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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 163 cod. proc. civile: Contenuto della citazione

La domanda si propone mediante citazione a comparire a udienza fissa.

Il presidente del tribunale stabilisce al principio dell’anno giudiziario, con decreto approvato dal primo presidente della corte di appello, i giorni della settimana e le ore delle udienze destinate esclusivamente alla prima comparizione delle parti (1).

L’atto di citazione deve contenere (2):

1) l’indicazione del tribunale davanti al quale la domanda è proposta (3);

2) il nome, il cognome, la residenza e il codice fiscale dell’attore, il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li rappresentano o li assistono. Se attore o convenuto è una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, la citazione deve contenere la denominazione o la ditta, con l’indicazione dell’organo o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio (4);

3) la determinazione della cosa oggetto della domanda (5);

4) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni (6);

5) l’indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali l’attore intende valersi e in particolare dei documenti che offre in comunicazione (7);

6) il nome e il cognome del procuratore e l’indicazione della procura, qualora questa sia stata già rilasciata;

7) l’indicazione del giorno dell’udienza di comparizione; l’invito al convenuto a costituirsi nel termine di venti giorni prima dell’udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite dall’articolo 166, ovvero di dieci giorni prima in caso di abbreviazione dei termini, e a comparire, nell’udienza indicata, dinanzi al giudice designato ai sensi dell’articolo 168-bis, con l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui agli articoli 38 e 167 (8) (9).

L’atto di citazione, sottoscritto a norma dell’art. 125 (10), è consegnato dalla parte o dal procuratore all’ufficiale giudiziario, il quale lo notifica a norma degli articoli 137 e seguenti.

 

 

 


Commento

Domanda: [v. 99]; Decreto: [v. 135]; Codice fiscale: [v. 125]; Tribunale: [v. 9]; Residenza: [v. 18]; Domicilio: [v. 18]; Dimora: [v. 18]; Persona giuridica: [v. 19]; Associazione non riconosciuta: [v. 19]; Comitato: [v. 19]; Mezzi di prova: [v. 183]; Udienza: [v. 127]; Termine: [v. 152]; Decadenza: [v. 182]; Ufficiale giudiziario: [v. 59].

Citazione: atto col quale l’attore invita il convenuto (cd. vocatio in ius) a comparire davanti al giudice in un udienza predeterminata. La (—) è atto formale, che deve essere sottoscritto dalla parte personalmente o dal suo difensore (al quale deve aver conferito procura ad litem), nonché atto recettizio in quanto per produrre i suoi effetti deve essere notificato al destinatario (determinando la cd. litispendenza). Con la notifica, infatti, si instaura il contraddittorio [v. 101] relativamente alla domanda giudiziale [v. 99] contenuta nella (—) stessa. L’atto di (—) si rivolge, però, anche al giudice (cd. editio actionis), al quale vie- 163 Libro II - Del processo di cognizione 214 ne chiesta una pronuncia sulla controversia: con l’iscrizione della causa a ruolo, il giudizio si incardina innanzi al magistrato e la causa ha inizio. È perciò un atto doppiamente recettizio [v. Formula n. 6].

Presidente del tribunale: è il capo dell’ufficio giudiziario (tribunale [v. 9]) al quale sono demandate funzioni di direzione di quest’ultimo e di coordinamento del lavoro dei magistrati assegnati alle varie sezioni in cui il tribunale è costituito. Tra i compiti non rientranti nell’attività giurisdizionale del (—), si ricorda quello della tenuta dell’albo dei consulenti del tribunale; mentre tra le funzioni propriamente giurisdizionali, particolare importanza rivestono quelle esercitate nei procedimenti di interdizione e di inabilitazione e di separazione personale dei coniugi (sia giudiziale che consensuale).

Anno giudiziario: periodo di tempo, coincidente con l’anno solare, in riferimento al quale viene stabilito il calendario dell’attività giudiziaria.

Corte d’appello: organo della giurisdizione ordinaria, il cui ambito territoriale coincide generalmente con quello della provincia, svolgente funzioni di giudice di secondo grado ed eccezionalmente anche di primo grado.

Attore: colui che propone la domanda introduttiva del giudizio di cognizione.

Convenuto: colui nei cui confronti è rivolta la domanda attorea. Ditta: segno distintivo che contraddistingue la persona dell’imprenditore nell’esercizio dell’attività d’impresa (c.c. 2563).

Procuratore: colui il quale rappresenta e difende in giudizio la parte in virtù del mandato da questa conferitogli [v. Libro I, Titolo III].

Costituzione: atto di impulso processuale con il quale le parti si rendono giuridicamente presenti nel processo depositando in cancelleria i rispettivi fascicoli contenenti i propri scritti difensivi. Di regola, l’attore si costituisce [v. 165] dopo la notificazione dell’atto di citazione, iscrivendo contestualmente la causa a ruolo [v. 168], e il convenuto depositando in cancelleria la comparsa di risposta alle deduzioni formulate dall’attore [v. 166].

 

 

(1) La fissazione della prima udienza di comparizione è rimessa alla discrezionalità dell’attore, il quale individua il giorno fra quelli destinati dal calendario giudiziario alla prima comparizione dinanzi al giudice istruttore. Il calendario delle udienze è disposto con sufficiente anticipo. Il combinato disposto degli artt. 80 e 82 att. prevede il rinvio d’ufficio all’udienza successiva, nel caso in cui nella data scelta dall’attore il giudice istruttore nominato dal Presidente non tenga udienza.

