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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 139 cod. proc. civile: Notificazione nella residenza, nella dimora o nel domicilio

Se non avviene nel modo previsto nell’articolo precedente, la notificazione deve essere fatta nel comune di residenza del destinatario (1), ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio (2).

Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l’ufficiale giudiziario consegna copia dell’atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, allo ufficio o all’azienda (3), purchè non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.

In mancanza delle persone indicate nel comma precedente, la copia è consegnata al portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda, e, quando anche il portiere manca, a un vicino di casa che accetti di riceverla (4).

Il portiere o il vicino deve sottoscrivere una ricevuta, e l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuta notificazione dell’atto, a mezzo di lettera raccomandata.

Se il destinatario vive abitualmente a bordo di una nave mercantile, l’atto può essere consegnato al capitano o a chi ne fa le veci.

Quando non è noto il comune di residenza, la notificazione si fa nel comune di dimora, e, se anche questa è  ignota, nel comune di domicilio, osservate in quanto è possibile le disposizioni precedenti.


Commento

Casa di abitazione: si suole comprendere sia quella ove il destinatario abita stabilmente (anche se non è né proprietario né locatario di essa) sia quella dove svolge solo alcune delle attività domestiche.

 

Ufficio: si intende il luogo dove presta abitualmente (non, dunque, occasionalmente) la propria attività lavorativa.

 

Luogo di esercizio di industria o commercio: si fa riferimento a quello in cui il destinatario svolge l’attività industriale o commerciale della quale egli sia titolare.

 

Persona di famiglia: deve essere intesa in senso ampio, nel senso che comprende non solo le persone appartenenti in senso stretto al nucleo familiare, ma anche parenti o affini legati da vincoli affettivi o di comunanza di vita stabili (non cioè del tutto momentanei o occasionali) con il destinatario.

 

 

(1) Per poter individuare il luogo di residenza occorre guardare, basandosi su adeguate fonti di convincimento, all’effettiva ed abituale presenza del soggetto in un dato luogo, avendo l’iscrizione anagrafica un mero valore presuntivo a causa di ritardi nelle operazioni di variazioni di tali registri.

 

(2) Il legislatore ha fissato un ordine tassativo da seguire per l’individuazione del comune (prima quello di residenza, poi di dimora ed infine di domicilio); tuttavia ha poi lasciato libero il notificatore di cercare indifferentemente il destinatario in uno qualsiasi dei tre luoghi previsti (casa, ufficio o dove esercita l’industria o il commercio).

 

(3) Addetti sono tutti coloro che hanno un rapporto di solidarietà e di collaborazione diretta col destinatario, purché si svolga abitualmente nel luogo indicato per la consegna dell’atto (ad es.: un collega di studio; l’amministratore dell’immobile; l’infermiera che assiste in modo continuo un familiare convivente col destinatario).

 

(4) L’ordine delle persone successivamente previste al secondo e terzo comma è tassativo, pertanto si potrà passare da una categoria all’altra solo in caso di assenza, incapacità o rifiuto del consegnatario precedente.


Giurisprudenza annotata

  1. Residenza, dimora e domicilio.

L’ordine dei luoghi indicati dall’articolo 139 c.p.c. per la notifica è in successione preferenziale. Pertanto, solo se la residenza e il domicilio del destinatario sono nello stesso luogo, la notifica può effettuarsi alternativamente nell’una o nell’altro; se invece i rispettivi luoghi sono diversi, la notifica nel domicilio è nulla, se la residenza non è ignota. App. Roma, 17 maggio 2011.

 

 

1.1. Differenza tra residenza e domicilio.

A norma dell’art. 645, primo comma, c.p.c., l’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo deve essere notificato dall’opponente al ricorrente “nei luoghi di cui all’art. 638” e, quindi, innanzitutto, presso il procuratore indicato nel ricorso, la cui indicazione appunto equivale ad elezione di domicilio presso di lui, ovvero, solo quando il ricorso per ingiunzione sia stato proposto personalmente dal creditore, nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto, dove ha sede il giudice adito, mentre, se nel ricorso mancano l’indicazione del procuratore ed anche (nei casi in cui è ammessa la costituzione di persona) la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio, la notificazione può essere fatta al ricorrente presso la cancelleria del giudice che ha pronunciato il decreto (art. 638, secondo comma, c.p.c.), ciò che non esclude per l’opponente, sempre e solo nelle ipotesi da ultimo indicate, la facoltà di notificare l’opposizione, ai sensi dell’art. 139 c.p.c., nella residenza o nel domicilio reale del creditore. Cass. 12 maggio 2011, n. 10446.

 

 

1.1.1. Residenza: elemento soggettivo ed elemento oggettivo.

Deve dichiararsi la nullità del verbale di contestazione notificato in un luogo diverso da quello dell’effettiva residenza del soggetto destinatario dello stesso, stante il principio generale secondo cui la notifica deve essere eseguita nel comune di residenza del destinatario ai sensi dell’art. 139 c.p.c. Ne consegue la nullità dell’iscrizione a ruolo e l’accoglimento dell’opposizione promossa avverso la relativa cartella di pagamento che, pertanto, deve essere annullata. Giudice di pace Palermo, 18 aprile 2011.

