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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 163-bis cod. proc. civile: Termini per comparire

Tra il giorno della notificazione della citazione e quello dell’udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi non minori di novanta giorni se il luogo della notificazione si trova in Italia e di centocinquanta giorni se si trova all’estero (1).

Nelle cause che richiedono pronta spedizione (2) il presidente (3) può, su istanza dell’attore e con decreto motivato in calce dell’atto originale e delle copie della citazione (4), abbreviare fino alla metà i termini indicati dal primo comma.

Se il termine assegnato dall’attore ecceda il minimo indicato dal primo comma, il convenuto, costituendosi prima della scadenza del termine minimo, può chiedere al presidente del tribunale che, sempre osservata la misura di quest’ultimo termine, l’udienza per la comparizione delle parti sia fissata con congruo anticipo su quella indicata dall’attore (5). Il presidente provvede con decreto, che deve essere comunicato dal cancelliere all’attore, almeno cinque giorni liberi (6) prima dell’udienza fissata dal presidente.

 


Commento

Notificazione: [v. 137]; Citazione: [v. 163]; Udienza di comparizione e trattazione: [v. 183]; Decreto: [v. 135]; Parte: [v. Libro I, Titolo III]; Cancelliere: [v. 57].

Termine per comparire: sono i giorni che devono intercorrere tra la notifica al convenuto dell’atto introduttivo del giudizio e la prima udienza di comparizione, innanzi all’autorità adita, individuata dall’attore nell’atto stesso. Il (—) consente al convenuto la predisposizione di un’adeguata difesa, qualora egli decida di costituirsi in giudizio [v. 166].

Termine libero: periodo di tempo che va computato escludendo tanto il giorno iniziale quanto quello finale. Se il giorno di scadenza è festivo, ai sensi dell’art. 156 la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo.

 

 

(1) La disposizione è in vigore dal 1°-3-2006 ed è applicabile ai procedimenti instaurati successivamente a tale data. I termini per comparire sono stati ampliati, passando da sessanta a novanta giorni se il luogo della notificazione si trova in Italia, da centoventi a centocinquanta per le notificazioni all’estero: ciò al fine di consentire al convenuto di approntare meglio le proprie difese. La citazione è a comparire ad udienza fissa, per cui l’attore invita il convenuto a comparire innanzi al giudice istruttore in un giorno stabilito, liberamente scelto tra quelli destinati dal calendario giudiziario all’udienza di prima comparizione. Tuttavia tale libertà è limitata, dovendo l’attore concedere al convenuto un numero minimo di giorni liberi, affinché questi possa predisporre compiutamente le proprie difese. Tale termine, che l’attore deve lasciar trascorrere tra la data della notificazione e il giorno della prima udienza di comparizione, ha dunque funzione tipicamente dilatoria. La sua inosservanza determina, ai sensi dell’art. 164, c. 1, nullità della vocatio in ius, sanabile con effetto ex tunc dalla rinnovazione disposta d’ufficio dal giudice o dalla costituzione del convenuto. Mentre nel sistema precedente tale nullità era insanabile, la riforma ha disposto che il giudice, nel rilevarla di ufficio, ordina la rinnovazione della notificazione entro un termine perentorio [v. 164, c. 4]; la rinnovazione sana la nullità. L’osservanza del termine va poi verificata sulla base della data indicata in citazione e non sulla base della data effettiva in cui l’udienza di comparizione è realmente tenuta, per effetto dei meccanismi di spostamento di ufficio di essa ai sensi dell’art. 168bis (assegnazione del giudice istruttore), come espressamente prevede l’art. 70bis att. La nullità, ove non sanata con la costituzione del convenuto, si trasmette alla successiva sentenza; la nullità è rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del giudizio. Nel testo previgente dell’art. 163bis, i termini a comparire variavano col variare della distanza tra il luogo della notificazione e il luogo dove si 164 Libro II - Del processo di cognizione 218 trovava il tribunale. La novella del ’90 li ha, invece, unificati, adottando il criterio geografico. Da ricordare, infine, che la sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale (1° agosto/31 agosto) opera anche per i termini a comparire: di tale sospensione dovrà quindi tener conto l’attore quando indica l’udienza, se non vuole incorrere nella nullità della citazione.

(2) L’urgenza sussiste nelle cause in cui vi sia pericolo nel ritardo o che abbiano particolare natura, come le condanne a prestazioni alimentari.

(3) Nel caso di specie si tratta del Presidente del tribunale.

