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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 180 cod. proc. civile: Forma di trattazione

La trattazione della causa è orale. Della trattazione della causa si redige processo verbale (1) (2).

 





Commento

Processo verbale: [v. 126].

 

 

(1) Tale disposizione è in vigore dal 1°-3- 2006 ed è applicabile ai procedimenti instaurati successivamente a tale data.

(2) La norma è stata svuotata del contenuto originario, ora confluito con aggiustamenti nell’art. 183. Può dunque affermarsi che l’art. 180 non segna più una fase del processo, ossia il momento dell’incontro tra parti e giudice, ma riafferma sic et simpliciter il principio generale dell’oralità della trattazione e ribadisce la necessità di redigere processo verbale. Inoltre non è più previsto che il giudice, su richiesta delle parti, fissi un termine per il deposito di note difensive. Tuttavia è opinione diffusa tra gli interpreti che ogni qual volta si palesi l’opportunità di una trattazione scritta, il giudice possa autorizzare lo scambio di memorie scritte, nonostante non ci sia più traccia di tale eventualità nel nuovo testo della disposizione. A sostegno della tesi in questione si invocano gli artt. 170 ult. co., 175 e att. 83bis [v. →]. Ancora, non essendoci più una udienza di prima comparizione che precede quella di trattazione, è stato giocoforza eliminare dal testo la previsione in base alla quale il giudice fissa la data della nuova udienza di trattazione assegnando al convenuto un termine, non inferiore a 20 gg. prima di tale udienza, per proporre le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. Ciò in conseguenza della rilevante innovazione dell’art. 167, c. 2, introdotta dalla l. 80/2005, in ragione della quale il convenuto deve proporre già nella comparsa di risposta tutte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio, a pena di decadenza [v. 167].


Giurisprudenza annotata

  1. Udienza di prima comparizione e udienza di trattazione. La disciplina ante D.L. 35/2005.

Le norme mediante le quali la legge 20 dicembre 1995, n. 534 (di conversione del decreto-legge 18 ottobre 1995, n. 432) ha regolato la sequenza delle udienze di cui agli artt. 180 e 183 c.p.c. sono poste a tutela del diritto di difesa delle parti ed hanno natura tendenzialmente inderogabile. Cass. 6 giugno 2011, n. 12242.

 

La giurisprudenza formatasi nel vigore del vecchio testo dell’art. 180 talvolta ha affermato che in caso di mancata scissione dell’udienza di prima comparizione dall’udienza di trattazione e dall’omessa assegnazione al convenuto del termine ex art. 180 c.p.c., ne consegue una nullità. Tuttavia questa nullità, se rilevata in appello, non integra una delle ipotesi tassative di cui all’articolo 354 c.p.c. di rimessione al primo giudice, ma il giudice d’appello rimetterà in termini le parti per l’esercizio delle attività deduttive e istruttorie non potute esercitare in primo grado; se il giudice d’appello non rileva l’esistenza del vizio, potrà farsi luogo a ricorso per cassazione per violazione di legge e la sentenza impugnata potrà essere cassata con rinvio ad altro giudice d’appello che provveda alla remissione in termini. Cass. 24 maggio 2000, n. 6808; conforme Cass. 11 novembre 2005, n. 22900.

 

All’esito dell’udienza di prima comparizione, il giudice deve d’ufficio fissare l’udienza di trattazione e assegnare al convenuto, senza necessità di una sua istanza, il termine per la proposizione delle eccezioni in senso stretto, salvo contrario accordo delle parti o espressa rinunzia al detto termine ad opera del convenuto; qualora invece il convenuto sia contumace, la cadenza delle udienze, con fissazione del termine, è indefettibile e il suo mancato rispetto comporta il vizio di omessa attivazione del contraddittorio. Cass. 24 maggio 2000, n. 6808.

 

Le norme con le quali la legge 20 dicembre 1995, n. 534, modificando gli artt. 180 e 183 c.p.c. (nel testo risultante prima delle ulteriori modifiche apportate con il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, oltre che dalla legge 28 dicembre 2005, n. 263), ha previsto che il giudice istruttore fissi, d’ufficio o su richiesta delle parti, termini per l’esercizio di determinate attività difensive sono solo tendenzialmente inderogabili, sicché il vizio del procedimento consistente nella mancata assegnazione del termine risulta sanato in ragione del fatto che tra l’udienza di prima comparizione e quella di trattazione, quanto al termine previsto dal secondo comma dell’art. 180, ovvero tra la prima udienza di trattazione e la successiva, con riguardo al termine di cui all’ultimo comma dell’art. 183, siano trascorsi, rispettivamente, almeno i venti o i trenta giorni previsti, così da restare escluso che l’attività difensiva per la quale il termine è stato stabilito possa essere svolta oltre l’intervallo tra l’una e l’altra udienza. Cass. 18 aprile 2006, n. 8938.

 

In difetto di produzione dell’avviso di ricevimento ed in mancanza di esercizio di attività difensiva da parte dell’intimato, il ricorso è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c. Il difensore del ricorrente, presente in udienza o all’adunanza della corte in camera di consiglio, può tuttavia domandare di essere rimesso in termini, ai sensi dell’art. 180-bis c.p.c., per il deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere all’amministrazione postale un duplicato dell’avviso stesso, secondo quanto previsto dall’art. 6, primo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890. Cass., Sez. Un., 4 febbraio 2008, n. 2520.

 

Le norme mediante le quali la legge 20 dicembre 1995, n. 534 (di conversione del D.L. 18 ottobre 1995, n. 432) ha regolato la sequenza delle udienze di cui agli artt. 180 e 183 c.p.c. sono poste a tutela del diritto di difesa delle parti ed hanno natura inderogabile, onde, all’esito della udienza di prima comparizione, il giudice deve, d’ufficio, fissare l’udienza di trattazione, come vuole la lettera dell’art. 180, che prevede «in ogni caso» la fissazione di tale udienza. Peraltro, qualora il giudice ravvisi un vizio del procedimento consistente nell’omessa assegnazione al convenuto del termine di cui all’art. 180 c.p.c., non vertendosi in una delle ipotesi previste dall’art. 354 c.p.c., è tenuto soltanto a rimettere in termini le parti per l’esercizio delle attività deduttive e istruttorie non potute esercitare in primo grado. Cass. 11 novembre 2005, n. 22900; conforme Cass. 27 febbraio 2007, n. 4448.



 
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