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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 168-bis cod. proc. civile: Designazione del giudice istruttore

Formato un fascicolo d’ufficio a norma dell’articolo precedente, il cancelliere lo presenta senza indugio al presidente del tribunale, il quale, con decreto scritto in calce della nota d’iscrizione al ruolo, designa il giudice istruttore davanti al quale le parti debbono comparire, se non creda di procedere egli stesso all’istruzione. Nei tribunali divisi in più sezioni il presidente assegna la causa ad una di esse, e il presidente di questa provvede nelle stesse forme alla designazione del giudice istruttore (1).

La designazione del giudice istruttore deve in ogni caso avvenire non oltre il secondo giorno successivo alla costituzione della parte più diligente.

Subito dopo la designazione del giudice istruttore il cancelliere iscrive la causa sul ruolo della sezione, su quello del giudice istruttore e gli trasmette il fascicolo (2).

Se nel giorno fissato per la comparizione il giudice istruttore designato non tiene udienza, la comparizione delle parti è d’ufficio rimandata all’udienza immediatamente successiva tenuta dal giudice designato.

Il giudice istruttore può differire, con decreto da emettere entro cinque giorni dalla presentazione del fascicolo, la data della prima udienza fino ad un massimo di quarantacinque giorni. In tal caso il cancelliere comunica alle parti costituite la nuova data della prima udienza (3).

 


Commento

Cancelliere: [v. 57]; Presidente del tribunale: [v. 163]; Decreto: [v. 135]; Parte: [v. Libro I, Titolo III]; Tribunale: [v. 9].

Giudice istruttore: è il magistrato (intendendosi non l’ufficio giudiziario, ma la persona fisica) cui è demandata quella fase del procedimento che serve a rendere la causa matura per la decisione. Tale obiettivo viene raggiunto attraverso la trattazione delle questioni rilevanti in fatto e in diritto e la acquisizione degli elementi di prova idonei a fondare la relativa pronuncia. Il (—) agisce senza formalismi in diretto contatto con le parti e i loro difensori. Tutti i provvedimenti del (—) hanno la forma dell’ordinanza [v. 134] salvo che la legge disponga diversamente [v. 176].

Parte più diligente: è la parte che si costituisce per prima.

 

 

 (1) Una volta effettuata l’iscrizione della causa sul ruolo generale e formato il fascicolo d’ufficio, il cancelliere fa pervenire il fascicolo al Presidente del tribunale che può: 1) designare il giudice istruttore, tenendo conto delle tabelle degli uffici giudicanti formulate secondo i criteri disposti dal C.S.M.; 2) procedere egli stesso all’istruzione; 3) assegnare la causa ad una delle sezioni in cui il tribunale è diviso, affinché il Presidente di essa designi il giudice istruttore. Con questo meccanismo si evita che l’attore possa, indirettamente, scegliersi un giudice «di suo gradimento».

(2) L’invio immediato del fascicolo d’ufficio al giudice istruttore ha lo scopo di far acquisire a quest’ultimo una prima conoscenza dell’oggetto della controversia. Ciò sia per consentire una proficua trattazione della causa, sia per dare al giudice istruttore l’opportunità di valutare l’utilità d’un differimento della prima udienza.

 (3) Il rinvio d’ufficio è discrezionale e soggettivo, perché il giudice istruttore lo dispone per amministrare più razionalmente il carico di lavoro e acquisire un’adeguata conoscenza dei termini della controversia. Il quinto comma dell’art. 168bis distingue, dunque, tra l’ipotesi del rinvio automatico della prima udienza effettivamente tenuta davanti al giudice designato, di cui al quarto comma, e l’ipotesi di differimento di udienza disposto con decreto. Mentre nel primo caso non è compito dell’ufficio fornire informazioni relative alla nuova data, essendo onere delle parti quello di attivarsi per conoscere il calendario delle udienze giudiziarie e, dunque, accertarsi delle sorti della causa, nel caso in cui il giudice istruttore faccia uso del potere di rinvio discrezionale è, invece, previsto che la cancelleria proceda alla comunicazione della nuova data di udienza; questa appare necessaria, non potendo le parti venire altrimenti a conoscenza di tale data. La comunicazione concerne, tuttavia, unicamente le parti costituite; quelle che si costituiscono in seguito apprendono del differimento consultando il fascicolo di ufficio.

 

 

Si tenga presente che, con l’istituzione del tribunale ordinario in composizione monocratica, il presente Capo I è dedicato ai casi tassativamente elencati [v. 50bis] in cui la decisione resta collegiale. Il Capo IIIbis, prevede l’ipotesi «Del procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica», che rappresenta la regola generale. L’art. 281bis [v. →] contenuto nel Capo IIIbis dispone, comunque, che si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dei Capi precedenti, ove non derogate dalle disposizioni del Capo aggiunto.


