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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 22 cod. proc. civile: Foro per le cause ereditarie

E’ competente il giudice del luogo dell’aperta successione per le cause (1):

1) relative a petizione o divisione di eredità e per qualunque altra tra coeredi fino alla divisione;

2) relative alla rescissione della divisione e alla garanzia delle quote, purchè proposte entro un biennio dalla divisione;

3) relative a crediti verso il defunto o legati dovuti dall’erede, purchè proposte prima della divisione e in ogni caso entro un biennio dall’apertura della successione;

4) contro l’esecutore testamentario, purchè proposte entro i termini indicati nel numero precedente.

Se la successione si è aperta fuori del Regno, le cause suindicate sono di competenza del giudice del luogo in cui è posta la maggior parte dei beni situati nel Regno, o, in mancanza di questi, del luogo di residenza del convenuto o di alcuno dei convenuti (2).


Commento

Petizione: azione con la quale l’erede chiede il riconoscimento della sua qualità nei confronti di chiunque possieda tutti o parte dei beni ereditari, per averne la restituzione.

 

Divisione di eredità: operazione che attua lo scioglimento della comunione ereditaria mediante l’attribuzione a ciascun coerede della titolarità esclusiva di una parte determinata di beni comuni corrispondenti al valore della quota a lui spettante nello stato di comunione.

 

Rescissione della divisione: rimedio volto ad eliminare una situazione di squilibrio determinatasi all’atto della divisione.

 

Legato: è una disposizione mortis causa a titolo particolare, in base alla quale un soggetto, legatario, succede al de cuius in uno o più determinati diritti reali o in uno o più rapporti determinati, che non vengono considerati come quota dell’intero patrimonio del defunto. Il legato si acquista automaticamente alla morte del de cuius. Esecutore testamentario: soggetto nominato dal de cuius con il compito di curare l’esatto adempimento delle disposizioni testamentarie.

 

 

(1) Si tratta d’un foro esclusivo ma derogabile. Il luogo di apertura della successione coincide con quello dell’ultimo domicilio del de cuius individuato con riferimento ai rapporti patrimoniali e agli interessi morali e familiari a lui facenti capo, prescindendosi dalla sua dimora o dalla sua presenza effettiva in detto luogo.

 

(2) La norma individua due fori sussidiari successivamente concorrenti per il caso che la successione sia aperta all’estero: il primo è dato dal luogo in cui è posta la maggior parte dei beni situati in Italia; il secondo è dato dal luogo di residenza del convenuto o di alcuno dei convenuti. Se nessuno dei convenuti risiede in Italia o la residenza è ignota, si ha riguardo al luogo in cui i convenuti o alcuni di essi abbiano il domicilio o la dimora e, nel caso che neanche questi si trovino in Italia o siano sconosciuti, a quello di residenza dell’attore.


Giurisprudenza annotata

1.1. Causa tra coeredi.

In tema di competenza territoriale, per cause “tra coeredi” ai sensi dell’art. 22, primo comma, n. 1, c.p.c. devono intendersi non soltanto le controversie che riguardano diritti caduti in successione, ma ogni causa avente un oggetto attinente alla qualità di erede, per la quale la legittimazione attiva o passiva delle parti discenda necessariamente da tale condizione. Cass. 26 ottobre 2011, n. 22306.

 

In tema di competenza territoriale, ai fini dell’applicabilità della disciplina ex art. 22 c.p.c., che demanda alla competenza del giudice del luogo dell’apertura della successione ogni altra causa tra i coeredi, fino alla divisione, deve intendersi per causa tra coeredi quella che, non solo si riferisca ai beni caduti in successione, ma comprenda, altresì, un oggetto attinente alla qualità di erede. Cass. 1° marzo 2000, n. 2249.

