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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 144 cod. proc. civile: Notificazione alle amministrazioni dello Stato

Per le amministrazioni dello Stato si osservano le disposizioni delle leggi speciali che prescrivono la notificazione presso gli uffici dell’avvocatura dello Stato (1).

Fuori dei casi previsti nel comma precedente, le notificazioni si fanno direttamente, presso l’amministrazione destinataria, a chi la rappresenta nel luogo in cui risiede il giudice davanti al quale si procede (2). Esse si eseguono mediante consegna di copia nella sede dell’ufficio al titolare o alle persone indicate nell’articolo seguente.


Commento

(1) La norma in esame è applicabile solo nel caso in cui l’amministrazione sia rappresentata e difesa dall’Avvocatura dello Stato e non nel caso sia stato delegato un libero professionista. Tale forma di notificazione si estende anche agli enti pubblici non statali che però siano abilitati per legge a fruire del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato e che in concreto siano rappresentati dall’Avvocatura.

 

(2) Per gli atti giudiziari che devono essere notificati alle amministrazioni dello Stato la notificazione stessa è eseguita in persona del Ministro competente, in quanto considerato rappresentante organico dell’ente.


Giurisprudenza annotata

  1. Generalità.

 

 

1.1. Amministrazioni statali.

Le norme in tema di notificazioni di atti processuali di cui all’art. 144 c.p.c. come riformato dall’art. 2 della legge n. 263 del 2005 (quali il ricorso giurisdizionale avverso un’ordinanza-ingiunzione di sanzione pecuniaria amministrativa: n.d.e.) vanno interpretate nel senso che la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario. Cons. St., 7 ottobre 2008, n. 4853.

 

 

1.1.1. Indicazione del Ministro in carica.

Salvo che norme speciali non dispongano in senso contrario, la legittimazione a stare in giudizio, per le amministrazioni dello Stato, spetta per regola generale al ministro competente, senza alcuna eccezione sulla base del giudice innanzi al quale il giudizio si svolge (ad esempio innanzi ai giudici conciliatori). Al riguardo l’Avvocatura dello Stato deve eccepire l’errore di identificazione della persona alla quale l’atto introduttivo del giudizio e ogni altro atto deve essere notificato, con la contemporanea indicazione della persona alla quale l’atto introduttivo doveva essere notificato, a pena di decadenza, nella prima udienza. Cass. 6 agosto 1999, n. 8471.

 

In base al combinato disposto degli art. 144, comma 1, c.p.c. e 11, comma 3 r.d. 30 ottobre 1933, n. 1611 (nel testo introdotto dall'art. 1 l. 25 marzo 1958, n. 260), tutti gli atti costitutivi di una fase processuale, proposta nei confronti di amministrazioni statali e di enti pubblici patrocinati dall'Avvocatura dello Stato, vanno notificati a dette amministrazioni ed agli enti presso l'ufficio dell'avvocatura nel cui distretto abbia sede l'autorità giudiziaria adita (ovvero, per quanto riguarda il giudizio da instaurare innanzi al Consiglio di Stato, presso l'Avvocatura generale dello Stato, con sede in Roma). Quando, pertanto, la notifica dell'appello di una sentenza di tribunale amministrativo regionale abbia avuto luogo presso l'avvocatura del distretto in cui abbia sede quest'ultimo, la notifica deve considerarsi nulla, con conseguente inammissibilità dell'appello stesso, ove l'Amministrazione evocata non abbia sanato tale nullità costituendosi in giudizio. (ConfermaTARPuglia, Lecce, sez. I, n. 2097/2011).

Consiglio di Stato sez. VI  11 settembre 2013 n. 4495  

 

 

1.1.2. Rimessione in termini.

La remissione in termini in caso di tardività della notifica per errori imputabili agli organi pubblici si applica esclusivamente (non essendo ammessa nel caso di notifica a mezzo posta) all’ipotesi di notificazioni eseguite direttamente dall’ufficiale giudiziario o dal messo notificatore, con le forme ordinarie di cui agli art. 137 e ss. c.p.c. Cons. St., 18 agosto 2010, n. 5886.

