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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 171 cod. proc. civile: Ritardata costituzione delle parti

Se nessuna delle parti si costituisce nei termini stabiliti, si applicano le disposizioni dell’art. 307, primo e secondo comma (1).

Se una delle parti si è costituita entro il termine rispettivamente a lei assegnato, l’altra parte può costituirsi successivamente fino alla prima udienza, ma restano ferme per il convenuto le decadenze di cui all’articolo 167 (2).

La parte che non si costituisce neppure in tale udienza è dichiarata contumace con ordinanza del giudice istruttore, salva la disposizione dell’art. 291 (3).



Commento

Parti: [v. Libro I, Titolo III]; Termine: [v. 152]; Ordinanza: [v. 134]; Giudice istruttore: [v. 168bis].

Prima udienza: si intende la prima udienza di comparizione e trattazione [v. 183] innanzi all’autorità giudiziaria adita.

Contumacia: è la situazione in cui viene a trovarsi la parte che, dopo aver proposto la domanda o essere stata ritualmente citata, non si costituisce in giudizio. La (—) non impedisce il regolare svolgimento del processo né comporta l’automatico accoglimento delle ragioni dell’altra parte. Il codice predispone delle norme specifiche per il caso in cui il giudizio si svolga in (—) [v. 290 e ss.]. Diverso è il fenomeno dell’assenza e cioè della scelta operata dalla parte — una volta costituitasi — di non comparire fisicamente in udienza, né sostituita tecnicamente dal proprio procuratore.

 

 

(1) Nel caso che nessuna delle parti si sia costituita, neanche tardivamente, non avendo avuto luogo l’iscrizione a ruolo della causa, il giudice istruttore non potrà essere designato, per cui la prima udienza non sarà mai tenuta. Nell’ipotesi, invece, di costituzione tardiva di una sola parte, il giudice istruttore terrà la prima udienza unicamente per ordinare la cancellazione della causa dal ruolo. In entrambe le suddette ipotesi, il processo potrà essere riassunto, a cura della parte più diligente, entro 3 mesi  a decorrere, nel primo caso, dalla scadenza del termine di costituzione del convenuto [v. 166] e nel secondo dalla data del provvedimento di cancellazione, pena l’estinzione.

(2) È dunque sufficiente la costituzione regolare di una delle parti ad assicurare la prosecuzione del giudizio; ma occorre che la costituzione abbia rispettato il termine specificamente assegnato alla parte che si è costituita. L’attore che si costituisce oltre il termine fissatogli dall’art. 165, essendosi già costituito il convenuto, non subisce particolari limitazioni all’esercizio della sua facoltà processuali. L’unica preclusione normativamente prevista è quella relativa alla chiamata in causa del terzo, se l’interesse alla sua partecipazione sorge dalle difese del convenuto; ma la preclusione si verifica soltanto se l’attore non usufruisce della prima udienza quale momento ultimo per la proposizione della richiesta. La sanzione di preclusione prevista, invece, per il convenuto che si costituisce tardivamente, essendosi tempestivamente costituito l’attore, è disposta facendosi semplicemente rinvio alle decadenze di cui all’art. 167 oggi ancora più rigide in quanto comprensive anche delle eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. Si è voluto con tale sistema di preclusioni assicurare l’avvio del processo su di una materia sufficientemente determinata sin dall’inizio.

(3) La salvezza posta dalla norma in ordine alla dichiarazione di contumacia è dettata dal rilievo che la mancata costituzione sia originata da un’irregolarità della citazione (o della sua notifica) tale da non consentire al convenuto di prendere parte al processo [v. 291]. È l’ipotesi in cui il convenuto, nel costituirsi alla prima udienza, deduce l’insufficienza del termine assegnatogli per comparire o il difetto nella citazione dell’avvertimento inerente alle conseguenze della costituzione tardiva, oppure il caso in cui, nel costituirsi tardivamente, dimostra che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.


Giurisprudenza annotata

  1. Applicazione della norma.

 

 

  1. Applicazione della norma.

L’art. 347, comma 1, c.p.c., nello stabilire che la costituzione in appello avviene secondo le forme ed i termini per i procedimenti davanti al tribunale, rende applicabili al giudizio d’appello le previsioni di cui agli art. 165 e 166 c.p.c., ma non quella di cui all’art. 171 c.p.c. (concernente la ritardata costituzione delle parti), la quale è incompatibile con la previsione di improcedibilità dell’appello, se l’appellante non si costituisca nei termini, di cui all’art. 348 c.p.c. Ne consegue che il giudizio di gravame sarà improcedibile in tutti i casi di ritardata o mancata costituzione dell’appellante, a nulla rilevando che l’appellato si sia costituito nel termine assegnatogli. Cass., Sez. Un., 18 maggio 2011, n. 10864.

 

L'arbitrato rituale ha natura giurisdizionale per cui l'impugnazione del lodo è soggetta alla disciplina e ai principi che regolano il giudizio di appello, in quanto compatibili. Ne consegue che, in caso di tardiva iscrizione a ruolo, l'impugnazione è improcedibile, trovando applicazione l'art. 348, primo comma, cod. proc. civ. e non l'art. 171 cod. proc. civ. Cassa con rinvio, App. Roma, 02/11/2011

Cassazione civile sez. I  18 giugno 2014 n. 13898  

 

In tema di disciplina delle udienze, l'art. 59 disp. att. c.p.c., per il quale la dichiarazione di contumacia della parte non costituita è fatta dal giudice di pace, a norma dell'art. 171, ultimo comma, c.p.c., "quando è decorsa almeno un'ora dall'apertura della udienza", detta una norma speciale per la prima udienza del procedimento davanti al giudice di pace, senza che possa desumersene un principio di carattere generale, valevole per tutte le udienze di trattazione e per tutti i giudizi, ostandovi il silenzio dell'art. 83 disp. att. c.p.c., che pure disciplina la trattazione delle cause, e la ratio della norma speciale, correlata al disposto dell'art. 171 c.p.c., il quale, nel consentire alla parte di costituirsi direttamente in prima udienza, ha inteso limitare l'onere dell'altra parte, tempestivamente costituitasi, di attendere la conclusione di tale udienza. (Principio affermato con riguardo all'udienza di appello fissata ex art. 348 c.p.c.).

Cassazione civile sez. II  19 ottobre 2012 n. 18048  



 
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