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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 186-ter cod. proc. civile: Istanza di ingiunzione

Fino al momento della precisazione delle conclusioni, quando ricorrano i presupposti di cui all’articolo 633, primo comma, numero 1), e secondo comma, e di cui all’articolo 634, la parte può chiedere al giudice istruttore, in ogni stato del processo, di pronunciare con ordinanza ingiunzione di pagamento o di consegna. Se l’istanza è proposta fuori dall’udienza il giudice dispone la comparizione delle parti ed assegna il termine per la notificazione.

L’ordinanza deve contenere i provvedimenti previsti dall’articolo 641, ultimo comma, ed è dichiarata provvisoriamente esecutiva ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 642, nonchè, ove la controparte non sia rimasta contumace, quelli di cui all’articolo 648, primo comma. La provvisoria esecutorietà non può essere mai disposta ove la controparte abbia disconosciuto la scrittura privata prodotta contro di lei o abbia proposto querela di falso contro l’atto pubblico.

L’ordinanza è soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili di cui agli articoli 177 e 178, primo comma.

Se il processo si estingue l’ordinanza che non ne sia già munita acquista efficacia esecutiva ai sensi dell’articolo 653, primo comma.

Se la parte contro cui è pronunciata l’ingiunzione è contumace, l’ordinanza deve essere notificata ai sensi e per gli effetti dell’articolo 644. In tal caso l’ordinanza deve altresì contenere l’espresso avvertimento che, ove la parte non si costituisca entro il termine di venti giorni dalla notifica, diverrà esecutiva ai sensi dell’articolo 647.

L’ordinanza dichiarata esecutiva costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale.


Giurisprudenza annotata

  1. Caratteristiche dell’ordinanza.

In tema di imposta di registro, l’ordinanza ingiuntiva di cui all’art. 186-ter c.p.c. rientra tra i provvedimenti giudiziari assoggettabili all’imposta, ai sensi dell’art. 37, comma 1, D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, in quanto, pur non essendo espressamente indicata nella norma da ultimo citata, va considerata come rientrante nella medesima categoria del decreto ingiuntivo, invece esplicitamente previsto dall’art. 37 cit. Cass. 28 febbraio 2011, n. 4803; conforme Cass. 28 luglio 2010, n. 17607.

 

La disciplina contenuta nell’art. 186-ter c.p.c., con riferimento all’ordinanza-ingiunzione di pagamento o di consegna in corso di causa, non contempla l’apertura di una fase autonoma di opposizione, svincolata dal giudizio di merito pendente nel quale è stata emessa, né la sua definitività con gli effetti del giudicato in caso di omessa opposizione, prevedendo piuttosto che il processo debba proseguire regolarmente, affinché la condanna provvisoria venga revocata, modificata o confermata dalla sentenza conclusiva, dalla quale è necessariamente destinata ad essere sostituita o assorbita. Infatti, detto provvedimento anticipatorio è assoggettato al regime delle ordinanze revocabili di cui agli artt. 177 e 178 comma 1 c.p.c., e, come tale, è inidoneo ad assumere contenuto decisorio e ad incidere con l’autorità del giudicato su posizioni di diritto sostanziale. Di conseguenza, poiché gli eventuali vizi di tale ordinanza devono essere fatti valere nel giudizio di merito nel corso del quale viene adottata, la costituzione in giudizio del contumace a seguito dell’avvenuta notificazione dell’ordinanza medesima nei suoi confronti deve intendersi necessariamente come accettazione del contraddittorio in ordine alla controversia nel suo complesso. Cass., Sez. Un., 29 gennaio 2007, n. 1820.

 

 

  1. Ordinanza di ingiunzione e domande restitutorie.

Pronunciata dal giudice istruttore ordinanza d’ingiunzione provvisoriamente esecutiva ex art. 186-ter c.p.c. e revocata, successivamente, soltanto l’efficacia esecutiva dell’ordinanza stessa, il debitore ingiunto, il quale abbia medio tempore pagato la somma portata dall’ingiunzione (ancora) provvisoriamente esecutiva a seguito di intimazione ad adempiere contenuta in atto di precetto notificatogli dal creditore, non può instaurare autonomo e distinto (rispetto al processo in cui è stata emessa l’ordinanza d’ingiunzione) procedimento di ingiunzione ai sensi degli artt. 633 e ss. c.p.c. al fine di far valere la propria pretesa restitutoria, atteso che gli errori e/o i vizi afferenti all’ordinanza di ingiunzione ovvero al sub-procedimento nell’ambito del quale essa è stata adottata possono essere emendati esclusivamente in tale ambito, mediante la sua revoca e/o la sua modifica ad opera dello stesso giudice che l’ha pronunciata, oppure nel più ampio ambito della decisione che definisce il giudizio di merito, ed in tali ambiti esclusivamente possono e debbono inserirsi anche le domande restitutorie del debitore ingiunto. Cass. 4 giugno 2003, n. 8917.