 

 

1.1.3. Ipotesi di irrilevanza della rinotificazione.

II principio per il quale l’erronea “vocatio in ius” di un Ministero diverso da quello competente in relazione alla materia dedotta in giudizio, se tempestivamente eccepita dall’Avvocatura dello Stato, con la contemporanea indicazione della persona alla quale l’atto deve essere notificato, determina la necessaria rimessione in termini della parte che erroneamente quell’atto aveva notificato, implica che, ove la parte abbia tempestivamente notificato il ricorso per cassazione, erroneamente, alla Presidenza del Consiglio dei ministri presso l’Avvocatura generale dello Stato in Roma e, successivamente, accortasi dell’errore, abbia provveduto spontaneamente a rinnovare la notifica del ricorso nei riguardi del Ministero della giustizia, effettivamente competente, sempre presso la medesima Avvocatura, così instaurando il contraddittorio nei confronti del soggetto pubblico a ciò legittimato, con conseguente sua costituzione in giudizio, il ricorso, da considerare unico, deve ritenersi ammissibile, rendendosi superfluo disporre ulteriormente la rinnovazione dell’originaria notifica nei riguardi del Ministero effettivamente competente, senza che per questo venga meno l’effetto di remissione in termini che dalla disposta rinnovazione di tale notifica deriverebbe. Cass. 30 gennaio 2003, n. 1405.

 

 

1.2. Enti Pubblici non rappresentati.

La notificazione degli atti agli enti pubblici per i quali non operi la rappresentanza dell’Avvocatura dello Stato devono effettuarsi, a norma dell’art. 145 c.p.c., presso la sede legale. Pertanto, è nulla la notifica di un decreto ingiuntivo emesso nei confronti della Usl n. 58 di Palermo effettuata presso l’ufficio delle gestioni stralcio, trattandosi di ufficio distaccato e periferico, privo di autonomia e soggettività distinte, a nulla rilevando che gli organi preposti a detto ufficio siano muniti del potere di rappresentanza processuale nei limiti delle loro attribuzioni. Cass. 25 novembre 1995, n. 12215.

 

 

1.3. Opposizione a decreto ingiuntivo ed invalidità della notificazione.

Al fine dell’opposizione tardiva prevista dall’art. 650 c.p.c., la prova della mancata tempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo, come conseguenza del vizio della sua notificazione, è implicita nell’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo sia stato notificato direttamente all’Amministrazione, anzichè presso la competente Avvocatura dello Stato domiciliataria ex legge ai sensi dell’art. 11 del R.D. 30 ottobre 1933 n. 1611, in quanto tale fatto implica la dimostrazione dell’ovvio collegamento e del nesso di causalità tra tardiva conoscenza del decreto ingiuntivo e vizio della notificazione. Cass. 27 gennaio 1995, n. 992.

 

 

1.3.1. Onere di contestazione in capo all’opposto.

Ai fini della legittimità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo (di cui all’art. 650 c.p.c.) non è sufficiente l’accertamento dell’irregolarità della notificazione del provvedimento monitorio, ma occorre, altresì, la prova - il cui onere incombe sull’opponente - che a causa di detta irregolarità egli, nella qualità di ingiunto, non abbia avuto tempestiva conoscenza del suddetto decreto e non sia stato in grado di proporre una tempestiva opposizione. Tale prova deve considerarsi raggiunta ogni qualvolta, alla stregua delle modalità di esecuzione della notificazione del richiamato provvedimento, sia da ritenere che l’atto non sia pervenuto tempestivamente nella sfera di conoscibilità del destinatario. Ove la parte opposta intenda contestare la tempestività dell’opposizione tardiva di cui all’art. 650 c.p.c., in relazione alla irregolarità della notificazione così come ricostruita dall’opponente, sulla stessa ricade l’onere di provare il fatto relativo all’eventuale conoscenza anteriore del decreto da parte dell’ingiunto che sia in grado di rendere l’opposizione tardiva intempestiva e, quindi, inammissibile. Cass., Sez. Un., 22 giugno 2007, n. 14572.

