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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 186-quater cod. proc. civile: Ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione

Esaurita l’istruzione, il giudice istruttore, su istanza della parte che ha proposto domanda di condanna al pagamento di somme ovvero alla consegna o al rilascio di beni, può disporre con ordinanza il pagamento ovvero la consegna o il rilascio, nei limiti per cui ritiene già raggiunta la prova. Con l’ordinanza il giudice provvede sulle spese processuali.

L’ordinanza è titolo esecutivo. Essa è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio.

Se, dopo la pronuncia dell’ordinanza, il processo si estingue, l’ordinanza acquista l’efficacia della sentenza impugnabile sull’oggetto dell’istanza.

L’ordinanza acquista l’efficacia della sentenza impugnabile sull’oggetto dell’istanza se la parte intimata non manifesta entro trenta giorni dalla sua pronuncia in udienza o dalla comunicazione, con ricorso notificato all’altra parte e depositato in cancelleria, la volontà che sia pronunciata la sentenza.

 


Giurisprudenza annotata

  1. Momento in cui può essere formulata la richiesta di emissione dell’ordinanza.

Il momento processuale nel quale può essere richiesta l’emanazione dell’ordinanza ex art. 186-quater c.p.c. coincide con l’esaurimento dell’istruttoria; pertanto, l’invito del giudice istruttore, che ha esaurito l’istruttoria e ritenuto la causa matura per la decisione, a precisare le conclusioni segna il momento a decorrere dal quale può essere proposta l’istanza; questa può essere presentata sia all’udienza in cui detto invito è formulato sia nella successiva udienza eventualmente fissata per la precisazione delle conclusioni. Cass. 16 febbraio 2002, n. 1633; Cass. 13 febbraio 2002, n. 2084.

Parte della giurisprudenza non ritiene necessario un formale provvedimento di intervenuta chiusura dell’istruttoria, ritenendo invece sufficiente che il giudice istruttore abbia ritenuto chiusa la fase istruttoria rinviando per la precisazione delle conclusioni, così implicitamente disattendendo istanze istruttorie formulate in precedenti note autorizzate. Cass. 27 giugno 2002, n. 9379; conforme Cass. 9 settembre 2003, n. 13148.

 

 

  1. Poteri del giudice.

Il giudice istruttore, nell’emettere, ad esaurimento dell’istruzione, l’ordinanza anticipatoria di condanna di cui all’art. 186-quater c.p.c., decide con cognizione piena, senza che il suo potere decisorio possa pertanto ritenersi limitato alle situazioni di chiara, lineare ed incontestabile soluzione, ossia di prova evidente. Cass. 21 marzo 2003, n. 4145.

 

 

  1. Cumulo di domanda principale e riconvenzionale.

L’ordinanza anticipatoria prevista dall’art. 186 quater c.p.c., può essere emessa, in caso di proposizione di domanda principale e domanda riconvenzionale, solo sulla domanda principale che si presenti, sulla base degli atti, priva di esigenze istruttorie, attesa la “ratio” di semplificazione ed accelerazione del processo sottesa alla norma, salva la necessità di disporre contestualmente un provvedimento di separazione dei procedimenti finalizzato alla prosecuzione della trattazione e dell’istruzione in ordine alla domanda riconvenzionale. Cass. 31 gennaio 2011, n. 2166.

 

 

  1. Processo cumulativo.

Nei processi cumulativi, qualora il giudice emetta l’ordinanza ex art. 186-quater c.p.c. pronunciando, oltre che sulla domanda della parte richiedente, su quella connessa proposta da altra parte e l’ordinanza venga impugnata sul presupposto che si è trasformata in sentenza, il giudice di appello non può verificare se sussistessero le condizioni per la pronunzia, ove tale questione non sia stata oggetto di censura. Per contro il giudice d’appello deve verificare, anche d’ufficio, se concorrano le condizioni in presenza delle quali l’ordinanza si trasforma in sentenza e diventa impugnabile, trattandosi di verifica relativa all’ammissibilità del gravame. Cass. 22 giugno 2004, n. 11611.

