codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 182 cod. proc. civile: Difetto di rappresentanza o di autorizzazione

Il giudice istruttore verifica d’ufficio la regolarità della costituzione delle parti e, quando occorre, le invita a completare o a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi (1).

Quando rileva un difetto di rappresentanza (2), di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l’assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni (3), ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della stessa. L’osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della prima notificazione (4)(5).


Commento

Giudice istruttore: [v. 168bis]; Costituzione delle parti: [v. 163]; Procura: [v. 83]; Difensore: [v. Libro I, Titolo III]; Termine perentorio: [v. 153].

D’ufficio: senza istanza di parte.

 

 

(1) È un’ulteriore manifestazione del potere di direzione del procedimento attribuito al giudice istruttore [v. 175]. Per la regolarizzazione di atti e documenti il giudice istruttore può agire anche informalmente non essendo all’uopo necessario un provvedimento formale. La possibilità di completare o mettere in regola gli atti difettosi è esclusa per le ipotesi di nullità della citazione e della notifica sanabili rispettivamente ai sensi dell’art. 164 e dell’art. 291.

(2) Difetto di rappresentanza vuol dire sia mancato impiego dello strumento rappresentativo nonostante la sua necessità, ad es. per incapacità processuale, e sia anche carenza dello strumento rappresentativo per difetto di contemplatio domini o, più frequentemente, di potere rappresentativo, ipotesi che si verifica quando sta in giudizio il cd. falsus procurator.

(3) L’assistenza, prevedendo una partecipazione contemporanea dell’assistente e dell’assistito semincapace all’esercizio dei poteri, dà luogo ad una sorta di legittimazione processuale congiunta. Si pensi agli inabilitati ed ai minori emancipati, che possono stare in giudizio solo con l’assistenza del curatore. L’autorizzazione, definita come la rimozione di un ostacolo all’esercizio di un potere già esistente, può riguardare sia l’attività del rappresentante legale (autorizzazione del giudice tutelare o del tribunale ex artt. 320, 374 e 375 c.c.), sia l’attività degli assistenti dei soggetti semincapaci (autorizzazione ex art. 394 c.c. riguardo gli atti di straordinaria amministrazione). Quanto alla autorizzazione a stare in giudizio, è stato affermato che qualora questa sia già stata concessa prima della citazione o della comparsa di risposta, l’esibizione del documento che ne attesta il rilascio, se non effettuata tempestivamente, può essere compiuta, con efficacia sanante, nel prosieguo del giudizio. L’autorizzazione concessa soltanto dopo l’inizio della lite non è idonea a sanare retroattivamente l’irregolarità ove, medio tempore, ne abbia rilevato il difetto, traendone ogni conclusione in ordine alla validità degli atti processuali posti in essere. L’autorizzazione a stare in giudizio da parte degli organi comunali competenti (la giunta comunale o altro organo stabilito dallo statuto è necessaria perché il sindaco possa rappresentare il Comune in qualsiasi lite attiva e passiva, con la conseguenza che la mancanza di essa incide sulla capacità processuale dell’ente pubblico e, risolvendosi nel difetto di un presupposto processuale, è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.

(4) La novella legislativa ha esteso, innanzi tutto, la portata applicativa del principio della sanatoria processuale anche all’ipotesi di vizio che determini la nullità della procura al difensore, fattispecie, quest’ultima, che, prima della riforma in esame, non rientrava nella previsione della norma in commento. Inoltre, la nuova formulazione del comma in esame introduce un preciso dovere del giudice di assegnare alla parte interessata un termine perentorio per la sanatoria del vizio di rappresentanza o di procura, superando in tal modo il precedente orientamento della Suprema Corte, la quale aveva sempre ritenuto non censurabile, in sede di legittimità, la mancata concessione di un termine ai sensi della norma in esame, tale concessione configurandosi non come un obbligo ma come un potere discrezionale del giudice.

(5) La norma novellata, anche in tal caso superando il precedente prevalente orientamento giurisprudenziale, che riteneva che le decadenze sanabili fossero solo quelle sostanziali, prevede che il rispetto del termine perentorio all’uopo assegnato dal giudice sia idoneo a sanare retroattivamente gli eventuali vizi di rappresentanza o di costituzione, facendo salvi gli effetti sia sostanziali che processuali della domanda.

 

 

La norma in esame attribuisce al G.I. un potere di controllo che mira ad evitare le conseguenze di irregolarità o di vizi che potrebbero compromettere la funzionalità del processo, e di cui entrambe le parti potrebbero approfittare a fini dilatori.