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 139, secondo comma, c.p.c., sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui tale norma non prevede presidi analoghi a quelli stabiliti per la notificazione a mezzo posta; premesso, infatti, che il legislatore gode di ampia discrezionalità nella regolazione degli istituti processuali, con il solo limite della manifesta irragionevolezza, nel caso di specie tale discrezionalità è stata ragionevolmente esercitata, attesa l’intrinseca diversità dei due casi messi a confronto ed in considerazione della natura di pubblico ufficiale spettante all’ufficiale giudiziario. Corte cost., 13 aprile 2011, n. 130.

 

 

1.1.2. Consuetudini di vita.

In tema di notificazioni, ai fini della corretta determinazione del luogo di residenza o di dimora del destinatario assume rilevanza esclusiva il luogo ove questi dimori di fatto in via abituale, con la conseguenza che le risultanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo circa il luogo di residenza, e possono essere superate da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento, e quindi anche mediante presunzioni, come quelle desunte dall’indicazione di dimora abituale quale emerge dall’esecuzione del contratto intercorso tra le parti. Il relativo apprezzamento costituisce valutazione demandata al giudice di merito e sottratta al controllo di legittimità, ove adeguatamente motivata. Cass. lav., 22 dicembre 2009, n. 26985.

 

 

1.2. Dimora reale.

La notificazione da effettuarsi, ex art. 139, ultimo comma, c.p.c., presso il comune di dimora del destinatario, con preferenza rispetto al comune di domicilio, quando non sia noto ovvero conoscibile con ordinaria diligenza il comune di residenza, è validamente compiuta nel luogo in cui il destinatario esercita la propria attività lavorativa (nella specie, un rapporto d’impiego pubblico), postulando essa, secondo la “ratio” della predetta norma, una relazione di fatto fra il soggetto ed il luogo tale da rendere assai probabile la tempestiva ricezione della notifica da parte del notificando. Cass. 30 luglio 2010, n. 17903.

 

 

1.2.1. Obbligo di eseguire la notificazione presso la residenza effettiva.

In tema di opposizione agli atti esecutivi, la notifica può essere effettuata alternativamente, presso la casa di abitazione del destinatario ovvero nel luogo in cui lo stesso eserciti la propria attività. In quest’ultimo caso, la notifica eseguita ai sensi dell’art. 139 c.p.c. non presuppone una relazione di fatto del destinatario con il luogo non richiedendosi, ai fini della validità della notifica, la presenza fisica abituale e continua del destinatario dell’atto ed essendo sufficiente una qualsiasi stabile relazione idonea a garantire la reperibilità del destinatario e la conoscibilità, da parte sua, dell’atto consegnato ad un familiare o ad una persona addetta all’azienda o all’ufficio. Trib. Larino, 8 giugno 2011.

 

 

1.2.2. Irrilevanza dell’allontanamento provvisorio.

L’assenza solo momentanea del destinatario della notificazione nel luogo in cui risiede non preclude la notificazione ai sensi dell’art. 140 c.p.c., che postula l’impossibilità di consegnare l’atto in quel luogo per mera difficoltà di ordine materiale, quali la precaria assenza del notificando e la mancata presenza, l’incapacità o il rifiuto delle persone abilitate dall’art. 139 c.p.c. a ricevere tale atto. Diversamente, la irreperibilità non temporanea rientra nella previsione dell’art. 143 c.p.c. Trib. Milano, 16 marzo 2011.

 

 

1.2.3. Luogo in cui il destinatario è solo conosciuto: irrilevanza.

E nulla la notificazione per compiuta giacenza presso l’ufficio postale dell’atto di citazione che sia stato indirizzato in un luogo in cui il destinatario, indipendentemente dall’esservi o meno conosciuto, non ha la residenza, o, se questa è sconosciuta, il domicilio o la dimora, circostanze, queste, da provare dal notificante. Cass. 14 marzo 2007, n. 5927.

 

 

1.3. Risultanze anagrafiche.

 

 

1.3.1. Valenza presuntiva.

In tema di notificazioni, ai fini della corretta determinazione del luogo di residenza o di dimora del destinatario assume rilevanza esclusiva il luogo ove questi dimori di fatto in via abituale, con la conseguenza che le risultanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo circa il luogo di residenza, e possono essere superate da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento, e quindi anche mediante presunzioni, come quelle desunte dall’indicazione di dimora abituale quale emerge dall’esecuzione del contratto intercorso tra le parti. Il relativo apprezzamento costituisce valutazione demandata al giudice di merito e sottratta al controllo di legittimità, ove adeguatamente motivata. Cass. lav., 22 dicembre 2009, n. 26985.

