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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 157 cod. proc. civile: Rilevabilità e sanatoria della nullità

Non può pronunciarsi la nullità senza istanza di parte, se la legge non dispone che sia pronunciata di ufficio (1).

Soltanto la parte nel cui interesse è stabilito un requisito può opporre la nullità dell’atto per la mancanza del requisito stesso, ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso.

La nullità non può essere opposta dalla parte che vi ha dato causa, nè da quella che vi ha rinunciato anche tacitamente (2).


Commento

(1) Per quanto concerne il modo in cui va rilevata la nullità, il legislatore ha previsto che di regola debba essere eccepita dalla parte, ma che nei casi previsti dalla legge possa essere rilevata anche d’ufficio. Nel primo caso si parlerà di nullità relativa, nel secondo di nullità cd. assoluta. La nullità relativa può essere sanata se non viene eccepita dalla parte nei modi e limiti previsti dai commi seguenti oppure se l’atto ha raggiungo lo scopo. Nullità sanabili sono però anche le nullità assolute, ma solo nell’ipotesi in cui vi è il raggiungimento dello scopo.

 

(2) L’istanza con cui la parte deve far rilevare la nullità è un’eccezione processuale in senso proprio. Esistono dei limiti, però, alla possibilità di eccepire la nullità: un limite temporale (poiché deve essere proposta nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso); un limite positivo (in quanto va proposta dalla parte nel cui interesse è stabilito un requisito, la cui mancanza ha causato il vizio); un limite negativo (l’istanza, infatti, non può essere proposta da chi ha causato la nullità o da chi ha rinunciato a farla valere).


Giurisprudenza annotata

  1. Nullità relative e nullità assolute.

 

 

1.1. Nozione.

Le nullità relative sono quelle che derivano dalla violazione di adempimenti o requisiti formali dell’atto processuale posti dalla legge a tutela di interessi propri della parte, mentre le nullità assolute sono le mancanze più gravi, che consumano una violazione dei principi di ordine pubblico processuale, vale a dire di disposizioni poste a tutela di interessi generali. Cass. 30 luglio 2004, n. 14587; conforme Cass. 17 ottobre 2003, n. 15554; Cass. 18 dicembre 1998, n. 12687; Cass. 9 gennaio 2002, n. 194.

 

Sul piano della rilevabilità, le nullità relative possono essere dichiarate dal giudice soltanto su istanza di parte. Cass. 12 marzo 2005, n. 5454; conforme Cass. 12 novembre 1999, n. 12577.

Le nullità assolute sono pronunciate d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, salve le preclusioni derivanti dal giudicato esplicito o implicito formatosi sulla questione, con l’ulteriore conseguenza che la pronuncia su queste ultime non è censurabile sotto il profilo del vizio di ultrapetizione, né sotto il profilo della violazione delle norme che, in relazione ai giudizi di impugnazione, applicano il principio generale della coincidenza tra chiesto e pronunciato. Cass. 5 marzo 1996, n. 1712.

 

 

1.2. Fattispecie in tema di nullità relative.

Integrano nullità di carattere relativo l’incertezza, per illeggibilità della firma o per omessa indicazione della carica rivestita, sulla persona che ha rilasciato la procura alle liti, laddove tale lacuna non sia altrimenti emendabile sulla base dell’atto cui accede la procura stessa. Cass., Sez. Un., 7 marzo 2005, n. 4814.

 

Integrano nullità di carattere relativo la violazione delle norme sulla interruzione del processo, in relazione agli atti compiuti dopo il verificarsi dell’evento interruttivo o della dichiarazione o notificazione di esso. Cass. 28 novembre 2007, n. 24762.

 

In tema di consulenza tecnica d’ufficio, l’omesso avviso dell’inizio delle operazioni del consulente, da effettuarsi ai sensi dell’art. 91 disp. att. c.p.c., configura un caso di nullità relativa, che la parte interessata è onerata a far valere nella prima istanza o difesa utile successiva al deposito della relazione dell’ausiliario del giudice, verificandosi, in caso di mancata proposizione tempestiva della relativa eccezione, la sanatoria della suddetta nullità. Cass. 29 marzo 2006, n. 7243; conforme Cass. 28 novembre 2001, n. 15133.

 

La nullità della consulenza tecnica di ufficio derivante dall’inosservanza della norma della legge professionale che vieta al geometra ed al perito edile di occuparsi di determinate costruzioni è di carattere relativo, non essendo la nullità espressamente prevista per legge; essa è pertanto sanata se non tempestivamente eccepita. Cass. 12 novembre 2007, n. 23504.

