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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 199 cod. proc. civile: Processo verbale di conciliazione

Se le parti si conciliano, si redige processo verbale della conciliazione (1), che è sottoscritto dalle parti e dal consulente tecnico e inserito nel fascicolo d’ufficio.

Il giudice istruttore attribuisce con decreto efficacia di titolo esecutivo al processo verbale (2).


Commento

Processo verbale (della conciliazione): [v. 126]; Consulente tecnico: [v. 61]; Fascicolo d’ufficio: [v. 168]; Giudice istruttore: [v. 168bis]; Decreto: [v. 135]; Titolo esecutivo: [v. 474].

 

 

(1) Il verbale ha l’efficacia di scrittura privata sottoscritta dalle parti.

Non essendo il consulente tecnico contabile un pubblico ufficiale, i processi verbali da lui redatti non sono atti pubblici.

(2) Il giudice istruttore prima di attribuire efficacia di titolo esecutivo al processo verbale deve accertare la sola regolarità dell’atto, ossia che esso sia stato firmato dalle parti e dal consulente tecnico d’ufficio. Gli eventuali vizi della conciliazione, intervenuta tra le parti, potranno essere fatti valere con l’opposizione all’esecuzione [v. 615].

Verificata la regolarità formale dell’atto (senza dover effettuare alcuna valutazione circa l’eventuale validità intrinseca dello stesso), il giudice attribuisce al verbale di conciliazione, con suo decreto, valore di titolo esecutivo.


Giurisprudenza annotata

  1. Conciliazione delle parti dinanzi al consulente tecnico.

L’art. 199 c.p.c., il quale regola la conciliazione delle parti davanti al consulente tecnico d’ufficio, trova applicazione soltanto quando la causa abbia ad oggetto una controversia di natura contabile. Ne consegue che, ove il giudice istruttore violando l’anzidetta norma dichiari esecutivo un verbale di conciliazione redatto fuori udienza dal consulente tecnico d’ufficio in una controversia estranea a quella contabile, si è in presenza di un provvedimento abnorme che, incidendo sui diritti sostanziali delle parti, avendo effetto decisorio e non essendo soggetto agli ordinari mezzi di impugnazione, è ricorribile per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 20 marzo 1991, n. 2978.

 

 

2.Casi

Ai sensi dell'art. 199 c.p.c., la messa in liquidazione coatta amministrativa di una società determina la perdita della sua capacità di stare in giudizio atteso che, a norma dell'art. 200, r.d. 16 marzo 1942, n. 267, detto stato comporta, tra l'altro, la cessazione delle funzioni dell'assemblea e degli organi amministrativi e di controllo della società medesima e, comunque, l'attribuzione al commissario liquidatore, e non più, quindi, alla persona fisica che la rappresentava fin quando era in bonis, della capacità di stare in giudizio nelle controversie anche in corso; conseguentemente, ai sensi degli artt. 299 e 300 comma 2, c.p.c., cui rinvia l'art. 79 comma 2, c.p.a., la perdita della capacità della parte dichiarata in udienza dal suo procuratore (o da essa notificata alle altre parti), comporta l'interruzione del processo, salvo che coloro ai quali spetta di proseguirlo, si costituiscano volontariamente, ovvero l'altra parte provveda a citarli in riassunzione.

Consiglio di Stato sez. V  24 marzo 2014 n. 1437  



 
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