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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 156 cod. proc. civile: Rilevanza della nullità

Non può essere pronunciata la nullità per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullità non è comminata dalla legge (1).

Può tuttavia essere pronunciata quando l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo (2).

La nullità non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato (3).


Commento

Nullità: è la conseguenza di una violazione delle norme processuali così grave da rendere l’atto inidoneo a raggiungere il proprio scopo.

 

(1) Tale comma sancisce il principio della cd. tassatività delle nullità, secondo il quale la nullità si determina quando è espressamente prevista dalla legge.

 

(2) Il comma secondo indica un altro criterio per individuare le ipotesi di nullità ossia il principio della inidoneità allo scopo. La nullità, infatti, si determina quando l’atto, in astratto, non si presenta idoneo a conseguire la propria funzione.

 

(3) Il principio contenuto in tale comma è quello della cd. strumentalità delle forme, secondo cui se lo scopo dell’atto è in concreto raggiunto, la nullità non può essere dichiarata. Si pensi, ad es., che la notificazione dell’atto di impugnazione che non rispetti l’ordine dei luoghi ex art. 330 è nulla in quanto in astratto non idonea allo scopo: se, però, l’altra parte si costituisce, la nullità non può essere dichiarata in quanto l’atto ha in concreto raggiunto il proprio scopo.


Giurisprudenza annotata

  1. Nullità, inesistenza e irregolarità dell’atto processuale.

 

 

1.1. Nozioni.

L’atto processuale è nullo quando è privo di un elemento essenziale previsto dalla legge ai fini della produzione degli effetti giuridici che gli sono propri. Cass. 29 marzo 2004, n. 6194.

 

L’atto processuale è inesistente quando non corrisponde ad alcun modello processuale, per essere privo degli elementi necessari ai fini della sua qualificazione come atto inquadrabile e riconoscibile in un astratta fattispecie giuridica. Cass. lav., 25 agosto 2004, n. 16803.

 

Nel caso in cui l’atto si allontana dal modello legale per elementi non essenziali ovvero consuma violazioni che non ricevono dalla legge processuale alcuna sanzione o, ancora, nell’ipotesi in cui esso sia affetto da mero errore materiale, si parla invece di irregolarità. Cass. lav., 15 aprile 1998, n. 3820; conforme Cass. lav., 24 marzo 2003, n. 4275.

 

 

1.2. Legge applicabile.

Salvo espresse disposizioni in contrario, il giudizio in merito alla sussistenza del vizio va formulato, in omaggio al principio tempus regit actum, con riguardo alla legge processuale in vigore al momento in cui l’atto è stato compiuto. Cass. lav., 1° aprile 1996, n. 2973.

 

 

1.3. Fattispecie in tema di nullità.

È nullo, non inesistente il decreto ingiuntivo privo dell’avvertimento all’ingiunto della facoltà di proporre opposizione Cass. 29 marzo 2004, n. 6194; conforme Cass., Sez. Un., 22 luglio 2002, n. 10696.

 

È da qualificarsi nullo l’atto di citazione nel caso di difformità tra la copia notificata e l’originale (nella specie, per la diversa indicazione del giudice adito). Infatti, la validità dell’atto - in relazione alla sua idoneità ad assolvere la propria funzione, tenendo conto della completezza o meno delle indicazioni normativamente prescritte - deve essere valutata con riferimento alla copia notificata, indipendentemente dal ricorso d integrazioni, poiché la parte destinataria dell’atto non ha il dovere di eliminare le incertezze o di colmare le lacune dell’atto medesimo che le viene consegnato e deve riferirsi solo al contenuto di esso per svolgere le attività processuali conseguenti alla chiamata in giudizio, con l’effetto che, in caso di discordanza tra l’originale e la copia dell’atto notificato, assume rilievo il testo che risulta nella copia perchè è su questa che la parte evocata regola il suo comportamento processuale. Cass. 3 luglio 2008, n. 18217.

 

La consegna al destinatario della notifica di copia incompleta dell’atto non determina l’inesistenza ma la nullità della notificazione, difettando il presupposto dell’inesistenza giuridica, costituito dal mancato perfezionamento della fattispecie come delineata dall’ordinamento. (Nella specie, era stata notificata copia di decreto ingiuntivo mancante della parte finale dell’atto contenente l’intimazione di pagamento). Cass. 7 dicembre 2011, n. 26364.

