codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 176 cod. proc. civile: Forma dei provvedimenti

Tutti i provvedimenti del giudice istruttore, salvo che la legge disponga altrimenti (1), hanno la forma dell’ordinanza.

Le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono conosciute dalle parti presenti e da quelle che dovevano comparirvi; quelle pronunciate fuori dell’udienza sono comunicate a cura del cancelliere entro i tre giorni successivi (2), anche a mezzo telefax o a mezzo di posta elettronica nel rispetto della normativa.



Commento

Giudice istruttore: [v. 168bis]; Ordinanza: [v. 134]; Comunicazione: [v. 136]; Cancelliere: [v. 57]; Posta elettronica certificata (PEC): [v. 149bis].

 

 

(1) Per alcuni esempi di casi in cui il G.I. emette provvedimenti diversi dall’ordinanza (si tratterà di decreti) si vedano i seguenti articoli: 178, c. 5 (termini per il deposito di memorie di replica); 199 (efficacia di titolo esecutivo al processo verbale); 288 (procedimento di correzione di errore materiale); 297 (fissazione di nuova udienza dopo la sospensione).

(2) Qualora la comunicazione dell’ordinanza manchi o sia irregolare si verifica la nullità di tutti gli atti successivi del processo per la violazione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa. Tale nullità è, però, sanata quando l’atto raggiunga lo scopo cui è preordinato (ad es. comparizione della parte interessata).

 

 

Anche sotto l’aspetto dell’operatività si delinea la differenza tra le sentenze, per le quali è necessaria la notificazione, [v. 285] e le ordinanze di cui è sufficiente la mera conoscenza [v. 136]. Discorso a parte, poi, merita la notifica delle ordinanze alla parte rimasta contumace [v. 292].


Giurisprudenza annotata

  1. Conoscibilità dell’ordinanza.

In tema di comunicazione dei provvedimenti del giudice, a mente dell’art. 176 c.p.c. le ordinanze pronunciate dal giudice in udienza ed inserite nel processo verbale a norma dell’art. 134 c.p.c. si reputano conosciute sia dalle parti presenti sia da quelle che avrebbero dovuto intervenire, e pertanto non devono essere comunicate a queste ultime dal cancelliere. A tal fine resta irrilevante che il giudice si sia ritirato in camera di consiglio e abbia dato lettura dell’ordinanza al termine della stessa, in assenza dei legali dalle parti. Cass. lav., 9 maggio 2007, n. 10539.

 

La mancata partecipazione di una delle parti all’udienza di discussione si risolve nell’inosservanza di un onere processuale le cui conseguenze gravano sulla parte stessa, sicché nel caso in cui l’udienza predetta abbia comunque avuto luogo, e sia stato in tal sede disposto un rinvio ad altra data, nessuna comunicazione di tale rinvio va data alla parte assente (in virtù del principio di conoscenza o conoscibilità delle ordinanze pronunciate in udienza per le parti presenti o considerate tali), senza che, in contrario, possa, legittimamente invocarsi la disciplina dettata dagli artt. 82, 115 disp. att. c.p.c. (che prevedono l’obbligo di comunicazione del decreto di rinvio dell’udienza alle parti non presenti alla pronuncia del provvedimento), applicabile alla sola, diversa ipotesi del rinvio disposto prima (e fuori) dell’udienza dal giudice, su istanza di parte o d’ufficio. Cass., Sez. Un., 1 febbraio 1999, n. 837.

 

 

  1. Mancata comunicazione.

La mancata comunicazione alla parte costituita, a cura del cancelliere, ai sensi dell’art. 176, comma 2, c.p.c., dell’ordinanza istruttoria pronunciata dal giudice fuori udienza provoca la nullità dell’ordinanza, per difetto dei requisiti indispensabili per il raggiungimento dello scopo, nonché la conseguente nullità, ex art. 159 c.p.c., degli atti successivi e della sentenza. Cass. 29 gennaio 2003, n. 1283; conforme Cass. 2 aprile 2009, n. 8002.

 

 

  1. Ordinanze aventi contenuto decisorio e definitivo.

Avverso ordinanze aventi contenuto decisorio e definitivo, il termine breve (giorni sessanta) per il ricorso per cassazione decorre solo a seguito della loro notificazione ad istanza di parte (in difetto di ragioni, connesse alla particolarità del procedimento o alla qualità degli interessi sottesi, che giustifichino la deroga all’enunciato principio), mentre è irrilevante, al predetto fine, che le stesse siano pronunciate in udienza o, se pronunciate fuori udienza, siano state comunicate dal cancelliere, con la conseguenza che, in tali ipotesi, è applicabile il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c. Cass., Sez. Un., 8 giugno 1998, n. 5615; conforme Cass. 28 agosto 1995, n. 9059.

 

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti