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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 15 cod. proc. civile: Cause relative a beni immobili

Il valore delle cause relative a beni immobili è determinato moltiplicando il reddito dominicale del terreno e la rendita catastale del fabbricato alla data della proposizione della domanda: per duecento per le cause relative alla proprietà; per cento per le cause relative all’usufrutto, all’uso, all’abitazione, alla nuda proprietà e al diritto dell’enfiteuta; per cinquanta con riferimento al fondo servente per le cause relative alle servitù.

Il valore delle cause per il regolamento di confini si desume dal valore della parte di proprietà controversa, se questa è determinata; altrimenti il giudice lo determina a norma del comma seguente.

Se per l’immobile all’atto della proposizione della domanda non risulta il reddito dominicale o la rendita catastale, il giudice determina il valore della causa secondo quanto emerge dagli atti; e se questi non offrono elementi per la stima, ritiene la causa di valore indeterminabile (1).


Commento

(1) Se l’attore non la documenta, la misura del reddito o della rendita sarà definitivamente stabilita dal giudice sulla base degli atti disponibili al momento dell’apertura dell’istruzione, senza che nel prosieguo della trattazione sia più consentita alcuna indagine al riguardo. Se, invece, tale misura non è in alcun modo ricavabile, la causa si considera di valore indeterminabile e, come tale, viene rimessa al tribunale. La norma prende in considerazione soltanto le azioni reali (es.: rivendica, art. 948 c.c.) e non anche quelle azioni personali che, pur essendo relative a beni immobili, non abbiano come titolo la proprietà o altro diritto reale (es.: azione per ottenere la risoluzione del contratto in base al quale è stata alienata la proprietà dell’immobile, c.c. 1453 e ss.), le azioni di condanna relative ad obbligazioni connesse con un rapporto reale (es.: condanna del nudo proprietario al rimborso in favore dell’usufruttuario delle somme da questi anticipate per le riparazioni straordinarie ex art. 1005 c.c.) né, infine, l’azione ex art. 2932 c.c. (esecuzione in forma specifica dell’obbligo a contrarre). Con la riforma del giudice unico è venuta sostanzialmente meno l’utilità di questa norma che, attinendo alle controversie aventi ad oggetto solo le azioni reali (e non anche quelle personali in qualsiasi modo connesse a beni immobili), prevede oramai ipotesi di esclusiva competenza del tribunale (non essendo ipotizzabile alcuna interferenza con la competenza del giudice di pace).


Giurisprudenza annotata

  1. Criteri di determinazione del valore.

La competenza sulla domanda del proprietario del fondo servente per il pagamento del compenso dovuto dal proprietario del fondo dominante per le spese di amministrazione di una servitù di passaggio, anche se contenuta entro i limiti della competenza per valore del giudice di pace, non appartiene alla competenza di quest’ultimo, bensì del tribunale, qualora sia dal convenuto introdotta come oggetto del giudizio la questione dell’esistenza e validità dell’atto costitutivo della servitù che il suddetto compenso abbia stabilito. In tale caso, infatti, non si è in presenza di rapporti giuridici distinti ed eterogenei, bensì di un complesso rapporto unitario, nel quale il giudicato si forma su tutto ciò che ha costituito oggetto di decisione, ivi compreso l’antecedente logico che integra un presupposto essenziale della medesima. Cass. 14 ottobre 2010, n. 21232.

 

 

1.1. Limiti legali della proprietà.

Nella determinazione del valore, ai fini della competenza, nelle cause instaurate per ottenere il rispetto delle limitazioni legali della proprietà (tra le quali si comprendono quelle relative all’osservanza delle luci e vedute), si applica per analogia, in difetto di disposizioni specifiche, il criterio stabilito dall’art. 15 del c.p.c. in materia di servitù, poiché dette azioni pur riferendosi a restrizioni diverse dalla servitù, hanno pur sempre carattere reale. Cass. 19 febbraio 1999, n. 1416.

 

 

1.2. Controversia diretta a far valere l’illegittimità dell’opera realizzata dal vicino.

Ai fini della determinazione della competenza per valore ai sensi dell’art. 15 c.p.c., in una controversia diretta a far valere l’illegittimità dell’opera realizzata dal vicino, in quanto comportante l’aggravamento di una servitù di veduta, deve tenersi conto del valore dell’intero immobile interessato da detta opera e non della sola frazione sulla quale essa materialmente insiste. Cass. 30 marzo 1995, n. 3802.

 

 

1.3. Immobile catastalmente frazionato in varie parti, alcune delle quali senza reddito dominicale.

La presunzione del valore indeterminabile delle cause relative a diritti reali su beni immobili opera solo qualora l’immobile, oggetto della domanda, non sia accatastato ed agli atti non risultino elementi per la stima. Tale presunzione non trova applicazione, invece, quando la domanda riguarda un immobile che, pur catastalmente frazionato in varie parti, alcune delle quali senza reddito dominicale, costituisce un’unitaria entità immobiliare, il cui valore, ai fini della competenza, va calcolato moltiplicando per i coefficienti di cui all’art. 15 c.p.c. (nel testo fissato dall’art. 7, L. 30 luglio 1984, n. 349) il reddito dominicale delle particelle per le quali esso risulta indicato, restando escluso che ai fini anzidetti abbia rilievo il valore che le parti hanno attribuito all’immobile in un contratto o, quando la causa riguardi terreni, il carattere non agricolo ma edificatorio degli stessi, trattandosi di criteri non considerati dal citato art. 15 ed irrilevanti sin quando l’immobile non diventi catastalmente una diversa entità. Cass. 10 febbraio 1995, n. 1488.