Giurisprudenza annotata

  1. Verifica della capacità di stare in giudizio personalmente.

L’osservanza dell’art. 82 c.p.c., attenendo alla regolare costituzione delle parti in giudizio, è verificabile d’ufficio dal giudice a norma dell’art. 182 dello stesso codice; pertanto la violazione dell’art. 82 cit., che si verifica allorché la parte stia in giudizio davanti al giudice di pace senza ministero di difensore in causa eccedente il valore di un milione di lire (euro 516,46), dà luogo a una nullità rilevabile d’ufficio. Cass. 22 novembre 2004, n. 22043.

 

La norma contenuta nell'art. 182 c.p.c., nel testo modificato dall'art. 45 della l. 18 giugno 2009 n. 69 impone al Giudice ove rilevi un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore a provvedere alla sanatoria di tale vizio, dovendosi equiparare la nullità della procura "ad litem" al difetto di rappresentanza processuale con la precisazione che l'art. 182 non costituisce norma eccezionale ed è suscettibile, pertanto, d'interpretazione estensiva ed applicazione analogica, evenienza, quest'ultima, ipotizzabile nel caso in cui la parte abbia mancato di fornire la prova della "legitimatio ad causam", sebbene la stessa sia stata prospettata in modo coerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio.

Tribunale Monza sez. I  23 marzo 2015 n. 575  

 

 

  1. Regolarizzazione e suoi limiti: decadenze.

A norma dell’art. 182 c.p.c., nel testo modificato dall’art. 46 della legge 18 giugno 2009, n. 69 ed applicabile alla fattispecie “ratione temporis”, il giudice è tenuto - ove rilevi un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore - a provvedere alla sanatoria di tale vizio, dovendosi equiparare la nullità della procura “ad litem” al difetto di rappresentanza processuale. Cass., Sez. Un., 22 dicembre 2011, n. 28337.

 

Il nuovo testo dell’art. 182, secondo comma, c.p.c. (introdotto dalla legge 18 giugno 2009, n. 69), secondo cui il giudice, che rilevi la nullità della procura, assegna un termine per il rilascio della procura o per la rinnovazione della stessa, non ha portata meramente interpretativa e non si applica, perciò, retroattivamente, atteso il tenore testuale fortemente innovativo della norma. Cass. 9 dicembre 2011, n. 26465.

 

 

  1. Difetto di legittimazione processuale e preclusioni.

Nel processo tributario non è legittimo dichiarare subito l’inammissibilità del ricorso in caso di vizi che comportano la nullità della procura, o, comunque, in presenza di difetti circa la rappresentanza e l’assistenza dei contribuenti. L’inammissibilità può essere dichiarata solo a seguito dell’inottemperanza, da parte del contribuente, circa l’ordine di regolarizzare la propria posizione. Nell’ipotesi di difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero di un vizio che determini la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l’assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della stessa. L’osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della prima notificazione. Cass. 27 aprile 2012, n. 6532.

 

 

  1. Mancanza di una valida procura.

È insanabilmente nulla, e quindi insuscettibile di produrre qualsiasi effetto giuridico, la citazione in primo grado o in appello sottoscritta da procuratore non munito di valida procura, costituente il presupposto della valida instaurazione del rapporto processuale, e pertanto non è possibile alcuna sua regolarizzazione attraverso l’esercizio dei poteri concessi al giudice istruttore (o,in via sostitutiva, al collegio) dall’art. 182 c.p.c. Cass. 20 agosto 2004, n. 16474.

 

 

La norma contenuta nell'art. 182 c.p.c., nel testo modificato dall'art. 45 della l. 18 giugno 2009 n. 69 impone al Giudice ove rilevi un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore a provvedere alla sanatoria di tale vizio, dovendosi equiparare la nullità della procura "ad litem" al difetto di rappresentanza processuale con la precisazione che l'art. 182 non costituisce norma eccezionale ed è suscettibile, pertanto, d'interpretazione estensiva ed applicazione analogica, evenienza, quest'ultima, ipotizzabile nel caso in cui la parte abbia mancato di fornire la prova della "legitimatio ad causam", sebbene la stessa sia stata prospettata in modo coerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio.

