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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 201 cod. proc. civile: Consulente tecnico di parte

Il giudice istruttore, con l’ordinanza di nomina del consulente, assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico.

Il consulente della parte, oltre ad assistere a norma dell’articolo 194 alle operazioni del consulente del giudice, partecipa all’udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con l’autorizzazione del presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche.


Giurisprudenza annotata

Valutazione della consulenza

Il consulente di parte svolge, nell’ambito del processo, attività di natura squisitamente difensiva, ancorchè di carattere tecnico, mirando a sottoporre al giudicante rilievi a sostegno della tesi difensiva della parte assistita; pertanto, il suo espletamento è riconducibile al contratto d’opera professionale; ne consegue che il relativo compenso deve essere determinato sulla base delle relative tariffe professionali, mentre non è possibile ricorrere ai criteri seguiti per la determinazione delle spettanze del consulente tecnico d’ufficio, la cui attività non si ricollega ad un rapporto contrattuale.

Cass. 22 settembre 2011, n. 19399.

 

In tema di accertamento del rapporto di filiazione, la scelta del consulente tecnico d'ufficio, non preventivamente comunicata ai consulenti di parte, di utilizzare, servendosi comunque di campioni biologici identici a quelli posti a loro disposizione, un metodo d'indagine di più ampia portata rispetto a quanto originariamente ipotizzato, non lede il contraddittorio, atteso che le attività meramente valutative compiute dal primo allo scopo di enucleare e coordinare gli elementi di giudizio, sulla base dei dati acquisiti alla presenza dei consulenti suddetti, non rientrano tra quelle cui questi ultimi hanno diritto di assistere. Rigetta, App. Torino, 20/07/2011

Cassazione civile sez. I  15 dicembre 2014 n. 26276  

 

Nel giudizio di impugnazione di avvisi di accertamento, il giudice del merito non è tenuto a dare conto del fatto di aver valutato analiticamente tutte le risultanze processuali, né a confutare ogni singola argomentazione prospettata dalle parti, essendo sufficiente che egli, dopo averli vagliati nel loro complesso, indichi gli elementi sui quali intende fondare il suo convincimento e l’iter logico seguito, implicitamente disattendendo gli argomenti morfologicamente incompatibili con la decisione adottata, come nel caso di mere allegazioni difensive quali sono le osservazioni contenute nella perizia stragiudiziale.

Cass. 29 luglio 2011, n. 16650.

 

È affetta da vizio di motivazione su un punto decisivo della controversia la sentenza con la quale il giudice non abbia preso espressamente posizione sulla fondatezza delle precise e circostanziate censure mosse dai periti di parte alle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio e si sia invece limitato ad un generico ed acritico richiamo alle conclusioni del proprio ausiliare.

Cass. 21 marzo 2011, n. 6399.

 

Il giudice di merito può fondare la propria decisione su una consulenza tecnica stragiudiziale, purché fornisca adeguata motivazione di tale sua valutazione. Cass. 11 ottobre 2001, n. 12411; conforme Cass. lav., 3 marzo 1992, n. 2574.

 

Gli accertamenti tecnici stragiudiziali allegati da una parte, ancorché contestati dalla controparte, sono idonei a costituire indizi tali da giustificare un approfondimento istruttorio secondo i principi di disposizione della prova e del libero e motivato convincimento del giudice, pur non costituendo necessariamente prova dei fatti allegati.

Cass. 5 giugno 1999, n. 5544; conforme Cass. 28 agosto 200,2 n. 1216.

 

Le dichiarazioni rese dal consulente tecnico nominato dalla parte ai sensi dell’art. 201 c.p.c., ammissive di fatti sfavorevoli alla stessa, sono prive di valore confessorio, non essendo vincolanti per la parte rappresentata.

Cass. 15 dicembre 2003, n. 19189.

 

Poiché la consulenza stragiudiziale è una semplice allegazione difensiva, di carattere tecnico, il giudice di merito può disattenderne le conclusioni senza obbligo di analizzarle e confutarle, e senza perciò incorrere in vizio di motivazione, non trattandosi di circostanze acquisite alla causa attraverso prove orali o documentali; né egli è tenuto, anche a fronte di esplicita richiesta di parte, a disporre nuova consulenza d’ufficio, atteso che il rinnovo dell’indagine tecnica rientra tra i suoi poteri ordinatori, sicché non è neppure necessaria espressa pronunzia sul punto, quando risulti, dal complesso della motivazione, che lo stesso giudice ha ritenuto esaurienti i risultati conseguiti con gli accertamenti svolti.

Cass. 26 settembre 2006, n. 20821; conforme Cass. 23 gennaio 2006, n. 1230; Cass. 24 febbraio 2004, n. 3639.

 

Mancata partecipazione alle operazioni peritali.

In tema di consulenza tecnica, rientra nella discrezionalità del giudice istruttore stabilire se la mancata partecipazione del consulente tecnico di parte alle operazioni peritali sia stata determinata da un impedimento riconducibile ad eventi eccezionali e, in ogni caso, l’eventuale nullità della consulenza derivante dalla sua mancata partecipazione a dette operazioni ha carattere relativo e, conseguentemente, deve essere eccepita, a pena di decadenza, nella prima udienza successiva al deposito della relazione.

Cass. 20 febbraio 2003, n. 2589.

 

L’eccezione di nullità della consulenza tecnica d’ufficio, dedotta per vizi procedurali inerenti alle operazioni peritali, avendo carattere relativo, resta sanata se non fatta valere nella prima istanza o difesa successiva al deposito avendo natura giuridica di nullità relativa. Tale qualificazione giuridica permane tuttavia anche per l’ipotesi in cui la consulenza sia svolta tramite rogatoria alla competente autorità estera, ai sensi dell’art. 7 della Convenzione dell’Aja del 18 marzo 1970.

Cass. 10 dicembre 2010, n. 24996.

 

Spese della consulenza tecnica di parte.

Ai fine della liquidazione dell’onorario spettante a un dottore commercialista per l’attività svolta quale consulente di parte, la disposizione di cui all’art. 31 del D.P.R. 10 ottobre 1994, n. 645, che ancora il valore della pratica a quello della domanda o delle domande oggetto della controversia nell’ambito della quale sia stata svolta la predetta attività, va intesa con riferimento alle sole domande rispetto alle quali sia stata necessaria la consulenza, e non anche a tutte le altre, pur se connesse, formulate nel corso del medesimo giudizio.

Cass. 4 novembre 2009, n. 23342.

 

 

 



 
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