 

 

1.3.2. Cambio di residenza.

Il comune di residenza della persona è presuntivamente determinabile, anche ai fini della validità di una notificazione eseguita a norma degli art. 139 ss. c.p.c., e fino a prova contraria, sulla scorta delle risultanze anagrafiche, nel senso che la persona che adduca una diversa situazione abitativa rispetto a quella risultante dal certificato anagrafico deve necessariamente provare l’anteriorità del trasferimento della residenza rispetto alla data di notificazione mediante produzione della doppia dichiarazione resa presso il comune della vecchia residenza e presso quello ove sia stata fissata la nuova dimora abituale. Quando, peraltro, manchi una certificazione anagrafica che consenta di identificare il comune in cui è stata eseguita la notificazione con quello della residenza del destinatario al momento dell’atto, e risultino altresì versate in atti attestazioni di tale comune e di altro comune entrambe convergenti nell’evidenziare lo spostamento di residenza dal primo al secondo in epoca anteriore alla data della notifica, difetta il presupposto per presumere la collocazione della dimora abituale del soggetto nel luogo di esecuzione della notificazione, e non può, conseguentemente, ritenersi gravante su quest’ultimo l’onere di provare anche l’effettuazione delle due sopra menzionate dichiarazioni prima del giorno della notificazione. Cass. 21 gennaio 2000, n. 662

 

 

È nulla la notifica ex art. 140 cod. proc. civ. effettuata nel luogo di residenza del destinatario, come risultante dai registri anagrafici, qualora questi si sia trasferito altrove e il notificante ne conosca l'effettiva residenza o domicilio, in quanto evincibili dalla stessa relata dell'ufficiale giudiziario. Rigetta, Trib. Benevento, 12/10/2010

Cassazione civile sez. III  24 febbraio 2015 n. 3590  

 

 

1.3.3. Nullità della notifica in caso di corretti adempimenti anagrafici.

L’impossibilità di pervenire all’identificazione della persona fisica che ha ritirato l’atto notificato consente di escludere la conformità della notifica anche al paradigma di cui all’art. 139 c.p.c., In particolare, sussiste incertezza assoluta sulla persona del destinatario in caso di indicazione del solo prenome del consegnatario laddove detta lacuna non possa essere integrata con altri riferimenti, ricavabili dall’esame complessivo dell’atto, idonei ad identificare in modo certo il soggetto ricevente Cons. St., 9 novembre 2011, n. 5907.

 

 

1.4. Ordine di ricerca.

 

 

1.4.1. Tassatività o meno dell’ordine di ricerca.

In tema di notificazioni, l’art. 139 c.p.c., nel prescrivere che la notifica si esegue nel luogo di residenza del destinatario e nel precisare che questi va ricercato nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio, non dispone un ordine tassativo da seguire in tali ricerche, potendosi scegliere di eseguire la notifica presso la casa di abitazione o presso la sede dell’impresa o presso l’ufficio, purché si tratti, comunque, di luogo posto nel Comune in cui il destinatario ha la sua residenza. Né il fatto che il destinatario eserciti la sua impresa in un determinato luogo (anche all’estero) costituisce presunzione che nello stesso luogo egli abbia stabilita la propria residenza, ben potendo i due luoghi - quello della sede dell’impresa e quello della residenza - essere diversi. Cass. 13 agosto 2004, n. 15755.

 

 

1.5. Apprezzamenti di merito.

 

 

1.5.1. Generalità.

L’accertamento della residenza, domicilio o dimora del convenuto effettuato dal giudice di merito non è censurabile in cassazione - se non per vizi della relativa motivazione - in funzione dello scrutinio di validità della notifica dell’atto di citazione, trattandosi di accertamento in fatto riservato al giudice di merito. Cass. 28 settembre 2004, n. 19416.

 

 

1.5.2. Residenza dichiarata.

In tema di corretta determinazione del luogo di residenza o dimora abituale del destinatario, ai fini di verificare la validità della notifica di un atto, costituisce idonea fonte di convincimento atta a confermare o a superare le risultanze anagrafiche (aventi valore meramente presuntivo) indicazione della residenza fatta dalla parte nel contratto all’origine della controversia dedotta in giudizio, ed il relativo apprezzamento costituisce valutazione demandata al giudice di merito e sottratta al controllo di legittimità ove adeguatamente motivata. Cass. 12 novembre 2003, n. 17040.

 

 

  1. Attestazioni dell’Ufficiale giudiziario e conseguenze.

 

 

2.1. Sull’ordine delle ricerche.

In caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale notificante deve dare atto, oltre che dell’inutile tentativo di consegna a mani proprie per l’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, onde nel riferire al riguardo, sebbene non debba necessariamente fare uso di formule sacramentali né riprodurre testualmente le ipotesi normative, deve, non di meno, attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal comma 2 dell’articolo 139 del c.p.c., la successione preferenziale dei quali è nella norma tassativamente stabilita. È nulla, pertanto, la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell’ufficiale giudiziario non contenga l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata. Cass., Sez. Un., 30 maggio 2005, n. 11332.

 

 

2.1.1. Conseguenze della mancata attestazione.

In caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno, attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal secondo comma dell’art. 139 c.p.c., secondo la successione preferenziale da detta norma tassativamente stabilita. È pertanto nulla la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell’ufficiale giudiziario non contenga l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata. Cass., Sez. Un., ord., 20 aprile 2005, n. 8214.

 

 

2.2. Sull’identificazione del consegnatario quale persona di famiglia.

In tema di notifica effettuata a mani di un familiare del destinatario, la presunzione di convivenza non meramente occasionale non opera nel caso in cui questa sia stata eseguita nella residenza propria del familiare, diversa da quella del destinatario dell’atto, con conseguente nullità della notifica stessa non sanata dalla conoscenza “aliunde” della notificazione dell’atto di citazione non accompagnata dalla costituzione del convenuto. Cass. 5 aprile 2011, n. 7750.

