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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 149 cod. proc. civile: Notificazione a mezzo del servizio postale

Se non ne è fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione può eseguirsi anche a mezzo del servizio postale (1).

In tal caso l’ufficiale giudiziario scrive la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendovi menzione dell’ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento (2). Quest’ultimo è allegato all’originale (3) (4).

La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza dell’atto.


Commento

(1) Se la notifica deve essere eseguita nell’ambito del Comune (in cui ha sede l’ufficio notifiche) l’ufficiale giudiziario può avvalersi del servizio postale (a meno che il giudice o la parte rispettivamente disponga o richieda che la notifica sia effettuata personalmente). Se, però, la notifica deve essere eseguita fuori dal Comune, l’ufficiale giudiziario deve avvalersi del servizio postale (a meno che la parte richieda che la notifica sia effettuata di persona).

 

(2) L’avviso di ricevimento può essere trasmesso per telegrafo qualora l’autorità giudiziaria o la parte ne facciano richiesta, purché il mittente ne anticipi le spese.

 

(3) La notifica si considera perfezionata al momento della consegna del piego, quale risulta dalla data indicata sull’avviso di ricevimento e, se la data non risulta o se è comunque incerta, dal timbro apposto sull’avviso medesimo. Solo quest’ultimo documento è pertanto idoneo a fornire la prova dell’eseguita notificazione, della data in cui è avvenuta e della persona cui il piego è stato consegnato. La tendenza del legislatore, su indicazione della Corte Costituzionale, è quella di garantire una sempre maggiore riservatezza nelle modalità di consegna delle notifiche (attraverso l’utilizzo di un plico sigillato) e di impedire che i disservizi postali incidano negativamente sugli interessi delle parti in causa. In questo senso sono stati proposti dei disegni di legge, che raggiungerebbero tali obiettivi.

 

(4) Le ipotesi di rifiuto a ricevere il piego o di irreperibilità sono disciplinate dalla l. 890/1982. In tali ipotesi l’agente postale ne faceva menzione, restituiva il piego e la notifica si aveva per eseguita con il decorso di 10 giorni dall’avvenuto deposito nell’ufficio postale.

 


Giurisprudenza annotata

  1. Aspetti di costituzionalità.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 477/1992 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 149 c.p.c. e dell’art. 4, comma terzo, della legge 20 novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario. T.A.R. Molise, Campobasso, 9 maggio 2011, n. 279.

 

 

1.1. Necessità dell’attestazione di ricevimento.

A seguito della sentenza n. 98 del 2004 della Corte costituzionale, l’opposizione ad ordinanza-ingiunzione di cui all’art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, può essere proposta anche tramite il servizio postale; in tal caso, l’opposizione notificata a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno deve considerarsi tempestiva - alla luce dell’art. 149 c.p.c. e dell’art. 4 della legge 20 novembre 1982, n. 890 - qualora la consegna del plico da parte del notificante all’agente postale sia intervenuta nel termine di cui al primo comma del citato art. 22, rimanendo irrilevante che il medesimo pervenga alla cancelleria del giudice adito successivamente alla scadenza del termine stesso. Cass. 13 giugno 2011, n. 12932.

 

 

1.1.1. Conferma dell’orientamento della Corte di Cassazione.

La notifica dell’atto giudiziario a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell’atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario, e l’avviso di ricevimento prescritto dall’art. 149 c.p.c. e dalle disposizioni della legge 20 novembre 1982, n. 890, è il solo documento idoneo a dimostrare sia l’intervenuta consegna che la data di essa e l’identità ed idoneità della persona a mani della quale è stata eseguita. Cass. 8 maggio 2006, n. 10506.

 

 

1.1.2. Cambio di orientamento della Corte di Cassazione: la cartolina come elemento di prova del già avvenuto perfezionamento della notificazione.

La produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149 c.p.c., o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 c.p.c., è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio. Ne consegue che l’avviso non allegato al ricorso e non depositato successivamente può essere prodotto fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione prevista dal primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’adunanza della corte in camera di consiglio di cui all’art. 380-bis c.p.c., anche se non notificato mediante elenco alle altre parti ai sensi dell’art. 372, secondo comma, c.p.c. In caso, però, di mancata produzione dell’avviso di ricevimento, ed in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato, il ricorso per cassazione è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c.; tuttavia, il difensore del ricorrente presente in udienza o all’adunanza della corte in camera di consiglio può domandare di essere rimesso in termini, ai sensi dell’art. 184-bis c.p.c., per il deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere all’amministrazione postale un duplicato dell’avviso stesso, secondo quanto previsto dall’art. 6, primo comma, della legge n. 890 del 1982. Cass., Sez. Un., 14 gennaio 2008, n. 627.

 

 

1.2. Contemperamento degli opposti interessi nella notifica.

È valida la notifica di un atto ad una persona giuridica presso la sede a mezzo del servizio postale, non essendovi alcuna previsione di legge ostativa al riguardo, purchè mediante consegna a persone abilitate a ricevere il piego, mentre, in assenza di tali persone, deve escludersi la possibilità del deposito dell’atto e dei conseguenti avvisi presso l’ufficio postale; l’art. 145 c.p.c., infatti, non consente la notifica alla società con le modalità previste dagli art. 140 e 143 c.p.c., e, quindi, con gli avvisi di deposito di cui all’art. 8 della legge 20 novembre 1982, n. 890, che costituiscono modalità equivalenti alla notificazione ex art. 140 c.p.c., essendo questa riservata esclusivamente al legale rappresentante. Cass. 13 settembre 2011, n. 18762.

