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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 142 cod. proc. civile: Notificazione a persona non residente, nè dimorante, nè domiciliata nel Regno

Salvo quanto disposto nel secondo comma, se il destinatario non ha residenza, dimora o domicilio nello Stato e non vi ha eletto domicilio o costituito un procuratore a norma dell’articolo 77 (1), l’atto è notificato mediante spedizione al destinatario per mezzo della posta con raccomandata e mediante consegna di altra copia al pubblico ministero che ne cura la trasmissione al Ministero degli affari esteri per la consegna alla persona alla quale è diretta.

Le disposizioni di cui al primo comma (2) si applicano soltanto nei casi in cui risulta impossibile eseguire la notificazione in uno dei modi consentiti dalle Convenzioni internazionali e dagli articoli 30 e 75 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200 (3).


Commento

(1) Per poter procedere a tale forma di notificazione occorre, pertanto, la presenza di determinati presupposti: a) il destinatario non deve avere residenza, dimora o domicilio in Italia; b) il destinatario non deve aver eletto domicilio in Italia; c) non deve, inoltre, aver nominato in Italia un procuratore generale con i poteri previsti dall’art. 77; d) deve essere, infine, noto l’indirizzo all’estero del destinatario, poiché in difetto di esso sarà applicabile l’art. 143.

 

(2) Quando la notifica viene eseguita nei modi previsti dalle convenzioni internazionali, essa si considera avvenuta nel momento in cui l’atto viene consegnato al destinatario. Quando, invece, la notifica avviene a norma dell’articolo in questione, essa si considera eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello in cui sono compiute le formalità prescritte.

 

(3) La Corte cost., con sent. 3-3-1994, n. 69, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 142, c. 2, e degli artt. 143, comma 3, e 680, comma 1, del presente decreto, nella parte in cui non prevedono che la notificazione all’estero del sequestro si perfezioni ai fini dell’osservanza del prescritto termine, con il tempestivo compimento delle formalità imposte al notificante dalle convenzioni internazionali e dagli artt. 30 e 75, d.P.R. 5-1-1967, n. 200.


Giurisprudenza annotata

  1. Aspetti di costituzionalità.

La notificazione degli atti processuali è uno strumento necessario per instaurare il contraddittorio e questa esigenza fondamentale non può ritenersi soddisfatta nel caso in cui, pur essendo possibile adottare una forma di notificazione tale da portare il contenuto dell’atto nella effettiva sfera di conoscibilità del destinatario, si faccia ricorso ad un’altra forma di notifica dalla quale derivi una semplice presunzione legale di conoscenza. È pertanto costituzionalmente illegittimo, per contrasto con l’art. 24 Cost. - l’art. 143 u.c. c.p.c. nella parte in cui non prevede, per l’operatività della notifica nei confronti di destinatari non aventi residenza nè dimora, nè domicilio in Italia, il preventivo accertamento dell’impossibilità di eseguire la notificazione nei modi consentiti dalle convenzioni internazionali e dal D.P.R. 5 gennaio 1967, n. 200. - cfr. s.n. 57/1965; 170/1976; 14/1977; 15/1977. Corte cost., 2 febbraio 1978, n. 10.

 

 

1.1. Effettività della conoscenza.

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, in caso di rifiuto di ricevimento da parte delle persone abilitate, ovvero di mancanza, inidoneità o assenza delle stesse, oppure di temporanea assenza del destinatario (art. 8, legge n. 890/1982) al pari di quanto accade in tema di notificazione a persona di residenza, dimora o domicilio sconosciuti (art. 143, ultimo comma, c.p.c.) ovvero a persona non residente, né dimorante, né domiciliata nella Repubblica (art. 142 c.p.c.) bisogna distinguere il perfezionamento della notificazione nei riguardi del notificante da quello nei confronti del destinatario, identificandosi il primo con il momento in cui viene completata l’attività incombente sul notificante, alla quale può essere collegato il rispetto di un termine posto dalla legge a suo carico, coincidente, nella notificazione a mezzo posta, con la consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario (Corte cost. n. 477/2002), ed il secondo con il momento in cui si realizza il risultato della conoscenza, o l’effetto di conoscenza, dell’atto per il destinatario coincidente nel sistema di cui al richiamato art. 8 con il ritiro del piego ovvero con gli altri elementi previsti per facilitare la conoscenza dell’atto, ivi compreso il decorso del tempo, nell’ipotesi della cosiddetta “compiuta giacenza”. Trib. Milano, 12 luglio 2011.

