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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 215 cod. proc. civile: Riconoscimento tacito della scrittura privata

La scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta:

1) se la parte, alla quale la scrittura è attribuita o contro la quale è prodotta, è contumace, salva la disposizione dell’articolo 293 terzo comma;

2) se la parte comparsa non la disconosce o non dichiara di non conoscerla nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione.

Quando nei casi ammessi dalla legge la scrittura è prodotta in copia autentica, il giudice istruttore può concedere un termine per deliberare alla parte che ne fa istanza nei modi di cui al numero 2.


Giurisprudenza annotata

Effetti del riconoscimento tacito

La fattispecie del riconoscimento tacito della scrittura privata, secondo il modello previsto dall’art. 215 c.p.c., opera esclusivamente nel processo in cui essa viene a realizzarsi, esaurendo i suoi effetti nell’ammissione della scrittura come mezzo di prova, con la conseguenza che la parte interessata, qualora il documento sia prodotto in altro giudizio per farne derivare effetti diversi, può legittimamente disconoscerlo, non operando al riguardo alcuna preclusione, diversamente dall’ipotesi in cui - per quanto evincibile anche dal disposto di cui all’art. 217, comma secondo, c.p.c. - si sia provveduto all’accertamento specifico con valore di giudicato dell’autenticità della scrittura privata prodotta in precedente giudizio, che può, però, configurarsi solo attraverso il riconoscimento espresso della scrittura medesima ovvero mediante il giudizio di verificazione dell’autenticità della scrittura che sia stata ritualmente disconosciuta.

Cass. 17 maggio 2007, n. 11460.

 

In tema di prove documentali, la produzione in giudizio di una scrittura privata ad opera della parte che non l’abbia sottoscritta costituisce equipollente della mancata sottoscrizione contestuale e pertanto perfeziona sul piano sostanziale o su quello probatorio, il contratto in essa contenuto, purché la controparte del giudizio sia la stessa che aveva già sottoscritto il contratto e non abbia revocato, prima della produzione, il consenso prestato.

Cass. 12 giugno 2006, n. 13548.

 

Onere del disconoscimento

Il riconoscimento tacito della scrittura privata ex art. 215 c.p.c., attribuisce alla scrittura prova piena, fino a querela di falso, secondo il disposto dell’art. 2702 c.c., in ordine alla provenienza dal sottoscrittore; l’onere del disconoscimento della scrittura privata grava però esclusivamente sul soggetto che appare essere autore della sottoscrizione e non già sul soggetto che contesta l’opponibilità del documento, in quanto non recante alcuna sottoscrizione a lui riferibile. Ne consegue che quando il contenuto della scrittura privata inter alios venga contestato, il documento non viene in rilievo come prova legale e la verità o meno del suo contenuto, dimostrabile con ogni mezzo di prova, è affidata al libero apprezzamento del giudice.

Cass. 30 aprile 2005, n. 9024.

 

In tema di prova documentale, l’onere di disconoscere la conformità tra l’originale di una scrittura e la copia fotostatica della stessa prodotta in giudizio, pur non implicando necessariamente l’uso di formule sacramentali, va assolto mediante una dichiarazione di chiaro e specifico contenuto che consenta di desumere da essa in modo inequivoco gli estremi della negazione della genuinità della copia, senza che possano considerarsi sufficienti, ai fini del ridimensionamento dell’efficacia probatoria, contestazioni generiche o onnicomprensive.

Cass. 30 dicembre 2009, n. 28096.

 

Disconoscimento di copie fotostatiche e di fotografie

La fotografia costituisce prova precostituita della sua conformità alle cose e ai luoghi rappresentati, sicché chi voglia inficiarne l’efficacia probatoria non può limitarsi a contestare i fatti che la parte che l’ha prodotta intende con essa provare, ma ha l’onere di disconoscere tale conformità.

Cass. 9 aprile 2009, n. 8682.

