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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 162 cod. proc. civile: Pronuncia sulla nullità

Il giudice che pronuncia la nullità (1) deve disporre, quando sia possibile, la rinnovazione degli atti ai quali la nullità si estende (2).

Se la nullità degli atti del processo è imputabile al cancelliere, all’ufficiale giudiziario o al difensore, il giudice, col provvedimento col quale la pronuncia, pone le spese della rinnovazione a carico del responsabile e, su istanza di parte, con la sentenza che decide la causa può condannare quest’ultimo al risarcimento dei danni causati dalla nullità a norma dell’articolo 60, numero 2.


Commento

(1) Le nullità (sia quelle rilevabili su istanza di parte, sia quelle rilevabili d’ufficio) devono essere oggetto di una pronuncia da parte del giudice (cd. pronuncia costitutiva) in mancanza della quale l’atto nullo rimane in vita.

 

(2) La rinnovazione degli atti (sia delle parti che del giudice), serve per consentire al processo di proseguire verso il suo esito normale.


Giurisprudenza annotata

 

  1. Accertamento della nullità.

La complessiva disciplina della nullità degli atti processuali esige che la nullità dell’atto sia anche formalmente dichiarata dal giudice che l’ha accertata. Ciò comporta, pertanto, che allorché tale accertamento avvenga in sede di legittimità, la Corte di cassazione deve dichiarare la nullità dell’atto. Cass. 13 gennaio 2010, n. 388.

 

La mancanza di una pronuncia costitutiva di nullità da parte del giudice procedente consente all’atto processuale viziato (in via assoluta o relativa) di produrre, comunque, i suoi effetti. Con la conseguenza, pertanto, che al fine di addivenire alla detta pronuncia il giudicante deve rilevare la nullità, se assoluta (al più tardi) prima di pronunciarsi nel merito della “res dubia”, e se relativa, per effetto della tempestiva denuncia fattane dalla parte (che non vi abbia dato causa) nei termini di cui all’art. 157 c.p.c. (e, comunque, prima della sentenza). La mancanza di tale attività di rilevazione da parte del giudice di primo grado comporta la formazione, in seno alla resa pronuncia di merito, di una sottostante e implicita statuizione di regolarità formale del processo, rimediabile solo attraverso il tempestivo esperimento dei mezzi di impugnazione (non totalmente devolutivi) dell’appello e del ricorso per cassazione, il cui utile esercizio postula una specifica, espressa, deduzione dell’errore che si assume viziare la sentenza impugnata, pena la formazione di un giudicato (interno) ostativo, per il giudice di gravame, a ogni ulteriore verifica “ex officio” della regolarità del primo giudizio. Cass. 9 aprile 2008, n. 9169.

 

 

  1. Ordine di rinnovazione.

Il giudice, qualora riscontri la nullità di un atto del processo, ha il potere-dovere di dichiararla e di disporre, se possibile, la rinnovazione dell’atto dichiarato nullo. Cass. 13 maggio 2002, n. 6820; conforme Cass. 23 ottobre 1999, n. 11945.

 

La sentenza pronunciata dal giudice di primo grado prima della scadenza dei termini per il deposito delle conclusionali o delle memorie di replica è affetta da nullità; tuttavia il giudice di appello, una volta constatata tale nullità, non può limitarsi ad una pronunzia di mero rito dichiarativa della stessa, né può rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell’art. 354 c.p.c., ma in ossequio al principio di cui all’art. 162 c.p.c. ed al normale effetto devolutivo del giudizio di appello è tenuto a decidere la causa nel merito, provvedendo in questo modo alla rinnovazione dell’attività riguardo alla quale la nullità si è verificata. Cass. 9 marzo 2011, n. 5590.

 

Con riferimento all’ordine di rinnovazione in caso di nullità dell’atto di citazione ovvero della sua notifica, v. Giurisprudenza sub artt. 164 e 291.



 
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