 

L’illeggibilità della firma del conferente la procura alle liti in rappresentanza di una società, ove non sia allegata alcuna specifica funzione o carica, ma sia indicata genericamente la qualità di legale rappresentante, determina una nullità relativa, che la controparte può eccepire nella prima difesa, con la conseguenza che se la parte istante non risolve tale lacunosità indicando il nome dell’autore della firma, la procura deve considerarsi invalida, essendo di converso irrilevante non solo quando il nome del sottoscrittore risulti dal testo della procura stessa o dalla certificazione d’autografia resa dal difensore, ovvero dal testo di quell’atto, ma anche quando detto nome sia con certezza desumibile dall’indicazione di una specifica funzione o carica, che ne renda identificabile il titolare per il tramite dei documenti di causa o delle risultanze del registro delle imprese. Cass. 22 giugno 2006, n. 14449; conforme Cass., Sez. Un., 7 marzo 2005, n. 4810.

 

 

1.3.1. Fattispecie in tema di inesistenza.

La notificazione dell’impugnazione al procuratore domiciliatario nel precedente grado di giudizio, ma nelle more cancellato dall’Albo professionale, in quanto eseguita nei confronti di persona avente un collegamento con il soggetto destinatario dell’atto, è affetta non da inesistenza, bensì da nullità sanabile ex tunc per effetto della sua rinnovazione, disposta ai sensi dell’articolo 291 c.p.c. o eseguita spontaneamente dalla parte, ovvero a seguito della costituzione del suo destinatario. Cass. 22 aprile 2009, n. 9528.

 

Nel giudizio di appello, l’atto di impugnazione indirizzato a soggetto diverso dal procuratore costituito è da considerare inesistente anziché nullo, con conseguente insanabilità, in quanto l’erronea identificazione del soggetto, cui l’atto, per legge, deve essere diretto, rende ininfluente la successiva fase di notifica, e, quindi, irrilevante il riferimento alla identità del domicilio, al rapporto di parentela o alla comunanza dello studio legale, sede del domicilio eletto. Cass. 21 novembre 2011, n. 24506.

 

È inesistente l’atto per difetto di sottoscrizione dalla parte che sta in giudizio personalmente oppure dal procuratore (quando non desumibile da altri elementi, quali la sottoscrizione per autentica della firma della procura in calce o a margine dello stesso), atteso che ai sensi dell’art. 125 c.p.c. la sottoscrizione è elemento indispensabile per la formazione dello stesso. Cass. 20 gennaio 2011, n. 1275; conforme Cass. 22 marzo 2001, n. 4116; Cass. 21 marzo 1994, n. 2691.

 

 

1.3.2. Fattispecie in tema di mera irregolarità.

La mancata certificazione (o la certificazione da parte di avvocato che non sia ammesso al patrocinio innanzi alla S.C.) dell’autografia della sottoscrizione della parte ricorrente (o di quella resistente) apposta sulla procura speciale “ad litem” rilasciata “in calce” o “a margine” del ricorso (o del controricorso) per cassazione, costituisce mera irregolarità allorché l’atto sia stato firmato anche da altro avvocato iscritto nell’albo speciale e indicato come codifensore. Tale irregolarità non comporta la nullità della procura “ad litem”, sanabile per effetto della costituzione in giudizio del procuratore nominato, salvo che la controparte non contesti, con specifiche argomentazioni, l’autografia della firma di rilascio della procura. Cass. 11 luglio 2006, n. 15718; conforme Cass., Sez. Un., 10 maggio 1996, n. 4394; Cass., Sez. Un., 8 luglio 2003, n. 10732.