 

 

1.3. Necessità di una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa.

Nel caso in cui la notificazione all’estero debba avvenire tramite la necessaria attività delle autorità locali, le garanzie di conoscibilità dell’atto da parte del destinatario devono coordinarsi con l’interesse del notificante a non vedersi addebitato l’esito intempestivo di un procedimento notificatorio parzialmente sottratto ai suoi poteri di impulso e controllo. Corte cost., 3 marzo 1994, n. 69.

 

 

1.4. Valenza generale del principio di sfalsamento delle fasi.

Il combinato disposto dell’art. 149 c.p.c. e dell’art. 4, terzo comma, legge n. 890 del 1982 viola l’art. 3 Cost., per irragionevolezza e l’art. 24 per lesione del diritto di difesa del notificante (che può subire un effetto di decadenza dal ritardo nel compimento di un’attività riferibile non al notificante stesso, ma all’ufficiale notificatore), nella parte in cui prevede che la notificazione a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario. Corte cost., 26 novembre 2002, n. 477.

 

 

1.4.1. Ulteriore conferma del principio.

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 139 e 148 c.p.c., sollevata con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., in quanto si applica anche alla notificazione eseguita dall’ufficiale giudiziario direttamente e non tramite il servizio postale la regola generale secondo la quale la notificazione si perfeziona, per il notificante, al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario. Corte cost., 23 gennaio 2004, n. 28.

 

 

1.4.2. Limiti della rilevanza del principio di sfalsamento.

La mera consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto di accettazione della proposta di alienazione del fondo rustico non è idonea a interrompere il decorso del termine prescrizionale per l’esercizio del diritto di riscatto spettante all’affittuario, essendo a questo fine necessario che l’atto sia giunto a conoscenza, ancorché legale e non necessariamente effettiva, del soggetto al quale è diretto, atteso che non ricorre in tal caso l’esigenza di salvaguardare il diritto di difesa in giudizio posto a base del principio della scissione del momento perfezionativo della notificazione per il richiedente e per il destinatario, proprio degli atti processuali, e che è necessario tutelare l’interesse del destinatario alla certezza del diritto, ossia a conoscere se la prescrizione sia stata tempestivamente interrotta ovvero il rapporto possa considerarsi definito. Cass. 15 luglio 2011, n. 15671.

 

 

  1. Effetti delle sentenze della Corte Costituzionale sui processi in corso.

L’efficacia delle sentenze dichiarative della illegittimità costituzionale di una norma incontra il limite dei rapporti esauriti in modo definitivo ed irrevocabile per avvenuta formazione del giudicato o per essersi comunque verificato altro evento cui l’ordinamento ricollega il consolidamento del rapporto, mentre si estende a tutti gli altri rapporti. Pertanto, la inoperatività della norma processuale dichiarata incostituzionale, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della relativa sentenza della Corte costituzionale nella Gazzetta Ufficiale, va affermata con riguardo sia ad atti processuali successivi, sia ad atti processuali compiuti in precedenza, ma la cui validità ed efficacia sia ancora oggetto di sindacato dopo la predetta sentenza. Cass. 20 aprile 2010, n. 9329.

 

 

2.1. C.d. rapporto esaurito.

La norma processuale dichiarata incostituzionale cessa di operare dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale nella Gazzetta Ufficiale, senza possibilità di distinguere tra applicazione diretta, con riguardo ad atti processuali successivi, ed applicazione indiretta, con riguardo ad atti processuali compiuti in precedenza, dato che, fin quando la validità e l’efficacia di tali atti sono “sub iudice”, il rapporto processuale non può considerarsi esaurito, e, conseguentemente, nel momento in cui viene in discussione la ritualità di un atto o di una serie causale di atti del procedimento, il criterio valutativo di corrispondenza alle norme di legge deve avere riguardo alla modificazione della disciplina conseguita all’intervento del giudice delle leggi. Cass. 9 luglio 2008, n. 18847.

 

 

2.1.1. Superamento del contrasto.

La notifica di un atto processuale, almeno quando debba compiersi entro un determinato termine, si intende perfezionata, dal lato dell’istante, al momento dell’affidamento dell’atto all’ufficiale giudiziario, posto che, come affermato dalle sentenze della Corte costituzionale n. 69 del 1994 e n. 477 del 2002, il notificante deve rispondere soltanto del compimento delle formalità che non esulano dalla sua sfera di controllo, secondo il “principio della scissione soggettiva del momento perfezionativo del procedimento notificatorio”. Cass. lav., 13 gennaio 2010, n. 359.

 

 

  1. Perfezionamento della notificazione in termini generali.

In tema di notificazioni degli atti processuali, qualora la notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere - anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, atteso che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio - di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio, e, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, sempreché la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari, secondo la comune diligenza, per conoscere l’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie. Cass. lav., 22 marzo 2010, n. 6846.