 

 

1.4. Applicabilità ai giudizi innanzi al giudice di pace.

La notificazione della sentenza eseguita direttamente presso l’amministrazione statale parte in causa, invece che presso l’avvocatura distrettuale dello Stato del luogo in cui ha sede l’autorità giudiziaria che ha pronunciato la sentenza stessa, non e idonea a far decorrere il termine breve di cui all’art. 325 c.p.c. per proporre impugnazione. Tale principio trova applicazione anche in relazione alle sentenze pronunciate dal giudice di pace. Cass. 2 febbraio 2001, n. 1513.

 

 

  1. Vizi del procedimento.

 

 

2.1. Inesistenza.

Poiché le notificazioni di atti ad enti pubblici per i quali non opera la rappresentanza dell’Avvocatura dello Stato debbono eseguirsi, a norma degli art. 144 e 145 c.p.c., presso la sede dell’ente, mediante consegna di copia al rappresentante, è inesistente la notificazione eseguita presso l’Avvocatura dello Stato anziché presso la sede dell’Ente. T.A.R. Sicilia, Catania, 17 dicembre 2008, n. 2376.

 

 

2.2. Vizi sanabili.

Si deve ritenere che la notifica dell’appello in violazione del combinato disposto degli artt. 144, comma 1, c.p.c. e 11, comma 3, del R.D. n. 1611/1933, pur dovendosi considerare nulla, sia sanabile nell’ipotesi in cui l’Amministrazione intimata si sia costituita in giudizio. Cons. St., 28 agosto 2008, n. 4094.

 

 

2.2.1. Nullità sanabile.

Si deve ritenere nulla la notifica dell’appello al Consiglio di Stato eseguita, in violazione del combinato disposto di cui agli artt. 144, comma 1, c.p.c. e 11, comma 3, del R.D. n. 1611/1933, presso l’Avvocatura distrettuale, anziché presso l’Avvocatura generale dello Stato. Cons. St., 7 maggio 2009, n. 2836.

 

La notificazione dell’atto introduttivo di un giudizio eseguita direttamente all’Amministrazione dello Stato e non presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato, nei casi nei quali non si applica la deroga alla regola di cui all’art. 11 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, non può ritenersi affetta da mera irregolarità o da inesistenza, bensì - secondo quanto disposto dalla citata norma - da nullità, ed è quindi suscettibile di rinnovazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c. ovvero di sanatoria nel caso in cui l’Amministrazione si costituisca Cass. 27 febbraio 2008, n. 5212.

 

Si deve ritenere che la notifica dell’appello in violazione del combinato disposto degli artt. 144, comma 1, c.p.c. e 11, comma 3, del R.D. n. 1611/1933, pur dovendosi considerare nulla, sia sanabile nell’ipotesi in cui l’Amministrazione intimata si sia costituita in giudizio. Cons. St., 28 agosto 2008, n. 4094.

 

 

2.3. Irregolarità.

In tema di notificazioni di atti processuali alla Pubblica Amministrazione, la notifica del ricorso per Cassazione al Ministro, anziché al Ministero del Tesoro e l’erronea denominazione del Ministro medesimo, costituiscono mere irregolarità, inidonee ad impedire il raggiungimento dello scopo dell’atto. Cass. lav., 4 agosto 2004, n. 14945.

 

 

  1. Casistica.

La notificazione dell’atto di pignoramento presso terzi, quando il debitore sia un’amministrazione dello Stato, è soggetta alla disciplina dettata dagli artt. 144 c.p.c. e 11 R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611 ed è nulla se eseguita direttamente presso l’amministrazione, anziché presso l’ufficio locale dell’Avvocatura dello Stato competente per territorio in ragione del tribunale davanti al quale il processo esecutivo è iniziato. Cass. 28 febbraio 2007, n. 4665.

