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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 159 cod. proc. civile: Estensione della nullità

La nullità di un atto non importa quella degli atti precedenti, nè di quelli successivi che ne sono indipendenti (1).

La nullità di una parte dell’atto non colpisce le altre parti che ne sono indipendenti (2).

Se il vizio impedisce un determinato effetto, l’atto può tuttavia produrre gli altri effetti ai quali è idoneo.


Commento

(1) Viene introdotto uno dei limiti previsti all’estensione della nullità: il cd. limite esterno. Argomentando a contrario si deduce che la nullità viene estesa a tutti quegli atti che dipendono cronologicamente dall’atto viziato. Si pensi, ad es., che la riforma o la cassazione della sentenza estende i suoi effetti ai provvedimenti o agli atti dipendenti dalla sentenza riformata o cassata.

 

(2) Il comma 2 introduce, invece, un limite cd. interno, che si applica sia qualora ci si trovi di fronte un atto unico ma frazionabile in più parti, sia davanti ad un procedimento formato da più atti, quale ad es. un procedimento di notificazione. Anche in tale ipotesi si ricava il principio secondo il quale la nullità si estende a quella parte dipendente dall’atto viziato: infatti, la riforma o la cassazione parziale ha effetto anche sulle parti della sentenza dipendenti dalla sentenza riformata o cassata.


Giurisprudenza annotata

  1. Estensione della nullità.

 

1.1. Fondamento.

L’art. 159 detta, nell’ambito processuale, la regola della conservazione dell’atto giuridico, che costituisce un criterio generale in tema di valutazione ed interpretazione degli atti processuali. Cass. 19 maggio 2003, n. 7772; conforme Cass. 6 marzo 2003, n. 3349; Cass. 8 gennaio 2001, n. 200.

 

1.2. Presupposti.

La nullità di un atto processuale si estende a quello successivo soltanto nel caso in cui quest’ultimo sia dipendente dall’atto nullo, nel senso che il primo atto sia non solo cronologicamente anteriore, ma anche indispensabile per la realizzazione di quello che segue, non essendo sufficiente, ai fini della propagazione del vizio, che il primo provvedimento, affetto da nullità, abbia creato soltanto l’occasione per l’emissione di altro provvedimento, in tale ipotesi potendo soltanto configurarsi una mera ingiustizia nel merito del provvedimento successivo, in quanto fondato su una valutazione di fatto condizionata da un provvedimento nullo. Cass. 12 luglio 2001, n. 9419.

 

In base al principio contenuto nell’art. 159 c.p.c., la nullità del singolo atto processuale dà luogo alla nullità della sentenza solo se posta in rapporto di dipendenza con l’atto nullo; in particolare, l’eventuale nullità di una prova non comporta la nullità della sentenza adottata a definizione della controversia nella quale è stata assunta se la decisione finale della controversia non è in alcun modo fondata su detta prova. Cass. 18 marzo 2003, n. 3989.

 

1.3. Casistica.

Il vizio dell’iscrizione della causa a ruolo che si risolve nella errata indicazione della data di differimento della prima udienza di comparizione, riportata nel ruolo generale degli affari civili, non determina ex se nullità processuale e resta sanato se la parte destinataria della notificazione dell’atto introduttivo, onerata dell’esame diligente dei suddetti registri, ne abbia comunque avuto conoscenza. Tale vizio inficia, invece, l’iscrizione ed il conseguente procedimento qualora impedisca alla parte di costituirsi tempestivamente, in violazione del diritto di difesa e del correlato principio di effettività del contraddittorio. Cass. 24 ottobre 2011, n. 21960.

La procura speciale validamente rilasciata a margine od in calce ad un atto di citazione dichiarato nullo, non viene travolta dalla invalidità di tale atto ma, coerentemente con le esigenze di speditezza del processo civile, conserva una sua specifica identità negoziale ed una sua autonomia logica e giuridica, desumibili anche dalla varietà delle modalità di conferimento indicate nell’art. 82 c.p.c., nonché dal rilievo che, dal mero dato della localizzazione della procura, non può farsi derivare il restringimento degli ampi poteri che con essa la parte conferisce al difensore. Cass. 38 aprile 2010, n. 10231).

La procura apposta a margine o in calce all’atto di citazione resta travolta dalla nullità dell’atto medesimo, del quale costituisce parte inscindibile per lo stretto collegamento funzionale esistente tra la vocatio in ius e la procura speciale apposta a margine o in calce- sicché la rinnovazione della citazione richiede il rilascio da parte dell’attore di un altro mandato al difensore, restando esclusa la possibilità di un mero richiamo al mandato in precedenza conferito. Cass. 12 luglio 2006, n. 15879.

La nullità di un atto di acquisizione probatoria non incide sulla sentenza, se questa non si fonda in alcun modo sulla prova nulla. Cass. 8 marzo 2003, n. 3989; conforme Cass. 23 settembre 2004, n. 19072; Cass. 28 luglio 2006, n. 17247.