 

 

2.2.1. Valore presuntivo dell’attestazione.

L’art. 139 c.p.c., consentendo la consegna della copia dell’atto da notificare a persona di famiglia del destinatario, per l’ipotesi in cui non sia stata possibile la consegna nelle mani di quest’ultimo, non impone all’ufficiale giudiziario procedente di svolgere ricerche in ordine al rapporto di convivenza indicato dalla suddetta persona con dichiarazione della quale viene dato atto nella relata di notifica, incombendo, invece, a chi contesta la veridicità di siffatta dichiarazione di fornire la prova del contrario. Cass. 11 gennaio 2007, n. 322.

 

 

2.2.2. Mancata attestazione e onere per il notificante.

È nulla la notificazione a mezzo posta eseguita in uno dei luoghi indicati nell’art. 139 c.p.c., ove effettuata a mani di persona non identificata e senza che nell’avviso di ricevimento sia contenuta alcuna attestazione di un rapporto tra destinatario e consegnatario della copia notificata, qualora il notificante non abbia dato la prova dell’esistenza in concreto di tale rapporto, anche a mezzo di presunzioni semplici, che non possono peraltro risolversi nella mera affermazione che il fatto stesso della notificazione, perché effettuata in uno dei luoghi indicati nell’art. 139 c.p.c., costituisca comunque prova presuntiva della legittimazione del consegnatario alla ricezione. Cass. lav., 23 novembre 2004, n. 22069.

 

 

2.2.3. Rilevanza della difformità tra le relate in ordine alla data di notifica.

In tema di notificazione eseguita a mezzo del servizio postale quando l’avviso di ricevimento si presenta sottoscritto in modo leggibile, mentre non altrettanto leggibile appare l’indicazione della qualità del consegnatario, la notificazione non è per sè nulla, è bensì una notificazione rispetto alla quale il destinatario può sostenere non esservi la prova che la consegna è avvenuta a persona che poteva riceverla per suo conto, restando in tal caso la prova dell’esistenza di uno dei rapporti che legittima il consegnatario del piego postale a carico di chi ha richiesto la notifica. Cass. 9 febbraio 2000, n. 1453.

 

 

2.2.4. Ambito applicativo della querela di falso.

L’art. 139 c.p.c. fa discendere la presunzione “iuris tantum” di conoscenza, da parte del destinatario, dell’atto di citazione notificatogli, idonea alla instaurazione del rapporto processuale, dalla consegna dell’atto stesso effettuata, presso la casa di abitazione dello stesso destinatario, a “persone di famiglia”, la cui convivenza non occasionale con quest’ultimo va immediatamente dedotta dalla loro presenza in quel luogo, salva prova contraria. Infatti, la relazione dell’ufficiale notificante, come ogni altro atto pubblico formato da pubblico ufficiale, fornisce prova piena, fino a querela di falso, di quanto avvenuto in sua presenza e delle dichiarazioni ricevute, ma non della veridicità delle stesse, la quale si presume fino a prova contraria. Peraltro, ove la consegna dell’atto di citazione sia avvenuta a mani di persona qualificatasi come familiare (nella specie, figlia) del destinatario dell’atto, e che abbia sottoscritto la relazione di notifica in cui è qualificata come tale, la presunzione di conoscenza dell’atto da parte del destinatario non può ritenersi superata dalla certificazione anagrafica che non includa la consegnataria nell’elenco delle persone componenti il nucleo familiare del destinatario stesso, non escludendo la convivenza di fatto, sulla quale si fonda la presunzione di conoscenza dell’atto notificato. Cass. 24 luglio 2000, n. 9658.

 

 

  1. Soggetti consegnatari.

Ricorre l’inesistenza della notifica soltanto quando è impossibile riconoscere nell’atto la rispondenza al modello legale della sua categoria, con conseguente inammissibilità del ricorso, non essendo possibile nè la sanatoria nè la rinnovazione, mentre le violazioni delle prescrizioni in tema di forma, ed, in particolare, delle disposizioni circa la persona alla quale la copia deve essere consegnata, determinano la nullità dell’atto. Cass. 9 agosto 2007, n. 17587.

 

 

3.1. Familiare o addetto alla casa.

In tema di notificazioni, la consegna dell’atto da notificare “a persona di famiglia”, secondo il disposto dell’art. 139 c.p.c., non postula necessariamente nè il solo rapporto di parentela - cui è da ritenersi equiparato quello di affinità - nè l’ulteriore requisito della convivenza del familiare con il destinatario dell’atto, non espressamente menzionato dalla norma, risultando, all’uopo, sufficiente l’esistenza di un vincolo di parentela o di affinità che giustifichi la presunzione che la “persona di famiglia” consegnerà l’atto al destinatario stesso; resta, in ogni caso, a carico di colui che assume di non aver ricevuto l’atto l’onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza del consegnatario in casa propria, senza che a tal fine rilevino le sole certificazioni anagrafiche del familiare medesimo. Cass. 11 aprile 2012, n. 5729.