 

 

3.1. Notifica di atti non processuali.

Il creditore dell’Amministrazione Pubblica, fornito di titolo esecutivo, ha l’onere di notificare il precetto, atto di natura non processuale, direttamente all’ufficio amministrativo debitore, ai sensi dell’art. 480, ultimo comma, c.p.c. e dell’art. 144 c.p.c., e non presso l’Avvocatura dello Stato, ex art. 11 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, norma inapplicabile in quanto attinente esclusivamente agli atti giudiziali (né l’invalidità della notificazione può ritenersi sanabile ex art. 156 c.p.c., concernente soltanto gli atti del processo). Ne consegue che il precetto notificato presso l’Avvocatura dello Stato, cioè a soggetto diverso dal suo destinatario, deve ritenersi del tutto inefficace - in quanto non conoscibile da quest’ultimo - e, quindi, inidoneo anche al fine dell’interruzione della prescrizione ex art. 2943 c.c. Cass. 19 dicembre 2003, n. 19512.

 

 

3.2. Arbitrato.

In tema di arbitrato, il principio secondo cui la notifica del lodo alla parte personalmente fa decorrere il termine breve per la proposizione della sua impugnazione per nullità, anche quando la parte sia stata assistita nel giudizio arbitrale da un procuratore, eleggendo o meno domicilio presso il suo studio - svolgendosi nel giudizio arbitrale il rapporto fra cliente e difensore sul piano contrattuale del mandato -, non trova applicazione ove detta parte sia lo Stato o altro ente pubblico ammesso alla difesa erariale, nei confronti dei quali, per far decorrere il termine breve di cui all’art. 828 c.p.c., è necessaria la notifica del lodo presso l’Avvocatura dello Stato, alla stregua di quanto testualmente disposto dall’art. 11 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, che nelle ipotesi di patrocinio ex lege dell’Avvocatura prescrive siano presso di essa notificati tutte le citazioni ed i ricorsi davanti ai giudici o agli arbitri e le sentenze. Né la riforma dell’arbitrato recata dalla legge 5 gennaio 1994, n. 25, che, riformulando anche il testo dell’art. 826 c.p.c., ha escluso qualsiasi possibilità di equiparazione del lodo alla sentenza, rileva in proposito, risultando evidente che l’art. 11 del R.D. n. 1611 del 1933 ha inteso sancire unicamente la necessità di recapitare presso l’Avvocatura non soltanto l’atto di promovimento del giudizio arbitrale, ma anche la sua decisione, indipendentemente dalla sua natura. Una siffatta disciplina non introduce disparità di trattamento fra Pubblica Amministrazione e privati, perché la difformità di regolamentazione trova giustificazione nella oggettiva diversità delle situazioni, né interferisce col diritto di difesa degli interessati e neppure influisce sull’esperibilità e sulle modalità della impugnazione. Cass. 7 aprile 2004, n. 6847.

 

 

3.3. Delega a professionista privato.

Con riguardo ad appello nei confronti di amministrazione dello stato, l’obbligo della notificazione del relativo atto presso l’ufficio dell’avvocatura dello stato nel cui distretto si trovi l’autorità giudiziaria adita, ai sensi dell’art. 11, 1° comma, r. d. 30 ottobre 1933, n. 1611 e successive modificazioni, trova deroga, con l’applicazione delle ordinarie regole fissate dal codice di rito, quando l’avvocatura, costituendosi in primo grado, si sia avvalsa della facoltà di delegare un procuratore del libero foro, come consentito dall’art. 2 cit. decreto, non anche nella diversa ipotesi in cui, in tale sede, si sia limitata ad eleggere domicilio presso un professionista privato (elezione equiparabile a quella che venga effettuata presso un collega dal procuratore costituito esercente extra districtum); la notificazione presso detto domiciliatario, pertanto, implica inosservanza del menzionato art. 11 e comporta l’inammissibilità dell’impugnazione (vertendosi in tema di giuridica inesistenza della notificazione stessa, ostativa alla rinnovazione prevista dall’art. 291 c. p. c.). Cass. 27 febbraio 1989, n. 1051.