 

 

  1. Omessa indicazione di reddito dominicale e rendita catastale.

 

 

2.1. Mancata risultanza dagli atti.

Gli elementi su cui fondare il giudizio di valore ex actis devono, risultare precostituiti e disponibili fin dall’inizio del processo (essendo irrilevanti quelli acquisiti in corso di istruzione), nonché specifici, concreti, obbiettivi ed idonei a fornire un razionale fondamento di stima, tale non potendosi ritenere, nella specie, la mera indicazione delle ridotte dimensioni della zona controversa. Cass. 14 agosto 1997, n. 7615.

 

 

2.2. Azioni reali immobiliari.

La stima ex actis alla quale si deve ricorrere, ai sensi dell’art. 15, ultimo comma, c.p.c., ove non risulti il reddito dominicale del terreno o la rendita catastale del fabbricato, implica che si debba tener conto degli altri concreti elementi di valutazione eventualmente offerti dal processo, i quali consentano di stabilire, pur senza la necessità di una precisa quantificazione, se il valore della causa sia inferiore o superiore al limite massimo di competenza del giudice adito e solo nel caso che anche tali elementi manchino, si può ritenere la causa stessa di valore indeterminabile. Cass. 30 marzo 1995, n. 3802.

 

 

2.3. Eccezione di incompetenza da parte del convenuto e suo onere probatorio.

La domanda di rilascio di un immobile che si assume occupato sine titulo si risolve in caso di mancata contestazione da parte del convenuto del diritto dominicale dell’attore, in una azione personale di risarcimento del danno in forma specifica comunque implicante un bene immobile, onde, allorché dagli atti non risulti il reddito dominicale o la rendita catastale, opera la presunzione di competenza del giudice adito. Pertanto grava sul convenuto che eccepisce l’incompetenza per valore provare i dati su cui fonda l’eccezione, in modo da consentire al giudice di accertare il valore della causa secondo i parametri indicati dall’art. 15 c.p.c. o che questa, non risultando dagli atti altri elementi di valutazione, deve considerarsi di valore indeterminabile. Cass. 12 maggio 1999, n. 4700.

 

 

2.4. Eccezione di incompetenza del convenuto sulla base della rivalutazione del reddito.

Non spetta al convenuto, che eccepisca l’incompetenza per valore del giudice adito per la negatoria servitutis su di un terreno agricolo - controversia il cui valore va calcolato moltiplicando per cinquanta il reddito dominicale del fondo, costituito, ai sensi dell’art. 24 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, dal reddito dominicale medio ordinario, ritraibile dal terreno con l’esercizio delle attività agricole di cui al successivo art. 28, e determinato mediante l’applicazione della tariffa d’estimo e le deduzioni da detta norma specificate, suscettibile di revisione con decreto del Ministero delle Finanze, su conforme parere della commissione censuaria centrale - dimostrare l’ammontare del reddito rivalutato perché il giudice è tenuto, con riferimento al momento di proposizione della domanda, ad effettuare il relativo calcolo d’ufficio, moltiplicando il reddito risultante dal certificato catastale agli atti, se non aggiornato, per i coefficienti indicati nel predetto decreto, atto ufficiale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, che pertanto egli deve conoscere. Cass. 5 aprile 2000, n. 4196.

 

 

2.5. Mancato rispetto delle distanze legali.

Le cause concernenti il mancato rispetto delle distanze legali tra immobili sono assimilate a quelle relative alle servitù, poiché l’azione esercitata consiste sostanzialmente in una negatoria. Pertanto, ai fini della competenza il loro valore va determinato moltiplicando per cinquanta il reddito dominicale del terreno o la rendita catastale del fabbricato in cui si assume essere avvenuta la violazione. L’onere di provare l’ammontare di questi parametri, in caso di contestazioni, grava sul convenuto, il quale deve dimostrare che la loro utilizzazione radica una competenza diversa, oppure che il proprio immobile non è censito per esenzione o per altra causa, cosicché si debba ricorrere ai graduali criteri sussidiari della valutazione ex actis o dell’indeterminabilità. Cass. 8 maggio 1998, n. 4654.

 

La parte che, convenuta in giudizio con azione per il regolamento dei confini, eccepisca l'incompetenza per valore del giudice adito, ha l'onere, ai sensi dell'art. 15 c.p.c., di provare l'entità del reddito dominicale dell'immobile in contestazione o la relativa rendita catastale; in difetto di tale prova, la relativa eccezione è inammissibile.Cassazione civile sez. II  28 maggio 2010 n. 13122  

 

Ai sensi dell'art. 7, comma 3 n. 1), c.p.c., il giudice di pace è competente, senza limite di valore, per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti e dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi, sempre che non sorga controversia sulla proprietà o sui confini, atteso che, in questo caso, rientrando la causa tra quelle relative a beni immobili, la competenza va determinata sulla base del valore della parte controversa dell'immobile, ai sensi dell'art. 15 c.p.c. .Cassazione civile sez. II  12 gennaio 2006 n. 451  



 
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