Tribunale Monza sez. I  23 marzo 2015 n. 575

 

 

  1. Omesso deposito della procura generale.

In caso di omesso deposito della procura generale ad lites, che sia stata semplicemente enunciata e richiamata negli atti della parte, il giudice non può dichiarare l’invalidità della costituzione di questa senza aver prima provveduto - in adempimento del dovere impostogli dall’art. 182, primo comma, c.p.c. - a formulare l’invito a produrre il documento mancante; tale invito, in caso non sia stato rivolto dal giudice istruttore, deve essere fatto dal collegio, od anche dal giudice dell’appello, poiché la produzione di quel documento, effettuata nel corso del giudizio di merito, sana ex tunc la irregolarità della costituzione. Cass. 11 aprile 2006, n. 8435.

 

L'art. 182, comma 1, c.p.c. va interpretato nel senso che il giudice che rilevi l'omesso deposito della procura speciale alle liti rilasciata, ai sensi dell'art. 83, comma 3, c.p.c., che sia stata semplicemente enunciata o richiamata negli atti della parte, è tenuto ad invitare quest'ultima a produrre l'atto mancante, e tale invito può e deve essere fatto, in qualsiasi momento, anche dal giudice di appello e solo in esito ad esso il giudice deve adottare le conseguenti determinazioni circa la costituzione della parte in giudizio, reputandola invalida soltanto nel caso in cui l'invito sia rimasto infruttuoso.

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23166  

 

 

  1. Illeggibilità della firma sulla procura.

Il potere certificativo, attribuito al difensore dall’art. 83, comma 3, c.p.c., dell’autografia della sottoscrizione della parte, non si estende alla legittimazione, ai poteri ed alla capacità della persona fisica che conferisce la procura in qualità di legale rappresentante di una persona giuridica e, pertanto, se la firma è illeggibile ed il nome del conferente non è desumibile né dall’atto cui si riferisce, né dalla procura medesima, si verifica un’ipotesi di nullità della stessa per l’impossibilità di controllare il collegamento dell’ignoto firmatario con l’ente, in rappresentanza del quale dichiara di agire in giudizio e sulla fonte del potere di rappresentanza. Cass. 16 marzo 2012, n. 4199.

 

 

  1. Ratifica dell’attività processuale svolta dal falsus procurator.

La sanatoria retroattiva della carenza di legittimazione processuale incontra l’insuperabile limite delle decadenze verificatesi nelle precedenti fasi intermedie del giudizio, quale quella conseguente allo spirare del termine breve per l’appello, con conseguente formazione del giudicato per difetto di tempestiva impugnazione. Cass. 9 marzo 2012, n. 3700.

 

 

  1. Sopravvenienza della rappresentanza processuale nel corso del giudizio.

L’appello proposto da una società di capitali non può essere dichiarato inammissibile per il solo fatto che non sia stata depositata entro la scadenza del termine per l’impugnazione la procura speciale, in forza della quale dichiarava di agire il soggetto che aveva rilasciato il mandato alle liti, in nome e per conto di detta società. Cass. 30 novembre 2011, n. 25571.

 

 

  1. Concessione del termine per regolarizzare la costituzione.

L’art. 182 c.p.c. secondo cui «il giudice istruttore verifica d’ufficio la regolarità della costituzione delle parti e, quando occorre, le invita a completare o a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi» e secondo cui lo stesso giudice istruttore «quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione» può assegnare alle parti un termine per la costituzione, prevede una facoltà discrezionale, salvo che nell’ipotesi di omesso deposito della procura generale ad lites semplicemente enunciata e richiamata nell’atto introduttivo del giudizio e non depositata. Ne consegue che il mancato esercizio del potere di assegnazione del termine, ancorché non giustificato da alcuna motivazione, non è sindacabile nei successivi gradi del giudizio. Cass. 7 dicembre 2004, n. 22984.

 

 

  1. Rappresentanza processuale del condominio.

L’amministratore di condominio, come può proporre ricorso così può presentare controricorso per Cassazione anche senza la preventiva autorizzazione dell’assemblea, dovendo tuttavia in tale ipotesi ottenere successivamente la necessaria ratifica del suo operato da parte dell’assemblea stessa, per evitare la pronuncia di inammissibilità dell’atto di costituzione. Tale difetto di autorizzazione è rilevabile d’ufficio da parte del giudice, il quale deve assegnare alla parte un termine ex art. 182 c.p.c. per sanarlo. Cass. 4 ottobre 2011, n. 20312.