 

 

3.1.1. Prevalenza della qualifica sul nome di battesimo.

Ove la notificazione dell’atto venga effettuata nell’abitazione del destinatario, mediante consegna di copia a persona qualificatasi moglie di quest’ultimo, e non venga specificamente contestata nè l’esistenza del vincolo coniugale con persona avente quel cognome nè la veridicità della dichiarazione al riguardo resa dalla consegnataria all’ufficiale giudiziario, l’erronea indicazione nella relazione di cui all’art. 148 c.p.c. di un prenome non corrispondente a quello anagrafico della consegnataria non incide sulla validità della notifica; essendo infatti identificabile la persona della consegnataria attraverso l’indicazione del vincolo coniugale e del cognome della stessa, è da escludersi alcuna incertezza circa la persona di famiglia ricevente la copia. Cass. 7 febbraio 2000, n. 1313.

 

 

3.1.2. Irrilevanza della mancata convivenza del familiare.

Non è affetta da nullità la notificazione dell’atto di precetto nell’ipotesi in cui l’Ufficiale Giudiziario, nella relata di notifica, dia atto di aver effettuato la consegna alla madre dell’intimato, incaricata da quest’ultimo di ricevere il plico ed impegnatasi ad eseguire la consegna. Ai sensi dell’art. 139 c.p.c., perché la notificazione possa ritenersi valida, è sufficiente che sia accertata l’esistenza di un vincolo di parentela o di affinità idoneo a giustificare la presunzione che la persona di famiglia, che prenda in consegna l’atto, provveda a sua volta a consegnarlo al destinatario. In ogni caso, anche nell’ipotesi in cui sia accertata e dichiarata la nullità della notificazione, la costituzione in giudizio della parte cui l’atto sia destinato vale a sanare il vizio. Trib. Cassino, 18 gennaio 2011.

 

In tema di notificazioni, la consegna dell’atto da notificare “a persona di famiglia”, secondo il disposto dell’art. 139 c.p.c., non postula necessariamente né il solo rapporto di parentela - cui è da ritenersi equiparato quello di affinità - né l’ulteriore requisito della convivenza del familiare con il destinatario dell’atto, non espressamente menzionato dalla norma, risultando, all’uopo, sufficiente l’esistenza di un vincolo di parentela o di affinità che giustifichi la presunzione che la “persona di famiglia” consegnerà l’atto al destinatario stesso; resta, in ogni caso, a carico di colui che assume di non aver ricevuto l’atto l’onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza del consegnatario in casa propria, senza che a tal fine rilevino le sole certificazioni anagrafiche del familiare medesimo. Cass. 15 ottobre 2010, n. 21362.

 

La validità della notifica effettuata a mani di un soggetto legato da vincolo di parentela o affinità al destinatario non è subordinata alla circostanza della convivenza. Cass. 22 aprile 2010, n. 9590.

 

 

3.1.3. Coadiuvante quale addetto alla casa.

La notifica di copia di un atto a persona dichiaratasi all’ufficiale giudiziario addetto alla ricezione per incarico del destinatario comporta la presunzione legale relativa di tale qualità riportata nella relazione di notificazione. È devoluto al destinatario l’onere di fornire la prova contraria agli effetti del quale non è idonea la documentazione (copia libro matricola) riguardante i dipendenti assunti nel periodo contestato. Cass. 18 novembre 2010, n. 23333.

 

La notificazione eseguita ex art. 139 c.p.c. presso il domicilio, la residenza o la dimora del destinatario, a persona a questi non legata da rapporti di famiglia, cioè di parentela o affinità, né di servizio, quale “addetta alla casa”, è da considerare nulla anche nel caso in cui tale persona sia stata trovata nell’abitazione del destinatario; mentre la notifica è da considerare valida nel diverso caso di non provata convivenza, quando però sussista la relazione di parentela o affinità fra il destinatario e la persona che ricevette la notifica. Cass. 15 luglio 2009, n. 16444.

 

 

3.1.4. Irrilevanza del conflitto di interessi estraneo al procedimento cui si riferisce la notifica.

La notifica del ricorso introduttivo del giudizio di separazione dei coniugi richiesta dalla moglie e dalla stessa ricevuta, ai sensi dell’art. 139 c.p.c., in qualità di familiare convivente con il marito, è nulla per l’esistenza di un evidente e grave conflitto di interessi tra consegnatario e destinatario dell’atto. App. Venezia ord., 7 aprile 2008.

 

 

3.1.5. Irrilevanza del rapporto di lavoro e sufficienza di una idonea relazione tra consegnatario e destinatario.

Nel giudizio amministrativo è inammissibile il ricorso notificato al controinteressato, in modo diretto od a mezzo del servizio postale, presso l’Ufficio pubblico dove egli presta servizio, qualora la consegna dell’atto o del plico non sia avvenuta a sue mani, bensì ad altra persona pur se addetta a quell’Ufficio perché la possibilità prevista dall’art. 139, co. 2, c.p.c., di procedere alla notifica a mani di persona addetta all’Ufficio si riferisce esclusivamente agli uffici privati. T.A.R. Lazio, Roma, 26 settembre 2011, n. 7561.