 

 

  1. Cause scindibili e inscindibili.

Nell’ipotesi di più domande nei confronti di una o più parti, l’ordinanza ex art. 186-quater c.p.c. non può essere emessa in rapporto ad una sola delle dette domande quando i procedimenti non siano scindibili ricorrendo ipotesi di litisconsorzio necessario. Cass. 6 novembre 2001, n. 13690.

 

Un orientamento giurisprudenziale sostiene che nei processi cumulativi, il giudice può emettere l’ordinanza ex art. 186-quater c.p.c. quando, in presenza di un litisconsorzio necessario e in caso di richiesta di tutte le parti istanti nei confronti di tutti i convenuti, la medesima definisca tutte le cause; diversamente, può emetterla se le cause siano scindibili, previa separazione - da considerarsi implicitamente disposta con l’ordinanza - e deve, invece, rifiutarla in ipotesi di cause inscindibili. Cass. 28 gennaio 2002, n. 983.

 

Corrispondentemente, emanata l’ordinanza, la stessa acquista efficacia di sentenza e può essere impugnata se tutti gli intimati rinunciano alla sentenza, mentre, in caso di rinuncia solo da parte di alcuni, tale effetto si produce o meno a seconda che le cause siano scindibili o inscindibili. Cass. 28 gennaio 2002, n. 983.

 

 

  1. Condanna alle spese.

L’ordinanza anticipatoria ex art. 186-quater c.p.c. trova applicazione anche nel caso di giudizio in cui siano state proposte più domande nei confronti di una o più parti. In tal caso, il giudice, provvedendo solamente su una o più delle domande, non può statuire sulle spese di lite riferite all’intero oggetto della controversia, ma deve limitare la statuizione alle spese relative alla sola parte della causa che costituisce oggetto dell’ordinanza anticipatoria. Cass. 27 giugno 2002, n. 9379.

 

 

  1. Acquiescenza all’estinzione.

La parte in favore della quale sia stata pronunciata - in accoglimento parziale dell’originaria domanda - ordinanza ex art. 186-quater c.p.c. (a mente del quale «se, dopo la pronuncia dell’ordinanza, il processo si estingue, l’ordinanza stessa acquista l’efficacia della sentenza impugnabile sull’oggetto dell’istanza»), nel «non opporsi» alla declaratoria di estinzione del processo (ovvero, all’estremo, sollecitando essa stessa una tale dichiarazione), persegue, all’evidenza, lo scopo di far sì che l’ordinanza acquisti, appunto, l’efficacia della sentenza impugnabile ai fini della proposizione del gravame del caso, sicché il suo comportamento non è idoneo ad integrare gli estremi dell’acquiescenza tacita all’ordinanza de qua (attesa, da un canto, la non impugnabilità autonoma del detto provvedimento se non dal momento dell’ «acquisto dell’efficacia di sentenza impugnabile», dall’altro la attribuzione della facoltà di rinuncia alla pronuncia della sentenza alla sola parte intimata, e non anche a quella che tale ordinanza anticipatoria abbia richiesto). Cass. 30 marzo 2005, n. 6729.

 

 

  1. Rinuncia alla pronuncia della sentenza.

La rinuncia può essere compiuta dal difensore non munito di procura speciale, giacché detta rinuncia si configura, non come un atto di dismissione di un diritto sostanziale, ma come uno strumento di difesa che, determinando la trasformazione della stessa ordinanza in sentenza impugnabile, apre la via alla proposizione immediata dell’appello e dell’istanza di sospensione dell’ordinanza, costituente titolo esecutivo. Cass. 8 marzo 2002, n. 3434.

 

In tema di ordinanza anticipatoria di condanna emessa dal giudice ad esaurimento dell’istruzione, il potere di rinunziare alla pronunzia della sentenza, provocando la conversione dell’ordinanza in provvedimento impugnabile, compete alla sola parte intimata, senza alcuna interferenza della parte richiedente. Pertanto non è richiesta l’accettazione della rinunzia, la quale ultima produce il suo effetto tipico indipendentemente dall’atteggiamento della parte che aveva richiesto l’ordinanza. Cass. 23 luglio 2002, n. 10748.