(4) L’omessa sottoscrizione del decreto o la sua mancata motivazione determinano nullità del provvedimento di abbreviazione. Le omissioni che, invece, inficiano la trascrizione del decreto sulla copia notificata si risolvono in mere irregolarità formali.

(5) La possibilità per il convenuto di ottenere l’anticipazione della prima udienza, risponde all’esigenza di evitare che l’attore utilizzi il processo solo per bloccare l’iniziativa della controparte, ove questa abbia interesse ad un più sollecito svolgimento dello stesso. Lo strumento dell’abbreviazione dei termini è l’unico a disposizione del convenuto per ottenere un più rapido corso del procedimento. Si ritiene, invece, illecito l’espediente di controcitare l’attore per un’udienza più vicina. Il sistema della controcitazione, con la quale il convenuto può fissare l’udienza di comparizione delle parti in anticipo rispetto a quella indicata dall’attore nel proprio atto di citazione, è infatti invalido, e perciò non idoneo a costituire il contraddittorio nell’udienza fissata in quel modo.

(6) Tale ultimo termine risponde all’esigenza di informare l’attore della avvenuta anticipazione, concedendogli, comunque, un tempo per organizzare le proprie difese. A tal proposito si tenga presente che, mentre nel caso in cui sia l’attore a chiedere un’abbreviazione dei termini [v. 166], il convenuto ha 10 giorni per costituirsi, nell’ipotesi prevista dal presente comma il termine è di soli 5 giorni, il che determina un’evidente ed ingiusta disparità di trattamento: per una possibile soluzione raggiunta in via interpretativa.


Giurisprudenza annotata

 

  1. Termini per comparire.

In tema di notificazione dell’atto di citazione a mezzo del servizio postale (a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002), ai fini dell’osservanza dei termini a comparire, per «giorno della notificazione», ai sensi dell’art. 163-bis c.p.c., s’intende quello in cui si realizza, non l’effetto, anticipato e provvisorio, a vantaggio del notificante, ma il perfezionamento del procedimento notificatorio nei confronti del destinatario, procedimento che resta ancorato al momento in cui l’atto è ricevuto dal destinatario medesimo o perviene nella sua sfera di conoscibilità: e ciò in quanto, al fine suindicato, il notum facere rileva come risultato, che in tanto può considerarsi raggiunto in quanto la conoscenza effettivamente si produca con il ritiro dell’atto ovvero tutti gli elementi previsti per consentirla o per propiziarla, ivi compreso il decorso del tempo, si siano verificati. Cass. 12 aprile 2006, n. 8523.

 

In tema di termini a comparire nel processo civile, anche i giorni festivi intermedi devono essere presi in considerazione ai fini del computo del termine, atteso che rispetto ai c.d. «termini liberi» sono esclusi dal computo solo il giorno iniziale e quello finale. Cass., Sez. Un., 2 ottobre 2003, n. 14699.

 

I termini per comparire stabiliti dall’art. 163-bis c.p.c. devono essere computati dalla data di notificazione dell’atto di citazione alla data fissata in tale atto per la comparizione delle parti dinanzi al giudice, senza che la nullità della citazione per il mancato rispetto del predetto termine possa essere esclusa o sanata a causa dell’eventuale rinvio d’ufficio dell’udienza di prima comparizione, operato ex art. 168-bis, n. 4, c.p.c. Cass. 10 febbraio 2003, n. 1935.

 

In caso di nullità della citazione introduttiva del giudizio di primo grado, che si è svolto in contumacia della parte convenuta, determinata dalla inosservanza del termine dilatorio di comparizione, il giudice di appello non può limitarsi a dichiarare la nullità della sentenza e giudizio di primo grado, ma, non ricorrendo né la nullità della notificazione dell’atto introduttivo e né alcuna delle altre ipotesi tassativamente previste dagli art. 343 e 354 c.p.c., deve decidere nel merito, previa rinnovazione degli accertamenti compiuti nella pregressa fase processuale, ammettendo il convenuto, contumace in primo grado, a svolgere tutte quelle attività che, in conseguenza della nullità, gli sono state precluse. Cass. 11 novembre 2010, n. 22914.