 

 

3.2. Portiere.

A norma del combinato disposto degli artt. 139 e 145 c.p.c., la notificazione alla persona giuridica non può essere effettuata, in mancanza delle persone menzionate da quest’ultima norma, in mani del portiere dello stabile in cui essa ha sede, ed il richiamo all’art. 139 cit. opera soltanto per l’eventualità che l’atto da notificare faccia menzione della persona fisica che rappresenta l’ente. Né la conseguente nullità della notifica può essere sanata a seguito dell’impugnazione della cartella di pagamento, essendo evidente che il raggiungimento dello scopo non può che essere rappresentato dall’impugnazione dell’atto invalidamente notificato e non di un atto diverso, che nella definitività del primo trovi soltanto il suo presupposto. Cass. 28 febbraio 2011, n. 4962.

 

 

3.2.1. Irrilevanza dell’invio di raccomandata.

Giusta il costante indirizzo della giurisprudenza di legittimità, deve intendersi nulla la notifica effettuata a mezzo posta con la sola consegna al portiere dello stabile, senza attestazione dell’avvenuta ricerca delle altre persone abilitate, attestazione che può avvenire anche con la crocettatura delle apposite caselle nel relativo modulo. Cass. 12 aprile 2011, n. 8284.

 

In ipotesi di notifica a mani del portiere o del vicino di casa (art. 139,terzo comma, c.p.c.) la stessa deve essere dichiarata nulla ogni qual volta non si sia provveduto ad avvisare il destinatario, a mezzo di lettera raccomandata, dell’avvenuta notificazione. Trib. Roma, 6 maggio 2010.

 

Nella notificazione eseguita ai sensi dell’art. 139, comma 3 c.p.c., l’omessa spedizione della raccomandata (prescritta dal 4 comma dello stesso articolo) non costituisce una mera irregolarità ma un vizio dell’attività dell’ufficiale giudiziario che determina, fatti salvi gli effetti della consegna dell’atto dal notificante all’ufficiale giudiziario medesimo, la nullità della notificazione nei riguardi del destinatario. Trib. Roma, 12 gennaio 2010.

 

 

3.2.2. Portiere non dipendente.

Ai fini della validità della notificazione, l’art. 139 c.p.c. non richiede che esista un rapporto di lavoro tra il portiere dello stabile, cui viene consegnata copia dell’atto, e il destinatario della notificazione. Cass. 31 marzo 2005, n. 6754.

 

 

3.3. Coabitante non familiare.

La espressione persona di famiglia contenuta nell’art. 139 c.p.c. agli effetti della notificazione di atto, deve intendersi in senso lato, comprensiva non soltanto delle persone in rapporto di stabile convivenza con il destinatario dell’atto stesso, ma anche soggetti a lui legati da vincoli di sangue e parentela comportanti diritti e doveri reciproci che lasciano presumere la successiva consegna al notificando. T.A.R. Lazio, Roma, 23 luglio 2009, n. 7501.

 

 

3.3.1. Conseguenze: nullità sanabile.

In tema di notificazioni, nel procedimento disciplinato dagli artt. 138 e 139 c.p.c., che è imperniato sulla consegna diretta della copia dell’atto al destinatario, la consegna della copia a persona che, pur coabitando con il destinatario, non sia a lui legata da rapporto di parentela o non sia addetta alla casa, non è assistita dalla presunzione di consegna al destinatario stesso e non consente il perfezionamento della notifica, che deve ritenersi quindi nulla, salvo poi a risultare una tale nullità sanabile con la costituzione in giudizio della parte o con la mancata di deduzione di essa con l’atto di appello. Cass. 22 luglio 2004, n. 13625.

 

 

3.4. Amministratore del condominio.

Quando il condominio non abbia una sede in senso tecnico né abbia designato nell’ambito dell’edificio condominiale un luogo destinato allo svolgimento della gestione condominiale, il domicilio del condominio coincide con quello dell’amministratore. In simile evenienza, pertanto, la notificazione fatta al condominio nel luogo dove ha sede l’edificio condominiale deve ritenersi nulla. Invero, la notifica indirizzata al condominio può avvenire con la consegna a mani proprie all’amministratore pro tempore dell’ente oppure in appositi locali condominiali, solo ed esclusivamente se nell’edificio condominiale vi sono locali adibiti specificamente all’attività commerciale in modo tale da poter essere intesi ex art. 139 c.p.c. come ufficio dell’amministratore del condominio, dovendo, in mancanza, essere eseguita presso il domicilio privato dell’amministratore. Trib. Roma, 9 marzo 2011.

 

 

3.4.1. Esistenza di locali appositi presso lo stabile.

Essendo il condominio un ente sfornito di personalità e autonomia patrimoniale che agisce, in campo sostanziale e processuale, attraverso l’amministratore tecnico ex art. 46 c.c. - le notificazioni vanno effettuate all’amministratore presso il suo domicilio privato ovvero presso lo stabile condominiale, purché esistano locali destinati specificamente allo svolgimento e all’organizzazione dell’attività condominiale; qualora dalla relazione di notifica risulti che il destinatario abbia rifiutato l’atto negando la qualità di amministratore del condominio, deve ritenersi affetta da nullità la relativa notificazione, a meno che il condominio non si costituisca in giudizio o, in caso di mancata costituzione, l’attore non dimostri, ove questa già non risulti aliunde, ovvero non sia pacifica, la sussistenza in capo al soggetto che ha rifiutato l’atto dei poteri rappresentativi del condominio. Ne consegue che, nel caso di rifiuto motivato dall’assenza di poteri rappresentativi, non solo non opera la presunzione legale di avvenuta notifica di cui all’art. 138 c.p.c. ma non potrà procedersi alla notifica neppure ai sensi dell’art. 140 c.p.c., atteso che, nel primo caso, l’effetto previsto dalla norma si verifica solo ove il rifiuto provenga dal soggetto che si identifichi inequivocamente come destinatario dell’atto e, nel secondo caso, la notifica ex art. 140 c.p.c. è possibile solo ove il rifiuto provenga da soggetti che siano col destinatario nella relazione prevista dall’art. 139 c.p.c. Cass. 7 luglio 2004, n. 12460.

 

 

3.4.2. Casistica.

La notifica di un atto indirizzato al condominio, qualora non avvenga nelle mani dell’amministratore, può essere validamente fatta nello stabile condominiale soltanto qualora in esso si trovino locali destinati allo svolgimento ed alla gestione delle cose e dei servizi comuni (come ad esempio la portineria), idonei, come tali, a configurare un “ufficio” dell’amministratore, dovendo, in mancanza, essere eseguita presso il domicilio privato di quest’ultimo. Cass. 16 maggio 2007, n. 11303.

 

 

3.5. Altro.

È illegittima, per nullità della notifica dell’ingiunzione di demolizione di manufatto abusivo, la nota con la quale un ente locale comunica l’avvio del procedimento di esecuzione lavori in danno, per accertata inottemperanza alla predetta ordinanza ove questa sia stata notificata ai sensi dell’art. 139 c.p.c. ma sia stato accertato che il soggetto, che aveva ricevuto la notifica dell’ordine di demolizione, non poteva considerarsi “vicino di casa”, ai sensi e per gli effetti del cit. art. 139 c.p.c., abitando ad una distanza effettiva di circa 30 metri - ancorché nella stessa palazzina, ma in diversa scala e interno - dal legittimo destinatario dell’ordine medesimo. T.A.R. Campania, Napoli, 7 dicembre 2011, n. 5711.

La sanatoria dettata dalle norme processuali può operare soltanto se il conseguimento dello scopo avvenga prima della scadenza del termine di decadenza - previsto dalle singole leggi d’imposta - per l’esercizio del potere di accertamento. Cass. 31 maggio 2011, n. 12007.

 

 

3.5.1. Collega di studio del procuratore domiciliatario.

Quando il difensore della parte abbia validamente indicato nell’atto introduttivo il proprio studio semplicemente come tale o espressamente come suo domicilio e tale indicazione sia rimasta ferma nello svolgimento del processo ovvero sia stata mutata con un atto successivo prima della decisione, l’esercizio del diritto di impugnazione della controparte, ove sia stata tentata la notificazione nel luogo indicato originariamente o successivamente come studio e l’Ufficiale Giudiziario abbia constatato che lo studio risulti trasferito, può avvenire personalmente al difensore ai sensi dell’art. 138 o dell’art. 139 nel luogo di residenza, dimora o domicilio del difensore, in caso di impossibilità, ai sensi dell’art. 140 c.p.c., oppure a mezzo posta. In tal caso, fatta eccezione per l’ipotesi di notificazione ai sensi dell’art. 138 c.p.c., la parte impugnante, qualora la parte destinataria dell’impugnazione non si sia costituita, deve far constare al giudice, a pena di inammissibilità della impugnazione, l’inutile tentativo di notificazione presso il luogo già indicato come studio, producendo la relata del pregresso tentativo ed in mancanza di tale produzione - che nel giudizio di cassazione deve avvenire ai sensi dell’art. 372 c.p.c., - non è possibile un ordine di rinnovo della notificazione, giacché non sussiste una fattispecie di nullità, ma di mancata dimostrazione dell’ammissibilità dell’impugnazione. Ove la parte che deve notificare l’impugnazione - in ipotesi, perché abbia già conoscenza del nuovo studio del difensore - ritenga di procedere, invece, direttamente alla notificazione e non vi proceda ai sensi dell’art. 138, bensì in uno degli altri modi indicati, se del caso nel luogo indicato all’Ufficiale Giudiziario come nuovo studio, è tenuta, qualora il destinatario dell’impugnazione non si costituisca, a documentare (per il giudizio di cassazione ai sensi dell’art. 372 c.p.c.) l’avvenuto trasferimento dello studio del procuratore, se del caso mediante idonea certificazione del consiglio dell’ordine presso cui il medesimo sia iscritto. In difetto, l’impugnazione è inammissibile e non ne può essere ordinata parimenti il rinnovo. Cass. 14 dicembre 2006, n. 26844.

 

 

3.5.2. Notifica impropria ad impresa individuale.

La citazione di un imprenditore individuale ovvero di una impresa individuale ha come destinatario la persona fisica dell’imprenditore stesso e va quindi notificata a quest’ultimo secondo le regole delle notificazioni a persone fisiche ex art. 138 ss. c.p.c., privilegiando, circa il luogo in cui la notifica deve essere eseguita, la residenza effettiva, mentre la residenza anagrafica può costituire soltanto un indizio - presunzione per la sua individuazione; indizio che può essere superato sulla base di qualsivoglia elemento di convincimento idoneo a dimostrare la dimora abituale del soggetto in luogo diverso. Cass. 10 marzo 2000, n. 2814.