 

 

1.2. Necessità della traduzione.

In tema di notificazione di atti giudiziari nei confronti di convenuto straniero, laddove l’atto di citazione sia accompagnato dalla traduzione nella lingua del paese in cui la notificazione ha luogo, la mancanza nella copia tradotta di una pagina, interamente dedicata all’esposizione dei fatti su cui si fonda la domanda, è causa di nullità, ai sensi dell’art. 164 c.p.c. sanabile con la costituzione del convenuto o con l’ordine del giudice di integrazione dell’atto in un termine perentorio. Cass. 4 ottobre 2010, n. 20580.

 

 

1.3. Necessità dello sfalsamento delle fasi: rilevanza costituzionale della questione.

Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli art. 142, 3° comma, 143, 3° comma e 680, 1° comma, c.p.c. (nel testo anteriore all’entrata in vigore della L. 26 novembre 1990 n. 353), in riferimento agli art. 3 e 24 cost., nella parte in cui, prevedendo che il sequestro perde efficacia nel caso in cui il sequestrante non compia le prescritte notifiche al sequestrato nel termine di quindici giorni dal compimento del primo atto dell’esecuzione della misura cautelare ed imponendo l’operatività di siffatta decadenza anche quando la notifica debba eseguirsi all’estero, con l’osservanza di modalità incompatibili con il suddetto termine, accomuna in un identico trattamento situazioni non omogenee e compromette il diritto di difesa del sequestrante, cui vengono assegnati tempi di esercizio che non ne consentono compiuta realizzazione. Cass. 18 giugno 1993, n. 522.

 

 

1.3.1. Incostituzionalità della normativa contrastante con il principio dello sfalsamento.

Nel caso in cui la notificazione all’estero debba avvenire tramite la necessaria attività delle autorità locali, le garanzie di conoscibilità dell’atto da parte del destinatario devono coordinarsi con l’interesse del notificante a non vedersi addebitato l’esito intempestivo di un procedimento notificatorio parzialmente sottratto ai suoi poteri di impulso e controllo. Corte cost., 3 marzo 1994, n. 69.

 

 

1.3.2. Immanenza del principio dello sfalsamento nel sistema.

Manifesta infondatezza della questione, in quanto la Corte, con la sentenza n. 358 del 1996, ha già affermato che il meccanismo della notifica all’estero, sotto il suo aspetto funzionale, è stato definitivamente modificato dalla declaratoria di incostituzionalità dell’art. 142, terzo comma, c.p.c., dell’art. 143, terzo comma, c.p.c. e dell’art. 680, primo comma, c.p.c. - “nella parte in cui non prevedono che la notificazione all’estero del sequestro si perfezioni, ai fini dell’osservanza del prescritto termine, con il tempestivo compimento delle formalità imposte al notificante dalle convenzioni internazionali e dagli artt. 30 e 75 del D.P.R. 5 gennaio 1967 n. 200” -, la quale, per la sua valenza generale “trascende la specifica fattispecie oggetto di quel giudizio e coinvolge il complessivo sistema notificativo degli atti processuali risultante dagli artt. 142 e 143 c.p.c., delimitandone l’ambito di operatività, le modalità ed i momenti di perfezionamento a seconda dei soggetti coinvolti e, soprattutto, a prescindere dal contenuto degli atti stessi”. Corte cost. ord., 16 aprile 1999, n. 132).

 

 