 

L’amministratore del condominio, nelle controversie non rientranti tra quelle che può autonomamente proporre, non è legittimato a resistere in giudizio per il condominio, o ad impugnare la sentenza a questo sfavorevole, senza previa autorizzazione a tanto dell’assemblea dei condomini, fermo restando peraltro che, qualora egli si sia costituito in giudizio o abbia proposto l’impugnazione senza la detta autorizzazione, il suo operato può essere ratificato dall’assemblea - eventualmente anche in seguito all’assegnazione da parte del giudice di un termine a tal fine, ai sensi dell’art. 182 c.p.c. - derivandone, in mancanza la inammissibilità della sua costituzione in giudizio o della sua impugnazione. Cass. 23 agosto 2011, n. 17574.

 

La delibera di ratifica del consiglio di amministrazione di un Istituto autonomo per le case popolari (poi Agenzia Territoriale per la Casa), richiesta al fine della “legitimatio ad processum”, ossia dell’efficacia, e non della validità, della costituzione in giudizio del Presidente dell’Istituto medesimo (art. 14 del D.P.R. 14 febbraio 1975 n. 226), può essere prodotta in fase d’impugnazione, anche di legittimità, con valore sanante retroattivo, solo se la sentenza impugnata non ne abbia rilevato la mancanza, dichiarando il difetto di legittimazione processuale. Cass. 14 luglio 2011, n. 15516.

 

 

  1. Rappresentanza in giudizio degli Enti territoriali.

Nel nuovo sistema istituzionale e costituzionale degli enti locali, lo statuto del Comune - ed anche il regolamento, se ad esso lo statuto rinvii - può legittimamente affidare la rappresentanza a stare in giudizio ai dirigenti, nell’ambito dei rispettivi settori di competenza, ovvero ad esponenti apicali della struttura burocratico-amministrativa del Comune, fermo restando che, ove una specifica previsione statutaria non sussista, il sindaco conserva l’esclusiva titolarità del potere di rappresentanza processuale del Comune, ai sensi dell’art. 50 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, approvato con il D.Lgs. n. 267 del 2000. Qualora lo statuto affidi la rappresentanza a stare in giudizio in ordine all’intero contenzioso al dirigente dell’ufficio legale, questi, quando ne abbia i requisiti, può costituirsi senza bisogno di procura, ovvero attribuire l’incarico ad un professionista legale interno o del libero foro e, ove abilitato alla difesa presso le magistrature superiori, può anche svolgere personalmente attività difensiva nel giudizio di cassazione. Ai fini della rappresentanza in giudizio del Comune, l’autorizzazione alla lite da parte della giunta comunale non costituisce più, in linea generale, un atto necessario ai fini della proposizione o della resistenza all’azione, salva restando la possibilità per lo statuto comunale - competente a stabilire i modi di esercizio della rappresentanza legale dell’ente - di prevedere l’autorizzazione della giunta, ovvero di richiedere una preventiva determinazione del competente dirigente. Se l’autonomia statutaria ha fatto questa scelta, l’autorizzazione della giunta o la determinazione dirigenziale sono atti necessari ai fini della legittimazione processuale dell’organo titolare della rappresentanza. Cass., Sez. Un., 16 giugno 2005, n. 12868.

 

 

  1. Rappresentanza processuale delle persone giuridiche.

Ove una persona giuridica sia stata presente nel processo per mezzo di una persona fisica non abilitata a rappresentarla, il conseguente difetto di legittimazione processuale può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio - e, quindi, anche in appello - con effetto retroattivo e con riferimento a tutti gli atti processuali, attraverso la costituzione in giudizio del legale rappresentante il quale manifesti la volontà, anche tacita, di ratificare la condotta difensiva precedente. Cass. 29 settembre 2005, n. 19164.

 

In ipotesi di delibera di un ente pubblico (nella specie Camera di commercio di Messina) di ratifica dell’autorizzazione a stare in giudizio concessa in via d’urgenza occorre distinguere il caso di sopravvenuto rilascio dell’autorizzazione - cui può riconoscersi effetto sanante retroattivo a condizione che il relativo difetto non sia stato rilevato e fatto oggetto di pronuncia da parte del giudice -, dal caso in cui, sussistendo l’autorizzazione fin dal principio, ne sia tardivamente data la prova in giudizio. In questo secondo caso non ha effetto preclusivo la circostanza che il giudice abbia già rilevato il difetto di autorizzazione, in quanto l’accertamento che l’autorizzazione esisteva anteriormente alla pronuncia del giudice depone nel senso che questa risulta fondata su un’apparenza di fatto superata dal documento prodotto in secondo grado o anche in sede di legittimità ex art. 372 c.p.c. Cass. 8 febbraio 2007, n. 2744.

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti