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Art. 213 cod. proc. civile: Richiesta d’informazioni alla pubblica amministrazione

Fuori dei casi previsti negli articoli 210 e 211, il giudice può richiedere d’ufficio alla pubblica amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell’amministrazione stessa, che è necessario acquisire al processo.


Giurisprudenza annotata

Potere del giudice di richiedere informazioni alla P.A. e limiti dello stesso

L’esercizio del potere, di cui all’art. 213 c.p.c., di richiedere d’ufficio alla P.A. le informazioni relative ad atti e documenti della stessa che sia necessario acquisire al processo, costituisce una facoltà rimessa alla discrezionalità del giudice, il cui mancato esercizio non è censurabile in sede di legittimità.

Cass. 15 febbraio 2011, n. 3720.

 

Il potere di cui all'art. 213 c.p.c., di richiedere d'ufficio alla p.a. le informazioni scritte relative ad atti e documenti della stessa che sia necessario acquisire al processo, non può essere esercitato per acquisire atti o documenti della p.a. che la parte è in condizioni di produrre, come nel caso del verbale di polizia relativo alle modalità di un incidente stradale, che ciascun interessato può direttamente acquisire dai competenti organi, a norma dell'art. 11, quarto comma, D.Lgs 30 aprile 1992 n. 285.

Tribunale Salerno sez. II  28 ottobre 2014 n. 5077  

 

L’esercizio del potere di cui all’art. 213 c.p.c. di richiedere d’ufficio alla pubblica amministrazione le informazioni relative ad atti e documenti della stessa che sia necessario acquisire al processo (nella specie, richiesta di documentazione relativa ai controlli periodici sulla funzionalità del misuratore autovelox utilizzato - dagli organi di polizia stradale - per l’accertamento dell’eccesso di velocità), rientra, al pari del ricorso ai poteri istruttori previsti dall’art. 421 c.p.c., nella discrezionalità del giudice, e non può comunque risolversi nell’esenzione della parte dall’onere probatorio a suo carico. Tale facoltà del giudice ha ad oggetto poteri inquisitori non sostitutivi dell’onere probatorio incombente alla parte, con la conseguenza per cui essi possono essere attivati soltanto quando, in relazione a fatti specifici già allegati, sia necessario acquisire informazioni relative ad atti o documenti della p.a. che la parte sia impossibilitata a fornire e dei quali solo l’amministrazione sia in possesso proprio in relazione all’attività da essa svolta.

Cass. 7 novembre 2003, n. 16713; conforme Cass. 23 gennaio 2008 n. 1461 Cass. 27 giugno 2003, n. 10219; Cass. 12 aprile 1999, n. 3573.

 

L’ordine di esibizione di un documento alla pubblica amministrazione costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice di merito, come tale insindacabile in sede di legittimità.

Cass. lav., 2 settembre 2003, n. 12789; conforme Cass. 12 aprile 1999, n. 3573; Cass. 11 giugno 1998, n. 5794.

 

Destinatari della richiesta.

Nei confronti dei privati, siano essi parti o terzi, non è ammissibile la richiesta di informazioni, prevista dall’art. 213 c.p.c. solo nei confronti della pubblica amministrazione, bensì, unicamente, l’ordine di esibizione disciplinato dall’art. 210 c.p.c.; tale ordine costituisce provvedimento tipicamente discrezionale del giudice di merito, che deve riguardare documenti specificamente indicati dalla parte che ne abbia fatto istanza ai fini della prova dei fatti controversi, sicché il mancato ordine è censurabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione.

Cass. 8 agosto 2002, n. 12023.



 
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