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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 178 cod. proc. civile: Controllo del collegio sulle ordinanze

Le parti, senza bisogno di mezzi d’impugnazione, possono proporre al collegio quando la causa è rimessa a questo a norma dell’art. 189, tutte le questioni risolute dal giudice istruttore con ordinanza revocabile (1).

L’ordinanza del giudice istruttore, che non operi in funzione di giudice unico, quando dichiara l’estinzione del processo è impugnabile dalle parti con reclamo immediato al collegio (2).

Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni, decorrente dalla pronuncia della ordinanza se avvenuta in udienza, o altrimenti decorrente dalla comunicazione dell’ordinanza medesima.

Il reclamo è presentato con semplice dichiarazione nel verbale d’udienza, o con ricorso al giudice istruttore.

Se il reclamo è presentato in udienza, il giudice assegna nella stessa udienza, ove le parti lo richiedano, il termine per la comunicazione di una memoria, e quello successivo per la comunicazione di una replica. Se il reclamo è proposto con ricorso, questo è comunicato a mezzo della cancelleria alle altre parti, insieme con decreto, in calce, del giudice istruttore, che assegna un termine per la comunicazione dell’eventuale memoria di risposta. Scaduti tali termini, il collegio provvede entro i quindici giorni successivi (3).


Commento

Mezzi d’impugnazione: [v. Libro II, Titolo III]; Collegio: [v. 275]; Giudice istruttore: [v. 168bis]; Ordinanza: [v. 134]; Estinzione: [v. 306]; Termine perentorio: [v. 153]; Udienza: [v. 127]; Verbale d’udienza: [v. 126]; Ricorso: [v. 125]; Cancelleria: [v. 168]; Decreto: [v. 135].

Giudice unico: si tratta del giudice istruttore (o del giudice della esecuzione) che, dopo aver trattato ed istruito la causa rendendola matura, non la rimette al collegio, ma la decide direttamente. A seguito della riforma del ’90, la decisione affidata al (—) costituiva la regola, mentre la composizione collegiale rimaneva relegata a casi eccezionali, espressamente previsti dall’art. 48 dell’Ordinamento Giudiziario. Il legislatore è poi andato oltre: ottemperando alle prescrizioni della legge delega, ha soppresso l’ufficio del pretore ed ha trasferito le sue competenze al tribunale ordinario in composizione monocratica. La decisione resta collegiale solo in ipotesi tassative individuate dall’art. 50bis.

 

 

(1) L’art. 189 richiamato si riferisce alle ipotesi in cui il giudice istruttore decide di rimettere le parti al collegio: quando ritiene la causa matura per la decisione senza bisogno di istruzione probatoria (art. 187, c. 1); quando si tratta di decidere una questione preliminare di merito che possa definire il giudizio (art. 187, c. 2); nel caso di questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o altre pregiudiziali (art. 187, c. 3); infine, nel caso in cui si sia conclusa l’attività istruttoria. Si tenga presente che, nelle cause che vengono decise dal collegio, anche se le parti non provvedono ad impugnare l’ordinanza del G.I., il collegio non è mai vincolato nella sua decisione dai provvedimenti emanati da quest’ultimo.

(2) In seguito alla riforma del 1990 (che ha introdotto la figura del giudice monocratico in fase decisionale), è risultato necessario prevedere la possibilità, in capo alle parti, di impugnare con reclamo immediato al collegio l’ordinanza del giudice istruttore che dichiari l’estinzione del processo, qualora costui non operi in funzione di giudice unico.

(3) Alla luce della riforma si è posto il problema dell’ammissibilità o meno del reclamo avverso il provvedimento di estinzione disposto dal giudice istruttore come giudice unico [v. 308]: escludere il reclamo significherebbe impedire ogni altro possibile rimedio, per cui la dottrina e la giurisprudenza prevalenti sono giunte alla conclusione che il provvedimento con il quale il giudice unico decide sul reclamo avrà la forma dell’ordinanza se accoglie il reclamo, disponendo la prosecuzione del giudizio; ovvero la forma di sentenza se respinge il reclamo: in tal caso saranno esperibili i normali rimedi di impugnazione. Il reclamo è invece inammissibile nell’ipotesi in cui l’ordinanza sia stata oggetto di reclamo al collegio sull’errato presupposto che si verta in materia riservata a quest’ultimo giudice mentre era di competenza del giudice monocratico.

