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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 18 cod. proc. civile: Foro generale delle persone fisiche

Salvo che la legge disponga altrimenti, è competente il giudice del luogo (1) in cui il convenuto ha la residenza o il domicilio (2), e, se questi sono sconosciuti, quello del luogo in cui il convenuto ha la dimora (3).

Se il convenuto non ha residenza, nè domicilio, nè dimora nel Regno o se la dimora è sconosciuta, è competente il giudice del luogo in cui risiede l’attore (4).


Commento

Residenza: è il luogo nel quale un soggetto fissa la sua abituale dimora. La residenza è, come la dimora, una situazione di fatto implicante l’effettiva e abituale presenza del soggetto in un determinato luogo. Essa può essere scelta e mutata liberamente, ma il trasferimento deve essere denunciato nei modi prescritti dalla legge. Tale denuncia costituisce un onere, il cui mancato assolvimento impedisce che il trasferimento possa essere opposto ai terzi di buona fede.

 

Domicilio: è il luogo nel quale un soggetto stabilisce la sede principale dei propri affari o interessi. Esso costituisce una situazione di diritto, conseguente alla localizzazione degli affari o interessi, non essendo necessario che di fatto il soggetto vi dimori.

 

Dimora: è il luogo nel quale un soggetto abita, svolgendo in maniera continuativa la propria vita personale e familiare. Pertanto non può essere qualificata dimora il luogo nel quale una persona si ferma per breve tempo (es.: albergo), mentre acquista tale carattere un soggiorno continuativo, eventualmente fondato su un titolo relativamente durevole (es.: contratto di locazione).

 

 

(1) Le norme sulla competenza per territorio regolano la scelta del luogo in cui il processo deve svolgersi. Tale scelta avviene in funzione di due fondamentali obiettivi: consentire alle parti di svolgere più comodamente le rispettive difese; individuare la sede che consenta al giudice di esercitare con efficienza le proprie funzioni.

 

(2) Il domicilio può essere generale o speciale (detto anche elettivo). Ogni soggetto ha un solo domicilio generale, il quale può essere volontario (se è scelto liberamente dal soggetto) o legale (se è espressamente imposto dalla legge: ad es., il minore è domiciliato presso i genitori). Il domicilio elettivo, invece, si riferisce a determinati atti o affari di un soggetto e vige per la sola durata del compimento dell’atto o dell’affare: l’elezione di domicilio va fatta espressamente e con atto scritto.

 

(3) La norma individua il foro generale delle persone fisiche. Gli altri fori si definiscono speciali, e possono essere facoltativi (l’attore può scegliere tra questi e il foro generale) o esclusivi (la loro applicazione esclude il foro generale).

 

(4) Nei procedimenti di volontaria giurisdizione, non essendo sempre possibile individuare un convenuto, è competente il giudice del luogo in cui l’unica parte o una di esse abbiano il domicilio, la residenza o la dimora.


Giurisprudenza annotata

  1. Clausola contrattuale prevedente un foro diverso da quello di residenza o di domicilio elettivo del consumatore.

Per le controversie concernenti contratti negoziati fuori dei locali commerciali, relativi a strumenti finanziari, il consumatore può adire un giudice diverso da quello strettamente di sua competenza ex art. 63, D.Lgs. n. 206 del 2005 (c.d. Codice del consumo), competente per territorio giusta uno dei criteri posti agli artt. 18, 19 e 20 c.p.c., senza che, in accoglimento della relativa eccezione sollevata dal professionista ovvero d’ufficio, tale giudice possa dichiarare la propria incompetenza anche a svantaggio, e cioè in pregiudizio dell’interesse, del consumatore. Cass. 16 aprile 2012, n. 5974.

Il foro del consumatore, previsto dall’art. 63 del codice del consumo (D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206), è derogabile da parte del consumatore, anche unilateralmente, con l’introduzione della domanda innanzi al giudice territorialmente competente, ai sensi degli artt. 18, 19 e 20 c.p.c., oppure in forza di una clausola contrattuale, in quanto la competenza prevista dal codice del consumo è inderogabile unicamente ad opera del professionista, attesa la funzione della disposizione, volta alla tutela del consumatore medesimo, al quale quindi non può essere precluso di scegliere uno dei fori alternativi, se egli lo ritenga, nel caso concreto, più rispondente ai propri interessi. Cass. 8 febbraio 2012, n. 1875.

