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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 216 cod. proc. civile: Istanza di verificazione

La parte che intende valersi della scrittura disconosciuta deve chiederne la verificazione, proponendo i mezzi di prova che ritiene utili e producendo o indicando le scritture che possono servire di comparazione.

L’istanza per la verificazione può anche proporsi in via principale con citazione, quando la parte dimostra di avervi interesse; ma se il convenuto riconosce la scrittura, le spese sono poste a carico dell’attore.


Giurisprudenza annotata

Oggetto del procedimento di verificazione

La disposizione dell’art. 113 c.p.p., relativa alla “ricostituzione di atti” - applicabile per analogia al rito civile, nel quale mancano specifiche norme che disciplinino la materia - prevede l’emissione di un provvedimento di natura amministrativa (o ordinatoria), assolutamente privo di contenuto decisorio, che non realizza una statuizione sostitutiva di quella già contenuta nel provvedimento mancante, ma interviene a riprodurlo nella sua materialità e secondo il “decisum” che a quell’atto già apparteneva, restando libero il giudice di individuare le modalità utili alla fedele ricostruzione dell’originario contenuto dell’atto mancante, sia nella sua veste formale che nel suo contenuto decisorio. Ne consegue che, ove sia stata disposta la ricostituzione (o “ricostruzione”) del verbale di udienza di un processo civile, all’atto ricostituito va attribuito lo stesso valore formale dell’atto mancante, con l’efficacia probatoria fino a querela di falso propria dell’atto pubblico ex art. 2700 c.c. ed improponibilità dell’istanza di verificazione ai sensi dell’art. 216 c.p.c., dovendosi escludere che le valutazioni del giudice di merito circa la corrispondenza tra copia utilizzata ai fini della ricostituzione ed originale siano censurabili in cassazione ove non sia configurabile un vizio della motivazione su un punto decisivo.

Cass. lav., 17 aprile 2009, n. 9240.

 

Le disposizioni di cui agli artt. 214 e ss. c.p.c., sul riconoscimento e la verificazione della scrittura privata, non sono applicabili nel procedimento che precede la dichiarazione di fallimento tenuto conto che tale procedimento ha carattere sommario e camerale, investe materia sottratta al potere dispositivo delle parti, tende al riscontro dei presupposti per l’instaurazione della procedura concorsuale, senza un preciso accertamento delle obbligazioni facenti carico all’imprenditore.

Cass. 18 giugno 2007, n. 14064.

 

L'onere di disconoscimento della scrittura privata previsto dagli artt. 214 e 215 cod. proc. civ. presuppone che il documento prodotto contro una parte del processo provenga dalla parte stessa, mentre non opera nel diverso caso della scrittura proveniente da un terzo, non producendosi in tal caso l'effetto di inutilizzabilità della scrittura che - disconosciuta - non sia stata fatta oggetto di verificazione ex art. 216 cod. proc. civ. Ne consegue che, se la scrittura proveniente da un terzo sia stata disconosciuta dalla parte contro cui è prodotta in giudizio, la stessa va valutata, con valore indiziario, nel contesto degli altri elementi circostanziali, ai fini della decisione. (Nella specie, relativa al disconoscimento della sottoscrizione apposta da un terzo sull'avviso di ricevimento della raccomandata recante disdetta di un contratto di locazione, la corte territoriale aveva erroneamente ritenuto che, in difetto di istanza di verificazione da parte del locatore, il documento non fosse utilizzabile, sicché la disdetta non poteva ritenersi pervenuta alla società conduttrice, con conseguente rinnovazione tacita del contratto).

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23155  

 

 Poteri del giudice

La formulazione in corso di causa dell’istanza di verificazione della scrittura privata non consente al giudice di merito, che ritenga il documento rilevante per la decisione della controversia, di non dare corso al relativo subprocedimento, ritenendo desumibile l’esito “aliunde” sulla base di altre prove, non essendo permessa l’aprioristica opzione preferenziale di emergenze probatorie che, prima della verificazione, ed a prescindere da essa, assegnino o neghino alla scrittura il valore di atto autografo della parte contro cui è prodotta.

Cass. 9 maggio 2011, n. 10147.

 

In tema di verifica dell’autenticità della scrittura privata, la limitata consistenza probatoria della consulenza grafologica, non suscettiva di conclusioni obiettivamente ed assolutamente certe, esige non solo che il giudice fornisca un’adeguata giustificazione del proprio convincimento in ordine alla condivisibilità delle conclusioni raggiunte dal consulente, ma anche che egli valuti l’autenticità della sottoscrizione dell’atto, eventualmente ritenuta dalla consulenza, anche in correlazione a tutti gli altri elementi concreti sottoposti al suo esame.

Cass. lav., 2 febbraio 2009, n. 2579.

 

Allorché sia proposta istanza di verificazione della scrittura privata il giudice non è tenuto a disporre necessariamente una consulenza tecnica grafologica per accertare l’autenticità della scrittura qualora possa desumere la veridicità del documento attraverso la comparazione di esso con altre scritture incontestabilmente provenienti dalla medesima parte e ritualmente acquisite al processo, mentre resta escluso che la questione in esame possa essere risolta attraverso il ricorso ad elementi estranei al procedimento di verificazione, quali ad esempio la condotta delle parti.

Cass. 19 maggio 2008, n. 12695.

 

 Facoltà della parte cui è opposto il disconoscimento

Pur dovendo essere ordinariamente proposta l’istanza di verificazione giudiziale dell’autenticità di una scrittura privata prodotta in giudizio e tempestivamente disconosciuta nel termine perentorio previsto per le deduzioni istruttorie, detta istanza deve intendersi ritualmente e tempestivamente formulata anche se avanzata, antecedentemente al maturare delle decadenze istruttorie, nel corso di un procedimento cautelare incidentale strumentalmente connesso al giudizio di merito e riconducibile al titolo dedotto con la citazione introduttiva, ancorché non espressamente reiterata nel termine contemplato per le suddette decadenze (e purché non esplicitamente revocata); pertanto, in caso di sua ritenuta irritualità da parte del giudice di primo grado, il giudice di appello è legittimato, sulla scorta delle acquisizioni probatorie regolarmente intervenute nel giudizio di prima istanza e del formale deposito dell’originale della scrittura privata impugnata, a dar corso agli incombenti di cui all’art. 217 c.p.c., in funzione dell’accertamento dell’autenticità o meno della scrittura medesima.

Cass. 2 agosto 2011, n. 16915.

 

L’istanza di verificazione della scrittura privata - tempestivamente proposta in primo grado in relazione ad un contratto di compravendita immobiliare - può essere esaminata dal giudice d’appello ove alla verificazione non si sia proceduto nel giudizio di primo grado a causa di un’ingannevole rinuncia al disconoscimento della scrittura compiuto dalla parte nei cui confronti essa è stata prodotta.

Cass. 5 marzo 2009, n. 5422.

 

A mente dell’art. 216, primo comma, c.p.c., soltanto la parte a cui è opposto il disconoscimento e che intende avvalersi come mezzo di prova della scrittura privata disconosciuta è onerata dalla proposizione dell’istanza di verificazione della scrittura stessa, con la conseguenza che dalla mancata proposizione di detta istanza non può derivare, a carico della parte che lo ha effettuato, l’inefficacia del detto disconoscimento ed il conseguente tacito riconoscimento della scrittura prodotta.

Cass. lav., 19 giugno 2009, n. 1447.

 

Nel processo tributario, in forza del rinvio operato dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, alle norme del codice di procedura civile, trova applicazione l’istituto del disconoscimento delle scritture private, con la conseguenza che, in presenza del disconoscimento della firma (nella specie, di un assegno bancario), il giudice ha l’obbligo di accertare l’autenticità delle sottoscrizioni, essendogli altrimenti precluso tenerne conto ai fini della decisione, e a tale accertamento procede ove ricorrano le medesime condizioni che il codice di rito prescrive per l’esperibilità della procedura di verificazione nonché, in caso positivo, con l’esercizio dei poteri istruttori e nei limiti delle disposizioni speciali dettate per il processo tributario.

Cass. 31 marzo 2011, n. 7355.

 

La mancata proposizione dell’istanza di verificazione di una scrittura privata disconosciuta equivale, secondo la presunzione legale, ad una dichiarazione di non volersi avvalere della scrittura stessa come mezzo di prova, con la conseguenza che il giudice non deve tenerne conto e che la parte che ha disconosciuto la scrittura non può trarre dalla mancata proposizione dell’istanza di verificazione elementi di prova a sé favorevoli.

Cass. 16 febbraio 2012, n. 2220.

 

Mezzi di prova

Nei contratti aventi ad oggetto la consegna di una quantità di merce da una parte all’altra, la prova della consegna all’acquirente è libera, nel senso che essa può essere fornita con ogni mezzo, salvo i limiti imposti dalla legge, anche quando siano state rilasciate bolle di consegna; ne consegue che, nel caso in cui la sottoscrizione apposta su tali bolle sia stata disconosciuta, la parte può scegliere se proporre istanza di verificazione di scrittura privata, affidando all’esito del relativo procedimento la dimostrazione della consegna, oppure, alternativamente, chiedere di provare la consegna con altri mezzi, ivi inclusa la prova testimoniale (nella quale è peraltro ammesso il riferimento alle bolle), non potendosi risolvere in una limitazione delle facoltà probatorie della parte la predisposizione di una prova documentale astrattamente idonea a favorirla.

Cass. 22 giugno 2007, n. 14594.



 
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