 

Ai sensi dell'art. 156 cod. proc. civ., in mancanza di un'espressa sanzione di nullità, la nota d'iscrizione a ruolo è nulla per irregolarità formali, con conseguente mancata costituzione della parte, solo quando difettino i requisiti indispensabili per il raggiungimento del suo scopo, che è quello di portare la causa a conoscenza del giudice perché possa trattare e decidere la lite instauratasi fra le parti con l'atto di citazione, sicché non ne ricorrono i presupposti quando la nota, ancorché incompleta o erronea in qualcuno dei suoi elementi, sia comunque tale da consentire d'individuare con sicurezza il rapporto processuale su cui è invocata la pronuncia del giudice adito. Cassa con rinvio, Trib. Gorizia, 20/12/2010

Cassazione civile sez. II  02 marzo 2015 n. 4163  

 

L’indicazione in un ricorso per cassazione del soggetto contro cui è proposta l’impugnazione come società per azioni, invece che - conformemente alla realtà - come società in nome collettivo, concretizza un mero errore materiale che non determina l’invalidità dell’atto e della sua notificazione, ma non influisce sulla individuazione del soggetto cui tali atti si riferiscono. (Nella specie la S.C. ha ritenuto sussistere un mero errore materiale, rilevando che non era dedotta l’esistenza di diverse società con denominazione simile; che era già stata precisata la sentenza impugnata; che il medesimo errore, già contenuto nell’atto di appello, non aveva impedito alla società di esplicare le sue difese e si era riflesso nella stessa intestazione della sentenza di II grado). Cass. lav., 22 aprile 1995, n. 4540.

 

In tema di notificazioni di atti processuali alla p.a., la notifica del ricorso per cassazione al Ministro, anziché al Ministero del tesoro e l’erronea denominazione del Ministro medesimo, costituiscono mere irregolarità, inidonee ad impedire il raggiungimento dello scopo dell’atto. Cass. lav., 4 agosto 2004, n. 14945.

 

In sede di giudizio tributario, la discordanza tra gli estremi della sentenza appellata come precisati nell’atto di impugnazione e i corrispondenti dati identificativi della sentenza prodotta in copia autentica dell’appellante non è di per sé significativa, potendo essere conseguenza di un mero errore materiale, e non comporta incertezza nell’oggetto del giudizio, qualora la corrispondenza tra la sentenza depositata e quella nei cui confronti è rivolta l’impugnazione sia confermata da una verifica della congruenza tra contenuto della sentenza in atti e motivi dell’appello. Infatti non costituisce requisito di validità dell’atto di impugnazione l’indicazione della sentenza impugnata nei suoi estremi numerici e di data (surrogabili da specificazioni relative al contenuto della sentenza, in collegamento con i motivi di gravame), e considerato che ai fini dell’individuazione dell’oggetto del gravame riveste un ruolo determinante la produzione del documento che incorpora le statuizioni contestate, tanto che il mancato deposito dello stesso da parte dell’appellante - quando non sia rinvenibile in atti altra copia della sentenza - determina l’improcedibilità dell’appello. (Nella specie la discordanza riguardava l’esatto numero della sentenza impugnata che risultava regolarmente depositata in giudizio). Cass. 31 luglio 2007, n. 16921.

 

Costituisce mera irregolarità la mancata dichiarazione formale di contumacia di una parte, sempre che essa sia stata ritualmente citata. Cass. 9 febbraio 2005, n. 2657; conforme Cass. 7 dicembre 2004, n. 22984.

 

Costituisce mera irregolarità l’adozione dei provvedimenti di separazione o riunione di cause fuori dei casi consentiti dalla legge. Cass. 12 dicembre 2001, n. 15706.

 

Costituisce mera irregolarità l’inosservanza da parte del giudice incaricato della trattazione della causa del dovere, previsto dall’art. 274, comma 2, di riferire al capo dell’ufficio in caso di connessione della stessa causa con altra causa pendente dinanzi ad altro giudice dello stesso ufficio. Cass. 22 giugno 2007, n. 14607; conforme Cass. 17 maggio 2004, n. 9336.

Trattasi di mera irregolarità l’emissione di un decreto ingiuntivo da parte di un magistrato diverso dal presidente del tribunale, pur in assenza di circostanze ostative alla operatività della delega. Cass., Sez. Un., 4 aprile 2007, n. 8366.

 

Trattasi di mera irregolarità l’adozione di un provvedimento in forma di sentenza invece che di ordinanza. Cass. 7 febbraio 2007, n. 2623.

 

La mancata sottoscrizione del verbale d’udienza da parte del dichiarante non determina la nullità dell’atto ma una mera irregolarità. Cass. 18 aprile 2011, n. 8874.

 

L’adesione manifestata in modo espresso dal giudicante ad una determinata corrente ideologica, non produce la nullità della sentenza ove non incida sulla correttezza della decisione, stante il principio della tassatività delle nullità nel sistema processuale, potendo rilevare solo sotto il profilo disciplinare. Cass. lav., 18 maggio 2006, n. 11664.