 

La dichiarazione di rinunzia alla pronunzia della sentenza ha finalità di semplificare le forme decisorie, non è necessariamente esercizio dello ius postulandi. Pertanto se la parte intimata è contumace, è rituale la rinuncia compiuta da essa personalmente. Cass. 23 luglio 2002, n. 10748.

 

La dichiarazione di rinunzia alla pronunzia della sentenza costituisce atto tipico per il quale è richiesta la forma scritta in relazione alla necessità che sia notificato all’altra o alle altre parti del processo e successivamente depositato in cancelleria; non può pertanto assumere forma implicita e manifestarsi proponendo appello avverso l’ordinanza senza sollevare questioni in ordine alla sua emissione. Cass. 22 giugno 2004, n. 11611.

 

L’ordinanza ex art. 186-quater acquista efficacia di sentenza impugnabile solo nei confronti della parte intimata che abbia rinunziato alla sentenza con atto notificato alla controparte e depositato in cancelleria. Cass. 22 gennaio 2004, n. 1007.

 

 

  1. Appellabilità della ordinanza in caso di rinuncia alla sentenza.

La consumazione del potere d’impugnazione, che ai sensi dell’art. 358 c.p.c., consegue alla dichiarazione di inammissibilità od improcedibilità dell’appello, presuppone che l’impugnazione sia stata rivolta contro un provvedimento idoneo a costituire giudicato in senso formale. Ne consegue che, proposto appello avverso un’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 186 quater c.p.c. (nel testo anteriore alla modifica apportata dalla legge 28 dicembre 2005, n. 263), e dichiarato tale gravame inammissibile per non avere l’ordinanza acquistato efficacia di sentenza, in assenza di una valida rinuncia alla pronuncia di sentenza proveniente dalla parte intimata, è ammissibile la proposizione di un successivo appello contro la medesima ordinanza, una volta che la parte intimata, nella prosecuzione del giudizio di primo grado, abbia validamente manifestato detta rinuncia nelle forme di rito. Cass. 27 gennaio 2011, n. 1902.

 

In tema di impugnazione dell’ordinanza anticipatoria di condanna ai sensi dell’art. 186-quater c.p.c., al deposito dell’atto di rinuncia alla sentenza (notificato dall’intimato alla controparte), a seguito del quale l’ordinanza acquista l’efficacia della sentenza impugnabile, è riservata - in coerenza con il sistema delineato dagli artt. 325, 326 e 327 c.p.c. - la funzione di far decorrere esclusivamente il termine lungo di cui all’art. 327, mentre, per il decorso dei termini brevi di cui all’art. 325, è necessario che, alla conclusione del complesso iter procedimentale stabilito dall’art. 186-quater, ult. comma, per attribuire all’ordinanza anticipatoria l’efficacia di sentenza (notifica dell’atto di rinuncia alla sentenza e deposito dello stesso), faccia seguito una nuova notificazione, avente ad oggetto l’ordinanza, che assumerà la funzione specifica di atto acceleratorio del procedimento di impugnazione. Cass. 30 gennaio 2004, n. 1692.

 

In tema di impugnazione dell’ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione di cui all’art. 186 “quater” c.p.c. - nel testo introdotto dall’art. 7 del D.L. 18 ottobre 1995, n. 423, convertito, con modificazioni, nella legge 20 dicembre 1995, n. 534 - interpretato, alla luce dell’art. 111 Cost., in modo che la giusta durata del processo attraverso termini di decadenza rispetti la garanzia costituzionale del diritto di difesa - l’adempimento, da parte dell’intimato, degli oneri di notifica e di deposito della rinuncia alla sentenza, ai sensi del quarto comma dell’anzidetta disposizione, comporta che l’ordinanza stessa acquisti, dal momento del deposito, efficacia della sentenza impugnabile pubblicata, con conseguente decorrenza del termine annuale di cui all’art. 327 c.p.c.; mentre, perché decorra anche il termine breve di cui all’art. 325 c.p.c., è necessaria una nuova notifica dell’ordinanza con l’attestazione del deposito in cancelleria della notifica della rinuncia all’emanazione della sentenza. Cass., Sez. Un., 23 dicembre 2008, n. 30054.