 

 

A seguito della riforma, la portata e la valenza del reclamo al collegio si è decisamente ridimensionata: innanzitutto, non è più previsto nel caso delle ordinanze istruttorie; nel caso delle ordinanze revocabili (quelle con le quali il giudice istruttore dà propulsione al processo), se la causa deve essere decisa dal collegio, questi non è mai vincolato dai provvedimenti emessi dal giudice istruttore mentre, se la causa è di competenza del giudice unico, questi potrà, di fronte ad una formale contestazione della parte, revocare o modificare l’ordinanza così come previsto tra i suoi normali poteri [v. 177, c. 2]; per le ordinanze che dichiarano l’estinzione, infine, il reclamo previsto dall’art. 178 rappresenta una duplicazione dello strumento predisposto dall’art. 308 [v. →] già esistente prima della riforma. Tale meccanismo deve considerarsi operante anche con l’istituzione del tribunale in composizione monocratica. Quindi in composizione monocratica il tribunale funge da G.I. ed organo decidente; in composizione collegiale le due funzioni restano distinte. La materia è regolata dagli artt. 281bis e ss. [v. →].


Giurisprudenza annotata

  1. Riproponibilità in sede di precisazione delle conclusioni delle questioni decise dal g.i. con ordinanza revocabile.

La mancata proposizione del reclamo, ex art. 178 c.p.c., avverso l’ordinanza di ammissione di una prova non impedisce alla parte che si sia opposta all’ammissione di dolersene davanti al collegio quando questo sia investito di tutta la causa ai sensi del successivo art. 189, sempre che, in sede di conclusioni definitive, abbia richiesto la revoca di detta ordinanza, restando in caso contrario precluso al collegio la decisione in ordine all’ammissibilità della prova onde così provvedere all’eventuale sua revoca, con l’ulteriore conseguenza che la cennata questione non può neanche essere proposta in sede di impugnazione. Cass. 1º agosto 2007, n. 16993; Cass. 16 settembre 2000, n. 12280.

 

Le ordinanze con cui il giudice istruttore o il collegio decidono in ordine alle richieste di ammissione delle prove e dispongono in ordine all’istruzione della causa sono di norma revocabili, anche implicitamente, e non pregiudicano il merito della decisione della controversia, non essendo pertanto idonee ad acquistare efficacia di giudicato, né per altro verso spiegano alcun effetto preclusivo, qualsiasi questione potendo essere nuovamente trattata in sede di decisione: è, difatti, consentito al giudice, in sede di valutazione delle prove ai fini del giudizio, considerare irrilevante anche l’oggetto di una prova testimoniale in precedenza ammessa ed espletata. Cass. 18 aprile 2006, n. 8932.

 

 

  1. Regime dell’ordinanza di estinzione del processo.

Avverso l’ordinanza che dichiara l’estinzione del processo è ammesso il reclamo al collegio, se emessa dal giudice istruttore, e l’appello, se pronunciata dal collegio; in nessun caso tale provvedimento è soggetto a ricorso per cassazione, che, se proposto, deve essere dichiarato inammissibile. Cass. 22 giugno 2007, n. 14574.

 

Il provvedimento di estinzione del giudizio adottato dal tribunale in composizione monocratica in sede di appello ha il contenuto sostanziale di sentenza anche quando abbia assunto la forma di ordinanza e, pertanto, non essendo soggetto a reclamo, è impugnabile con ricorso per cassazione. Cass. 2 aprile 2009, n. 8002.

 

Il provvedimento dichiarativo dell’estinzione del processo adottato dal giudice monocratico del tribunale ha natura sostanziale di sentenza, ancorché sia pronunciato in forma di decreto; pertanto, quando sia stato pronunciato in primo grado, è impugnabile con l’appello, senza che sia ipotizzabile il reclamo al collegio, non essendo possibile contrapporre il giudice unico al collegio, nei procedimenti che si svolgono davanti al giudice unico di primo grado. Lo stesso rimedio è esperibile anche con riferimento al provvedimento di rigetto dell’eccezione di estinzione pronunciato dal giudice unico, trattandosi di provvedimento che risolve una questione preliminare di merito da decidere con sentenza non definitiva, da ricondurre alla previsione di cui all’art. 279, comma 1, n. 2, c.p.c., senza che possa applicarsi analogicamente il comma 2 dell’art. 178 c.p.c., nella parte in cui stabilisce che l’estinzione del processo è dichiarata con ordinanza, giacché la disposizione si riferisce alla dichiarazione positiva dell’estinzione del processo resa dal giudice istruttore non in funzione di giudice unico. Cass. 22 giugno 2007, n. 14592.

 

L’ordinanza di estinzione del processo, ancorché invalida (perché adottata in carenza dei relativi presupposti) e decisoria di una contestazione in atto, non è impugnabile - essendo priva del carattere della definitività - se non con il reclamo al collegio a norma degli artt. 178 e 308 del codice di rito, sicché il ricorso per cassazione eventualmente presentato avverso la medesima ex art. 111 Cost. deve essere dichiarato inammissibile Cass. 7 marzo 2005, n. 4875.

 

Ai sensi dell'art. 630 c.p.c. contro l'ordinanza che dichiara l'estinzione ovvero rigetta l'eccezione relativa è ammesso reclamo con l'osservanza delle forme di cui all'art. 178, commi 3, 4, 5, ed il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza.

Corte appello Bari sez. I  14 settembre 2012 n. 999



 
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