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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 19 cod. proc. civile: Foro generale delle persone giuridiche e delle associazioni non riconosciute

Salvo che la legge disponga altrimenti, qualora sia convenuta una persona giuridica, è competente il giudice del luogo dove essa ha sede (1). E’ competente altresì il giudice del luogo dove la persona giuridica ha uno stabilimento e un rappresentante (2) autorizzato a stare in giudizio per l’oggetto della domanda (3).

Ai fini della competenza, le società non aventi personalità giuridica, le associazioni non riconosciute e i comitati di cui agli articoli 36 e seguenti del codice civile hanno sede dove svolgono attività in modo continuativo (4).


Commento

(1) La norma individua il foro generale delle persone giuridiche. È il luogo in cui la persona giuridica ha la propria sede. La sede legale è quella stabilita ope legis o dal decreto istitutivo (per la persona giuridica di diritto pubblico) ovvero dall’atto costitutivo o dallo statuto (per le persone giuridiche di diritto civile); la sede registrata è quella risultante dal registro delle persone giuridiche nonché dal registro delle imprese (per le società di capitali); la sede effettiva è quella nella quale è ubicato il centro direttivo e si trattano gli affari, qualora sia diversa dalle altre due.

 

(2) Si tratta della cd. rappresentanza organica. Questa forma di rappresentanza si sostanzia in una sorta di immedesimazione tra persona giuridica ed organo, nel senso che la prima opera nella realtà giuridica a mezzo dei propri organi, manifestando per bocca di questi ultimi la propria volontà.

 

(3) Se la persona giuridica ha una sede secondaria ed un rappresentante autorizzato a rappresentarla in giudizio in relazione all’oggetto della domanda, il giudice competente è anche quello del luogo in cui si trova questa sede. È un foro generale, analogo a quello di cui al primo comma.

 

(4) Per gli enti privi di personalità giuridica, la norma considera, ai fini della competenza, la sede effettiva, in cui essi svolgono in modo continuativo la propria attività. Questi enti possono essere convenuti anche nel luogo ove è ubicata la loro sede legale o quella secondaria, analogamente a quanto previsto per le persone giuridiche. Per gli enti con sede all’estero o sconosciuta, si ritiene applicabile, per analogia, l’art. 18 co. 2 il quale afferma la competenza del giudice del luogo di residenza dell’attore.


Giurisprudenza annotata

  1. Rilevanza della sede al momento di introduzione della lite.

Nel rito del lavoro il criterio della competenza territoriale del giudice del luogo dove si trova la dipendenza aziendale cui il lavoratore è addetto, in base a quanto previsto dall’art. 413, comma secondo, c.p.c., va riferito non all’atto con cui il lavoratore sia stato destinato alla dipendenza, bensì al fatto dello svolgimento effettivo della prestazione di lavoro presso la medesima, con la conseguenza che competente a conoscere della causa concernente la legittimità del provvedimento di assegnazione del dipendente, ove questa non abbia avuto concreta attuazione, non può essere il giudice del luogo ove si trova la nuova dipendenza, ma quello del luogo ove si trova la sede di lavoro di provenienza. Cass. 19 ottobre 2011, n. 21690.

 

 

  1. Società con sede all’estero e priva in Italia di uno stabilimento o di un rappresentante autorizzato a stare in giudizio.

In tema d’incompetenza per territorio inderogabile, l’onere della prova a carico dell’attore sussiste solo nei limiti in cui egli faccia riferimento a fori speciali, e non al residuale foro generale. Ne consegue che nella controversia previdenziale in cui il ricorrente sia residente all’estero e l’INPS resistente non abbia fornito la prova della previa residenza dell’assicurato nell’attuale territorio italiano, la competenza in primo grado spetta al Tribunale di Roma in applicazione del foro di sede dell’ente medesimo. Cass. 23 dicembre 2011, n. 28745.

 

In caso di eccezione di incompetenza territoriale sollevata da persona giuridica, la mancata contestazione nella comparsa di risposta della sussistenza del criterio di collegamento indicato nell'art. 19, comma 1, c.p.c. - cioè dell'inesistenza nel luogo di competenza del giudice adito dall'attore di un suo stabilimento e di un suo rappresentante autorizzato a stare in giudizio con riferimento all'oggetto della domanda - comporta l'incompletezza dell'eccezione, onde la stessa deve ritenersi come non proposta con il conseguente radicamento della competenza del giudice adito.Cassazione civile sez. VI  11 dicembre 2014 n. 26094  

 

 

  1. Controversie relative alla mancata assunzione di lavoratore avviato ex legge n. 482 del 1968.

Anche rispetto alla domanda proposta da lavoratori invalidi avviati obbligatoriamente e diretta alla costituzione del rapporto di lavoro e al risarcimento danni per la mancata assunzione, operano in modo alternativo e concorrente tutti e tre i fori previsti dall’art. 413 c.p.c., dovendosi stabilire un’equazione fra rapporto di lavoro già costituito e rapporto di lavoro virtuale, la cui costituzione rappresenti tuttavia l’oggetto del vincolo nascente a carico del datore di lavoro dal sistema delle assunzioni obbligatorie, con la conseguenza, da un lato, che il primo dei fori indicati dalla norma va identificato in relazione alla sede dell’ufficio del lavoro che ha emesso il provvedimento di avviamento (atto che, pur non determinando “de jure” il sorgere del rapporto, è il titolo costitutivo dell’obbligo del datore di lavoro) e, dall’altro, che è consentita l’utilizzazione anche del foro della dipendenza aziendale, in relazione alla quale il servizio del collocamento, nella sua competente articolazione locale, ha emesso quel provvedimento. Cass., Sez. Un., ord., 10 agosto 2001, n. 11043.

 

 

  1. Dichiarazione di fallimento e sede effettiva dell’impresa.

Il luogo in cui l’imprenditore ha la sede effettiva dell’impresa, ai fini della determinazione del giudice competente a pronunciare la sentenza di fallimento, ai sensi dell’art. 9, L. fall., coincide solo presuntivamente con la sede legale dell’impresa, dovendo per sede effettiva intendersi il centro dell’attività direttiva ed amministrativa, ossia il luogo in cui l’imprenditore tratta i suoi affari ed i suoi interessi, senza che possano rilevare i trasferimenti di detta sede nell’imminenza o successivamente alla istanza di fallimento. Cass. 22 maggio 1990, n. 4626



 
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