 

In virtù del rinvio operato dall’art. 359 c.p.c. alle disposizioni del procedimento di primo grado, l’art. 163 bis c.p.c. (nella formulazione anteriore alla modifica di cui all’art. 2, comma 1, lett. g, L. 28 dicembre 2005 n. 263, applicabile “ratione temporis”), secondo il quale tra il giorno della notifica della citazione e quello dell’udienza di comparizione devono intercorrere termini liberi non minori di giorni sessanta, se il luogo della notifica si trova in Italia, si applica anche al giudizio di appello. Ne consegue che, se tra la notifica dell’atto di appello e l’udienza di comparizione intercorre un termine inferiore a quello indicato, l’atto di citazione é nullo ai sensi del comma 1 dell’art. 164 c.p.c., e deve applicarsi il comma 2 di tale norma, secondo cui, in caso di mancata costituzione del convenuto, il giudice, rilevata la nullità della citazione, ne dispone la rinnovazione entro un termine perentorio. Cass. 28 maggio 2010, n. 13128.

 

In tema di litisconsorzio necessario, ove l’ordine di integrazione del contraddittorio venga dato senza l’indicazione del termine finale per la notificazione dell’atto di integrazione, ma facendosi espresso riferimento ai “termini di legge” e fissandosi la nuova udienza ad una data tale da consentire il rispetto del termine per la comparizione, a favore del soggetto nei cui riguardi sia disposta l’integrazione, il provvedimento deve essere inteso nel senso che il termine ultimo per l’integrazione si identifica nell’ultimo giorno utile per garantire l’osservanza del termine di comparizione stesso, pena l’estinzione del processo, trattandosi di termine perentorio. Tale termine può individuarsi in quello di cui all’art. 163 bis c.p.c., da rilevare in base alla data dell’udienza di rinvio, sempre che non sia inferiore ad un mese o superiore a sei mesi rispetto alla data del provvedimento di integrazione, ai sensi dell’art. 307, comma 3, ultimo inciso, del codice di rito. Cass. 16 dicembre 2009, n. 26401; conforme Cass. lav., 5 novembre 2008, n. 26570; Cass. 20 febbraio 2002, n. 2431.

 

In materia di procedimento civile, ai sensi dell'art. 164, terzo comma, cod. proc. civ., il vizio della citazione per essere stato assegnato un termine inferiore a quello prescritto dall'art. 163 bis cod. proc. civ., al pari di quello derivante dalla mancanza dell'avvertimento previsto dall'art. 163, terzo comma, n. 7, cod. proc. civ., è sanato dalla costituzione del convenuto solo se questi, costituendosi, non faccia richiesta di fissazione di una nuova udienza nel rispetto dei termini, essendo in tal caso il giudice è tenuto ad accogliere la richiesta. Ne consegue che la mancata fissazione della nuova udienza, sollecitata dal convenuto, impedisce alla costituzione di sanare la nullità, a nulla rilevando che questi si sia difeso nel merito, dovendosi presumere che l'inosservanza del termine a comparire gli abbia impedito una più adeguata difesa. Rigetta, Trib. Venezia, 20/06/2007

Cassazione civile sez. II  16 ottobre 2014 n. 21957

 

 

  1. Anticipazione della prima udienza.

Il ricorso e il pedissequo decreto di anticipazione della prima udienza devono essere comunicati a cura del cancelliere al procuratore delle parti costituite almeno cinque giorni prima dell’udienza di comparizione fissata dal giudice adito, mentre alle parti non costituite deve essere notificato personalmente in un congruo termine all’uopo fissato, che deve essere naturalmente superiore ai cinque giorni liberi antecedenti; la notificazione effettuata dopo la scadenza di tale termine, allorquando comporti il mancato rispetto del termine anticipatorio di almeno cinque giorni liberi prima della nuova udienza di comparizione, non è nulla ma semplicemente irregolare; in caso di mancata comparizione dell’altra parte, il giudice non ne può dichiarare la contumacia ma deve disporre la rinnovazione della notifica, altrimenti si verifica una violazione del contraddittorio e il giudizio e la sentenza che lo conclude sono affetti da nullità che comporta l’annullamento con rinvio al primo giudice. Cass. 18 aprile 2000, n. 4994.

 

Ai fini del calcolo dei termini minimi a comparire di cui all'art. 163 bis cod. proc. civ., decorrenti dalla data della notifica della citazione (in primo grado ed in appello), occorre fare riferimento alla data dell'udienza fissata in citazione, fermo restando che, in caso di inosservanza dei predetti termini, la nullità della citazione non è sanata quando essi risultino rispettati per effetto del differimento dell'udienza a norma dell'art. 168 bis, quarto e quinto comma, cod. proc. civ.. Cassa con rinvio, App. Torino, 02/02/2007

Cassazione civile sez. I  02 luglio 2014 n. 15128  



 
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