Giurisprudenza annotata

  1. Differimento della prima udienza.

Nelle controversie svolgentisi innanzi al giudice del lavoro, l’obbligo, ai sensi degli artt. 82 disp. artt. c.p.c. e 168-bis c.p.c., di comunicare alle parti il rinvio d’ufficio dell’udienza sussiste tanto in caso di differimento dell’udienza di comparizione che dell’udienza di istruzione, in entrambi i casi effettuando la comunicazione nelle forme previste dall’art. 136 c.p.c., dovendosi escludere che sia sufficiente l’avviso di rinvio affisso nei locali della cancelleria, con annotazione sul ruolo di udienza e sul fascicolo d’ufficio, modalità che non assicurano che le parti abbiano effettiva conoscenza del rinvio effettuato. Cass. lav., 11 novembre 2003, n. 16960.

 

Il rinvio d'ufficio dell'udienza, a norma dell'art. 168 bis, quarto comma, cod. proc. civ. non determina la riapertura dei termini per il deposito della comparsa e per la proposizione dell'appello incidentale, poiché l'art. 166 cod. proc. civ., coordinato con il successivo art. 167, contempla, quali ipotesi utili ad escludere la decadenza dalla proposizione della domanda riconvenzionale o dell'appello incidentale, a norma dell'art. 343 cod. proc. civ., soltanto quella connessa al termine indicato nell'atto di citazione, ovvero, nel caso in cui abbia trovato applicazione l'art. 168 bis, quinto comma, quella relativa alla data fissata dal giudice istruttore; conseguentemente è inammissibile, perché tardivo, l'appello incidentale, quando sia stato proposto con comparsa di risposta depositata successivamente all'udienza fissata nell'atto di citazione in appello, anche se questa sia stata rinviata d'ufficio ai sensi dell'art. 168 bis, quarto comma, cod. proc. civ. Rigetta, App. L'Aquila, 17/11/2010

Cassazione civile sez. III  22 gennaio 2015 n. 1127  

 

I termini per comparire stabiliti dall’art. 163-bis c.p.c. devono essere computati dalla data di notificazione dell’atto di citazione alla data fissata in tale atto per la comparizione delle parti dinanzi al giudice, senza che la nullità della citazione per il mancato rispetto del predetto termine possa essere esclusa o sanata a causa dell’eventuale rinvio d’ufficio dell’udienza di prima comparizione, operato ex art. 168-bis. Cass. 10 febbraio 2003, n. 1935.

 

Lo spostamento d’ufficio dell’udienza di comparizione previsto dall’art. 168-bis, comma 4, c.p.c., non vale ad integrare il termine di comparizione insufficiente. App. Torino, 28 dicembre 2002; conforme Trib. Modena, 9 novembre 2010; Trib. Piacenza, 28 ottobre 2010.

 

Il rinvio d’ufficio della prima udienza di comparizione di soli quattro giorni, e non la fissazione di una nuova udienza da parte del G.I., non rientra nell’ipotesi di cui all’art. 168 bis che consente al convenuto lo slittamento del termine per la sua costituzione e per le relative domande riconvenzionali. App. Roma, 18 febbraio 2009.

 

Il rinvio d’ufficio dell’udienza, a norma dell’art. 168 bis, 4º comma, c.p.c. non determina la riapertura dei termini per il deposito della comparsa e per la proposizione dell’appello incidentale, poiché l’art. 166 c.p.c., coordinato con il successivo art. 167, contempla, quali ipotesi utili ad escludere la decadenza dalla proposizione della domanda riconvenzionale o dell’appello incidentale, a norma dell’art. 343 c.p.c., soltanto quella connessa al termine indicato nell’atto di citazione, ovvero, nel caso in cui abbia trovato applicazione l’art. 168 bis, 5º comma, quella relativa alla data fissata dal giudice istruttore; conseguentemente è inammissibile, perché tardivo, l’appello incidentale, quando sia stato proposto con comparsa di risposta depositata successivamente all’udienza fissata nell’atto di citazione in appello, anche se questa sia stata rinviata d’ufficio ai sensi dell’art. 168 bis, 4º comma, c.p.c. Cass. 23 giugno 2008, n. 17032; conforme Cass. 24 gennaio 2011, n. 1567; App. L’Aquila, 27 maggio 2011; Cass. 29 settembre 2009, n. 20813; Cass. 30 dicembre 2009, n. 28092.

 

 

  1. Anticipazione dell’udienza.

Nei procedimenti che iniziano con la notifica dell’atto di citazione, le disposizioni degli art. 175, comma 2, e 168 bis, commi 4 e 5, c.p.c. non consentono che l’udienza fissata nell’atto introduttivo sia anticipata d’ufficio, sicché il provvedimento anticipatorio, se non notificato al convenuto, impedisce l’instaurazione di un rapporto processuale tra le parti ed è nullo e la nullità travolge gli atti successivi per violazione del contraddittorio nei riguardi del convenuto non costituitosi; qualora, in tal caso, il convenuto contumace impugni la sentenza, il giudice di appello, esulando da quelli previsti agli art. 353 s. c.p.c., deve decidere la causa nel merito, dopo aver dichiarato la nullità del procedimento di primo grado ed aver consentito le attività della stessa impedite. Cass. 7 dicembre 2011, n. 26361.



 
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