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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 187 cod. proc. civile: Provvedimenti del giudice istruttore

Il giudice istruttore, se ritiene che la causa sia matura per la decisione di merito senza bisogno di assunzione di mezzi di prova, rimette le parti davanti al collegio.

Può rimettere le parti al collegio affinché sia decisa separatamente una questione di merito avente carattere preliminare, solo quando la decisione di essa può definire il giudizio.

Il giudice provvede analogamente se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o ad altre pregiudiziali, ma può anche disporre che siano decise unitamente al merito.

Qualora il collegio provveda a norma dell’articolo 279, secondo comma, numero 4), i termini di cui all’articolo 183, ottavo comma, non concessi prima della rimessione al collegio, sono assegnati dal giudice istruttore, su istanza di parte, nella prima udienza dinanzi a lui.

Il giudice dà ogni altra disposizione relativa al processo.



Giurisprudenza annotata

  1. Rimessione al collegio.

Ai sensi degli artt. 187 e 189 c.p.c. applicabili anche ai giudizi di appello in virtù del rinvio contenuto nel successivo art. 359, l’istruttore qualora ritenga la causa matura per la decisione senza assunzione di nuovi mezzi di prova, invita le parti a precisare le loro conclusioni definitive e rimette quindi la causa al collegio senza che sia necessario per la formulazione delle stesse la fissazione di una nuova udienza, prevista soltanto dopo l’espletamento di un mezzo istruttorio dall’art. 110 disp. att. c.p.c. ai fini dell’ulteriore trattazione della causa. Cass. 16 giugno 1992, n. 7367.

 

Nelle cause attribuite alla competenza del tribunale in composizione monocratica, il giudice unico, che assomma in sé le funzioni di istruzione e di decisione, può stabilire di decidere separatamente dal merito le questioni di giurisdizione e di competenza ovvero altre questioni pregiudiziali di rito, ma è tenuto - ai sensi degli artt. 187 e 281-bis cod. proc. civ. - ad invitare le parti a precisare le conclusioni, in quanto una decisione sulla competenza, ancorché implicita, può essere contenuta solo in provvedimenti che abbiano natura di sentenza. Ne deriva che, quando ci si trovi davanti ad un provvedimento relativo all'ordine del processo e, tuttavia, contenente affermazioni relative alla competenza (come quella secondo cui "l'eccezione pregiudiziale non è idonea a definire il giudizio"), alle stesse si deve attribuire il valore di mero provvedimento sulla gestione dell'istruttoria, con conseguente esclusione della sua impugnabilità. Dichiara inammissibile, Trib. Rimini, 15/03/2012

Cassazione civile sez. VI  04 giugno 2013 n. 14136  

 

 

  1. Rimessione al collegio senza attività istruttoria.

In tema di istruzione probatoria nel rito ordinario, spetta alla parte attivarsi per l’espletamento del richiesto mezzo istruttorio che il giudice abbia ammesso; sicché, ove la parte rimanga inattiva, chiedendo la fissazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni senza più instare per l’espletamento del mezzo di prova, è presumibile che abbia rinunciato alla prova stessa. Cass. 6 settembre 2007, n. 18688.

 

Ai fini dell'ammissibilità del regolamento di competenza, il principio secondo il quale, nelle cause attribuite al tribunale in composizione monocratica, il giudice unico, assommando le funzioni di istruzione e decisione, ove ritenga di emettere una pronuncia definitiva sulla competenza, è tenuto, ai sensi degli art. 187 e 281 bis c.p.c., ad invitare le parti a precisare le conclusioni, in tal modo scandendo la separazione fra la fase istruttoria e quella decisoria, trova applicazione anche quando egli intenda pronunciare sulla litispendenza, sicché, in mancanza dell'invito alla precisazione delle conclusioni, l'ordinanza assunta in tema di litispendenza non esaurisce la potestas iudicandi sul punto e non è impugnabile con regolamento di competenza.

Cassazione civile sez. VI  11 dicembre 2012 n. 22737

 

 

  1. Rimessione al collegio sulle questioni preliminari.

In caso di rimessione della causa a sentenza ai sensi dell’art. 187 c.p.c., per la decisione di una questione preliminare di merito o pregiudiziale di rito, il collegio è investito del potere di decisione dell’intera controversia e, in mancanza di conclusioni istruttorie, deve decidere la causa allo stato delle emergenze istruttorie eventualmente esistenti. Cass. 7 ottobre 2011, n. 20641.