 

In tema di efficacia probatoria delle riproduzioni informatiche di cui all'art. 2712 cod. civ., il "disconoscimento" che fa perdere ad esse la qualità di prova, pur non soggetto ai limiti e alle modalità di cui all'art. 214 cod. proc. civ., deve tuttavia essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell'allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta, ma non ha gli stessi effetti del disconoscimento previsto dall'art. 215, comma secondo, cod. proc. civ., perché mentre questo, in mancanza di richiesta di verificazione e di esito positivo di questa, preclude l'utilizzazione della scrittura, il primo non impedisce che il giudice possa accertare la conformità all'originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata laddove aveva ritenuto utilizzabile un DVD contenente un filmato, considerato che la parte aveva contestato del tutto genericamente la conformità all'originale della riproduzione informatica prodotta e che il giudice di merito aveva ritenuto l'assenza di elementi che consentissero di ritenere il documento non rispondente al vero).

Cassazione civile sez. lav.  17 febbraio 2015 n. 3122

 

Nel giudizio promosso per la declaratoria di nullità di un testamento olografo per non autenticità della sottoscrizione apposta dal testatore, l’esame grafologico deve necessariamente compiersi sull’originale del documento, poiché soltanto in questo possono rinvenirsi quegli elementi la cui peculiarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione.

Cass. 27 gennaio 2009, n. 1903.

 

La copia fotostatica della procura generale alle liti rilasciata al difensore di una delle parti si ha per riconosciuta se la controparte non la disconosca, in modo formale, ai sensi degli artt. 214 e 215 c.p.c. (applicabili in difetto di previsione di un distinto regime del disconoscimento della copia fotografica ai sensi dell’art. 2719 c.c.) nella prima udienza o risposta successive alla sua produzione. Cass. 16 febbraio 2007, n. 3695) Né può assumere rilievo - in caso di mancanza di prova di tale tempestivo disconoscimento - il fatto che la parte abbia proposto querela di falso nei confronti dell’originale della procura alle liti, attesa l’intrinseca diversità dei due strumenti normativi e delle rispettive finalità. Cass. 14 ottobre 2011, n. 21339.

 

Con riferimento alla disciplina relativa all’utilizzazione dei mezzi di telecomunicazione tra avvocati in ordine alla trasmissione di atti processuali, la leggibilità della sottoscrizione del mittente è prescritta dall’art. 1 della legge 7 giugno 1993, n. 183, non ai fini dell’esistenza o della validità dell’atto, ma della possibilità di considerare la copia ricevuta come conforme all’originale inviato con mezzo telematico, con la conseguenza che la mancanza di tale requisito ha rilievo solo nel caso in cui detta conformità venga posta in discussione.

Cass. 11 marzo 2009, n. 5883.

 

L’art. 2719 c.c. (che esige l’espresso disconoscimento della conformità con l’originale delle copie fotografiche o fotostatiche) è applicabile tanto al disconoscimento della conformità della copia al suo originale quanto al disconoscimento dell’autenticità di scrittura o di sottoscrizione. Nel silenzio della norma citata in merito ai modi e ai termini in cui i due suddetti disconoscimenti debbano avvenire, è da ritenere applicabile ad entrambi la disciplina di cui agli artt. 214 e 215 c.p.c., con la duplice conseguenza che la copia fotostatica non autenticata si avrà per riconosciuta, tanto nella sua conformità all’originale quanto nella scrittura e sottoscrizione, se la parte comparsa non la disconosca in modo formale e, quindi, specifico e non equivoco, alla prima udienza ovvero nella prima risposta successiva alla sua produzione, e che il disconoscimento onera la parte della produzione dell’originale, fatta salva la facoltà del giudice di accertare tale conformità anche “aliunde”.

Cass. 25 febbraio 2009, n. 4476.

 

Ai sensi dell’art. 2719 c.c., il disconoscimento della conformità all’originale non esclude il valore della fotocopia, ma determina l’onere per chi l’ha prodotta di dimostrarne la conformità all’originale. Ne consegue che, anche nel rito del lavoro, l’eventuale produzione in giudizio di copia fotostatica non autenticata della procura -generale o speciale, conferita per atto pubblico o scrittura privata- non determina automaticamente la nullità o l’inesistenza dell’atto introduttivo per difetto di “jus postulandi”, ancorché sia stata disconosciuta dall’altra parte la conformità della copia all’originale, ma impone al giudice di accertare tale conformità attraverso la produzione dell’originale.

