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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 181 cod. proc. civile: Mancata comparizione delle parti

Se nessuna delle parti compare alla prima udienza, il giudice fissa un’udienza successiva, di cui il cancelliere dà comunicazione alle parti costituite. Se nessuna delle parti compare alla nuova udienza, il giudice ordina che la causa sia cancellata dal ruolo e dichiara l’estinzione del processo (1) (2).

Se l’attore costituito non comparisce alla prima udienza, e il convenuto non chiede che si proceda in assenza di lui, il giudice fissa una nuova udienza, della quale il cancelliere dà comunicazione all’attore. Se questi non comparisce alla nuova udienza, il giudice, se il convenuto non chiede che si proceda in assenza di lui, ordina che la causa sia cancellata dal ruolo e dichiara l’estinzione del processo (3).

 


Commento

Udienza di comparizione e trattazione: [v. 183]; Ordinanza: [v. 134]; Attore: [v. 163]; Convenuto: [v. 163]; Cancelliere: [v. 57]; Estinzione del processo: [v. 306].

 

 

(1) Il legislatore ha previsto che la mancata comparizione delle parti all’udienza successiva alla prima andata deserta comporti non solo la cancellazione della causa dal ruolo, ma anche l’estinzione immediata del giudizio, con conseguente preclusione della possibilità di riassunzione dello stesso. Pertanto, non risulta più applicabile l’art. 307, nella parte in cui stabilisce che, nelle ipotesi previste dalla legge (tra le quali rientrava anche l’art. 181), una volta che il giudice abbia cancellato la causa dal ruolo, il processo debba essere riassunto davanti allo stesso giudice nel termine perentorio di tre mesi decorrente dalla data del provvedimento di cancellazione (o dalla scadenza del termine per la costituzione del convenuto), altrimenti il processo si estingue.

(2) Tale norma va coordinata con l’art. 309 che ne estende la applicazione all’ipotesi in cui, nel corso del processo, nessuna delle parti si presenti a due udienze consecutive. La disposizione prevista da tale articolo si applica anche in fase di appello.

(3) Secondo la giurisprudenza, l’ordinanza di estinzione, avendo valore sostanziale di sentenza, è soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione se emessa dal tribunale monocratico, mentre è reclamabile ex artt. 178 e 308 se emessa dal giudice istruttore nelle cause in cui il tribunale decide in composizione collegiale ex art. 50bis.

 

 

La modifica del primo comma dell’articolo in commento mira ad accelerare la definizione dei giudizi, riducendo le ipotesi di riassunzione a seguito di cancellazione della causa dal ruolo.


Giurisprudenza annotata

  1. Inimpugnabilità e irrevocabilità dell’ordinanza.

Il provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo, per la sua attitudine a consentire la possibile riassunzione del giudizio, è, per definizione, privo del requisito della decisorietà, avendo soltanto carattere ordinatorio, con la sua conseguente inassoggettabilità al ricorso straordinario per cassazione previsto dall’art. 111, comma settimo, Cost. Cass. 23 dicembre 2009, n. 27129.

 

L’ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo per la mancata comparizione delle parti sia alla prima udienza, sia a quella successiva alla quale la causa sia stata rinviata, non è impugnabile, per espresso di-sposto dell’art. 181, primo comma, c.p.c., e, come tale, non è, ai sensi dell’art. 177, terzo comma, del codice di rito, modificabile, né revocabile, a pena di nullità, dal giudice che la abbia pronunciata. Cass. 25 maggio 2005, n. 11014.

 

 

  1. Riapertura del verbale di udienza.

In tema di opposizione al provvedimento di liquidazione del compenso al difensore, ai sensi dell’art. 170 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel caso di mancata comparizione dell’opponente, il giudice non può dichiarare l’improcedibilità del ricorso, ma deve disporre ai sensi degli artt. 181 e 309 c.p.c., giacché, trattandosi di procedimento camerale, disciplinato in base all’art. 29 della legge 13 giugno 1942, n. 794 (cui rinvia il citato art. 170), il mero deposito del ricorso è idoneo ad attivare il giudizio e ad investire il giudice adito del potere-dovere di decidere, senza necessità di ulteriori atti di impulso processuale. Cass. 27 dicembre 2011, n. 28923.

 

 

  1. Mancata comparizione dell’attore.

Qualora, nelle opposizioni in materia esecutiva ai sensi degli artt. 615, secondo comma, 617, secondo comma, e 619 c.p.c., all’udienza fissata per la fase sommaria del giudizio si verifichi la mancata comparizione delle parti, il giudice dell’esecuzione deve comunque fissare un termine perentorio per l’eventuale introduzione del giudizio di merito, nonché dichiarare estinto il procedimento subordinatamente alla scadenza di tale termine, il cui inutile decorso comporterà, pertanto, l’efficacia dell’estinzione. Nel caso di mancata fissazione del termine per l’introduzione del giudizio di merito, la parte interessata può chiedere all’uopo l’integrazione del provvedimento, ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero può senz’altro iniziare tale giudizio, nello stesso termine entro il quale il provvedimento sarebbe stato integrabile. Cass. 31 agosto 2011, n. 17860.

In tema di protezione internazionale dello straniero, in caso di difetto di comparizione della parte interessata all’udienza di trattazione, il giudice del reclamo, verificata la regolarità della notificazione del ricorso e del decreto, deve decidere nel merito il reclamo, restando esclusa la possibilità di una decisione di rinvio della trattazione o di improcedibilità per disinteresse alla definizione o (come nella specie) di non luogo a provvedere. Cass. 3 agosto 2010, n. 18043.



 
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