 

Costituisce mera irregolarità la mancata certificazione da parte del difensore, dell’autografia della firma del ricorrente, apposta sulla procura speciale in calce o a margine del ricorso per cassazione (e quindi, a maggior ragione, nella copia notificata), che non comporta la nullità della procura ad litem, perché tale nullità non è comminata dalla legge, né detta formalità incide sui requisiti indispensabili per il raggiungimento dello scopo dell’atto, individuabile nella formazione del rapporto processuale attraverso la costituzione in giudizio del procuratore nominato, salvo che la controparte non contesti, con valide e specifiche ragioni e prove, l’autografia della firma non autenticata. Cass. 20 dicembre 2011, n. 27774.

 

Determina mera irregolarità la costituzione in giudizio dell’attore avvenuta mediante deposito in cancelleria, oltre che della nota d’iscrizione a ruolo, del proprio fascicolo contenente una copia piuttosto che l’originale dell’atto di citazione, depositato in seguito dopo la scadenza del termine prescritto, in quanto tale violazione non lede i diritti della controparte nei confronti della quale il contraddittorio si stabilisce con la notifica della citazione. Cass. 17 dicembre 2010, n. 23192.

 

 

  1. Rilevanza della nullità: il criterio del raggiungimento dello scopo.

 

 

2.1. Condizioni.

L’art. 156 pone due principi fondamentali in tema di accertamento della invalidità degli atti processuali: il principio della tassatività e quello della strumentalità della forma. Cass. 28 gennaio 2005, n. 1820; conforme Cass. 24 maggio 2000, n. 6808.

 

La nullità dell’atto processuale va rilevata e quindi dichiarata in presenza della doppia condizione che l’atto sia discostato dal suo modello legale e sia altresì inidoneo al raggiungimento dello scopo che la legge gli assegna. Cass. lav., 25 agosto 2004, n. 16803.

 

 

2.2. Ambito di applicazione.

La sanatoria della nullità per raggiungimento dello scopo è estensibile anche agli atti amministrativi compresi gli atti di imposizione tributaria. Cass. 10 marzo 2008, n. 6347.

 

Il raggiungimento dello scopo è suscettibile di sanare le sole imperfezioni dell’atto sanzionate con la nullità, non anche i vizi in presenza dei quali la legge processuale commina le diverse sanzioni della inammissibilità o della improcedibilità, la cui previsione sta ad indicare che l’interesse tutelato dalla norma non è disponibile ed è rilevabile d’ufficio (la S.C. con riferimento al ricorso per cassazione inammissibile perché privo dei requisiti richiesti dall’art. 366-bis, ha dichiarato ininfluente la circostanza che il controricorrente non avesse rilevato il vizio e si fosse difeso nel merito). Cass. lav., 2 giugno 1997, n. 4894; conforme Cass. 18 luglio 2007, n. 16002.

 

 

2.3. Casistica.

È nullo l’ordine del giudice di rinnovazione della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio in presenza di una rituale notifica dello stesso, trattandosi di atto che, in quanto emesso fuori dalle ipotesi in cui è consentito, si discosta dal suo modello legale e perché inidoneo al raggiungimento dello scopo, consistente nella valida instaurazione del contraddittorio, visto che lo stesso si è già realizzato. Cass. lav., 25 agosto 2004, n. 16803; conforme Cass. lav., 16 giugno 2003, n. 9646; Cass. lav., 21 dicembre 2001, n. 16145.

 

L’invio a mezzo posta dell’atto processuale destinato alla cancelleria (nella specie, memoria di costituzione in giudizio comprensiva di domanda riconvenzionale) - al di fuori delle ipotesi speciali relative al giudizio di cassazione, al giudizio tributario ed a quello di opposizione ad ordinanza-ingiunzione - realizza un deposito dell’atto irrituale, in quanto non previsto dalla legge, ma che, riguardando un’attività materiale priva di requisito volitivo autonomo e che non necessariamente deve essere compiuta dal difensore, potendo essere realizzata anche da un “nuncius”, può essere idoneo a raggiungere lo scopo, con conseguente sanatoria del vizio ex art. 156, comma 3, c.p.c.; in tal caso, la sanatoria si produce con decorrenza dalla data di ricezione dell’atto da parte del cancelliere ai fini processuali, ed in nessun caso da quella di spedizione. Cass., Sez. Un., 4 marzo 2009, n. 5160.