Cass. lav., 2 febbraio 2009, n. 2590.

 

Termine per il disconoscimento

Il convenuto che si costituisce in cancelleria anteriormente alla prima udienza di trattazione ha l’onere di disconoscere la scrittura privata, che sia stata prodotta dall’attore, con la comparsa di risposta; se si costituisce invece alla prima udienza, ha l’onere di farlo con la comparsa di risposta o con apposita deduzione nel verbale di causa. Qualora la scrittura privata sia stata prodotta alla prima udienza o in altra udienza di trattazione, il convenuto ha l’onere di disconoscere la scrittura stessa nella prima scrittura difensiva o nella prima udienza successiva a quella in cui è stato esibito il documento.

Cass. 2 luglio 2001, n. 8920.

 

Da intendersi in senso strettamente cronologico, senza che assuma alcun rilievo il fatto che in detta udienza non sia stata espletata alcuna attività processuale.

Cass. 22 dicembre 2008, n. 29909.

 

In tema di disconoscimento della scrittura privata, la disposizione dell’art. 215, primo comma, n. 2), c.p.c., secondo cui la scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta se la parte comparsa non la disconosce “nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione”, deve intendersi nel senso che la prima risposta è integrata da un atto processualmente rilevante compiuto alla presenza di entrambe le parti, attesa l’esigenza dell’immediatezza della conoscenza del disconoscimento in capo al soggetto che ne è destinatario. Ne consegue che non può intendersi come prima risposta il mero deposito di note difensive autorizzate, proprio perché effettuato in assenza della controparte.

Cass. 13 marzo 2009, n. 6187.

 

Quando sia stata accertata - in relazione ad una scrittura privata - l’autenticità della sottoscrizione e la parte contro cui essa è stata prodotta non abbia inteso promuovere querela di falso, la deduzione di abusivo riempimento di foglio firmato in bianco - qualora non sia esclusa l’esistenza stessa del patto di riempimento - deve ritenersi tardiva ove venga proposta per la prima volta in sede di memorie autorizzate ai sensi dell’art. 184 c.p.c. (nel testo antecedente alla sostituzione di cui all’art. 2 del D.L. n. 35 del 2005, convertito, con modificazioni, nella legge n. 80 del 2005), trattandosi di eccezione in senso proprio.

Cass. 22 maggio 2008, n. 13101.

 

L’eccezione di tardività del disconoscimento della scrittura privata ai sensi degli art. 214 e 215 c.p.c. è rimessa alla disponibilità della parte che ha prodotto il documento, in quanto unica ad avere interesse a valutare l’utilità di un accertamento positivo della provenienza della scrittura. Essa, di conseguenza, è logicamente incompatibile con l’istanza di verificazione che ne costituisce implicita rinuncia.

Cass. 9 maggio 2011, n. 10147.

 

Convenuto contumace

La parte rimasta contumace nel giudizio di primo grado può disconoscere con l’atto di appello la scrittura privata contro di lui prodotta nella precedente fase di giudizio ed utilizzata dalla sentenza impugnata ai fini della decisione.

Cass. 29 marzo 1999, n. 2965.

 

Ciò vale tanto per l’appellante, che può compiere il disconoscimento con l’atto di impugnazione, che per la parte appellata, che può farlo con la comparsa di costituzione in appello.

Cass. 25 giugno 2004, n. 11866.

 

A tal fine ha l’onere di «negare formalmente» la scrittura o la sottoscrizione che le sono attribuite, mediante un’impugnazione specifica e determinata, che esprima la volontà di negare l’autenticità e quindi la provenienza di esse, senza che possa considerarsi sufficiente l’affermazione dell’inesistenza del fatto costitutivo contenuto nella scrittura.

Cass. 22 giugno 2005, n. 13384.

 



 
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