 

La nullità di una testimonianza resa da persona incapace ai sensi dell’art. 246 c.p.c., essendo posta a tutela dell’interesse delle parti, è configurabile come una nullità relativa e, in quanto tale, deve essere eccepita subito dopo l’espletamento della prova. Diversamente dovrà intendersi sanata ai sensi dell’art. 157, secondo comma, c.p.c. Qualora detta eccezione venga rigettata con ordinanza la parte interessata ha l’onere di riproporla in sede di precisazione delle conclusioni e nei successivi atti di impugnazione in quanto detta omissione equivale alla rinuncia della eccezione con conseguente sanatoria per acquiescenza. Cass. 10 aprile 2012, n. 5643; conforme Cass. 25 settembre 2009, n. 20652.

 

 

1.3. Fattispecie in tema di nullità assolute.

Rientrano tra le nullità di carattere assoluto quelle conseguenti alla violazione del principio del contraddittorio. Cass. 2 aprile 1996, n. 3061.

 

Il vizio non formale di attività discendente dalla mancata osservanza delle sequenze procedimentali in cui è normativamente scandita la trattazione della causa di primo grado - per non avere il giudice concesso alle parti, benché richiesto, l’appendice scritta alla prima udienza di trattazione, ai sensi dell’art. 183, quinto comma, c.p.c., ed avere rimesso la causa in decisione quando era ancora aperta la fase rivolta alla definizione del thema decidendum e del conseguente thema probandum - può essere rilevato d’ufficio dal giudice stesso fino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione e rimediato con la rimessione in termini delle parti per l’esercizio delle attività che non hanno in precedenza potuto svolgere. Cass. 15 febbraio 2007, n. 3607.

 

 

  1. Eccezione di parte.

 

 

2.1. Legittimazione.

L’eccezione di nullità va proposta dalla parte interessata, cioè dalla parte nel cui interesse la legge ha posto il requisito formale o adempimento che risulta inosservato (la S.C. in applicazione di questo principio, ha negato all’appellante, in una controversia soggetta al rito del lavoro, la facoltà di eccepire validamente la nullità della trattazione del processo per l’esistenza, tra la notificazione del ricorso in appello e l’udienza di discussione, di un intervallo inferiore ai 25 giorni, così come prescritto dall’art. 435, trattandosi di termine posto dalla legge nell’interesse dell’appellato). Cass. lav., 18 gennaio 1997, n. 521.

 

 

2.2. Contenuto.

La regola, dettata dall’art. 157 c.p.c., secondo cui l’obbligo del giudice di esaminare l’eccezione di nullità relativa di un atto processuale presuppone che la medesima sia stata dedotta dalla parte, oltre che tempestivamente, con la specificazione delle ragioni d’invalidità costituisce un principio generale, applicabile a tutti i processi speciali di cognizione, ivi compreso il procedimento per la dichiarazione di fallimento. Cass. 22 gennaio 2010, n. 1098.

 

Il giudice non può dichiarare la nullità rilevando un vizio diverso da quello dedotto dalla parte. Cass. 19 gennaio 2000, n. 551.

 

 

2.3. Tempestività.

Le nullità concernenti l’ammissione e l’espletamento della prova testimoniale hanno carattere relativo, derivando dalla violazione di formalità stabilite non per ragioni di ordine pubblico, bensì nell’esclusivo interesse delle parti e, pertanto, non sono rilevabili d’ufficio dal giudice, ma, ai sensi dell’art. 157, comma 2, c.p.c., vanno denunciate dalla parte interessata nella prima istanza o difesa successiva al loro verificarsi (o alla conoscenza delle nullità stesse); intendendosi per istanza, ai fini della citata norma, anche la richiesta di un provvedimento ordinatorio di mero rinvio e la formulazione delle conclusioni dinanzi al giudice di primo grado. Ne consegue che dette nullità non possono essere fatte valere in sede di impugnazione. Cass. 17 ottobre 2003, n. 15554; conforme Cass. 28 novembre 2001, n. 151339.

 

L’inammissibilità della prova per testi nei contratti, derivante dalla previsione della forma scritta “ad probationem”, non attiene all’ordine pubblico ma alla tutela d’interessi privati, per cui non può essere rilevata d’ufficio, ma deve essere eccepita dalla parte interessata, entro il termine previsto dall’art. 157, comma 2, c.p.c., nella prima istanza o difesa successiva al suo configurarsi. Cass. 30 marzo 2010, n. 7765.