 

La produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149 c.p.c., o della raccomandata con la quale l’Ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 c.p.c., è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’intervenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio. L’avviso non allegato al ricorso e non depositato successivamente può essere prodotto fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione prevista dal primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’adunanza della Corte in camera di consiglio di cui all’art. 380-bis c.p.c., anche se non notificato mediante elenco alle altre parti ai sensi dell’art. 372, secondo comma, c.p.c. In difetto di produzione dell’avviso di ricevimento, ed in mancanza di esercizio di attività difensiva da parte dell’intimato, il ricorso è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c. Il difensore del ricorrente presente in udienza o all’adunanza della Corte in Camera di consiglio può tuttavia domandare di essere rimesso in termini, ai sensi dell’art. 184-bis c.p.c., vigente “ratione temporis”, per il deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere all’Amministrazione postale un duplicato dell’avviso stesso, secondo quanto previsto dall’art. 6, primo comma, della legge n. 890/1982. Cass., Sez. Un., 9 novembre 2009, n. 23666.

 

 

3.1. Inquadramento dell’ambito applicativo del principio di sfalsamento delle fasi.

In tema di notificazioni, per effetto della sentenza n. 477 del 2002 della Corte Costituzionale - dichiarativa della illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 149 c.p.c. e dell’art. 4, terzo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890, nella parte in cui prevede che la notificazione di atti a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell’atto all’Ufficiale giudiziario, - e come dalla Corte Costituzionale ribadito anche nella sent. n. 28 del 2004, nell’Ordinamento deve ritenersi operante un principio generale in base al quale, qualunque sia la modalità di trasmissione, la notifica di un atto processuale, almeno quando debba compiersi entro un determinato termine, si intende perfezionata in momenti diversi rispettivamente per il richiedente e per il destinatario della notifica, dovendo le garanzie di conoscibilità dell’atto da parte di quest’ultimo contemperarsi con il diverso interesse del primo a non subire le conseguenze negative derivanti dall’intempestivo esito del procedimento notificatorio per la parte di questo sottratta alla sua disponibilità. Peraltro, quando non vengono in rilievo ipotesi di decadenza conseguenti al tardivo compimento di attività riferibili a soggetti diversi dal richiedente la notifica (quali l’Ufficiale giudiziario o il di lui ausiliario Agente postale), e viceversa la norma preveda che un termine debba decorrere o altro adempimento debba essere compiuto dal tempo dell’avvenuta notificazione (come nella fattispecie prevista all’art. 369 c.p.c. con riferimento al deposito in Cancelleria del ricorso nel termine di venti giorni dall’ultima delle notificazioni alle parti contro le quali il ricorso stesso è proposto), la suddetta distinzione dei momenti di perfezionamento della notifica non trova applicazione, dovendo essa intendersi pertanto per entrambi compiuta, come si ricava dal tenore anche testuale della richiamata norma, al momento della sua effettuazione nei confronti del destinatario contro cui l’impugnazione è rivolta. Cass. 14 luglio 2004, n. 13065.

 

 

3.1.1. Ulteriori chiarimenti.

Qualora la notificazione di un atto processuale sottoposta a termine perentorio non abbia avuto esito positivo per cause non imputabili al notificante, questi ha la facoltà e l’onere di provvedere, entro un termine ragionevole, ad una seconda notifica, con efficacia retroattiva alla data della prima. Cass. 12 dicembre 2011, n. 26518.

 

 

3.2. Perfezionamento e termine libero a comparire.

Il mancato compimento delle formalità previste, dall’art. 8, secondo e terzo comma, della legge n. 890 del 1982, per la notificazione mediante il servizio postale (nel caso in cui le persone rinvenute presso il destinatario della notifica ed in sua assenza rifiutino di ricevere il plico), non dà luogo ad inesistenza della notifica, che si verifica quando il tentativo sia avvenuto in luogo e con modalità tali che non sussista alcun collegamento con il destinatario, ma a nullità sanabile con la rinnovazione o con la costituzione in giudizio del destinatario stesso; tuttavia la sanatoria è ammissibile soltanto a condizione che non si sia verificata “medio tempore” alcuna decadenza, come invece si riscontra in caso di nullità della notificazione dell’atto di appello, se prima della rinnovazione o della costituzione in giudizio dell’appellato si sia determinato il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Cass. 5 agosto 2011, n. 17023.

 

 

3.3. Perfezionamento e continenza.

In tema di continenza di cause, la prevenzione è determinata dall’effettiva instaurazione del rapporto processuale, che si verifica, nel caso di notifica a mezzo posta, non con la mera consegna del plico all’ufficiale giudiziario, ma con la ricezione di esso da parte del destinatario, ancorchè a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002, il perfezionamento della notificazione debba considerarsi verificato, quanto al notificante, al momento della consegna dell’atto. Cass. 16 dicembre 2005, n. 27710.

 

 

3.4. Perfezionamento e termine per la costituzione in giudizio del notificante.

In tema di notificazione di atti processuali (nella specie, l’impugnazione di una sentenza ai sensi dell’art. 330 c.p.c.), qualora la notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, quali l’intervenuto mutamento del luogo in cui ha sede lo studio del procuratore costituito, questi ha la facoltà e l’onere - anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, atteso che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio - di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio e, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, sempreché la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie. Cass. lav., 13 ottobre 2010, n. 21154.