 

 

3.4. Sanzioni amministrative.

In tema di sanzioni amministrative irrogate con provvedimento del Prefetto, il ricorso per cassazione avverso la sentenza resa all’esito del giudizio previsto dall’art. 23 della legge n. 689 del 1981 deve essere proposto nei confronti dello stesso Prefetto e notificato presso la sua sede legale, salvo che nella precedente fase di merito il patrocinio non sia stato assunto dall’Avvocatura dello Stato. Ne consegue che, nel caso in cui il ricorso sia stato formulato nei riguardi del Prefetto ma notificato all’Avvocatura dello Stato, benché questa nel precedente grado di merito non ne abbia assunto la difesa, detta notificazione è da ritenersi nulla - e non inesistente - e, come tale, rinnovabile, ai sensi dell’art. 291 c.p.c., presso l’ufficio del Prefetto intimato. Cass. 26 aprile 2010, n. 9904.

 

 

3.4.1. Notifica del ricorso per cassazione.

In tema di opposizioni a sanzioni amministrative, quando l’autorità opposta (costituita da un’amministrazione statale) si è difesa personalmente o tramite un proprio funzionario, oppure è rimasta contumace, il ricorso per cassazione dev’essere notificato all’autorità stessa presso la sua sede legale. Allorquando, invece, l’autorità opposta si è costituita in giudizio tramite l’Avvocatura distrettuale dello Stato, il ricorso per cassazione va notificato all’autorità presso l’Avvocatura generale dello Stato e, qualora, la notifica venga fatta presso l’Avvocatura distrettuale, la Corte di cassazione, in difetto di costituzione dell’autorità, deve ordinarne il rinnovo presso l’Avvocatura generale, e, nel caso in cui il rinnovo avvenga nel termine all’uopo concesso, la nullità della notificazione risulta sanata “ex tunc”. Cass. 5 gennaio 2000, n. 53.

 

 

3.5. Decreto di espulsione.

Nel giudizio di opposizione avverso il decreto di espulsione amministrativa dello straniero regolata dal D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, legittimato passivo è l’autorità che ha adottato il decreto, vale a dire il Prefetto, sicché ad esso va notificato il provvedimento intervenuto all’esito del giudizio stesso, salvo che nella fase di merito il patrocinio non sia stato assunto dall’Avvocatura dello Stato. Ne consegue che tale notifica è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione di cui all’art. 326 c.p.c. Cass. 27 gennaio 2004, n. 1395.

 

 

3.6. Responsabilità civile dei magistrati.

In tema di responsabilità civile dei magistrati, l’art. 5 della legge n. 117 del 1988, al fine di garantire la sollecita definizione del giudizio di ammissibilità della domanda di risarcimento dei danni, stabilisce, tra l’altro, che il cancelliere della Corte d’Appello deve provvedere alla notificazione del decreto di rigetto del reclamo e che da detta data decorre il termine di trenta giorni per la notificazione del ricorso per cassazione, che deve avvenire a cura e ad istanza della parte ricorrente e va effettuata nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri presso l’Avvocatura Generale dello Stato; pertanto, se la parte abbia notificato il ricorso al Presidente del Consiglio dei Ministri presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato, qualora questi non si sia costituito nel giudizio di legittimità, deve essere disposta la rinnovazione della notificazione e, nel caso in cui la parte non vi provveda nel termine perentorio a detto fine assegnatole, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, non avendo effetto sanante la costituzione del Ministro della giustizia, in quanto la legittimazione passiva nel succitato giudizio spetta esclusivamente al Presidente del Consiglio dei Ministri. Cass. 28 novembre 2003, n. 18191.

 

 

3.7. Contenzioso innanzi al giudice del lavoro e difesa della P.A. con proprio dipendente.

Posto che a norma dell’art. 415, comma sette, c.p.c. - aggiunto dall’art. 41 del D.Lgs. n. 80/1998 - nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 413, comma quinto, c.p.c., il ricorso va notificato direttamente presso l’Amministrazione destinataria ai sensi dell’art. 144, comma secondo, c.p.c., e posto che in capo alle istituzioni scolastiche statali, cui è stata attribuita l’autonomia e la personalità giuridica a norma dell’art. 21, L. n. 59/1997, è stato conservato il patrocinio legale dell’Avvocatura dello Stato, deve ritenersi nulla, o meglio inesistente, la vocativo in ius notificata solo presso l’istituito scolastico e non invece presso l’amministrazione destinataria, ovvero negli uffici dell’Avvocatura dello Stato competente per territorio. Siffatta nullità, rilevabile anche ex officio dal giudice, comporta, a norma dell’art. 354, comma primo, c.p.c., la rimessione della causa al primo giudice, non potendosi ritenere valida a sanare gli effetti della omessa notifica la costituzione in giudizio del dirigente scolastico in proprio, ovvero rappresentato da un avvocato del libero foro senza apposita e motivata delibera autorizzativa. App. Bari, 14 giugno 2007.