(2) L’atto di citazione assolve a due fondamentali funzioni: innanzitutto esso serve a costituire il rapporto processuale in contraddittorio con l’altra parte (vocatio in ius: art. 163, numeri 1, 2, 6 e 7); in secondo luogo individua l’oggetto del processo, configurandosi come atto di esercizio dell’azione (editio actionis: numeri 3 e 4). L’atto di citazione assolve, pertanto, anche alla funzione di preparare la trattazione della causa, rendendola più proficua e concentrata. Ciò avviene attraverso l’allegazione di tutti i fatti, compresi quelli secondari e quelli lesivi del diritto fatto valere in giudizio, che possono contribuire a definire il tema della decisione, nonché la deduzione di mezzi istruttori (numeri 4 e 5).

(3) Nell’intestazione dell’atto, viene anche indicato il giudice al quale si rivolge la domanda, specificandone così la competenza per valore, materia e territorio (es.: tribunale di Napoli). Potrebbe anche non essere indicata così precisamente, purché non sorgano equivoci [v. 164].

(4) Il requisito n. 2 serve ad individuare l’attore ed il convenuto e le persone che, rispettivamente, li rappresentano o li assistono (non si tratta della rappresentanza tecnica, di cui si parla al n. 6). Si distingue tra mancanza, incompletezza ed erroneità di indicazioni delle parti. Soltanto il difetto di indicazioni o le insufficienze che comportino l’impossibilità di identificazione o incertezza assoluta determinano la nullità della citazione, ai sensi del successivo art. 164 [v. →]. L’incertezza sulle persone dell’attore e del convenuto è suscettibile di arrecare nullità soltanto quando non si possa, dall’atto di citazione, neppure lontanamente arguire chi sia l’attore o il convenuto, ovvero quando si tratti di incertezza assoluta. Si ritiene, invece, affetta da nullità insanabile, la citazione riferita ad un attore o ad un convenuto inesistenti perché ormai deceduti. Per residenza, domicilio o dimora, si intendono i luoghi anagrafici e non l’elezione di domicilio, che è fatta di solito presso lo studio del difensore e nell’ambito della competenza territoriale del giudice adìto [v. 170]. L’indicazione di questi elementi è richiesta esclusivamente quale mezzo per una più precisa identificazione delle parti, al fine di evitare incertezze che possano conseguire, ad esempio, da omonimie. Se attore o convenuto sono persone giuridiche deve indicarsi l’organo o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio: non occorre anche la specificazione della persona fisica, bastando il riferimento generico al legale rappresentante pro tempore. La mancata, insufficiente o erronea indicazione dell’organo della persona giuridica determina una nullità solo qualora comporti un’incertezza assoluta sull’identificazione dell’ente convenuto.

(4)  Il nuovo testo dell’art.164 [v. →] dispone che né la rinnovazione della citazione né la costituzione del convenuto valgano ad impedire decadenze e diritti quesiti, in quanto la sanatoria si produce soltanto ex nunc. Questo requisito è dunque considerato essenziale all’atto di citazione, tale che la sua mancanza preclude il verificarsi degli effetti processuali e sostanziali della citazione stessa. Ciò va posto in relazione soprattutto con l’assetto che la riforma del ’90 ha impresso al processo civile, nel quale si è voluto che la materia del contendere sia delimitata alle fasi preliminari del procedimento.

(5) La domanda viene individuata innanzitutto attraverso la determinazione del bene della vita o della prestazione che si chiede al convenuto cioè il petitum mediato, il quale, peraltro, non può essere considerato separatamente dal petitum immediato, vale a dire il provvedimento giurisdizionale che si chiede al giudice, né dalla causa petendi che è la ragione della richiesta. Ciò comporta, ai sensi del successivo art. 164 [v. →], la nullità della citazione dalla quale non sia desumibile, neanche attraverso un esame complessivo dell’atto introduttivo del giudizio, non limitato alla parte di esso destinata a contenere le conclusioni, il petitum (mediato ed immediato) e la causa petendi.

(6) Mentre l’omessa o assolutamente incerta indicazione dei fatti storici sui quali la pretesa è fondata determina la nullità della citazione [v. 164], l’insufficienza, l’approssimazione e l’erroneità dei fatti sui quali la domanda si fonda non danno luogo a vizio di nullità; l’art. 183 [v. →], infatti, consente alle parti, nella prima udienza, di precisare le rispettive domande, riparando eventualmente alle incongruità di esse.

(7)  Il rilascio della procura alle liti, nel termine previsto dall’art. 125, costituisce un presupposto per la valida costituzione del rapporto processuale ed un requisito essenziale dell’atto introduttivo del giudizio.

