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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 194 cod. proc. civile: Attività del consulente

Il consulente tecnico assiste alle udienze alle quali è invitato dal giudice istruttore; compie, anche fuori della circoscrizione giudiziaria, le indagini di cui all’articolo 62, da sé solo o insieme col giudice secondo che questi dispone. Può essere autorizzato a domandare chiarimenti alle parti, ad assumere informazioni da terzi e a eseguire piante, calchi e rilievi.

Anche quando il giudice dispone che il consulente compia indagini da sé solo, le parti possono intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori, e possono presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e istanze.


Giurisprudenza annotata

  1. Assunzione di informazioni da terzi e dalle parti.

Il consulente tecnico, nell’espletamento del mandato ricevuto, può chiedere informazioni a terzi ed alle parti, per l’accertamento dei fatti collegati con l’oggetto dell’incarico, senza bisogno di una preventiva autorizzazione del giudice e queste informazioni, quando ne siano indicate le fonti, in modo da permettere il controllo delle parti, possono concorrere con le altre risultanze di causa alla formazione del convincimento del giudice. Cass. 22 novembre 2007, n. 24323.

 

 

  1. Nullità della consulenza per omessa comunicazione alle parti dell’inizio delle operazioni peritali.

L’eccezione di nullità della consulenza tecnica d’ufficio, dedotta per vizi procedurali inerenti alle operazioni peritali, avendo carattere relativo, resta sanata se non fatta valere nella prima istanza o difesa successiva al deposito avendo natura giuridica di nullità relativa. Cass. 10 dicembre 2010, n. 24996.

 

L’omesso avviso alle parti del giorno, ora e luogo d’inizio delle operazioni di consulenza tecnica determina la nullità relativa della consulenza, la quale resta sanata se non eccepita nella prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione. Cass. 17 marzo 2005, n. 5762; conforme Cass. 17 luglio 2007 n. 15926.

 

La nullità della consulenza tecnica d’ufficio per non essere stata data alle parti ed ai loro difensori la comunicazione della data di inizio delle operazioni peritali, avendo carattere relativo, resta sanata se non eccepita nella prima istanza o difesa successiva al deposito, per tale intendendosi anche l’udienza di mero rinvio, non rilevando che il giudice, nell’udienza successiva al deposito, abbia rinviato la causa per consentire alle parti l’esame della relazione, poiché la denuncia di detto inadempimento formale non richiede la conoscenza del contenuto della relazione. Cass. 28 novembre 2001, n. 15133; conforme Cass, II, 6 ottobre 2005 n. 19467; Cass., 25 ottobre 2006, n. 22843.

 

L’omissione della comunicazione, con la forma del biglietto di cancelleria, della data e del luogo di inizio delle operazioni peritali, così come prescritto - in mancanza della apposita dichiarazione inserita nel processo verbale d’udienza - dall’art. 90 disp. att. c.p.c., non induce nullità della consulenza tecnica, qualora risulti che le parti siano state egualmente poste in grado di assistere all’indagine e di esplicare in essa le attività ritenute convenienti. Cass. lav., 5 aprile 2001, n. 5093.

 

 

  1. Nozione di «inizio delle operazioni peritali».

Nel caso di ispezione giudiziale compiuta, con la continua assistenza di un consulente tecnico appositamente nominato (art. 259 c.p.c.), si verifica una tale compenetrazione dei due mezzi di istruzione probatoria da rendere inconcepibile l’esistenza di rigorosi sbarramenti tra l’uno e l’altro, per cui se il giudice, a conclusione dell’ispezione - durante la quale, con l’ausilio del consulente e previo suo giuramento, abbia eseguito rilievi tecnici, riscontrato dati fenomenici e compiuto esperimenti - dà incarico al consulente stesso di rielaborare, coordinare e valutare gli elementi già raccolti o anche di procedere, fuori della presenza di esso giudice, ad una più dettagliata osservazione e descrizione dei medesimi, tale ulteriore attività dell’ausiliare, culminante in una relazione scritta, non costituisce «inizio delle operazioni» di accertamento tecnico, essendo il semplice prosieguo delle operazioni già intraprese in precedenza nel pieno rispetto delle garanzie difensive delle parti. Cass. 3 febbraio 1993, n. 1318.

 

In tema di consulenza tecnica d'ufficio, ai sensi dell'art. 194, secondo comma, cod. proc. civ. e dell'art. 90, primo comma, disp. att. cod. proc. civ., alle parti va data comunicazione del giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni peritali, mentre analogo obbligo di comunicazione non sussiste quanto alle indagini successive, incombendo sulle parti l'onere d'informarsi sul prosieguo di queste al fine di parteciparvi. Rigetta, Trib. Firenze, 28/03/2007

Cassazione civile sez. III  18 marzo 2014 n. 6195

 

 

  1. Assistenza del consulente alle udienze.

La revoca dell’ordinanza con la quale il giudice abbia disposto la comparizione del consulente tecnico d’ufficio per chiarimenti - revoca che, al pari di quella relativa all’ordinanza ammissiva della consulenza, rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito, il cui esercizio è insindacabile in sede di legittimità - è implicita nella circostanza che non viene dato ad essa corso. Cass. 4 novembre 2004, n. 21140.

 

 

  1. Ricorso all’opera di esperti.

Il consulente tecnico può avvalersi dell’opera di un esperto per il compimento di particolari e specifiche indagini, in relazione alla particolare specializzazione professionale di tale collaboratore. Il ricorso all’opera di detti esperti pur in carenza di preventiva autorizzazione del giudice trova peraltro giustificazione nella peculiarità delle indagini tecniche da espletare e nella necessità - ove sussistente - di acquisire sussidi tecnici che esulano dalla competenza propria del consulente tecnico di ufficio. Cass. 15 giugno 1999, n. 5921.

 



 
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