 

Nel procedimento di appello avverso ordinanza ex art. 186-quater c.p.c. (che abbia acquistato efficacia di sentenza impugnabile) emessa in giudizio pendente alla data del 30 aprile 1995 e al quale, dunque, si applicano - oltre al citato art. 186-quater (introdotto dall’art. 7, D.L. 18 ottobre 1995, n. 432, conv., con mod., in legge 20 dicembre 1995, n. 534) - le disposizioni vigenti anteriormente all’entrata in vigore della novella di cui alla legge 26 novembre 1990, n. 353 (art. 90 della legge), la disciplina del termine per comparire è quella stabilita dagli artt. 163-bis e 164 c.p.c. nei rispettivi testi anteriori alle modifiche introdotte dagli artt. 8 e 9 della citata novella. Cass. 15 luglio 2004, n. 13113.

 

 

  1. Impugnabilità della domanda che pronuncia solo su alcuni dei danni richiesti.

In tema di impugnazione dell’ordinanza di cui all’art. 186-quater c.p.c. - nel testo introdotto dall’art. 7 del D.L. n. 423 del 1995, convertito, con modifiche, nella legge n. 534 del 1995 - l’adempimento, da parte dell’intimato, degli oneri di notifica e di deposito della rinuncia alla sentenza, ai sensi del comma 4 della norma citata, fa sì che l’ordinanza stessa acquisti, dal momento del deposito, l’efficacia della sentenza impugnabile pubblicata, con conseguente decorrenza del termine annuale per l’impugnazione di cui all’art. 327 c.p.c., mentre, perché decorra anche il termine breve di cui all’art. 325 c.p.c., è necessaria una nuova notifica dell’ordinanza con l’attestazione del deposito in cancelleria della notifica della rinuncia all’emanazione della sentenza. Cass., Sez. Un., 14 gennaio 2009, n. 557.

 

 

  1. Impugnabilità per cassazione.

L’ordinanza con la quale il giudice, ai sensi dell’art. 186-quater c.p.c. - introdotto dalla legge 20 dicembre 1995 n. 534 - nel rigettare l’istanza di condanna, dopo la chiusura dell’istruttoria, al pagamento di una somma per responsabilità extracontrattuale, non ha statuito sulle spese processuali, non è ricorribile per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Costituzione, perché espressamente revocabile e perciò provvisoria, dovendosi, peraltro negare che una siffatta natura del provvedimento sia incompatibile con la condanna alle spese, la cui possibilità del resto, deriva anche da una interpretazione adeguatrice della norma di previsione, in relazione ai principi di cui agli artt. 3 e 2 Cost. (v. Corte cost. 11 dicembre 1997 n. 385). Il relativo ricorso per cassazione è pertanto inammissibile (Cass. 29 aprile 1999, n. 4322). Cass. 16 dicembre 1998, n. 12609; conforme Cass. 29 aprile 1999, n. 4322.

 

 

  1. Rimessione al primo giudice.

Ai sensi dell’art. 354 c.p.c. il processo può regredire dall’appello al primo grado nei soli casi tassativamente previsti da detta norma; pertanto, è viziata la sentenza con cui il giudice d’appello, dichiarata la nullità dell’ordinanza pronunciata ai sensi dell’art. 186-quater c.p.c. (per essere stata emessa, in un giudizio in cui erano proposte una domanda principale e una riconvenzionale, su istanza del solo attore dopo la precisazione delle conclusioni), rimette le parti davanti al primo giudice. Cass. 13 febbraio 2002, n. 2084.

 

 

  1. Ordinanza 186-quater pronunciata da magistrato che ha lasciato l’ufficio.

È nulla l’ordinanza di condanna di cui all’art. 186-quater c.p.c. pronunciata a scioglimento di una riserva di decisione espressa dal giudice istruttore in udienza se, alla data della sottoscrizione del provvedimento emanato a scioglimento della detta riserva, il magistrato abbia cessato di appartenere all’ufficio giudiziario presso il quale il procedimento è pendente. Cass. 9 luglio 2001, n. 9294.



 
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