(8) Il n. 7 è stato prima sostituito dalla l. 353/1990 e poi così modificato dall’art. 46, c. 1, l. 18-6-2009, n. 69, in vigore dal 4-7-2009 ed applicabile ai procedimenti instaurati suc- 163/2 Libro II - Del processo di cognizione 216 successivamente a tale data. La novità introdotta dalla riforma del 1990 e tuttora operativa, consiste nell’invito a costituirsi in termini brevi, con l’espresso avvertimento che la mancata costituzione nei termini implicherà le decadenze previste nel novellato art. 167 [v. →], relativamente al contenuto della comparsa di risposta. L’importanza di tale avvertimento si rileva dal fatto che il nuovo art. 164 fa discendere dalla sua mancanza la nullità della citazione. L’avvertimento, infatti, è necessario, oltre che ad evitare una causa di invalidità dell’atto di citazione, ad addossare, altresì, al convenuto gli effetti della sua costituzione oltre i termini fissatigli dall’art. 166. Se l’avvertimento è omesso, le decadenze di cui all’art. 167, c. 2 e 3 non possono essere opposte al convenuto il quale, nel costituirsi tardivamente, chieda una nuova udienza. La costituzione del convenuto impedisce il rilievo d’ufficio della nullità. La modifica della l. 69/2009 è data dal riferimento alle decadenze di cui all’art. 38 [v. →], nell’ipotesi di tardiva costituzione in giudizio del convenuto. Si è così realizzato un coordinamento con le contestuali modifiche apportate dal legislatore al regime di rilevabilità dell’eccezione di incompetenza, la quale, sia che si tratti di incompetenza per materia, per valore o per territorio, va eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta tempestivamente depositata.

(9) Il difetto assoluto di sottoscrizione determina l’inesistenza della citazione ed è assolutamente insanabile. L’inesistenza è determinata, secondo la giurisprudenza, anche nell’ipotesi in cui la citazione sia sottoscritta da un difensore cui non venga successivamente rilasciata la procura, oppure da una parte non autorizzata a stare in giudizio personalmente.

(10) Alla notificazione dell’atto di citazione il legislatore ricollega una serie di effetti che si distinguono in processuali e sostanziali, e che si riconducono all’esigenza di evitare che la durata del processo vada a danno di chi agisce o resiste in giudizio. I primi concernono la perpetuatio iurisdictionis [v. 5], la litispendenza [v. 39], il conferimento della qualifica di «controverso» al diritto sostanziale dedotto in giudizio, l’individuazione delle parti e degli elementi oggettivi della domanda. Gli effetti sostanziali prodotti dalla domanda sono generalmente riconducibili all’interruzione della prescrizione (c.c. 2943) e all’impedimento delle decadenze. Ulteriori effetti, sempre sostanziali, sono rinvenibili nella costituzione in mora (c.c. 1219) o nell’impedimento alla divisione determinata dalla pendenza del giudizio sulla legittimità o sulla filiazione naturale di colui che, in caso di esito favorevole di tale giudizio, sarebbe chiamato a succedere (c.c. 715). Gli effetti della trascrizione della domanda giudiziale (c.c. 2652 e 2653), invece, cessano con l’estinzione del processo o la pronuncia di una sentenza sfavorevole all’attore. Tra gli effetti sostanziali va altresì annoverata la decorrenza dei frutti (c.c. 1148) degli alimenti (c.c. 445) o degli interessi scaduti (c.c. 1283), che derivano dalla norma di diritto sostanziale applicata nella sentenza di merito emessa in giudizio.


Giurisprudenza annotata

  1. In generale.

In caso di tempestiva opposizione all’ingiunzione di pagamento europea, il creditore che intenda far valere il proprio diritto deve agire secondo le norme ordinarie del processo civile; pertanto, una volta avuta conoscenza dell’opposizione presentata dal convenuto e della data dell’udienza di trattazione, deve notificare un atto introduttivo avente i requisiti di cui all’art. 163 c.p.c., entro i termini di cui all’art. 163 bis c.p.c., al debitore opponente al fine di consentire a quest’ultimo di costituirsi ai sensi degli art. 166 e 167 c.p.c. Trib. Milano, 18 luglio 2011; conforme Trib. Varese, 12 novembre 2010; Trib. Milano, 28 ottobre 2010.

 

L’art. 1137 c.c. non disciplina la forma delle impugnazioni delle deliberazioni condominiali, che vanno pertanto proposte con citazione, in applicazione della regola dettata dall’art. 163 c.p.c. L’adozione della forma del ricorso non esclude l’idoneità al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale, a patto che l’atto sia presentato al giudice, e non anche notificato, entro i trenta giorni previsti dall’art. 1137 c.c., atteso che estendere alla notificazione la necessità del rispetto del termine non risponde ad alcuno specifico e concreto interesse del convenuto, mentre grava l’attore di un incombente il cui inadempimento può non dipendere da una sua inerzia, ma dai tempi impiegati dall’ufficio giudiziario per la pronuncia del decreto di fissazione dell’udienza di comparizione. Cass., Sez. Un., 14 aprile 2011, n. 8491.

 

Atteso che la forma di impugnazione della sentenza di primo grado, in base alla disposizione di carattere generale di cui all’art. 342 c.p.c., è costituita dalla citazione, salvo un’espressa previsione di una diversa modalità - come, ad esempio, l’art. 433 c.p.c. in materia di lavoro - e considerato che, in materia di impugnazione delle delibere condominiali, non è prevista una forma di impugnazione della sentenza di primo grado diversa dalla citazione, la tempestività dell’appello deve essere verificata con riferimento alla data di notificazione dell’appello stesso e non già a quella del suo deposito presso la cancelleria del giudice del gravame. Cass. 8 aprile 2009, n. 8536.

 

Le domande con cui il debitore sottoposto a procedura di concordato preventivo con cessione dei beni intenda far accertare che una parte dei beni acquisiti dal liquidatore giudiziale non è compresa tra quelli contemplati dal concordato medesimo (trattandosi di beni costituenti un patrimonio a gestione separata per conto dello Stato), e invochi perciò la condanna del liquidatore alla restituzione di detti beni, sono proponibili nelle forme dell’azione ordinaria di cognizione. Cass., Sez. Un., 15 luglio 2009, n. 16504.