 

 

3.5.3. Notifica ad associazione non riconosciuta.

Qualora la notificazione di un atto sia avvenuta presso la sede di un’associazione non riconosciuta a mani di persona ivi rinvenuta che abbia dichiarato all’ufficiale giudiziario di essere addetta alla ricezione degli atti, deve presumersi la regolarità della notificazione, incombendo alla parte destinataria la prova dell’insussistenza di qualsiasi rapporto tra esso notificando ed il consegnatario dell’atto che renda l’avvenuta notificazione illegittima. Cass. 18 gennaio 2001, n. 718.

 

 

  1. Rifiuto.

Il ricorso al procedimento di notificazione di cui all’art. 140 c.p.c. (mediante deposito della copia dell’atto da notificare presso la casa comunale nei casi di irreperibilità del destinatario o di rifiuto di ricevere la copia medesima) richiede che l’agente della notificazione indichi specificamente le ragioni per cui non ha potuto procedere secondo le forme di cui all’art. 139 c.p.c. (nel luogo di residenza, di dimora o di domicilio) descrivendo, in particolare, le infruttuose ricerche del destinatario nel luogo, appunto, di residenza, di dimora o di domicilio. Cass. 18 settembre 2009, n. 20098.

 

 

4.1. Inapplicabilità delle conseguenze previste dall’art. 138.

Con riguardo alla notificazione eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c., il rifiuto di ricevere la copia dell’atto da parte di una delle persone diverse dal destinatario indicate nell’art. 139 c.p.c. consente esclusivamente il compimento delle attività alternative previste dal citato art. 140 c.p.c. (deposito, avviso, raccomandata), ma non è equiparato alla consegna, come nel caso di cui all’art. 139 c.p.c., concernente la notifica a mani proprie, che si considera effettuata se il destinatario rifiuta di ricevere la copia. Cass. 16 aprile 2003, n. 6105.

 

A norma dell’art. 138 c.p.c., può considerarsi equipollente alla notificazione effettuata in mani proprie il rifiuto di ricevere la copia dell’atto soltanto se proveniente dal destinatario della notificazione medesima o dal domiciliatario (stante l’assimilazione, stabilita dall’art. 141, comma 3, c.p.c., tra la consegna in mani proprie del destinatario e quella in mani proprie del domiciliatario); detta equipollenza non opera, pertanto, allorchè il rifiuto provenga da persona che, non essendo stato reperito il destinatario in uno dei luoghi di cui al comma 1 dell’art. 139 c.p.c., sia compresa nel novero di quelle tuttavia abilitate, ai sensi del comma 2 della medesima disposizione, alla ricezione dell’atto, sicchè detto rifiuto comporta la necessità di eseguire le formalità prescritte dall’art. 140 c.p.c., la cui omissione determina l’inesistenza della notificazione stessa. Cass., Sez. Un., 26 giugno 2002, n. 9325.

 

 

  1. Obblighi di ricerche.

In caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale notificante è tenuto - a pena di nullità - a dare atto, oltre che dell’inutile tentativo di consegna a mani proprie del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto. Deve dunque attestare chiaramente l’assenza del soggetto notificando e degli altri soggetti rientranti nelle categorie contemplate dall’art. 139, comma 2, c.p.c., la successione preferenziale dei quali è stabilita in modo tassativo. Cass. 11 settembre 2010, n. 19417.

 

In tema di notificazioni, l’art. 139 c.p.c., nel prescrivere che la notifica si esegue nel luogo di residenza del destinatario e nel precisare che questi va ricercato nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio, non dispone un ordine tassativo da seguire in tali ricerche, potendosi scegliere di eseguire la notifica presso la casa di abitazione o presso la sede dell’impresa o presso l’ufficio, purché si tratti, comunque, di luogo posto nel comune in cui il destinatario ha la sua residenza. Cass. 1 febbraio 2010, n. 2266.

 

 

5.1. Inesistenza di obbligo di indicare il cognome sul citofono.

Non sussistendo per legge alcun obbligo, per i soggetti giuridici, di indicare il proprio nominativo sui citofoni o sulla cassetta postale del luogo di abitazione, l’ufficiale giudiziario, ove verifichi, in uno stabile privo di portiere, l’assenza del nominativo del soggetto destinatario della notifica in corrispondenza dell’interno che il richiedente indica quale luogo di residenza, e ove constati la presenza, invece, del nominativo di altri soggetti i quali risultino momentaneamente assenti, deve procedere comunque alla notifica ai sensi dell’art. 140 c.p.c., e non può limitarsi invece - tanto più in un ampio e moderno contesto urbano - a stendere una relazione negativa, neppure ove fondata sulle informazioni negative delle altre “persone del luogo”. Cass. 16 luglio 2003, n. 11138.

 

 

5.2. Erronea indicazione del numero dell’appartamento e raggiungimento dello scopo.

Ai fini della notificazione a mezzo del servizio postale è sufficiente individuare la residenza attraverso l’indicazione della via e del numero civico, con la conseguenza che l’eventuale indicazione erronea dell’interno o del piano è irrilevante, qualora, secondo la valutazione del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se immune da vizi logici e giuridici, l’agente postale abbia tuttavia individuato nell’edificio l’esatto appartamento. Cass. 14 febbraio 2005, n. 2884.

 



 
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