1.4. Inidoneità di strumenti non garantisti.

Anteriormente all’1 gennaio 1995 - data di entrata in vigore, nei rapporti fra Italia e Svizzera, della convenzione relativa alla notifica all’estero di atti giudiziari in materia civile o commerciale, adottata a L’Aja il 15 novembre 1965 e resa esecutiva con la legge 6 febbraio 1981, n. 42 - per valutare la validità, nell’ordinamento italiano, della notifica di atti giudiziari nel territorio elvetico occorre riferirsi alla convenzione concernente la procedura civile, firmata a L’Aja l’1 marzo 1954 e resa esecutiva con la legge 3 gennaio 1957, n. 4, la quale, oltre alla modalità “normale” (su domanda del console dello Stato richiedente indirizzata all’autorità designata “ad hoc” dallo Stato richiesto), ammette, non avendo Italia e Svizzera manifestato alcuna opposizione al riguardo, quella postale diretta e quella consolare diretta (senza cioè passare attraverso l’autorità estera designata); ne consegue che tanto l’invio diretto per posta del plico raccomandato, da parte dell’ufficiale giudiziario, al destinatario residente in Svizzera, quanto la notifica diretta da parte del console italiano competente costituiscono, nella vigenza della convenzione del 1954, altrettanti modi consentiti, ai sensi ed ai fini dell’art. 142, terzo comma, c.p.c., di notifica di atti processuali tra Italia e Svizzera. Cass. 20 febbraio 2003, n. 2584.

 

 

1.5. Rispetto delle convenzioni internazionali.

In tema di notificazione degli atti all’estero, l’art. 10 della Convenzione dell’Aja 15 novembre 1965, ratificata in Italia con legge 6 febbraio 1981, n. 42, non è di ostacolo, se lo Stato di destinazione dichiara di non opporvisi, a che la notifica di atti giudiziari all’estero avvenga tramite posta, dietro iniziativa diretta della parte interessata; in tal caso, la Convenzione non prevede espressamente alcun obbligo di traduzione dell’atto nella lingua del Paese di destinazione, a differenza di quanto stabilito dall’art. 5 della medesima, secondo cui - in caso di notifica tramite l’Autorità centrale dello Stato dove la stessa deve essere effettuata - detta Autorità ha la facoltà di richiedere la traduzione dell’atto. Cass. 17 febbraio 2011, n. 3919.

 

 

1.5.1. Conseguenze in caso di mancanza di convenzioni internazionali.

Le notificazioni a soggetti aventi sede all’estero sono regolate dall’art. 142 c.p.c., la cui disciplina può trovare applicazione solo ove non esistano convenzioni internazionali che regolino diversamente la materia delle notificazioni degli atti giudiziari. Cons. St., 13 febbraio 2007, n. 604.

 

 

  1. Principi generali.

In tema di notifica a persona non dimorante né domiciliata nel territorio della Repubblica italiana e residente negli Stati Uniti d’America, ai sensi della Convenzione dell’Aja del 15 novembre 1965 (resa esecutiva in Italia con legge 6 febbraio 1981, n. 42), è possibile utilizzare, accanto al sistema principale tramite l’Autorità centrale, anche la via postale, non avendo gli Stati Uniti formulato alcuna opposizione al ricorso a tale modalità sussidiaria di trasmissione; tuttavia, poiché l’ufficiale postale dello Stato estero non è destinatario degli adempimenti di garanzia previsti dalla legislazione italiana (art. 8 della legge 20 novembre 1982, n. 890), arricchiti dalla sentenza della Corte costituzionale n. 346 del 1998, che mirano a realizzare la conoscenza reale ed effettiva dell’atto giudiziario da parte di chi sia temporaneamente assente, la mera compiuta giacenza per il periodo di tempo stabilito dalla legislazione interna dell’Amministrazione di destinazione per il regime ordinario postale non produce alcun effetto utile ai fini della validità della notificazione. Cass. 26 marzo 2010, n. 7307.

 

 

2.1. Attestazioni rese dall’autorità straniera.

Nel caso di notifica a persona residente all’estero ai sensi del 3° comma dell’art. 142 c. p. c. (come modificato dagli art. 8 e 9 L. 6 febbraio 1981, n. 42), l’attestazione che, a norma dell’art. 6 della convenzione dell’Aja 15 novembre 1965 relativa alla notifica all’estero di atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile e commerciale (resa esecutiva in Italia con la citata L. n. 42 del 1981), l’autorità centrale dello stato richiesto dalla notifica o l’organo da essa designato, deve redigere e trasmettere direttamente al richiedente, funge da relazione di esecuzione della domanda di notificazione, con indicazione della forma, del luogo e della data di effettuazione e della persona cui è stato rimesso l’atto, con la conseguenza che l’onere di provvedersi di tale attestazione e di produrla in giudizio ai fini della prova dell’avvenuta notifica incombe sulle parti in giudizio ed in ispecie, nel caso di disposta integrazione del contraddittorio, sulla parte interessata. Cass. 28 maggio 1984, n. 3257.