 

 

  1. Indicazione dell’organo giudiziario.

In tema di litispendenza, nel caso in cui la stessa causa, in ragione di un’incertezza dell’indicazione dell’ufficio giudiziario adìto nella citazione e, quindi, della sua nullità, venga iscritta a ruolo avanti a due giudici diversi, rispettivamente dall’attore e dal convenuto, la prevenzione di cui all’art. 39, 1º comma, c.p.c., non si può determinare sulla base dell’anteriorità della notificazione della citazione, ne consegue che la litispendenza dev’essere individuata, per analogia iuris, dando rilievo al momento di efficacia dell’attività processuale successiva alla notificazione originaria, cioè alla costituzione in giudizio e, quindi, attribuendo la prevenzione a quella fra le due costituzioni che risulti avvenuta per prima. Cass. 11 maggio 2006, n. 10943.

 

 

  1. Indicazione delle parti e delle persone che le rappresentano o le assistono.

L’erronea indicazione nell’atto di appello della data di nascita della parte appellata non determina la configurazione di un valido motivo di nullità o addirittura di inesistenza dell’atto stesso e della relativa notificazione trattandosi di una mera inesattezza che non comporta né l’impossibilità di individuare la parte citata nel giudizio di secondo grado e destinataria della notifica, né la irregolare instaurazione del contraddittorio nei confronti di tale parte. Cass. 21 febbraio 2007, n. 4035.

 

La L. n. 24 del 2010, introducendo l’obbligo di indicazione del codice fiscale in seno agli atti di cui agli art. 125, 163, 167 ha provocato una estensione dell’ambito applicativo dell’art. 6 D.P.R. n. 605 del 1973 (che indica gli “atti nei quali deve essere indicato il numero di codice fiscale”). In caso di omessa indicazione del codice fiscale, delle parti, di chi li rappresenta o assiste oppure dei difensori, il giudice non deve pronunciare la nullità dell’atto ma può, tutt’al più, sollecitare una condotta che vada a rimuovere l’irregolarità, (atteso che essa deve essere sanzionata) con le sanzioni speciali previste dalla legislazione vigente (es. art. 13 D.P.R. n. 605 del 1973 come successivamente modificato). Trib. Varese, 16 aprile 2010.

 

La mancanza o l’insufficienza dell’indicazione, nell’atto di citazione, dell’organo o dell’ufficio della persona giuridica che ne ha la rappresentanza in giudizio determina la nullità della citazione soltanto se e quando tale mancanza si risolva in un’incertezza assoluta in ordine all’individuazione della medesima persona giuridica; viceversa, tale omissione o insufficienza non può ritenersi incidente sulla validità dell’atto se dal suo contesto l’ente risulti individuato con esattezza in modo che nessuna incertezza possa sorgere sul soggetto dal quale l’atto proviene. Cass. 25 settembre 2007, n. 19922.

 

In tema di capacità processuale delle persone giuridiche, la circostanza che la persona fisica titolare della rappresentanza della società che agisce in giudizio abbia, nel sottoscrivere la procura a margine della citazione, omesso di menzionare la sua qualità di rappresentante, non è causa d’invalidità della procura stessa, ove del potere rappresentativo sia stata fatta menzione nelle premesse dell’atto introduttivo. Cass. 19 dicembre 2011, n. 27340.

 

La mancata, insufficiente o erronea indicazione dell’organo della persona giuridica convenuta che ne ha la rappresentanza in giudizio determina, ai sensi dell’art. 164 c.p.c., in relazione all’art. 163, comma terzo, n. 2, c.p.c., la nullità dell’atto introduttivo del giudizio solo quando si traduca in incertezza assoluta sull’identificazione dell’ente convenuto, risolvendosi negli altri casi in una mera irregolarità, sanabile con la costituzione della parte convenuta in persona del legale rappresentante. Cass. 5 settembre 2005, n. 17771; Cass. lav., 6 agosto 2003, n. 11900; Cass. 18 gennaio 2001, n. 718; Cass. 28 gennaio 1995, n. 1037.

 

Ai fini della corretta indicazione delle parti, richiesta dall’art. 366 n. 1, c.p.c., a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione, non è prevista l’indicazione della residenza della persona fisica o della sede della società, né, tanto meno, l’indicazione del codice fiscale o della partita iva della parte in causa, indicazioni queste ultime richieste in sede di processo tributario, la cui disciplina speciale non è applicabile nel processo civile ordinario. Cass. 29 marzo 2007, n. 7700.

 

Quando sia convenuta in giudizio una società in accomandita semplice, l’erronea indicazione delle generalità del socio accomandatario - e la conseguente inesatta indicazione della ragione sociale - non comportano la nullità né della citazione (tanto in primo grado, quanto in appello), né della notificazione di essa, a meno che il suddetto errore non ingeneri una incertezza assoluta sull’esatta identificazione della società. Cass. 19 dicembre 2008, n. 29864.