 

 

  1. Giurisprudenza precedente alle sentenze n. 28/2004 e n. 477/2002.

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale e con riguardo alle ipotesi di mancata consegna del piego per temporanea assenza del destinatario, ovvero mancanza, rifiuto o inidoneità della persona abilitata a riceverlo, la notificazione si perfeziona, per il notificante, nel momento in cui il piego (non potuto consegnare) viene depositato presso l’ufficio postale, e, per il destinatario, nel momento in cui il piego viene ritirato, ovvero, in mancanza, quando interviene la cosiddetta “compiuta giacenza”; ove non sia possibile risalire documentalmente alla data di deposito del piego non consegnato presso l’ufficio postale e questa, collocandosi tra la data di spedizione del piego e quella di ritiro dello stesso da parte del destinatario, si ponga, in un arco temporale in cui viene a scadere un termine posto dalla legge a carico del notificante Cass., Sez. Un., 14 aprile 2000, n. 137.

 

 

4.1. Perfezionamento del notificante al momento del deposito presso l’Ufficio Postale.

L’ art. 149, co. 3 c.p.c. prevede che la notificazione a mezzo del servizio postale si perfeziona, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha avuto la legale conoscenza dell’atto, che, in caso di irreperibilità, coincide con il compimento delle formalità di cui all’art. 140 c.p.c. T.A.R. Lombardia, Milano, 19 ottobre 2011, n. 2478.

 

 

  1. Proposizione del ricorso in Cassazione.

 

 

5.1. Sfalsamento delle fasi.

Nel procedimento di cassazione, nell’ipotesi in cui la notifica del ricorso non sia andata a buon fine per causa non imputabile al ricorrente, il deposito tempestivo, nel termine di cui all’art. 369, primo comma, c.p.c., del ricorso medesimo e dell’istanza formulata ai sensi dell’’art. 184 bis, c.p.c., applicabile “ratione temporis” consente la concessione della rimessione in termini e la fissazione di un termine perentorio per provvedere alla rinnovazione della notifica del ricorso. Cass. 29 ottobre 2010, n. 22245.

 

Il principio secondo il quale la notifica a mezzo del servizio postale si perfeziona, per il notificante, con la consegna dell’atto all’organo notificatorio, pone a carico del notificante l’onere di provare l’avvenuto e tempestivo avvio del procedimento notificatorio e a tal fine, a fronte della puntuale contestazione ad opera della controparte della tardività della notifica (nella specie, avente ad oggetto un ricorso per cassazione), la dimostrazione dell’avvenuta consegna all’ufficiale giudiziario non può essere ricavata da un timbro apposto a margine dell’atto, recante numero cronologico e data senza alcuna firma o sigla del ricevente, quando non sia stata esibita alcuna certificazione integrativa idonea a far desumere la tempestività dell’adempimento notificatorio, nonostante la controparte abbia specificamente contestato il valore della detta stampigliatura ed abbia eccepito la tardività del ricorso. Cass. 31 marzo 2011, n. 7351.

 

 

5.1.1. Richiamo al perfezionamento della fattispecie.

In tema di notificazioni degli atti processuali, qualora la notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere - anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, atteso che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio - di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio, e, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, sempre che la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie. Cass. 22 marzo 2011, n. 6587.

 

 

  1. Accertamento della data.

Posto che la notifica a mezzo del servizio postale si perfeziona, al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, la prova certa della tempestività consegna all’ufficiale giudiziario, ai fini della ammissibilità del ricorso per cassazione, dev’essere data con una indicazione temporale che, anche se non contenuta nel documento, sia comunque suscettibile di un’interpretazione univoca, sicché non è idonea ad accreditare la tempestiva consegna all’ufficiale giudiziario l’apposizione di una data a timbro sulla prima pagina del ricorso per cassazione, senza alcuna sottoscrizione dell’ufficiale giudiziario o altra indicazione. Cass. 15 giugno 2006, n. 13768.

 

 

6.1. Esigenza di certezza e prassi incerte.

In tema di notificazioni a mezzo del servizio postale, poichè, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002, il perfezionamento si ha per verificato al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, in presenza di contestazioni che investano specificamente la tempestività della notifica del ricorso per cassazione, non integra la necessaria prova certa una indicazione temporale che, pur contenuta nel documento,sia priva di qualunque riferimento idoneo a individuarne l’autore e ad esplicitarne la finalità. In tal caso, la prova rigorosa della consegna tempestiva dell’atto da notificare deve essere offerta attraverso la produzione (nella specie, ex art. 372 c.p.c., trattandosi di dimostrare l’ammissibilità del ricorso) della ricevuta, rilasciata dall’ufficiale giudiziario ai sensi dell’art. 109 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, dell’incarico affidatogli e del documento consegnatogli o dell’attestazione dello stesso pubblico ufficiale della data di ricezione dell’atto da notificare. Cass. 17 novembre 2005, n. 23294.

 

 

6.2. Annotazioni sufficienti.

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002, la notificazione deve ritenersi tempestiva per il notificante al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, cioè con la consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, che può anche risultare dal timbro indicante il numero del “registro cronologico” e la data, apposto, come nella specie, in calce all’atto di appello, per gli importi riscossi per la notificazione e recante la sottoscrizione dell’ufficiale giudiziario, senza che sia necessario dimostrare la tempestività della consegna attraverso la ricevuta rilasciata dall’ufficiale giudiziario ai sensi dell’art. 109 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, dell’incarico affidatogli e della consegna dell’atto da notificarsi o attraverso idonea attestazione dello stesso pubblico ufficiale della data di ricezione dell’atto da notificare. Detta specifica attestazione non è necessaria in assenza di contestazioni al riguardo e in considerazione della coincidenza tra la data apposta immediatamente dopo il numero del registro cronologico dei ricorsi nel timbro con quella di ricezione da parte dell’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare. Cass. lav., 14 maggio 2007, n. 11024.