 

 

2.2. Rispetto delle convenzioni internazionali e dei trattati bi-plurilaterali in tema di inoltro a mezzo del servizio postale.

La notifica a mezzo del servizio postale, quando raggiunga lo scopo di portare a tempestiva conoscenza dell’atto il destinatario, senza violare il diritto di difesa ed al contraddittorio, può essere validamente eseguita presso la Repubblica di S. Marino, in quanto la Convenzione dell’Aja, relativa alla notifica all’estero di atti giudiziari in materia civile e commerciale, adottata il 15 novembre 1965 e resa esecutiva con legge di ratifica 2 giugno 1981 n. 42, che prevede espressamente la facoltà di ricorrere a tale modalità di notifica, è stata ratificata anche dalla Repubblica sanmarinese mediante un decreto del 26 febbraio 2002, a firma “Capitani reggenti”, mentre l’opposizione alla notifica a mezzo posta non risulta essere stata stabilita con legge ma attraverso un atto meramente amministrativo e privo di firma, ovvero un atto inidoneo a ridurre l’ambito di applicazione alla predetta Convenzione. Cass. 9 novembre 2011, n. 23290.

 

 

2.2.1. Residualità delle norme codicistiche.

L’art. 142 c.p.c., in tema di notificazione a persona non residente, né dimorante, né domiciliata nella Repubblica, attribuisce il valore di fonte primaria alle convenzioni internazionali, in difetto delle quali o per il caso che sia impossibile applicarle - e solo allora - è dato ricorso alla disciplina codicistica sussidiaria. Ne consegue che, qualora sussista, tra gli Stati interessati, una convenzione internazionale che preveda specifiche modalità per l’esecuzione delle notificazioni all’estero di atti giudiziari (quale, nella fattispecie, la Convenzione tra la Repubblica Italiana e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche sull’assistenza giudiziaria in materia civile del 25 gennaio 1979, ratificata e resa esecutiva con legge 11 dicembre 1985, n. 766), non può trovare applicazione l’art. 151 c.p.c. - il quale ammette forme di notificazione, ordinate dal giudice, diverse da quelle previste dalla legge -, la cui portata è limitata, quanto meno in presenza di tali convenzioni, all’interno dell’ordinamento italiano e la notificazione effettuata ai sensi di tale norma (nella fattispecie, tramite corriere internazionale), per la sua estraneità al sistema, deve considerarsi giuridicamente inesistente. Cass. 8 agosto 2003, n. 11966.

 

 

2.2.2. Regole di notificazione interne ai Paesi destinatari: limiti di osservanza.

In presenza di convenzioni internazionali che abilitino alle notifiche processuali a mezzo del servizio postale, le modalità di consegna sono quelle proprie dei regolamenti interni del paese di destinazione, tuttavia il giudice italiano non può recepire o ritenere efficaci norme di quel paese che contrastino con le esigenze di ordine pubblico dell’Italia, tra le quali devono ricomprendersi quelle relative alla costituzione dei rapporti processuali, che può ritenersi legittima solo se è assicurata la fondamentale e irrinunciabile esigenza dell’integrità del contraddittorio, da realizzare o attraverso la diretta relazione (tramite la notifica dell’atto) tra l’attore e il convenuto, o attraverso la consegna del plico a persone specificamente individuate in ragione di un rapporto cui l’ordinamento del paese destinatario ritiene di dover dare rilevanza. Cass. 13 gennaio 1998, n. 206.

 

 

La portata dell'art. 151 c.p.c. trova un limite insuperabile nella notifica da eseguirsi all'estero, allorché per essa siano previste specifiche modalità da convenzioni internazionali intervenute tra gli Stati interessati o alle quali essi abbiano aderito. La rilevanza imperativa di tali prescrizioni si desume dalle disposizioni dell'art. 142 c.p.c. (RiformaTarLazio, Roma, sez. III ter, n. 7303/2013).