 

 

3.1. Indicazione del procuratore e della procura.

Il mancato rilascio di procura alle liti determina l’inesistenza soltanto di tale atto, ma non anche dell’atto di citazione, non costituendone requisito essenziale, atteso che, come si evince anche dall’art. 163, comma 2, n. 6, c.p.c., sulla necessità di indicare il nome ed il cognome del procuratore e la procura, se già rilasciata, il difetto non è ricompreso tra quelli elencati nel successivo art. 164 c.p.c., che ne producono la nullità. L’atto di citazione privo della procura della parte è, quindi, idoneo ad introdurre il processo e ad attivare il potere dovere del giudice di decidere, con la conseguenza che la sentenza emessa a conclusione del processo introdotto con un atto di citazione viziato per difetto di procura alle liti è nulla, per carenza di un presupposto processuale necessario ai fini della valida costituzione del giudizio, ma non inesistente, sicché detta sentenza, pur viziata «come sentenza-contenuto», per effetto del principio di conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione, di cui all’art. 161, comma 1, c.p.c., è suscettibile di passare in cosa giudicata in caso di mancata tempestiva impugnazione nell’ambito dello stesso processo nel quale è stata pronunciata, non essendo esperibili i rimedi dell’actio o dell’exceptio nullitatis, consentiti solo nel caso di inesistenza della sentenza. Cass., Sez. Un., 12 ottobre 2011, n. 20934.

 

Ai sensi dell’art. 2719 c.c., il disconoscimento della conformità all’originale non esclude il valore della fotocopia, ma determina l’onere per chi l’ha prodotta di dimostrarne la conformità all’originale. Ne consegue che, anche nel rito del lavoro, l’eventuale produzione in giudizio di copia fotostatica non autenticata della procura - generale o speciale, conferita per atto pubblico o scrittura privata - non determina automaticamente la nullità o l’inesistenza dell’atto introduttivo per difetto di jus postulandi, ancorché sia stata disconosciuta dall’altra parte la conformità della copia all’originale, ma impone al giudice di accertare tale conformità attraverso la produzione dell’originale. Cass. lav., 2 febbraio 2009, n. 2590.

 

La mancanza della sottoscrizione del procuratore abilitato a rappresentare la parte in giudizio nella copia notificata della citazione non incide sulla validità di questa, ove detta sottoscrizione sussista nell’originale e la copia notificata fornisca alla controparte sufficienti elementi per acquisire la certezza della sua rituale provenienza da quel procuratore. A tal fine, l’attestazione del cancelliere di conformità all’originale, e la relata di notificazione contenente la locuzione «richiesto come in atti», può essere idonea ad attestare la provenienza dell’atto da parte di un procuratore legittimato a richiederne la notifica. L’accettazione, da parte del cancelliere, degli atti depositati dalla parte che si costituisce, senza l’annotazione di alcun rilievo formale riconducibile all’esercizio dei poteri di controllo affidatigli dall’art. 74 disp. att. c.p.c., fa presumere la regolarità degli atti medesimi e, quindi, anche la tempestività del rilascio della procura alle liti, tranne che il contrario risulti da altre emergenze processuali. Cass. 26 settembre 2006, n. 20817.

 

La nullità della procura conferita per il grado di appello non comporta la nullità della costituzione in appello e l’inammissibilità del gravame, ove la parte abbia comunque rilasciato in primo grado una procura alle liti valida per tutti i gradi del giudizio, perché il richiamo nell’atto di impugnazione a una procura invalida non comporta di per sé una implicita rinuncia ad avvalersi dell’altra, precedentemente conferita. Cass. 9 giugno 2011, n. 12714.

 

La procura alle liti conferita al difensore in calce alla copia notificata del decreto ingiuntivo (o dell’atto di citazione), anche se priva di data certa e dell’indicazione nominativa del difensore, deve ritenersi valida se l’atto di opposizione (o la comparsa di risposta) sia redatto dal medesimo avvocato che ha autenticato la sottoscrizione del rappresentato e se il documento che reca la procura sia depositato al momento della costituzione in giudizio. Cass. 5 maggio 2011, n. 9921.

 

 

  1. Indicazione della data dell’udienza.

La nullità della citazione per omessa indicazione dell’udienza di comparizione davanti al giudice adito si verifica soltanto nel caso in cui detta indicazione manchi del tutto o, per la sua incompletezza, risulti tanto incerta da non rendere possibile al destinatario dell’atto individuare, con un minimo di diligenza e buon senso, la data che si intendeva effettivamente indicare, con la conseguenza che, ove non ricorra propriamente questa eventualità, la citazione deve essere considerata valida. Cass. 22 giugno 2011, n. 13691.

 

La deduzione con l’atto di appello, da parte del convenuto in primo grado rimasto contumace, della nullità della citazione introduttiva di quel giudizio per omessa indicazione della data dell’udienza di comparizione non dà luogo, ove sia riscontrata fondata dal giudice d’appello, alla rimessione della causa al primo giudice, atteso che non è riconducibile alle ipotesi tassative di cui agli artt. 353 e 354 c.p.c. Cass. 27 maggio 2005, n. 11292.

 

 

4.1. Invito al convenuto a costituirsi e relativo avvertimento.

Nel procedimento per convalida di sfratto o finita locazione l’intimato, che non ha l’onere di costituirsi in cancelleria potendosi presentare all’udienza fissata per la convalida anche personalmente, con la memoria integrativa depositata all’esito del mutamento del rito e passaggio alla fase di pieno merito, potrà proporre domanda riconvenzionale unitamente all’istanza di fissazione di nuova udienza di discussione ai sensi dell’art. 418 c.p.c., poiché l’art. 660, comma 3, c.p.c., esclude espressamente, per l’intimazione per la convalida, “l’invito o l’avvertimento al convenuto previsti nell’art. 163, comma 3, n. 7, c.p.c.”. Cass. 9 marzo 2012, n. 3696.