 

 

  1. Altre amministrazioni.

Gli uffici periferici dell’Agenzia delle entrate hanno la capacità di stare in giudizio, in via concorrente ed alternativa al direttore, secondo un modello simile alla preposizione institoria disciplinata dagli artt. 2203 e 2204 cod. civ., configurandosi detti uffici quali organi dell’Agenzia che, al pari del direttore, ne hanno la rappresentanza, con la conseguenza dell’imputabilità all’organo rappresentato dell’attività da loro svolta e l’ulteriore conseguenza della sussistenza della legittimazione passiva ed attiva concorrente, anche nel processo innanzi al giudice ordinario. Cass. 9 aprile 2009, n. 8703.

 

 

4.1. Enti territoriali delegati dall’amministrazione centrale dello Stato.

La necessità del patrocinio e della rappresentanza delle amministrazioni dello Stato da parte dell’Avvocatura dello Stato, applicabile anche agli organi delegati dell’Amministrazione centrale dello Stato, vale anche per il (sindaco e il) presidente della Giunta regionale come commissario di Governo ai sensi di legge 14 maggio 1981, n. 219, che ha convertito, con modificazioni, il D L. 19 marzo 1981, n 75, in materia di interventi di ricostruzione seguiti al terremoto del 1980 nell’area campana, ne consegue che per le citazioni in giudizio di detto commissario (o per gli alti istitutivi di giudizi che si svolgono innanzi agli arbitri nei confronti di esso) è applicabile l’art. 11 del R D 30 ottobre 1933, n. 1611 (sostituito dall’art. 1 della legge 25 marzo 1958, n. 260), in tema di notifica presso l’Avvocatura dello Stato. Cass. 12 dicembre 2003, n. 19025.

 

 

4.2. Università.

È ritualmente notificato il ricorso presso la sede dell’università, in quanto non riconducibile nel novero delle “amministrazioni dello Stato” per le quali gli artt. 11 del R.D. n. 1611 del 1933 e art. 144 c.p.c., stabiliscono la domiciliazione obbligatoria presso l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l’autorità giudiziaria competente a decidere la causa. Cons. St., 3 agosto 2007, n. 4316.

 

 

4.3. Agenzia per le erogazioni in agricoltura.

Poichè le notificazioni di atti ad enti pubblici per i quali non opera la rappresentanza dell’Avvocatura dello Stato debbono eseguirsi, a norma degli artt. 144 e 145 c.p.c., presso la sede dell’ente, mediante consegna di copia al rappresentante, è inesistente la notificazione dell’atto di citazione nei confronti dell’Ag.E.A. (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) eseguita presso l’Avvocatura Generale dello Stato, con la conseguente nullità del giudizio, compresa la sentenza che lo ha concluso. Cass. 28 luglio 2005, n. 15819.

 

 

4.4. Ente nazionale autonomo delle strade.

A seguito della trasformazione in ente pubblico economico e della cessazione della connotazione dell’A.N.A.S. come amministrazione statale, sono divenute inapplicabili a tale ente le norme dell’art. 11 del R.D. n. 1611 del 1933 e dell’art. 25 c.p.c., con la conseguenza che la notificazione di un atto introduttivo del giudizio all’ente doveva avvenire nel rispetto della norma dell’art. 145 c.p.c. e, quindi, presso la sua sede legale e che una notificazione presso un suo compartimento regionale era affetta da nullità, per inosservanza del luogo di notificazione previsto da detta norma del codice di procedura civile. Cass. 27 marzo 2007, n. 7405.