 

L’errore sulle generalità del destinatario contenuto nell’atto di citazione e nella notifica di esso può comportare la nullità di entrambi gli atti soltanto nel caso in cui l’errore sia tale da determinare in concreto un’incertezza assoluta sulla persona del destinatario, incertezza che può venire superata laddove questi sia identificabile dal contenuto degli atti. Cass. lav., 24 marzo 2003, n. 4275.

 

La difformità tra la relata di notifica apposta all’originale dell’atto e quella apposta sulla copia di esso consegnata al destinatario assume rilievo solo in relazione alla mancanza della data della eseguita notifica nella copia, nel caso in cui dalla notificazione decorra un termine perentorio entro il quale il destinatario deve esercitare determinati diritti, in quanto tale caso viene a concretare una nullità insanabile che ostacola l’esercizio dei diritti stessi. Cass. 19 gennaio 2007, n. 1210.

 

La nullità della errata indicazione nel ricorso per cassazione della parte contro cui è proposto, notificato esattamente al soggetto che era stato parte del giudizio, è sanata nel caso in cui questi, pur sollevando la relativa eccezione, si sia difeso nel merito. Cass. 11 giugno 2007, n. 13620.

 

La dichiarazione di nullità della notifica dell’atto di precetto è preclusa dalla proposizione da parte dell’intimato dell’atto di opposizione, in quanto essa dimostra, inequivocabilmente; che la notificazione ha raggiunto il suo scopo Cass. 10 novembre 1992, n. 12084; conforme Cass. lav., 22 maggio 1998, n. 5213.

 

La nullità della notifica dell’atto di pignoramento presso terzi è sanata dalla tempestiva opposizione agli atti esecutivi. Cass. 2 ottobre 2008, n. 24527.

 

La nullità della notifica di un atto tributario, in quanto eseguita da un messo comunale la cui nomina sia illegittima, è sanata in ogni caso in cui sia raggiunta la prova dell’avvenuta comunicazione dell’atto al destinatario. Cass. 18 novembre 2008, n. 27375.

 

Il contrasto tra motivazione e dispositivo che dà luogo alla nullità della sentenza si deve ritenere configurabile solo se ed in quanto esso incida sulla idoneità del provvedimento, considerato complessivamente nella totalità delle sue componenti testuali, a rendere conoscibile il contenuto della statuizione giudiziale. Una tale ipotesi non è ravvisabile nel caso in cui il detto contrasto sia chiaramente riconducibile a semplice errore materiale, il quale trova rimedio nel procedimento di correzione al di fuori del sistema delle impugnazioni - distinguendosi, quindi, sia dall’error in iudicando deducibile ex art. 360 c.p.c., sia dall’errore di fatto revocatorio ex art. 395, n. 4, c.p.c. - ed è quello che si risolve in una fortuita divergenza tra il giudizio e la sua espressione letterale, cagionata da mera svista o disattenzione nella redazione della sentenza, e che, come tale, può essere percepito e rilevato “ictu oculi”, senza bisogno di alcuna indagine ricostruttiva del pensiero del giudice, il cui contenuto resta individuabile ed individuato. Cass. 30 agosto 2004, n. 17392.

 

È nulla la sentenza di cui non sia stato letto il dispositivo all’udienza di discussione, nei casi in cui tale adempimento sia previsto dalla legge, in quanto tale irregolarità impedisce all’atto di raggiungere il suo scopo, che è quello di rendere subito conoscibile ed immodificabile la decisione. Cass. 5 giugno 2001, n. 7592; conforme Cass. lav., 28 giugno 1997, n. 5818.

 

 

  1. Nullità per violazione del contraddittorio e del diritto di difesa.

 

 

3.1. Nozione.

Il vizio di omessa attivazione del contraddittorio è un vizio non formale di attività e la nullità che ne scaturisce prescinde dal principio di tassatività di cui all’art. 156, primo comma, pur soggiacendo alla regola della sanatoria per il raggiungimento dello scopo ed al principio di conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione. Cass. 24 maggio 2000, n. 6808.