 

 

  1. Rimessione al collegio sulle questioni di giurisdizione o di competenza e sulle altre pregiudiziali.

I provvedimenti di carattere ordinatorio, in quanto retrattabili o comunque inidonei a pregiudicare la decisione della causa, non hanno natura di sentenze implicite sulla competenza, per la cui configurabilità si richiede che il provvedimento (a prescindere dalla forma adottata) presupponga necessariamente l’affermazione o la negazione della propria competenza da parte del giudice che lo ha pronunziato secondo le ordinarie forme procedurali, che, nel rito del lavoro, postulano che il giudice inviti “le parti alla discussione” ex art. 420 c.p.c. Pertanto, non è suscettibile di impugnazione con regolamento di competenza l’ordinanza con la quale il giudice si limiti a rinviare la soluzione della questione di competenza alla decisione del merito della controversia, trattandosi di provvedimento ordinatorio, le cui affermazioni sulla competenza hanno solo valore giustificativo della scelta di decidere insieme sul merito e sulla competenza, sulla cui delibazione il giudice deve dare conto. Cass. lav., 16 novembre 2010, n. 23112.

 

 

  1. Decisione delle questioni di competenza e giurisdizione insieme al merito.

La decisione del giudice di merito sulla competenza non può mai ritenersi implicita, ma affinché possa acquistare efficacia di giudicato è necessario che sia adottata con le forme di rito e, dunque, nel rito ordinario, previo invito delle parti alla precisazione delle conclusioni. È, di conseguenza, inammissibile il regolamento di competenza avverso l’ordinanza con la quale il giudice di merito, nonostante l’eccezione di incompetenza sollevata dal convenuto, abbia adottato provvedimenti istruttori. Cass. 30 dicembre 2011, n. 30254.

 

 

  1. Rimessione della causa all’udienza di precisazione delle conclusioni e preclusioni istruttorie.

Nel processo regolato dal nuovo rito, introdotto con la legge n. 353 del 1990, qualora, a chiusura dell’udienza di trattazione, in difetto di istanze istruttorie, il giudice abbia rinviato ad altra udienza per le conclusioni, egli non può revocare tale ordinanza all’udienza di precisazione delle conclusioni, ammettendo le prove solo in quella sede formulate, in quanto si era già prodotta la preclusione istruttoria, ed il potere di revoca e modifica delle ordinanze, previsto dall’art. 177 c.p.c., non è esercitabile al fine di rendere inoperante una decadenza già verificatasi, perché di essa neppure il giudice può disporre. Cass. 25 novembre 2002, n. 16571.

 

 

  1. Rimessione in istruttoria e provvedimenti consequenziali.

In una controversia nella quale è parte la P.A., il provvedimento con cui il giudice di pace, respingendo l’istanza di rimessione della causa dinanzi al foro erariale (ai sensi dell’art. 6 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611), rinvii la causa per la precisazione delle conclusioni, per essere la causa matura per la decisione sulla questione di competenza, ha natura di ordinanza e non di sentenza e non pregiudica, quindi, una diversa decisione della questione di competenza con sentenza; ne consegue che il ricorso per regolamento di competenza avverso detto provvedimento è inammissibile. Cass. 21 luglio 2011, n. 15997.

 

 

  1. Potere del collegio di decidere su tutta la causa ed oneri delle parti.

In caso di rimessione della causa a sentenza ai sensi dell’art. 187 c.p.c., per la decisione di una questione preliminare di merito o pregiudiziale di rito, il collegio è investito del potere di decisione dell’intera controversia ed, in mancanza di conclusioni istruttorie, deve decidere la causa allo stato delle emergenze istruttorie eventualmente esistenti. Cass. 7 settembre 2004, n. 17992.

 

 

  1. Conseguenze della violazione delle norme sulla rimessione della causa al collegio.

In tema di rimessione della causa al collegio da parte del giudice istruttore, l’eventuale violazione degli artt. 187, 188 e 189 c.p.c. in tanto rileva in quanto si ripercuota sulla decisione della controversia e, quindi, si risolva in un vizio della sentenza, pronunciata dal collegio senza che quest’ultimo abbia rilevato il vizio contenuto nel provvedimento di rimessione. Pertanto, nell’ambito di un giudizio di separazione personale dei coniugi, l’anomalia processuale rappresentata dalla rimessione dell’intera causa al collegio pur in pendenza di una consulenza tecnica d’ufficio sulle condizioni patrimoniali delle parti ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento, non spiega alcun effetto invalidante sulla sentenza allorché, avendo le parti ritualmente formulato le loro conclusioni, questa abbia statuito sulle sole domande (separazione ed addebito) sulle quali il collegio non abbia ravvisato la necessità di ulteriore istruzione e sulle quali l’istruzione non era in corso. Cass. 20 giugno 2005, n. 13202.



 
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