 

Per effetto delle innovazioni introdotte dalla L. n. 353 del 1990, tra gli elementi che la citazione in appello deve contenere - in virtù del richiamo operato dall’art. 342, 1º comma, c.p.c. - vi è anche l’avvertimento di cui all’art. 163, 3º comma, n. 7, c.p.c. che la costituzione tardiva implica le conseguenti decadenze, le quali, pur se non possono consistere nelle situazioni previste per il giudizio di primo grado in quanto non vi è luogo in appello per l’applicabilità dell’art. 167 c.p.c., consistono invece nelle decadenze proprie del giudizio di gravame (in particolare con riferimento al diritto di proporre impugnazione incidentale e alla facoltà di riproporre le eccezioni disattese nonché le questioni non accolte o ritenute assorbite nel primo giudizio); ne consegue che, essendo esso posto a garanzia della parte appellata, quando l’atto introduttivo del giudizio d’appello non contiene l’avvertimento che la costituzione tardiva implica le conseguenti decadenze di cui all’art. 163, 3º comma, n. 7, c.p.c., in mancanza di costituzione dell’appellato il giudice ne dichiara la nullità e ne ordina la rinnovazione. Cass. 17 gennaio 2007, n. 970.

 

Qualora l’atto di citazione in appello sia nullo, perché privo dell’avvertimento previsto dall’articolo 163, n. 7, del c.p.c. (relativo alla decadenza di cui all’articolo 167, in caso di costituzione oltre i termini ivi indicati) e l’appellato, in sede di comparsa di costituzione, eccepisca solo genericamente la nullità dell’atto introduttivo, indicando le ragioni del vizio esclusivamente con la comparsa conclusionale, la nullità deve considerarsi, a ogni effetto, sanata ai sensi dell’articolo 164, comma 3, del c.p.c. a causa dell’avvenuta costituzione del convenuto stesso. Cass. 24 gennaio 2003, n. 1116.

 

Non sussiste nullità dell’atto di appello, allorché esso manchi dell’avvertimento secondo cui l’appellato, in caso di mancata costituzione nel termine, decade dal diritto di proporre l’appello incidentale, in quanto l’art. 342 c.p.c., nel richiamare l’art. 163 c.p.c., non prevede che tale avvertimento, nel giudizio di gravame, debba riferirsi espressamente alla possibilità di proporre appello incidentale, tenuto anche conto che l’atto di appello viene notificato al procuratore della parte, ove costituita, dunque a soggetto professionalmente attrezzato a conoscere le decadenze comminate dalla legge in caso di ritardata costituzione. Cass. 30 dicembre 2011, n. 30603.

 

La questione di legittimità costituzionale degli art. 474 e 480 c.p.c., nella parte in cui non prevedono le stesse indicazioni dell’art. 163 c.p.c. e l’obbligo di informare il destinatario che, in caso di sua mancata opposizione all’esecuzione entro la conclusione del processo esecutivo, gli sarà precluso di impugnare le pretese contenute nell’atto di precetto, prospettata in riferimento agli art. 3, 24 e 111 Cost., è manifestamente infondata, giacché non è possibile operare una equiparazione tra il processo esecutivo ed il processo ordinario di cognizione. Cass. 18 agosto 2011, n. 17371.

 

 

  1. Indicazione dell’oggetto della domanda.

La nullità dell'atto di citazione per "petitum" omesso od assolutamente incerto, ai sensi dell'art. 164, quarto comma, cod. proc. civ., postula una valutazione caso per caso, dovendosi tener conto, a tal fine, del contenuto complessivo dell'atto di citazione, dei documenti ad esso allegati, nonché, in relazione allo scopo del requisito di consentire alla controparte di apprestare adeguate e puntuali difese, della natura dell'oggetto e delle relazioni in cui, con esso, si trovi la controparte. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la domanda fosse indeterminata - per non essere stato chiaramente individuato il periodo di comparsa dei danni da infiltrazioni tra le unità immobiliari, ripetutisi in più momenti - attese le diffuse ed argomentate controdeduzioni della controparte, che, anzi, sin dall'inizio aveva eccepito la prescrizione delle pretese). Cassa con rinvio, App. Milano, 30/08/2012.Cassazione civile sez. II  29 gennaio 2015 n. 1681  

 

Se l'atto di citazione contiene una domanda formulata in termini ambigui, il giudice di merito ha il dovere di chiedere alle parti i necessari chiarimenti ex art. 183, comma 4, c.p.c., ovvero imporglieli, ex art. 164 c.p.c.. Se ciò non faccia, il giudice nella sentenza conclusiva del giudizio avrà l'onere di attribuire alla domanda ambiguamente formulata un preciso significato, interpretandola e qualificandola alla luce del complessivo tenore detratto di citazione, ma non potrà giammai ritenerla "non proposta", per non incorrere nel vizio di infrapetizione. Cassazione civile sez. III  16 aprile 2015 n. 7683

 

