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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 177 cod. proc. civile: Effetto e revoca delle ordinanze

Le ordinanze, comunque motivate, non possono mai pregiudicare la decisione della causa (1).

Salvo quanto disposto dal seguente comma, le ordinanze possono essere sempre modificate o revocate dal giudice che le ha pronunciate.

Non sono modificabili nè revocabili dal giudice che le ha pronunciate:

1. le ordinanze pronunziate sull’accordo delle parti, in materia della quale queste possono disporre (2); esse sono tuttavia revocabili dal giudice istruttore o dal collegio, quando vi sia l’accordo di tutte le parti;

2. le ordinanze dichiarate espressamente non impugnabili dalla legge (3);

3. le ordinanze per le quali la legge predisponga uno speciale mezzo di reclamo (4).


Commento

Ordinanza: [v. 134]; Decisione della causa:[v. Libro II, Titolo I, Capo III]; Giudice istruttore:[v. 168bis]; Collegio:[v. 187].

 

 

 (1) Ciò nel senso che le ordinanze, non avendo efficacia di cosa giudicata, non hanno valore al di fuori del processo, né, tanto meno, possono in nessun modo precludere le ulteriori decisioni da prendersi nel corso dello stesso. Avverso le ordinanze non è proponibile ricorso in Cassazione ex art. 111 Cost.

(2) Come, ad esempio, nel caso previsto dall’art. 296, che prevede la possibilità, da parte del giudice, di disporre la sospensione del processo su istanza delle parti.

 (3) Per alcuni esempi: art. 53 (ricusazione del giudice); art. 66 (sostituzione del custode); art. 179 (condanna a pene pecuniarie); art. 181 (cancellazione della causa dal ruolo per mancata comparizione delle parti).

(4) L’ordinanza istruttoria, in particolare, a seguito dell’intervento riformatore del ’90 non è più soggetta al reclamo immediato al collegio, ma soggiace al regime previsto in generale per tutte le ordinanze: è, cioè, modificabile e revocabile dallo stesso giudice che l’ha pronunciata [v. 177] ed è soggetta al potere di controllo del collegio in sede di decisione della causa [v. 178].


Giurisprudenza annotata

  1. Ambito di applicazione.

La norma contenuta nell’art. 177 c.p.c., secondo la quale le ordinanze “latu sensu” istruttorie e quelle destinate a regolare lo svolgimento del processo possono essere modificate o revocate dal giudice che le ha emesse, salvo i casi previsti dal terzo comma della stessa norma, è applicabile anche al giudizio di cassazione, unitamente al principio secondo cui tali ordinanze comunque motivate non possono pregiudicare la decisione della causa. Ne consegue che l’ordinanza interlocutoria con la quale la Corte di Cassazione abbia ritenuto che non ricorressero i presupposti per la trattazione in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c. non impedisce la successiva declaratoria d’inammissibilità del ricorso per gli stessi motivi che avevano indotto la trattazione camerale, potendo la scelta della pubblica udienza essere giustificata da altre condizioni, quali la produzione di memorie, che, per la loro complessità, siano incompatibili la trattazione abbreviata. Cass. 11 febbraio 2011, n. 3409; conforme Cass. lav., 26 marzo 1999, n. 2911.

 

 

  1. Ordinanze modificabili e revocabili.

Il provvedimento con il quale il giudice disponga per l’ulteriore corso del processo, dopo aver dichiarato ammissibile un mezzo istruttorio, non è suscettibile di identificare un provvedimento con attitudine al giudicato sulla questione di giurisdizione precedentemente sollevata e non decisa dal medesimo giudice, stante la natura ordinatoria di detto provvedimento e la sua revocabilità ed atteso che, per aversi pronuncia definitiva sulla giurisdizione, è necessario un provvedimento irretrattabile da parte del giudice che lo ha emesso. Cass., Sez. Un., 22 luglio 2002, n. 10691.

 

Rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito la valutazione dell’opportunità di disporre indagini tecniche suppletive o integrative, di sentire a chiarimenti il consulente tecnico d’ufficio sulla relazione già depositata ovvero di rinnovare, in parte o in toto, le indagini, sostituendo l’ausiliare del giudice. L’esercizio di tale potere, con ordinanza emanata su istanza di parte o su iniziativa officiosa e revocabile ex art. 177, comma secondo, c.p.c., non é sindacabile in sede di legittimità, ove ne sia data adeguata motivazione, immune da vizi logici e giuridici; peraltro, il provvedimento con cui il giudice dispone la rinnovazione delle indagini non priva di efficacia l’attività espletata dal consulente sostituito. Cass. 14 novembre 2008, n. 27247.

 

La richiesta di pronuncia di ordinanza contenente l'ingiunzione di pagamento o di consegna, che la parte può proporre nel caso del procedimento fino al momento della precisazione delle conclusioni ai sensi dell'art. 186 ter c.p.c., deve essere dichiarata inammissibile in assenza della previa proposizione da parte del richiedente della domanda di merito per la quale è stata domandata l'emissione del provvedimento anticipatorio in questione. La norma richiamata prevede che il processo debba proseguire regolarmente, affinché la condanna provvisoria venga revocata, modificata o confermata dalla sentenza conclusiva, dalla quale è necessariamente destinata ad essere sostituita o assorbita; detto provvedimento anticipatorio è assoggettato al regime delle ordinanze revocabili di cui agli art. 177 e 178 comma 1, c.p.c., e come tale è inidoneo ad assumere contenuto decisorio e ad incidere con l'autorità del giudicato su posizioni di diritto sostanziale.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  02 ottobre 2014 n. 10160  

 

È ammissibile la richiesta di revoca ex art. 177 c.p.c. dell’ordinanza che decide sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo in materia di opposizione a precetto, considerato che detto provvedimento non può ritenersi assoggettato a specifico mezzo di reclamo in quanto: a) alcun rimedio avverso l’ordinanza resa sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo posto a fondamento dell’atto di precetto opposto è previsto dalla legge, facendo l’art. 624 c.p.c. riferimento soltanto ai provvedimenti emessi in sede di opposizione all’esecuzione e non anche nell’ambito dell’opposizione c.d. a precetto; b) le ordinanze in questione, sebbene funzionalmente assimilabili ai provvedimenti cautelari, sono incardinate in un procedimento differente, sicché sul piano strutturale non rientrano nei provvedimenti rispetto ai quali, ex art. 669 quaterdecies c.p.c., è compatibile, tra le norme del procedimento cautelare uniforme, il reclamo.

Tribunale Latina  09 luglio 2013

 

 

  1. Poteri del giudice.

Qualora alcune delle prove richieste dalle parti nel corso del giudizio siano rilevanti ed ammissibili ai fini del decidere, il giudice può revocare l’ordinanza istruttoria nella parte in cui ha ritenuto sufficienti le prove già acquisite per la definizione del giudizio, ed ammettere la prova per testi richiesta nella relativa memoria. Trib. Roma, 21 maggio 2007.

 

Il potere del giudice istruttore di revoca delle ordinanze, anche se discrezionalmente esercitabile, trova comunque ostacolo nel divieto di riaprire termini già esauriti, né può essere esercitato al fine di cancellare preclusioni già verificatesi. Deve, pertanto, ritenersi vietata la revoca dell’ordinanza di fissazione dell’udienza per la comparizione della parte al fine di rendere l’interrogatorio, dopo essersi dato atto della mancata comparizione della medesima e fissata l’udienza di precisazione delle conclusioni. Cass. 5 dicembre 2003, n. 18646.

 

 

  1. Ordinanze non modificabili e non revocabili.

I provvedimenti dichiarativi dell’estinzione del giudizio adottati dai commissari per la liquidazione degli usi civici, anche qualora siano adottati impropriamente in forma di ordinanza, hanno natura di sentenza in quanto definiscono il giudizio, sicché non sono modificabili né revocabili dallo stesso giudice, ma impugnabili con reclamo alla Corte d’appello di Roma, in mancanza del quale acquistano efficacia di giudicato. Cass., Sez. Un., 2 luglio 2010, n. 15688.

 

In tema di procedimento di correzione di errori materiali, l’art. 288 c.p.c., nel disporre che le sentenze possono essere impugnate relativamente alle parti corrette nel termine ordinario decorrente dal giorno in cui è stata notificata l’ordinanza di correzione, appresta uno specifico mezzo di impugnazione, che esclude l’impugnabilità per altra via del provvedimento a lume del disposto dell’art. 177, terzo comma, n. 3, c.p.c., a tenore del quale non sono modificabili né revocabili le ordinanze per le quali la legge prevede uno speciale mezzo di reclamo. Cass. 14 marzo 2007, n. 5950.

 

 

  1. Mezzi di impugnazione.

è impugnabile con regolamento di competenza l’ordinanza con la quale il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo non si sia limitato a una delibazione sommaria sulla competenza come presupposto per la decisione sulla sussistenza delle condizioni per la concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto, ma abbia proceduto a un’approfondita disamina della questione di competenza, pervenendo a un provvedimento contenete un formale esplicito dispositivo di rigetto della eccezione «siccome infondata», con coeve disposizioni per l’ulteriore corso del processo ai sensi dell’art. 279, comma secondo, n. 4, e comma terzo, c.p.c. A tale provvedimento va, infatti riconosciuta, nonostante la sua forma di ordinanza, la natura di sentenza. Cass. 11 marzo 2005 n. 5410.

 

È inammissibile il ricorso per cassazione, benché proposto formalmente contro una sentenza che tenda nella sostanza ad ottenere l’annullamento di una ordinanza di ammissione di prova. Un tale provvedimento, infatti, non è in grado di pregiudicare direttamente la decisione della causa, avuto riguardo alla possibilità di essere revocato o modificato dallo stesso giudice che ebbe ad emetterlo, al suo carattere del tutto mediato e strumentale rispetto alla successiva decisione di merito ed al fatto che in quest’ultima rimangono assorbite le violazioni di legge e gli errori eventualmente commessi in istruttoria. Peraltro, una volta che il mezzo di prova sia stato ammesso non può essere posto in discussione il giudizio sulla sua rilevanza e decisività emesso nel corpo della pregressa attività istruttoria, poiché ogni critica o censura concernente quella valutazione non può che dirigersi contro la motivazione della sentenza, investendo l’apprezzamento dei fatti oggetto di prova compiuto dal giudice nel decidere la controversia. Cass. 22 febbraio 2001, n. 2602.

 

L’ordinanza con cui il giudice abbia disposto la prosecuzione del giudizio, fissando l’udienza per la precisazione delle conclusioni, non possiede la natura ed i requisiti di una statuizione irretrattabile sulla competenza, suscettibile di pregiudicare la decisione della causa, onde, avverso una simile ordinanza, non è ammissibile la richiesta di regolamento di competenza, in mancanza, appunto, di una esplicita pronuncia sulla competenza stessa, la quale non risulta configurabile neppure implicitamente. Cass. 25 novembre 2010, n. 23943.



 
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