 

 

  1. Avviso di ricevimento.

Nel giudizio amministrativo il ricorso deve essere dichiarato inammissibile ove non corredato dalla prova dell’eseguita notificazione effettuata a mezzo del servizio postale, non risultando depositato in atti l’avviso di ricevimento. Infatti, nella notificazione a mezzo posta, ai sensi dell’art. 149 c.p.c., l’avviso di ricevimento costituisce prova dell’effettiva ricezione dell’atto da parte del suo destinatario. Ne consegue che, in mancanza del deposito dell’anzidetto avviso non vi è la prova della stessa costituzione del rapporto processuale, di cui il giudice accerta d’ufficio l’integrità. Cons. St., 20 giugno 2011, n. 3699.

 

Nell’ipotesi di omessa produzione, all’udienza di discussione fissata ai sensi dell’art. 379 c.p.c., dell’avviso di ricevimento idoneo a comprovare il perfezionamento della notificazione eseguita a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149 c.p.c., non può essere accolta l’istanza di mero rinvio, formulata dalla parte ricorrente al fine di provvedere a tale deposito, poiché il differimento d’udienza si porrebbe in manifesta contraddizione con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo stabilito dall’art. 111 Cost. Pertanto, l’omessa produzione determina in modo istantaneo ed irretrattabile l’effetto dell’inammissibilità dell’impugnazione nonché il consolidamento del diritto della controparte a tale declaratoria. Cass. 28 aprile 2011, n. 9453.

 

 

7.1. Completezza delle menzioni delle operazioni svolte.

È nulla la notificazione per posta del verbale di contravvenzione a norme del codice stradale eseguita mediante consegna di copia dell’atto al portiere, senza attestazione (eseguibile anche attraverso la “crocettatura” delle apposite caselle del relativo modulo) dell’avvenuta infruttuosa ricerca delle altre persone abilitate alla ricezione ai sensi dell’art. 139 c.p.c. Cass. 12 aprile 2011, n. 8284.

 

 

7.1.1. Nullità della notifica per consegna al portiere nell’incompletezza dell’attestazione del mancato reperimento degli altri soggetti.

In materia di notifica a mezzo posta, è nulla la notifica effettuata a mani del portiere dello stabile, allorquando la relazione dell’ufficiale postale non contenga l’attestazione del mancato rinvenimento del destinatario o del rifiuto o assenza delle persone abilitate a ricevere l’atto in posizione preferenziale (persona di famiglia, addetta alla casa o al servizio), non potendo desumersi che il portiere fosse stato espressamente incaricato a ricevere gli atti da una successiva notifica effettuata con le stesse modalità, dovendo la validità della notifica effettuarsi con riferimento esclusivo al suo contesto. Cass. 15 marzo 2007, n. 6021.

 

 

7.2. Fidefacenza.

La notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell’atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario e l’avviso di ricevimento prescritto dall’art. 149 c.p.c. è il solo documento idoneo a provare sia l’intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l’identità della persona a mani della quale è stata eseguita; ne consegue che, ove tale mezzo sia stato adottato per la notifica del ricorso per cassazione, la mancata produzione dell’avviso di ricevimento comporta non la mera nullità, bensì l’inesistenza della notificazione (della quale, pertanto, non può essere disposta la rinnovazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c.) e la dichiarazione di inammissibilità del ricorso medesimo. Cass. 4 giugno 2010, n. 13639.

 

In tema di notificazioni, per contestare il contenuto della relata di notifica, ove è attestato che l’ufficiale giudiziario ha compiuto tutte le formalità prescritte, ivi compresa la spedizione della raccomandata in una certa data, è necessaria la proposizione della querela di falso, esercitando l’ufficiale giudiziario pubbliche funzioni, con la conseguenza che i suoi atti soggiacciono alla disciplina di cui all’art. 2700 c.c., perchè attestanti le operazioni da lui compiute. Cass. 22 febbraio 2010, n. 4193.

 

 

7.3. Esclusività dell’avviso di ricevimento.

Il principio secondo il quale la notifica a mezzo del servizio postale si perfeziona con la consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, pone a carico del notificante, a fronte della puntuale contestazione ad opera della controparte della tardività della notifica, l’onere di provare l’avvenuto e tempestivo avvio del procedimento notificatorio, essendo a tal fine sufficiente la dimostrazione dell’avvenuto deposito del plico nel rispetto del termine di apertura dell’ufficio al servizio, mentre è irrilevante che la registrazione sul registro dell’Ufficiale giudiziario sia avvenuta successivamente, trattandosi di dato imputabile all’organizzazione interna dell’Ufficio. Cass., Sez. Un., 1 giugno 2010, n. 13338.

 

 

  1. Adempimenti dell’Ufficiale Giudiziario.

 

 

8.1. Controllo dell’indirizzo sulla busta.

Nella notificazione a mezzo posta l’ufficiale postale, nel caso in cui non abbia potuto consegnare l’atto al destinatario o a persona abilitata a riceverlo in sua vece (artt. 8 e 9 legge 20 novembre 1982, n. 890), dopo aver accertato che il destinatario non ha cambiato residenza, dimora o domicilio, ma è temporaneamente assente, e che mancano persone abilitate a ricevere il piego in sua vece, deve rilasciare avviso al destinatario del deposito del piego nell’ufficio postale e provvedere, eseguito il deposito, alla compilazione dell’avviso di ricevimento che, con la menzione di tutte le formalità eseguite, del deposito e relativa data, nonchè dei motivi che li hanno determinati, deve essere restituito con il piego al mittente compiuti inutilmente dieci giorni dal deposito. Ne consegue che l’avviso di ricevimento, che non contenga alcuna menzione delle operazioni descritte, comporta la nullità della notificazione. Cass. 29 dicembre 2005, n. 28856.

 

 

8.2. Rilascio della ricevuta di incarico.

Ove non venga esibita la ricevuta di cui all’art. 109 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 129, la prova della tempestiva consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare può essere ricavata dal timbro apposto sull’atto medesimo dal quale si evincono il numero cronologico e la data. Ne consegue che l’interessato dovrà farsi carico di esibire idonea certificazione dell’ufficiale giudiziario soltanto in caso di contestazione della conformità al vero di quanto indirettamente risulta da detto atto. Cass. lav., 1 settembre 2008, n. 22003.

 

 

  1. Destinatari.

L’impugnazione per nullità del lodo arbitrale deve essere notificata alla parte personalmente e non presso la persona che l’abbia difesa nel procedimento arbitrale. La notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la mera spedizione dell’atto, perfezionandosi con la consegna del plico al destinatario, per cui l’avviso di ricevimento prescritto dall’art. 149 c.p.c. e dalle disposizioni della legge n. 890 del 1982 è il solo documento idoneo a dimostrare sia l’intervenuta consegna, che la data di essa, nonché l’idoneità della persona a mani della quale è stata eseguita. Ne consegue che ove tale mezzo sia stato adottato per la notificazione di un atto di impugnazione, la mancata produzione dell’avviso di ricevimento comporta non la mera nullità, ma l’inesistenza dell’atto del quale non può essere disposta la rinnovazione. App. Napoli, 30 agosto 2010.

 

Nel caso di cause inscindibili, qualora l’impugnazione risulti proposta nei confronti di tutti i legittimati passivi, nel senso che l’appellante (o il ricorrente) li abbia correttamente individuati e indicati come destinatari dell’impugnazione medesima, ma poi, in relazione ad uno o ad alcuni di essi, la notificazione sia rimasta comunque inefficace (omessa o inesistente), o non ne venga dimostrato il perfezionamento - come nella fattispecie di notifica a mezzo posta, in caso di mancata produzione dell’avviso di ricevimento (dimostrazione che, nel caso di giudizio di cassazione, è possibile fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione di cui al primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione di cui al primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’adunanza in camera di consiglio di cui all’art. 380-bis c.p.c.) - deve trovare applicazione l’art. 331 c.p.c., in ossequio al principio del giusto processo in ordine alla regolare costituzione del contraddittorio ex art. 111 c.p.c., da ritenersi prevalente, di regola, rispetto al principio della ragionevole durata del processo, e pertanto il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio, e non può dichiarare inammissibile l’impugnazione. Cass., Sez. Un., 11 giugno 2010, n. 14124.

 

 

9.1. Presunzione di rinvenimento del destinatario: ipotesi particolare.

In tema di notificazione a mezzo posta, l’annotazione dell’agente postale sull’avviso di ricevimento della quale risulti il rifiuto e la restituzione al mittente (nella specie con le parole: “rifiuto a mitt.”), senza ulteriore specificazione circa il soggetto (destinatario, oppure persona diversa abilitata a ricevere il plico) che ha in concreto opposto rifiuto, può legittimamente presumersi riferita al rifiuto di ricevere il plico o firmare il registro di consegna opposta dal destinatario (con conseguente completezza dell’avviso, e dunque legittimità e validità della notificazione), atteso che, a norma dell’art. 8 della legge n. 890 del 1982, l’ulteriore annotazione del nome, del cognome e della qualità della persona che oppone il rifiuto è necessaria soltanto nel caso di rifiuto di firmare l’avviso di ricevimento opposto da persona (abilitata a ricevere il plico, ma) diversa dal destinatario stesso. Cass. 25 febbraio 2004, n. 3737.

 

 

9.2. Presunzione di convivenza temporanea del familiare.

In tema di notificazione per mezzo del servizio postale, secondo la previsione dell’art. 149 c.p.c., qualora la consegna del piego raccomandato sia avvenuta a mani di un familiare convivente con il destinatario, ai sensi dell’art. 7 della legge 20 novembre 1982, n. 890, deve presumersi che l’atto sia giunto a conoscenza dello stesso, restando irrilevante ogni indagine sulla riconducibilità del luogo di detta consegna fra quelli indicati dall’art. 139 c.p.c., in quanto il problema dell’identificazione del luogo ove è stata eseguita la notificazione rimane assorbito dalla dichiarazione di convivenza resa dal consegnatario dell’atto, con la conseguente rilevanza esclusiva della prova della non convivenza, che il destinatario ha l’onere di fornire. Cass. 26 ottobre 2009, n. 22607.