La dichiarazione di nullità della citazione che si produce, ai sensi dell’art. 164 comma 4 c.p.c., nel caso in cui il “petitum” venga del tutto omesso o risulti assolutamente incerto, ovvero qualora manchi del tutto l’esposizione dei fatti costituenti la ragione della domanda, postula una valutazione che tenga conto, nell’identificazione dell’oggetto della domanda, dell’insieme delle indicazioni contenute nell’atto di citazione e nei documenti ad esso allegati, determinandosi la nullità soltanto qualora, all’esito del predetto scrutinio, l’oggetto della domanda risulti assolutamente incerto. Questo elemento deve peraltro essere vagliato coerentemente con la “ratio” ispiratrice della norma (consistente essenzialmente nell’esigenza di mettere immediatamente il convenuto nelle condizioni di predisporre una adeguata linea di difesa e di individuare agevolmente ciò che l’attore chiede e per quali ragioni), che impone all’attore di specificare sin dall’atto introduttivo, a pena di nullità, l’oggetto della sua domanda. La nullità dell’atto di citazione può peraltro essere dichiarata soltanto nel caso in cui l’incertezza dell’oggetto della domanda investa il contenuto dell’atto nella sua interezza: qualora, viceversa, sia possibile individuare una o più domande sufficientemente determinate nei loro elementi essenziali, gli eventuali difetti relativi ad altre domande potranno comportare soltanto l’improponibilità di queste ultime, ma non la nullità della citazione nella sua interezza. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2012, n. 8077; conforme Cass. 27 gennaio 2012, n. 1236.

 

L’interpretazione della domanda giudiziale va compiuta non solo nella sua letterale formulazione, ma anche nel sostanziale contenuto delle sue pretese, con riguardo alle finalità perseguite nel giudizio. Cass. 28 agosto 2009, n. 18783.

 

Nello stesso giudizio possono essere proposte, in forma alternativa o subordinata, due diverse richieste tra loro incompatibili, senza che con ciò venga meno l’onere della domanda ed il dovere di chiarezza che l’attore è tenuto ad osservare nelle proprie allegazioni; ne consegue che non incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice che accolga una delle domande come sopra proposte, in quanto il rapporto di alternatività e di subordinazione tra esse esistente non esclude che ciascuna di esse rientri nel “petitum”. Cass. 19 luglio 2010, n. 16876.

 

L’individuazione della giurisdizione è determinata dall’oggetto della domanda, il quale è da identificare in base non già al criterio della «prospettazione», bensì a quello del petitum sostanziale, quale può determinarsi indagando sulla effettiva natura della controversia in relazione alle caratteristiche del particolare rapporto fatto valere in giudizio, di guisa che la giurisdizione del giudice ordinario, con riguardo ad una domanda proposta dal privato nei confronti della P.A., non può essere esclusa per il solo fatto che la domanda medesima contenga la richiesta di annullamento di un atto amministrativo, posto che, ove tale richiesta si ricolleghi alla tutela di una posizione di diritto soggettivo, quella giurisdizione va ugualmente affermata, fermo restando il potere del giudice ordinario di provvedere alla sola disapplicazione dell’atto amministrativo nel caso concreto, in quanto lesivo di detto diritto soggettivo. Cass., Sez. Un., 15 maggio 2003, n. 7507; Cons. St., 27 giugno 2001, n. 3508; Cass., Sez. Un., 8 luglio 1998, n. 6626; Cass., Sez. Un., 10 giugno 1998, n. 5762.

 

Laddove nell’atto introduttivo siano indicate specifiche voci di danno, a tale specificazione deve darsi valore meramente esemplificativo dei vari profili di pregiudizio dei quali si intenda ottenere il ristoro, a meno che non si possa ragionevolmente ricavarne la volontà attorea di escludere dal petitum le voci non menzionate. Cass. 31 agosto 2011, n. 17879; conforme Cass. 17 dicembre 2009, n. 26505.

 

L’onere della determinazione dell’oggetto della domanda può ritenersi assolto anche in difetto di quantificazione monetaria della pretesa dedotta con l’atto introduttivo del giudizio, purché risultino indicati i titoli dai quali la stessa pretesa trae fondamento (potendo, così, essere quantificata), ponendo, in tal modo, il convenuto nella condizione di formulare in via immediata ed esauriente le proprie difese; ove, invece, manchi la precisa indicazione dei titoli, esplicitata nell’atto introduttivo o ricavabile dai documenti in esso richiamati e prodotti, il petitum non può ritenersi sufficientemente specificato, con conseguente nullità dell’atto introduttivo - ai sensi dell’art. 164 c.p.c. - ed inammissibilità della domanda in tal modo proposta. Cass. 5 aprile 2005, n. 7074; conforme Cass. 4 giugno 2001, n. 7507; Cass. 28 maggio 2009, n. 12567.

 

La mancanza di una o più pagine nella copia dell’atto processuale notificato assume rilievo solo se abbia impedito al destinatario della notifica la comprensione dell’atto e, quindi, compromesso in concreto le garanzie della difesa e del contraddittorio. Cass. 22 gennaio 2010, n. 1213.

 

 

  1. Esposizione dei fatti e degli elementi di diritto.

Per causa petendi debbono intendersi non solo e non tanto le ragioni giuridiche addotte a fondamento della pretesa avanzata, quanto e soprattutto l’insieme delle circostanze di fatto che la parte pone a base della propria richiesta, essendo compito del giudice individuare correttamente gli effetti giuridici derivanti dai fatti dedotti in causa, sicché l’enunciazione che la parte faccia delle ragioni di diritto sulle quali la pretesa si fonda può valere a circoscrivere la cognizione del giudice solo nella misura in cui essa stia a significare che la parte medesima ha inteso trarre dai fatti esposti soltanto quelle e non altre conseguenze. Cass. 27 ottobre 2000, n. 14142.

 

La domanda deve presentare un minimo di specificità e non risolversi in una generica contestazione della procedura. Cass. lav., 24 novembre 2004, n. 22153.