 

Per le controversie concernenti contratti negoziati fuori dei locali commerciali relativi a strumenti finanziari il consumatore può adire un giudice diverso da quello del foro del consumatore ex art. 63 d.lg. n. 206 del 2005, competente per territorio giusta uno dei criteri posti agli art. 18, 19 e 20 c.p.c., senza che, in accoglimento della relativa eccezione sollevata dal professionista ovvero d'ufficio, tale giudice possa dichiarare la propria incompetenza anche a svantaggio, e cioè in pregiudizio dell'interesse, del consumatore. Cassazione civile sez. VI  08 febbraio 2012 n. 1875  

 

  1. Separazione personale dei coniugi.

La domanda di separazione personale, quando nessuno dei coniugi sia cittadino italiano ed il matrimonio non sia stato celebrato in Italia, è devoluta alla cognizione del giudice italiano, nella disciplina dell’art. 3 della legge 31 maggio 1995, n. 218, in relazione al successivo art. 32, non solo se il convenuto sia residente o domiciliato in Italia (primo comma), ma, in difetto di tale situazione, anche se la parte attrice abbia residenza (anche di fatto) in Italia, tenendosi conto che l’ultima parte del secondo comma di detto art. 3, rendendo operanti ai fini della giurisdizione pure i criteri stabiliti per la competenza territoriale, con riguardo alle controversie non soggette alla Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (resa esecutiva con legge 21 giugno 1971, n. 804), comporta l’applicabilità dell’art. 18, secondo comma, c.p.c. sul foro della residenza dell’attore, ove il convenuto non abbia residenza o domicilio in Italia. Cass., Sez. Un., 3 febbraio 2004, n. 1994.

 

La competenza territoriale a conoscere dei procedimenti di revisione delle disposizioni economiche contenute nella sentenza di divorzio è devoluta al giudice del luogo in cui è sorta l'obbligazione controversa, dovendo applicarsi a tali procedimenti i criteri ordinari di competenza per territorio stabiliti dagli articoli da 18 a 20 del codice di procedura civile e non il disposto dell'art. 709 ter, ultimo comma, cod. proc. civ., introdotto dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, destinato alla soluzione di controversie insorte tra genitori in ordine all'esercizio della potestà genitoriale o alle modalità di affidamento e, in tale ambito, all'adozione, in caso di gravi inadempienze dei genitori o di atti che arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità di affidamento, dei provvedimenti sanzionatori previsti dalla norma stessa, anche in unione con la modifica dei provvedimenti in vigore relativamente a tali modalità. Regola competenza.Cassazione civile sez. VI  02 aprile 2013 n. 8016  

 

Ai fini della proposizione del ricorso (ex art. 710 c.p.c.) di modifica dell'assegno di mantenimento in favore del coniuge ex art. 710 c.p.c. è esclusa la competenza del Tribunale innanzi al quale sia stata definita la separazione (giudiziale o consensuale) allorquando nel medesimo circondario non sia stanziata la residenza di parte convenuta, non essendo rinvenibile alcuna disposizione speciale in materia di giudizi promossi ex art. 710 c.p.c. analoga ed assimilabile all'art. 12 quater della legge divorzile (sia pure nella sua formulazione di portata limitativa rispetto al duplice riferimento di cui all'art. 20 c.p.c.) per cui si applica quanto previsto dall'art. 18 c.p.c. Tribunale Milano  30 gennaio 2013

 

 

  1. Domanda di rendiconto o di restituzione del saldo attivo nel mandato.

La competenza sulla domanda diretta ad ottenere il rendiconto o la restituzione del saldo attivo, proposta dal mandante contro il mandatario, spetta al giudice della residenza o del domicilio del mandatario. Cass. 20 febbraio 1993, n. 2073.

 

 

  1. Provvedimenti limitativi della potestà genitoriale.

Nei procedimenti diretti all’emanazione di provvedimenti limitativi della potestà genitoriale, ai sensi degli artt. 330 - 336 c.c., la competenza per territorio va determinata con riferimento al luogo in cui il minore dimori abitualmente, a prescindere dagli eventuali trasferimenti di carattere contingente e transitorio. Cass. 8 novembre 1997, n. 11022.