 

 

3.2. Casistica.

È nullo per violazione del principio del contraddittorio il provvedimento con cui il giudice di merito dispone la trattazione della causa nella stessa udienza di prima comparizione, senza assegnare al convenuto il termine di cui all’art. 180. Cass. 24 maggio 2000, n. 6808.

 

Nel procedimento dinanzi al giudice di pace, la decisione della causa non preceduta dalla precisazione delle conclusioni delle parti né dall’invito del giudice a provvedervi è nulla. Cass. 10 marzo 2006, n. 5225.

 

L’omessa indicazione alle parti, ad opera del giudice, di una questione di fatto ovvero mista di fatto e diritto rilevata d’ufficio, sulla quale si fondi la decisione, comporta la nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa solo quando la parte che se ne dolga prospetti in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere qualora il contraddittorio sulla predetta eccezione fosse stato tempestivamente attivato; viceversa, ove la questione di diritto sia di natura esclusivamente processuale ed attenga al corretto mezzo di impugnazione a disposizione della parte punto che il giudice superiore dovrà preliminarmente e d’ufficio esaminare, a prescindere dall’iter processuale seguito anteriormente tale nullità non è configurabile, perché anche la prospettazione preventiva del tema alle parti non avrebbe potuto involgere profili difensivi non trattati. Cass. 30 aprile 2011, n. 9591.

 

Ai sensi degli art. 29 e 30 l. 13 giugno 1942 n. 794, il procedimento per la liquidazione di onorari di avvocato si svolge in camera di consiglio e deve essere deciso con ordinanza non impugnabile con i mezzi ordinari, essendo ammesso soltanto il ricorso straordinario per cassazione alla stregua dell’art. 111 cost., per quanto desumibile dallo stesso art. 30 della legge citata, il quale prevede che l’opposizione formulata ai sensi dell’art. 645 c.p.c. è decisa, appunto, con ordinanza non impugnabile secondo il rito camerale. Tale provvedimento conclusivo non muta la sua natura giuridica di ordinanza non impugnabile anche quando la decisione sia stata emessa in forma di sentenza senza l’adozione del rito camerale, poiché l’inosservanza delle disposizioni che regolano la disciplina di questo procedimento non determina la nullità della decisione, non essendo in alcun modo prevista tale sanzione, avuto riguardo all’applicazione del principio generale di tassatività delle nullità ricavabile dall’art. 156 del codice di rito. Cass. 7 febbraio 2007, n. 2623.

 

Il vizio dell’iscrizione della causa a ruolo e, in particolare, quello che si risolva nella errata indicazione della data di differimento della prima udienza di comparizione, riportata nel ruolo generale degli affari civili, non determina ex se nullità processuale e resta sanato se la parte destinataria della notificazione dell’atto introduttivo, onerata dell’esame diligente dei suddetti registri, ne abbia comunque avuto conoscenza. Tale vizio inficia, invece, l’iscrizione ed il conseguente procedimento qualora impedisca alla parte di costituirsi tempestivamente, in violazione del diritto di difesa e del correlato principio di effettività del contraddittorio. Cass. 24 ottobre 2011, n. 21960, conforme Cass. 5 giugno 2007, n. 13163, Cass. 29 novembre 1999, n. 13315.

 

I vizi dell’iscrizione a ruolo di una causa - pur potendo in alcuni casi inficiare la validità dell’iscrizione stessa, determinare violazione del diritto di difesa e, quindi, viziare il successivo corso del procedimento - ove si risolvano in un semplice errore materiale nell’indicazione del nome dell’attore, riportato nel ruolo generale degli affari civili o nella rubrica alfabetica tenuta dal cancelliere, non determinano nullità processuali, e ciò specialmente quando constino di un errore che, in quanto agevolmente riconoscibile, non preclude, alla parte cui sia stato notificato l’atto di citazione in giudizio, di individuare ugualmente, attraverso un esame diligente dei registri di cancelleria, la causa iscritta a ruolo. Cass. 25 febbraio 2004, n. 3728.

 

L’erronea dichiarazione di contumacia della parte regolarmente costituita integra un vizio della sentenza, denunziabile con l’atto di impugnazione, soltanto se la parte deduca e dimostri che l’errore ha determinato un concreto pregiudizio al suo diritto di difesa. Cass. 27 giugno 2006, n. 14763.

 

 

 

 

 



 
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