 

Per la proposizione di una domanda giudiziale, al fine della determinazione della “causa petendi” essenziale è l’indicazione del fatto giuridico, e non la qualificazione giuridica della fattispecie. Pertanto, la proposizione in grado di appello di ulteriori elementi di prova idonei a sostenere la domanda, non costituisce alcun fatto nuovo, ma solo ulteriore specificazione della “causa petendi”. App. L’Aquila, 3 ottobre 2011, n. 952.

 

La domanda di riparazione per la durata non ragionevole del processo, ai sensi della L. 24 marzo 2001 n. 89, riguardando un diritto di credito (all’equo indennizzo), necessariamente eterodeterminato, richiede, stante l’esigenza del convenuto di apprestare le proprie difese, la puntuale osservanza dell’art. 164, 4º comma, c.p.c., con l’esatta individuazione dei petitum e della causa petendi attraverso la corretta ed esaustiva esposizione dei fatti, a tale scopo non potendosi tenere conto della documentazione allegata dall’attore all’atto di citazione, poiché la relativa produzione, a norma dell’art. 165 c.p.c., avviene successivamente, al momento della sua costituzione con finalità meramente probatorie. Cass. 12 dicembre 2008, n. 29241; conforme Cass. lav., 4 febbraio 2009, n. 2863.

 

 

  1. Indicazione dei mezzi di prova e dei documenti.

In tema di prova, deve ritenersi del tutto estranea alla logica formale del processo la configurabilità di richieste istruttorie implicite desumibili dal contenuto degli atti difensivi, poiché la disciplina introdotta dalla L. 26 novembre 1990 n. 353 si impernia sul principio del “clare loqui”, evidenziando, in special modo negli art. 163, comma 3, n. 5, e 184 c.p.c., l’onere per le parti di indicare specificamente i mezzi di prova dei quali intendono chiedere l’ammissione al giudice. Cass. 6 dicembre 2011, n. 26175.

 

  1. Sottoscrizione dell’atto di citazione.

Non sussiste nullità dell’atto introduttivo del giudizio quando la sottoscrizione del procuratore risulta apposta soltanto sotto la certificazione dell’autenticità della firma della parte conferente la procura redatta in calce o a margine dell’atto stesso, atteso che, in tal caso, la firma del difensore ha il duplice scopo di sottoscrivere tale atto e di certificare l’autografia del mandato. Cass. lav., 23 marzo 2005, n. 6225; conforme Cass. lav., 20 giugno 1996, n. 5711.

 

 

  1. Effetti sostanziali.

L’art. 2943 c.c. riconosce effetti interruttivi della prescrizione agli atti processuali ivi indicati che, quindi, sono portati a conoscenza del solo procuratore della parte, senza richiederne l’ulteriore notificazione personalmente al debitore medesimo. La norma si riferisce ad atti processuali tipici quali l’atto introduttivo del giudizio ovvero la domanda proposta nel corso di un giudizio che, di solito, è contenuta nella comparsa di risposta o nella fase istruttoria quando c’è contraddittorio, ma tra questi non è possibile annoverare la comparsa conclusionale. Cass. 18 novembre 2011, n. 24306.

 

Ai fini della tempestività dell’interruzione della prescrizione ai sensi dell’art. 2943, comma 1, c.c., in applicazione del principio della scissione del momento perfezionativo della notificazione per il richiedente e per il destinatario, occorre aver riguardo non già al momento in cui l’ atto con il quale si inizia un giudizio viene consegnato al destinatario, bensì a quello antecedente in cui esso é stato affidato all’ufficiale giudiziario che lo ha poi notificato, posto che l’esigenza che la parte non subisca le conseguenze negative di accadimenti sottratti al proprio potere d’impulso sussiste non solo in relazione agli effetti processuali, ma anche a quelli sostanziali dell’ atto notificato. Cass. 19 agosto 2009, n. 18399.

 

La proposizione della domanda giudiziale ha efficacia interruttiva della prescrizione, ai sensi degli art. 2943 e 2945 c.c., con riguardo a tutti i diritti che si ricolleghino con stretto nesso di causalità al rapporto cui essa inerisce; pertanto, la proposizione di una domanda di adempimento in forma specifica dell’obbligo di concludere un contratto, ex art. 2932 c.c., non spiega efficacia interruttiva della prescrizione dell’autonoma azione volta ad ottenere la restituzione delle somme pagate in esecuzione del contratto preliminare poi dichiarato nullo. Cass. 15 luglio 2011, n. 15669.

 

L’effetto interruttivo della prescrizione derivante dalla domanda giudiziale, purché idonea ad instaurare un valido rapporto processuale, perdura fino al passaggio in giudicato della sentenza definitiva del giudizio, non solo in merito, ma anche su questioni pregiudiziali di rito, ovvero preliminari di merito, in quanto anch’essa suscettibile di passare in giudicato in senso formale. Cass. 17 dicembre 1999, n. 14243; conforme T.A.R. Campania, Napoli, 14 luglio 2010, n. 16772.

 

La domanda proposta nel corso di un giudizio, pur se dichiarata inammissibile, può costituire esercizio del diritto, idoneo a interrompere la prescrizione ai sensi dell’art. 2943, comma 2, c.c., a condizione che la domanda stessa sia stata notificata alla parte a cui è diretta, o che la destinataria debba esserne ritenuta legalmente a conoscenza, in virtù del contraddittorio instaurato dal rapporto processuale in corso. In mancanza di contraddittorio con la parte destinataria dell’atto, la domanda non può esplicare alcuna efficacia interruttiva della prescrizione, ove non venga ritualmente notificata. Cass. 16 gennaio 2009, n. 1083.

 

 



 
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