 

In tema di giuramento decisorio, non comportano nullità la mancata verbalizzazione della formula e l’omessa pronuncia della parola «giuro», atteso che detta nullità, ipotizzabile solo nei casi tipizzati dalla legge a norma dell’art. 156 c.p.c., non è prevista dagli art. 238 e 239 c.p.c., sempre che l’atto presenti tutti i requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo per il quale è stato introdotto, a norma dell’art. 156, comma 3, c.p. (Fattispecie relativa all’attestazione, nel verbale di prestazione negativa del giuramento decisorio - deferito sull’intervenuto recesso del lavoratore per dimissioni - dell’affermazione «nego» anziché l’affermazione solenne«giuro e giurando nego», in controversia in cui l’atto aveva raggiunto lo scopo cui era diretto, di obbligare il dichiarante ad affermare/negare le circostanze dedotte nei capitoli dell’avversario e ad assumersi piena responsabilità, a tutti gli effetti di legge, della propria dichiarazione). Cass. lav., 12 novembre 2008, n. 27026.

 

Nel caso di nullità della consulenza tecnica, le nullità debbono essere fatte valere nella prima udienza successiva al deposito della relazione, restando altrimenti sanate. Cass. 19 agosto 2002, n. 12231; conforme Cass. 15 aprile 2002, n. 5422; Cass. 28 novembre 2001, n. 15133.

 

La decadenza conseguente alla mancata eccezione di nullità non è impedita dalla eventuale contumacia della parte che avrebbe potuto proporla. Cass. 9 gennaio 2002, n. 194.

 

Al fine di considerare l’eccezione tardiva, con conseguente preclusione, è necessario, però, che il denunziante abbia avuto notizia effettiva e non soltanto potenziale della nullità. Cass., Sez. Un., 12 novembre 2003, n. 17013.

 

L’onere di riproporre l’eccezione in sede di precisazione delle conclusioni sussiste, tuttavia, nel caso in cui il giudice si sia pronunciato, con ordinanza, sull’eccezione, respingendola) intendendosi per istanza, ai fini della citata norma, anche la richiesta di un provvedimento ordinatorio di mero rinvio e la formulazione delle conclusioni dinanzi al giudice di primo grado. Cass. 18 luglio 2008, n. 19942.

 

 

2.4. Acquiescenza tacita.

L’irrituale effettuazione della notificazione dell’impugnazione per nullità del lodo arbitrale presso il difensore che l’abbia difesa nel procedimento arbitrale, anziché alla parte personalmente, non implica inesistenza, ma nullità della notificazione medesima e, dunque, un vizio sanabile con la costituzione del convenuto, ovvero, in difetto di tale costituzione, con la rinnovazione della notificazione cui la parte istante provveda spontaneamente od in esecuzione di ordine impartito dal giudice ai sensi dell’art. 291 c.p.c. Più in particolare, la costituzione del convenuto produce una sanatoria del vizio con efficacia retroattiva ed esclude ogni decadenza, anche quella per l’eventuale sopraggiungere della scadenza del termine d’impugnazione. Infatti, la costituzione del convenuto rientra nel genus della “sanatoria” del vizio dell’atto, il quale ricomprende al suo interno non solo l’ipotesi della rinuncia espressa o tacita a far valere il vizio (cui si riferisce la rubrica dell’art. 157 c.p.c.) ma anche altre figure, tra le quali rientra anche la cosiddetta “convalidazione dell’atto” per il conseguimento dello scopo (art. 156, ultimo comma, c.p.c.). Cass. 29 novembre 2004, n. 22486.

 

 

  1. Inopponibilità dell’eccezione.

La sanatoria per intervenuta decadenza della parte interessata ad eccepire il vizio (nel caso, la nullità della testimonianza per incapacità del teste) risponde ad un principio di ordine pubblico, rappresentato dall’esigenza di assicurare la speditezza del procedimento, i cui atti non possono restare esposti ad eccezioni di nullità per un periodo di tempo indefinito, con la conseguenza che la decadenza e conseguente sanatoria dell’atto sono rilevabili d’ufficio dal giudice in ogni stato e grado del procedimento, salva la preclusione del giudicato, anche implicito, e possono, quindi, essere prospettate, per la prima volta, anche nel giudizio di legittimità. Cass. 1° luglio 2002, n. 9553.

 



 
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