 

 

  1. Impugnabilità.

È inammissibile - siccome proposto contro un provvedimento non avente natura decisoria - il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. avverso l’ordinanza con la quale il Pretore dispone la revoca del precedente provvedimento di trasformazione del rito ex art. 447-bis c.p.c. e la revoca dell’ordinanza di ingiunzione ex art. 186-ter c.p.c., rinviando la causa per la precisazione delle conclusioni. Cass. 15 giugno 1999, n. 5944.

 

 

  1. Ordinanza-ingiunzione e regolamento di giurisdizione.

L’ordinanza ingiunzione emessa dal giudice istruttore ai sensi dell’art. 186-ter c.p.c., ancorché contenente una pronuncia sulla giurisdizione, non può considerarsi come decisione sul merito, essendo soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili di cui agli artt. 177 e 178 c.p.c., e non preclude pertanto la proposizione del regolamento di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 17 ottobre 2006, n. 22245.

 

 

  1. Ordinanza-ingiunzione e giudicato.

L’ordinanza ingiunzione emessa, ai sensi dell’art. 186-ter c.p.c., nei confronti della parte contumace e regolarmente ad essa notificata, ove il contumace non si costituisca nel termine di venti giorni dalla notifica, diventa inoppugnabile e, quindi, la decisione sulla domanda ovvero sul capo di domanda che ne era oggetto si intende passata in cosa giudicata, senza che all’uopo sia necessaria l’istanza del creditore di attribuzione all’ordinanza della esecutività ai sensi dell’art. 647 c.p.c. In presenza dell’istanza del creditore il processo, ove l’ordinanza abbia deciso sull’intera domanda che ne costituisce l’oggetto, dev’essere definito con un’ordinanza che dichiari l’esecutività dell’ordinanza ingiuntiva ai sensi dell’art. 647 e l’idoneità alla definizione del processo, mentre, se l’ordinanza ingiuntiva abbia deciso solo su una delle domande oggetto del giudizio ovvero su un capo o su parte dell’unica domanda, l’ordinanza deve provvedere in tal senso riguardo a detta domanda, capo o parte, e disporre il prosieguo del giudizio per il residuo. Viceversa, in difetto dell’istanza del creditore, il processo dev’essere deciso necessariamente con sentenza, la quale deve dare atto della definizione dell’oggetto deciso dall’ordinanza perché quest’ultima è passata in cosa giudicata a seguito della mancata costituzione del contumace. Ciò, anche nell’ipotesi in cui, a seguito della rituale notificazione dell’ordinanza, il contumace si sia costituito tardivamente, poiché in questo caso valgono le ragioni che impediscono di applicare l’art. 647 all’ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo tempestiva, seguita da una costituzione tardiva dell’ingiunto ed a quella di opposizione tardiva seguita dalla costituzione, e che esigono la definizione dell’opposizione con la cognizione ordinaria, ferma restando, tuttavia, la cosa giudicata sul decreto, della quale la sentenza deve prendere atto, dichiarando rispettivamente improcedibile ed inammissibile l’opposizione. Nel caso dell’ordinanza ingiuntiva il processo dev’essere, pertanto, definito, in tutto od in parte, con sentenza che darà atto della definitività dell’ordinanza. Cass. 6 giugno 2006, n. 13252.

 

Qualora in un giudizio di primo grado sia stata emessa ordinanza ingiuntiva nei confronti del contumace e costui, a seguito di regolare notificazione del provvedimento, non si sia costituito, la successiva definizione del giudizio con sentenza di «conferma» dell’ordinanza anziché con ordinanza, dichiarativa dell’esecutività del provvedimento stesso ai sensi dell’art. 647 c.p.c. e della definizione del giudizio per effetto di esso, concreta una nuova statuizione sull’oggetto deciso con il provvedimento ingiuntivo, da intendersi come consapevole disconoscimento della sua efficacia di giudicato per la mancata costituzione del contumace. Ne consegue che, ove la sentenza venga appellata dal debitore ingiunto contumace, è onere del creditore dedurre con appello incidentale la violazione del giudicato commessa dal giudice di primo grado con detto disconoscimento e che, in mancanza, il giudice dell’appello correttamente ritiene coperta da giudicato interno tale violazione e si considera impossibilitato a rilevarla, reputandosi in conseguenza investito dell’effetto devolutivo dell’appello anche sull’oggetto deciso dall’ordinanza-ingiunzione. Cass. 6 giugno 2006, n. 13252.

 

 

  1. Ordinanza-ingiunzione e ricorso straordinario.

L’ordinanza ex art. 186-ter c.p.c., anche quando contiene una delibazione incidentale su una questione di giurisdizione, è soggetta alla disciplina di cui agli artt. 177 e 178 c.p.c. e non può mai pregiudicare la decisione della causa, sicché essa non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione. Cass. 26 maggio 2006, n. 12623.

 



 
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