nel giudizio a quo, infatti, la notificazione non è avvenuta a mani proprie, bensì a mani della figlia dell’effettivo destinatario, sicché la disposizione censurata non è applicabile nella fattispecie. Corte cost., 13 aprile 2011, n. 130.

 

3.2. Anche in luogo diverso dalla casa di abitazione.

Secondo il disposto normativo di cui agli artt. 138, 139 e 145 c.p.c., qualora la notificazione non avvenga a mani proprie essa deve essere fatta nel Comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione, ovvero dove ha l’ufficio, esercita l’industria o il commercio. Qualora il destinatario dell’atto non venga, tuttavia, rinvenuto nei menzionati luoghi, l’ufficiale giudiziario è tenuto alla consegna di copia dell’atto ad una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore degli anni quattordici o non palesemente incapace. Ciò posto, la notificazione non può essere eseguita nelle mani di persona, anche se familiare e convivente (qualità questa non richiesta dall’art. 139 c.p.c., né espressamente indicata nella specie) definita quale addetta alla ricezione degli atti, assumendo rilievo tale qualità nel diverso procedimento notificatorio ex art. 145 c.p.c. Alla luce di quanto innanzi, è, nella specie, nulla la notificazione del provvedimento nel quale si dispone la immediata notifica di copia di esso all’interessato, ad esso effettuata mediante consegna non già a mani proprie, bensì a persona qualificatasi come padre dell’interessato e incaricato alla ricezione degli atti, mancando, altresì, la prova dell’intervenuta notifica della determinazione presso la residenza del destinatario, stante il verificarsi, in ipotesi siffatte, della commistione tra due modalità di notificazione, con conseguente invalidità del procedimento. T.A.R. Campania, Napoli, 2 luglio 2010, n. 16551.

 

Il luogo della notificazione degli atti impositivi è il domicilio fiscale del contribuente che, in difetto di contrarie indicazioni, è costituito dal luogo della residenza anagrafica. Le dichiarazioni rese da soggetti astrattamente capaci di ricevere la notificazione in assenza del destinatario hanno valenza di presunzione fatta salva la dimostrazione dell’infondatezza di quanto dichiarato dal soggetto. Cass. 11 giugno 2009, n. 13510.

 

 

  1. Luogo.

 

 

4.1. Irrilevanza di ricerche anagrafiche.

La notificazione di un atto costituisce un procedimento che presuppone un’attività concorrente tanto della parte che richiede la notifica che dell’agente notificatore, ciascuno per quanto di sua pertinenza, ed è possibile identificare condotte che sono riferibili esclusivamente alla parte, alle quali l’ufficiale giudiziario resta estraneo. Di conseguenza, colui che intende notificare un atto deve indicare all’agente notificatore le generalità del destinatario, sicché se esse siano errate il fallimento della procedura di notifica non sarà imputabile all’ufficiale giudiziario, ma semmai occorrerà verificare se la parte che ha attivato la procedura fornendo indicazioni erronee a chi doveva eseguire la notifica non sia stata negligente così da dover sopportare gli effetti del suo errore. Trib. Cagliari, 20 novembre 2009.

 

 

4.2. Notifica a mani del difensore extra districtum.

Nell’ipotesi in cui al difensore che esercitando fuori distretto abbia eletto domicilio nel luogo in cui ha sede l’autorità competente per il giudizio a norma dell’art. 82 R.D. n. 37 del 1934, sia stata notificata l’impugnazione a mani proprie, ancorchè in luogo diverso dal domicilio eletto, la notifica deve ritenersi valida, atteso che l’art. 330 c.p.c. nel prevedere per il caso di mancata elezione di domicilio della parte all’atto della notificazione della sentenza che l’impugnazione sia notificata presso il procuratore costituito, non contiene una mera indicazione del luogo della notifica, ma identifica nel procuratore il destinatario di essa in forza di una proroga “ex lege” dei poteri conferitigli per il giudizio “a quo” e che pertanto la notifica risulta eseguita nel rispetto dell’art. 138 c.p.c., secondo il quale l’ufficiale giudiziario può sempre eseguire la notifica mediante la consegna della copia dell’atto a mani proprie del destinatario. Cass. 17 luglio 1999, n. 7613.



 
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