 

Sulla domanda di uno dei genitori separati diretta a modificare le modalità di esercizio della potestà genitoriale, è competente il tribunale per i minorenni del luogo in cui è collocata la dimora abituale del minore al momento del deposito del ricorso, essendo irrilevante la mera residenza anagrafica o eventuali trasferimenti contingenti o temporanei. Regolamento di competenza avverso App. Reggio Calabria, decr. 14 dicembre 2009. Cassazione civile sez. I  29 marzo 2013 n. 7944  

 

 

  1. Dichiarazione della paternità o maternità naturale.

Nel giudizio di dichiarazione della paternità o maternità naturale, ed in quello sull’ammissibilità della relativa azione, la competenza per territorio va determinata, anche quando detti procedimenti riguardino soggetti minori, secondo la regola generale del foro del convenuto, ai sensi del di sposto dell’art. 18 c.p.c., e non anche in base alla residenza del minore stesso. Cass. 8 novembre 1997, n. 11021.

 

 

  1. Azienda agricola.

Poiché l’azienda agricola, al pari della ditta individuale, non ha una soggettività giuridica diversa da quella del suo titolare, con il quale si identifica sotto l’aspetto sostanziale e processuale, il criterio di collegamento per l’individuazione del giudice territorialmente competente a provvedere sul ricorso diretto all’emanazione del decreto ingiuntivo va legittimamente identificato in base al foro generale delle persone fisiche, ex art. 18 c.p.c. Cass. 27 gennaio 2005, n. 1652.

 

 

  1. Querela di falso.

La competenza a conoscere della querela di falso in via principale ex art. 221 c.p.c. appartiene inderogabilmente, stante il previsto intervento obbligatorio del P.M., al giudice individuabile secondo il criterio del foro generale delle persone di cui agli artt. 18 ss. c.p.c. e pertanto, trattandosi di persona giuridica, ex art. 19 c.p.c., senza che possano assumere al riguardo rilievo gli effetti della pronuncia sui rapporti giuridici della cui prova si tratta. Cass. 25 agosto 2006, n. 18484.

 

 

  1. Regolamento CE n. 44/2001.

Il regolamento Ce del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, all’articolo 9, n. 1, lett. b), deve essere interpretato nel senso che la persona lesa può proporre un’azione diretta contro l’assicuratore dinanzi al giudice del luogo dello Stato membro in cui è domiciliata, qualora una siffatta azione diretta sia consentita e l’assicuratore sia domiciliato nel territorio di uno Stato membro. Corte giust., 13 dicembre 2007, n. 463/6.

 

 

  1. Lavoro e Previdenza.

Qualora il lavoratore agisca nei confronti di più datori di lavoro, addebitando loro una attività coordinata di dequalificazione e “mobbing” chiedendo, quale effetto della condotta materia, al risarcimento dei danni, sussiste tra le domande una connessione eccedente quella del mero cumulo soggettivo tra causa prevista dall’art. 33 c.p.c., analoga semmai alle più intense fattispecie di connessione prevista dagli artt. 31 e seguenti ovvero dall’art. 331 c.p.c., sicchè, inapplicabili i criteri di competenza inerenti al singolo rapporto di lavoro, opera il criterio residuale di cui all’art. 413, settimo comma, c.p.c., riferito al foro generale delle persone fisiche o giuridiche. (Regola competenza). Cass. 27 dicembre 2011, n. 29039.

 

 

  1. Proprietà Industriale.

In tema di competenza territoriale nelle cause in materia di proprietà industriale (nella specie, di contraffazione di brevetto), il criterio stabilito dall’art. 120, comma 6, del D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 (codice della proprietà industriale), che prevede la competenza della “autorità giudiziaria dotata di sezione specializzata nella cui circoscrizione i fatti sono stati commessi”, non è suscettibile di deroga, trattandosi di norma speciale rispetto al “genus” degli artt. 18 e 19 c.p.c., i quali legittimano la deroga per ragioni di connessione, ove siano ricorrenti le condizioni indicate dall’art. 33 c.p.c. in tema di cumulo soggettivo. (Regola competenza). Cass. 13 ottobre 2011, n. 21192.

 



 
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