 

 

4.4.1. Regime previgente.

Nelle controversie in cui l’Anas, sia al momento della introduzione della lite, sia all’epoca della notifica dell’appello, si configurasse ancora come un’amministrazione statale ad ordinamento autonomo, il suo patrocinio in giudizio spettava all’Avvocatura dello Stato, e le notificazioni dell’atto introduttivo del giudizio e dell’atto di appello dovevano essere effettuate, a pena di nullità, ex art. 1 e 11 del R.D. n. 1611 del 1933, presso il competente ufficio dell’Avvocatura erariale, senza che potesse assumere rilevanza in contrario la circostanza della trasformazione dello stesso Anas in ente pubblico economico ex art. 1 D.Lgs. 26 febbraio 1994 n. 143 (vedi, successivamente, D.P.R. n. 242 del 1995, D.Lgs. 112 del 1998, art. 9 e 10, D.Lgs. n. 419 del 1999, art. 6, comma 4, e 13) nelle more del giudizio di appello, realizzandosi, in tale ipotesi, la protrazione del patrocinio erariale, obbligatorio all’atto della introduzione della impugnazione. Cass. 8 maggio 2001, n. 6359.

 

 

4.5. Istituto postelegrafonici.

La speciale normativa di cui all’art. 10 L. 18 ottobre 1942, n. 1408, regolante l’istituto postelegrafonici, anche se prevede che l’assistenza legale, nonché la rappresentanza e difesa in giudizio dell’istituto siano affidate all’avvocatura dello stato, richiama la disciplina processuale generale relativa alla notifica degli atti e alla competenza della autorità giudiziaria; ne consegue che, in caso di contumacia dell’istituto nel giudizio di primo grado, la notificazione della sentenza impugnata deve essere effettuata alla parte personalmente, ex art. 292 c.p.c., e non presso l’avvocatura dello stato. Cass. lav., 5 luglio 2003, n. 10636.

 

 

4.6. Ferrovie dello Stato.

La trasformazione in società per azioni (in virtù della deliberazione in data 12 agosto 1992 del Cipe, adottata in base all’art. 18 D.L. 11 luglio 1992 n. 333, conv. in L. 8 agosto 1992 n. 359) dell’ente Ferrovie dello Stato - istituito nella forma di ente pubblico economico con la L. 17 maggio 1985 n. 210 - ha determinato, con l’inapplicabilità della norma relativa al patrocinio legale dell’Avvocatura dello Stato per il suddetto ente, ex art. 24, comma 3, L. n. 210 del 1985, il venir meno dello “ius postulandi” della medesima Avvocatura, realizzando così una fattispecie di impedimento del procuratore per factum principis, da ricondurre alla previsione dell’art. 301, comma 1, c.p.c. (in quanto non assimilabile alle ipotesi di revoca della procura o di rinuncia della stessa di cui al comma 2 dello stesso articolo); nell’ipotesi in cui la sentenza di primo grado sia stata pubblicata in epoca successiva alla suindicata data di trasformazione dell’ente, la notifica della stessa sentenza eseguita alla Avvocatura dello Stato e inidonea a far decorrere il termine breve di impugnazione; in tale fattispecie non opera infatti il disposto dell’art. 15, comma 3 bis, D.L. 23 gennaio 1993 n. 16 nel testo di cui alla legge di conversione 24 marzo 1993 n. 75, secondo cui quanto disposto dal cit. art. 24, comma 3, L. n. 210 del 1985 continua ad applicarsi per le controversie pendenti e limitatamente al grado di giudizio in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del richiamato decreto legge, posto che il limite di applicazione di tale norma transitoria è segnato, per i giudizi pendenti, dalla conclusione del grado di giudizio in corso alla stessa data, che si realizza con la pubblicazione della sentenza definitiva. Per le stesse ragioni deve ritenersi nulla - ed inidonea a far decorrere il termine breve di impugnazione - la notificazione della sentenza avvenuta nei confronti del funzionario dell’Amministrazione parte in causa, delegato dall’Avvocatura a rappresentarla relativamente ad un giudizio svolgentesi fuori dalla sede dei suoi uffici a norma dell’art. 2, comma 1, del R.D. n. 1611 del 1933. Cass. lav., 21 gennaio 1999, n. 541.

 



 
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