 

 

9.3. Presunzione di autorizzazione a ricevere.

Non sussiste la nullità dell’atto di pignoramento notificato nei confronti della società debitrice ove esso sia stato consegnato, conformemente a quanto previsto dagli artt. 145 e 149 c.p.c., presso la sede legale della società, nelle mani di un soggetto che abbia dichiarato di essere “persona addetta alla ricezione dell’atto”. La notificazione che sia effettuata avvalendosi del servizio postale, infatti, è valida ogni qualvolta il ricevente dichiari di essere autorizzato al ritiro della posta in virtù di un preciso incarico, sia pure informale, a ricevere l’atto. Trib. Cassino, 5 febbraio 2010.

 

 

  1. Vizi sanabili e non sanabili.

È legittima la notificazione della cartella di pagamento notificata dall’Agente della Riscossione mediante raccomandata a.r. e senza l’osservanza delle formalità previste dall’art. 149 del c.p.c., con la conseguenza che, in simile evenienza, la relata di notificazione è costituita dall’avviso di ricevimento datato e sottoscritto dal destinatario. Trib. Bologna Sez. lavoro, 20 settembre 2011.

 

 

10.1. Inesistenza per mancata produzione dell’avviso di ricevimento.

La notificazione è procedimento che si perfeziona e conclude con la ricezione dell’atto da parte del destinatario e, laddove sia stato utilizzato il servizio postale, la prova deve essere fornita dal notificante attraverso il deposito dell’avviso di ricevimento. Cass. 7 dicembre 2011, n. 26352.

 

 

10.2. Incompetenza per territorio dell’Ufficiale Giudiziario: nullità sanabile.

La nullità della notificazione del ricorso per Cassazione, per essere stata effettuata a mezzo posta da ufficiale giudiziario fuori dalla circoscrizione della Corte d’Appello alla quale egli è addetto, e, quindi, territorialmente incompetente, è sanata dalla costituzione dell’intimato, ancorché avvenuta dichiaratamente al solo fine di eccepirla. Cass. lav., 11 giugno 2004, n. 11140.

 

 

10.3. Illeggibilità della qualità del destinatario.

Nell’ipotesi in cui dall’avviso di ricevimento della notificazione effettuata ex art. 149 c.p.c. a mezzo del servizio postale non risulti che il piego è stato consegnato dall’agente postale a persona diversa dal destinatario, tra quelle indicate dall’art. 7, comma 2, legge n. 890/1982, deve ritenersi che la sottoscrizione illeggibile apposta nello spazio riservato alla firma del ricevente sia stata vergata dallo stesso destinatario, con conseguente validità della notificazione, non risultando integrata alcuna delle ipotesi di nullità di cui all’art. 160 c.p.c. Cass., Sez. Un., 27 aprile 2010, n. 9962.

 

 

  1. Relata nella notifica a mezzo del servizio postale.

In caso di notificazione a mezzo del servizio postale di un atto giudiziario, la relativa fattispecie non si esaurisce con la spedizione dell’atto, ma si concreta con la consegna del plico al destinatario e l’avviso di ricevimento, prescritto dall’articolo 149 del c.p.c., è parte integrante della relazione di notificazione e ha natura di atto pubblico, costituente la piena prova, sino a querela di falso, delle dichiarazioni in esso contenute. Tale avviso è il solo documento idoneo a provare sia l’intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l’identità della persona a mani della quale è stata eseguita e che ha sottoscritto l’atto. T.A.R. Campania, Salerno, 3 marzo 2010, n. 1580.

 

 

11.1. Effetti della delega da parte dell’ufficiale giudiziario.

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, il principio, derivante dalla sentenza n. 477 del 2002 della Corte costituzionale, secondo cui la notificazione a mezzo posta deve ritenersi perfezionata per il notificante con la consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, ha carattere generale, e trova pertanto applicazione anche nell’ipotesi in cui la notifica a mezzo posta venga eseguita, anziché dall’ufficiale giudiziario, dal difensore della parte ai sensi dell’art. 1 della legge n. 53 del 1994, essendo irrilevante la diversità soggettiva dell’autore della notificazione, con l’unica differenza che alla data di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario va in tal caso sostituita la data di spedizione del piego raccomandato, da comprovare mediante il riscontro documentale dell’avvenuta esecuzione delle formalità richieste presso l’Ufficio postale, non estendendosi il potere di certificazione, attribuito al difensore dall’art. 83 c.p.c. alla data dell’avvenuta spedizione, e non essendo una regola diversa desumibile dal sistema della legge n. 53 del 1994. Cass. 30 luglio 2009, n. 17748.

 

 

11.1.1. Equivalenza certificatoria.

Il mancato rispetto delle regole contenute nell’art. 146 c.p.c. per le notificazioni a militare in attività di servizio comporta la nullità della notificazione medesima. Tuttavia, è escluso che tale grave conseguenza possa derivare allorché la notificazione dell’atto giudiziario sia effettuata con modalità alternative, previste dallo stesso codice, come nel caso della notifica tramite servizio postale. Cioè a dire, l’art. 146 c.p.c., che impone che la notifica al militare debba avvenire a mani proprie, osservate le norme di cui agli art. 139 ss. del codice di rito o, altrimenti, tramite invio di copia dell’atto al comandante del corpo di appartenenza, per il tramite del P.M., non contiene l’espresso divieto normativo che è il solo idoneo ad essere di ostacolo all’ipotesi di notificazione a mezzo posta, a norma dell’art. 149, comma 1, c.p.c. Cons. St., 1 aprile 2011, n. 20549.