Consiglio di Stato sez. VI  26 novembre 2013 n. 5631  

 

 

2.3. Cittadino italiano residente all’estero.

In tema di accertamento delle imposte sul reddito, in seguito alla sentenza della Corte costituzionale n. 366 del 2007, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 60, comma 1, lett. c),e) ed f) e dell’art. 58, comma 2, secondo periodo, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, laddove prevedono che le disposizioni contenute nell’art. 142 c.p.c. non si applichino in caso di notificazione di atto impositivo a cittadino italiano avente all’estero una residenza conoscibile dall’Amministrazione finanziaria in base all’iscrizione all’A.I.R.E., deve ritenersi nulla la notificazione di un avviso di accertamento effettuata, ai sensi dell’art. 60, lett. e) cit., mediante deposito dell’atto nella casa comunale del domicilio fiscale, qualora, attraverso le risultanze dell’Albo, sia stata accertata nei confronti del contribuente la variazione anagrafica per trasferimento della residenza all’estero. Cass. 20 maggio 2009, n. 11759.

 

 

2.4. Consuetudini diplomatiche.

Nel diritto processuale civile, le cui fonti sono costituite dal codice di procedura civile, dalle leggi speciali e dai principi fondamentali indicati nella Costituzione, gli atti amministrativi che sogliono disciplinare il rito nei suoi aspetti organizzativi e le consuetudini valgono solo se richiamati dalla legge; in particolare, quanto alle notificazioni, la facoltà di derogare alla legge è attribuita alla discrezionalità del giudice dall’art. 151 c.p.c. che, con riferimento all’avviso di ricevimento, ne facoltizza la richiesta “quando lo consigliano circostanze particolari”. Cass. lav., 3 novembre 2006, n. 23543.

 

 

2.5. Notifica all’ambasciata di Stato estero.

L’art. 142 c.p.c., in tema di notificazione a persona non residente, né dimorante, né domiciliata nella Repubblica, attribuisce il valore di fonte primaria alle convenzioni internazionali, in difetto delle quali è dato ricorso alla disciplina sussidiaria interna tra cui quella di cui all’art. 151 c.p.c. - il quale ammette forme di notificazione, ordinate dal giudice, diverse da quelle previste dalla legge; benché tale procedimento di notificazione non preveda formalità necessarie devono garantirsi il diritto di difesa, il principio del contraddittorio e l’esigenza che le forme trovino corrispondenza nello scopo dell’atto; a tal fine costituiscono requisiti essenziali la certificazione dell’attività compiuta dal soggetto procedente, la consegna di copia conforme dell’atto, l’osservanza di formalità idonee a garantire la conoscenza legale dell’atto e un grado di certezza non inferiore a quello offerto dai procedimenti ordinari, quali, per le notifiche a mezzo posta, l’avviso di ricevimento. Cass., Sez. Un., 22 giugno 2007, n. 14570.

 

In tema di imposte dirette, a seguito alla sentenza della Corte costituzionale n. 366 del 2007, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 60, primo comma, lett. c), e) ed f) e dell'art. 58, secondo comma, secondo periodo, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, laddove prevedono che le disposizioni contenute nell'art. 142 cod. proc. civ. non si applichino in caso di notificazione di atto impositivo a cittadino italiano avente all'estero una residenza conoscibile dall'Amministrazione finanziaria in base all'iscrizione all'A.I.R.E., è nulla la notificazione di un avviso di accertamento effettuata, ai sensi dell'art. 60, primo comma, lett. e), del d.P.R. cit., mediante deposito dell'atto nella casa comunale del domicilio fiscale, qualora, attraverso le risultanze del predetto albo, sia stata accertata nei confronti del contribuente la variazione anagrafica per trasferimento della residenza all'estero. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Milano, 19/05/2006

Cassazione civile sez. trib.  04 dicembre 2013 n. 27154  

 

 

  1. Presupposti.

 

 

3.1. Nullità ed onere della prova dei presupposti.

La nullità del decreto ingiuntivo, non rilevabile d’ufficio, per essere stato emesso in violazione dell’art. 633 c.p.c. allorchè la notificazione all’intimato debba avvenire fuori dalla Repubblica, può essere denunciata soltanto con l’atto di opposizione tempestivamente proposto. Cass. lav., 27 marzo 1998, n. 3271.