Se una parte dell’attività di accertamento e rilevazione dei dati compiuta dal consulente tecnico sia invalida, perché svolta in violazione del principio del contraddittorio e al di fuori del necessario controllo delle parti, qualora quella frazione di attività non si sia riverberata nella relazione di consulenza, il vizio non si traduce in una nullità che possa assumere rilevanza. Cass. lav., 27 luglio 2011, n. 16441.

È nulla la sentenza emessa dal giudice prima della scadenza dei termini dal medesimo fissati ai sensi dell’art. 190 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, risultando in tal modo impedito ai difensori delle parti di svolgere nella sua completezza il diritto di difesa, con conseguente violazione del principio del contraddittorio, il quale non è riferibile solo all’atto introduttivo del giudizio, ma deve realizzarsi nella sua piena effettività durante tutto lo svolgimento del processo. Cass. 24 marzo 2010, n. 7072.

 

Nel giudizio di rinvio, allorché la corte di cassazione abbia dichiarato la nullità della sentenza di appello per una ragione (nella specie, per avere indebitamente dato ingresso ad una domanda non ritualmente proposta in primo grado) che, in forza del principio di cui all'art. 159, primo comma, cod. proc. civ., non abbia posto nel nulla tutto il giudizio di appello svoltosi fino al momento della decisione, il giudice è investito del potere-dovere di riesaminare il merito della causa sulla base di quanto acquisito sino al momento della emissione della sentenza cassata, fermo restando, per le parti, il limite posto dall'art. 394 cod. proc. civ., con conseguente impossibilità di richiedere nuove prove (salvo il deferimento del giuramento decisorio), di depositare nuovi documenti (ad eccezione di quelli che era stato impossibile produrre prima per causa di forza maggiore) o di prendere nuove conclusioni. Rigetta, App. Perugia, 11/01/2007. Cassazione civile sez. I  16 aprile 2014 n. 8872

 

 

  1. Conversione dell’atto nullo.

 

 

2.1. Fondamento.

Il principio di conversione dell’atto nullo, in base al quale l’atto affetto da un vizio che gli impedisce un determinato effetto, può tuttavia produrre altri effetti dei quali è idoneo, va ricondotto ad esigenze di economia processuale. Cass., Sez. Un., 5 luglio 2004, n. 12265; conforme Cass., Sez. Un., 17 marzo 2004, n. 5459.

 

 

2.2. Casistica.

In applicazione di questo principio, si è ritenuto che la domanda riconvenzionale di annullamento del contratto, avanzata in comparsa di risposta dalla parte incorsa nella relativa decadenza, possa essere idonea a valere come eccezione di annullabilità, diretta a paralizzare la domanda di esecuzione del contratto proposta dalla controparte Cass., 7 ottobre 2004, n. 19985.

 

Il ricorso per conflitto di giurisdizione, che sia inammissibile per nullità della sua notificazione, può produrre gli effetti dell’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 5 luglio 2004, n. 12265; conforme Cass., Sez. Un., 17 marzo 2004, n. 5459.

 

Nei procedimenti contenziosi che iniziano con ricorso, il compimento della formalità del deposito coincide con la proposizione della domanda e sulla validità di quest’ultima non possono riflettersi, ostandovi il disposto dell’art. 159 c.p.c., i vizi incidenti sulla successiva fase della vocatio in ius, da attuare mediante la notifica dell’atto introduttivo e del correlativo decreto di fissazione dell’udienza. Ne consegue che il rinnovo della notifica del ricorso sana con effetto ex tunc i vizi dell’originaria notifica, non rilevando che alla rinnovazione si provveda posteriormente alla scadenza del termine originariamente fissato dal giudice, se non ancora scaduto al momento della notifica nulla, qualora sia rispettato il nuovo termine assegnato, ovvero siano rispettati i termini a comparire nell’ipotesi in cui non vi sia stata fissazione della nuova udienza. Cass. 18 ottobre 2011, n. 21487.

 

Il principio di conservazione dettato dall’art. 159, comma 3, c.p.c. opera allorché l’atto non solo abbia i requisiti di forma e di sostanza dell’atto in cui viene convertito, ma sia stato proposto dinanzi al giudice competente per il grado di giudizio, dovendosi escludere la conversione dell’atto solo se dall’esame del contenuto del mezzo utilizzato risulti inequivocabilmente la volontà della parte di utilizzare soltanto un mezzo diverso, ancorché inammissibile. È quindi ammissibile il reclamo avverso il decreto, avente natura sostanziale di sentenza, con cui il tribunale abbia negato l’approvazione del conto della gestione dell’amministratore giudiziario, nominato ex art. 2409 c.c. e poi revocato, se comunque il mezzo sia stato proposto dinanzi alla corte di appello, potendo il reclamo convertirsi in appello, in applicazione del principio di conservazione. Cass. 4 agosto 2009, n. 17939.

 

 



 
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