 

 

  1. Casistica.

 

 

12.1. Contenzioso Tributario.

Si applica anche alla notifica del ricorso tributario per cassazione il principio secondo cui, qualora la notificazione di un atto processuale a mezzo di ufficiale giudiziario non avvenga per cause non imputabili al richiedente, quest’ultimo può chiedere che il procedimento notificatorio sia riattivato entro un tempo ragionevolmente contenuto, con conseguente efficacia della notifica sin dalla data della iniziale attivazione del procedimento. Cass. 22 marzo 2011, n. 6587.

 

In tema di notifica di atti impositivi tributari, qualora gli atti regolarmente inviati a mezzo posta ad un una società non siano stati recapitati e l’avviso del relativo deposito nell’ufficio postale sia stato regolarmente inviato nella sede della società destinataria, anche se indirizzato non alla società, ma alla persona fisica del socio legale rappresentante, non si verifica alcuna nullità della notifica, né ai sensi del primo comma dell’art. 156 c.p.c., in mancanza di espressa comminatoria di legge, né ai sensi del secondo comma della stessa disposizione, non trattandosi di carenza di un requisito formale indispensabile per il raggiungimento dello scopo, ma una mera irregolarità. Cass. 11 febbraio 2011, n. 3342.

 

 

12.2. Violazioni al codice della strada.

In tema di opposizione a provvedimenti irrogativi di sanzioni amministrative, deve considerarsi tempestiva un’opposizione notificata a mezzo posta raccomandata con ricevuta di ritorno ai sensi dell’art. 22 della legge n. 689 del 1981 (come inciso dalla sentenza della Corte costituzionale n. 98 del 2004), in combinato disposto con l’art. 149 c.p.c. e l’art. 4 della legge n. 890 del 1982, nell’ipotesi in cui la consegna del plico da parte del notificante all’agente postale sia intervenuta entro il termine previsto dal primo comma del citato art. 22, rimanendo irrilevante che il plico pervenga alla cancelleria del giudice adito soltanto successivamente alla scadenza di detto termine. Cass. 13 giugno 2011, n. 12932.

 

 

12.3. Violazioni amministrative e depenalizzazione.

L’ art. 149, co. 3 c.p.c. prevede che la notificazione a mezzo del servizio postale si perfeziona, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha avuto la legale conoscenza dell’atto, che, in caso di irreperibilità, coincide con il compimento delle formalità di cui all’art. 140 c.p.c. T.A.R. Lombardia, Milano, 19 ottobre 2011, n. 2478.

È legittima la notificazione della cartella di pagamento notificata dall’Agente della Riscossione mediante raccomandata a.r. e senza l’osservanza delle formalità previste dall’art. 149 del c.p.c., con la conseguenza che, in simile evenienza, la relata di notificazione è costituita dall’avviso di ricevimento datato e sottoscritto dal destinatario. Trib. Bologna, 20 settembre 2011.

 

12.3.1. Particolarità della notificazione ad opera del funzionario dell’amministrazione accertatrice.

Nel giudizio amministrativo il ricorso deve essere dichiarato inammissibile ove non corredato dalla prova dell’eseguita notificazione effettuata a mezzo del servizio postale, non risultando depositato in atti l’avviso di ricevimento. Infatti, nella notificazione a mezzo posta, ai sensi dell’art. 149 c.p.c., l’avviso di ricevimento costituisce prova dell’effettiva ricezione dell’atto da parte del suo destinatario. Ne consegue che, in mancanza del deposito dell’anzidetto avviso non vi è la prova della stessa costituzione del rapporto processuale, di cui il giudice accerta d’ufficio l’integrità. Cons. St., 20 giugno 2011, n. 3699.

 

La cartella esattoriale può essere notificata, ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, anche direttamente da parte del Concessionario mediante raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso, secondo la disciplina degli artt. 32 e 39 del D.M. 9 aprile 2001, è sufficiente, per il relativo perfezionamento, che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente; ne consegue che se, come nella specie, manchino nell’avviso di ricevimento le generalità della persona cui l’atto è stato consegnato, adempimento non previsto da alcuna norma, e la relativa sottoscrizione sia addotta come inintelligibile, l’atto è pur tuttavia valido, poiché la relazione tra la persona cui esso è destinato e quella cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell’ufficiale postale, assistito dall’efficacia probatoria di cui all’art. 2700 c.c. ed eventualmente solo in tal modo impugnabile, stante la natura di atto pubblico dell’avviso di ricevimento della raccomandata. Cass. 27 maggio 2011, n. 11708.

 

 

12.4. Notificazione a mezzo posta da parte di avvocato.

Il principio desumibile da Corte cost. n. 477 del 2002, secondo il quale, una volta che il plico sia pervenuto al destinatario, la notificazione è efficace per il notificante già nel momento in cui l’atto è consegnato all’ufficiale giudiziario, si applica anche alla notificazione a mezzo del servizio postale eseguita dal difensore della parte ai sensi dell’art. 1, legge n. 53/1994, con l’unica differenza che alla data di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario va in tal caso sostituita la data di spedizione del piego raccomandato. Cass. 28 febbraio 2011, n. 4919.

 

Il principio espresso da Corte cost., 26 novembre 2002, n. 477, e fatto proprio dall’art. 149, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, per cui la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico al soggetto addetto alle notificazioni si applica anche nel caso della notifica effettuata dall’avvocato in proprio. Cons. St., 13 aprile 2010, n. 2055.

 



 
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