 

 

  1. Casistica.

 

 

4.1. Straniero assicurato per la responsabilità da circolazione stradale.

In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, ove siano proposte contestualmente azione diretta contro l’UCI e azione di responsabilità aquiliana contro il cittadino straniero, la notificazione della citazione nei confronti di questo, va eseguita con le modalità prescritte dall’art. 142 c.p.c. Ne consegue che l’inesistenza della notificazione della citazione perchè fatta solo contro l’UCI comporta l’impossibilità di decidere la causa promossa contro lo straniero, non anche quella promossa contro l’UCI, per la quale è integro il contraddittorio, con l’ulteriore conseguenza, trattandosi di cause scindibili, per il giudice di primo grado, di dover dichiarare tale inesistenza e decidere la causa avente ad oggetto l’azione diretta contro l’UCI, e per il giudice di appello, quando il primo giudice non abbia rilevato l’inesistenza e abbia deciso entrambe le cause, di dover dichiarare la nullità della sentenza di primo grado limitatamente all’azione di responsabilità promossa contro lo straniero e decidere l’altra causa. Cass. 31 marzo 2007, n. 8080.

 

 

4.2. Notifica al cittadino austriaco in forza di convenzione bilaterale.

In tema di notificazione di atti giudiziari nei confronti di convenuto straniero identificantesi con un cittadino austriaco, dal contesto generale delle disposizioni contenute nell’art. 4 della Convenzione internazionale stipulata tra la Repubblica Italiana e la Repubblica d’Austria in data 30 giugno 1975 (resa esecutiva in Italia con la legge n. 342 del 1977), aggiuntiva alla Convenzione dell’Aja del 1° marzo 1954 (ratificata dallo Stato italiano con la legge n. 4 del 1957), si evince che la traduzione dell’atto nella lingua del cittadino destinatario non ne costituisce un elemento essenziale, consistendo soltanto in una specifica modalità della sola notificazione diretta a realizzarne l’effettiva conoscenza, con la conseguenza che la mancata allegazione della traduzione ed il rifiuto di accettazione da parte del convenuto comportano che la notificazione, pur sempre rivolta al destinatario, deve essere considerata nulla, ma non inesistente, con l’effetto che il giudice, ai sensi dell’art. 291 c.p.c., è tenuto a disporne la rinnovazione, sempre che non avvenga (come nella specie) la costituzione in giudizio dello stesso convenuto. Cass., Sez. Un., 29 gennaio 2007, n. 1820.

 

 

  1. Materia tributaria.

Nel processo tributario la notifica del ricorso in appello ad opera dell’Amministrazione finanziaria, soccombente in primo grado, da effettuarsi ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 546 del 1992, (che riproduce l’art. 32 bis del D.P.R. n. 636 del 1972) quando non possa essere eseguita presso il luogo indicato dal contribuente come propria residenza o domicilio, a seguito del suo trasferimento per ignota destinazione, va effettuata, non con le modalità di cui agli artt. 142 e 143 c.p.c., ma presso la segreteria della Commissione tributaria dovendo intendersi equiparata alla disciplina relativa al trasferimento della parte per ignota destinazione quella riguardante il contribuente che, per avere trasferito la residenza all’estero, abbia fatto venir meno l’originaria indicazione di residenza nel territorio dello Stato e non abbia provveduto ad eleggervi domicilio. Cass. 10 agosto 2010, n. 18527.

 

 

5.1. Cittadino Italiano iscritto all’AIRE.

È costituzionalmente illegittimo il combinato disposto degli artt. 58, primo comma e secondo periodo del secondo comma, e 60, primo comma, lettere c), e) ed f), del D.P.R. n. 600/1973, nella parte in cui prevede, nel caso di notificazione a cittadino italiano avente all’estero una residenza conoscibile dall’amministrazione finanziaria in base all’iscrizione nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), che non si applicano le disposizioni contenute nell’art. 142 c.p.c. in materia di notificazione a persona non residente, né dimorante, né domiciliata nella Repubblica. Corte cost., 7 novembre 2007, n. 366.

 

Va rigettata l’eccezione di inammissibilità della questione sollevata per asserita richiesta di pronuncia additiva in assenza di soluzioni costituzionalmente obbligate. Infatti, il rimettente non chiede alla Corte di operare una scelta fra diverse opzioni normative, ma solo la declaratoria di illegittimità costituzionale del combinato disposto delle norme denunciate, nella parte in cui esclude l’applicabilità dell’art. 142 c.p.c. alle notificazioni di atti tributari a cittadini italiani la cui residenza estera risulti dall’iscrizione all’AIRE. Corte cost. 7 novembre 2007, n. 366.

 



 
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