 

In tema di competenza territoriale per cause tra coeredi, le domande di divisione di eredità di diversa provenienza o di scioglimento di una comunione ordinaria nei confronti di soggetti anche parzialmente diversi non possono, per l’art. 22 c.p.c., essere proposte cumulativamente se appartengono alla competenza territoriale di giudici diversi; lo spostamento di competenza secondo il criterio del cumulo soggettivo non è possibile perché l’art. 33 c.p.c. riguarda il foro generale delle persone fisiche; inoltre l’art. 104 del codice di procedura civile, nel prevedere che domande formulate nei confronti della stessa parte (anche non altrimenti connesse) ed appartenenti alla competenza di giudici diversi possano essere proposte davanti al medesimo giudice a causa del vincolo di connessione soggettiva, consente la deroga, per espresso richiamo al secondo comma dell’art. 10 c.p.c., alla sola competenza per valore, con la conseguenza che, se una delle domande appartiene alla competenza territoriale di un giudice diverso (come nella specie, ex art. 22 c.p.c.), la deroga per soli motivi di connessione soggettiva non è consentita. Cass. 1° marzo 2007, n. 4862; conforme Cass. 23 agosto 2006, n. 18334; Cass. 27 luglio 2005, n. 15694; Cass. 14 ottobre 2005, n. 19958; Cass. 27 gennaio 2003, n. 1213.

 

 

1.2. Domicilio del de cuius.

La determinazione della competenza per territorio nelle cause ereditarie va stabilita con riferimento al luogo in cui il de cuius aveva al momento della morte l’ultimo domicilio, intendendosi con tale locuzione il luogo ove la persona, alla cui volontà occorre avere principalmente riguardo, concentra la generalità dei suoi interessi sia materiali ed economici, sia morali, sociali e familiari. Cass. 20 luglio 1999, n. 7750.

 

La determinazione della competenza per territorio nelle cause ereditarie va stabilita con riferimento al luogo di apertura della successione, in cui il de cuius aveva al momento della morte l’ultimo domicilio, intendendosi con tale locuzione la relazione tra la persona ed il luogo che essa ha scelto come centro dei propri affari ed interessi, prescindendosi dalla dimora o dalla presenza effettiva del de cuius in detto luogo. Cass. 29 marzo 1996, n. 2875.

 

Ai fini della competenza per territorio nelle cause ereditarie è necessario accertare quale sia il domicilio del defunto al momento del decesso, per tale intendendosi il luogo dove la persona, alla cui volontà occorre avere principalmente riguardo, concentra la generalità dei suoi interessi, sia materiali ed economici, sia morali, sociali e familiari.Cassazione civile sez. VI  23 marzo 2015 n. 5811  

 

La determinazione della competenza per territorio nelle cause ereditarie va stabilita ai sensi degli art. 22 c.p.c. e 456 c.c., con riferimento al luogo in cui il "de cuius" aveva al momento della morte l'ultimo domicilio, intendendosi con tale locuzione il luogo ove la persona concentra la generalità dei suoi interessi sia materiali ed economici, sia morali, sociali e familiari prescindendosi dalla dimora o dalla presenza effettiva del medesimo in detto luogo.

Tribunale Roma sez. VIII  10 gennaio 2015 n. 446

 

 

  1. Pagamento dell’imposta di successione da parte di un coerede.

La competenza del giudice del luogo dell’aperta successione, a norma dell’art. 22 c.p.c., per qualunque causa fra coeredi fino alla divisione, permane oltre il momento dell’esaurimento delle operazioni divisionali previste dall’art. 713 c.c., sin quando sia cessata ogni controversia relativa all’universalità dei rapporti giuridici facenti capo al de cuius; e pertanto non è esclusa dalla circostanza che il testatore con l’attribuzione di beni singoli ex art. 734, primo comma c.c., prevenga il formarsi della comunione ereditaria. Ne consegue che competente a conoscere della domanda di rimborso della metà dell’imposta di successione, proposta da un coerede nei confronti di altro coerede, è il giudice del luogo in cui la successione si è aperta, radicandosi la competenza di detto giudice in relazione ad ogni causa nella quale la legittimazione attiva e passiva discenda necessariamente e non occasionalmente dalla qualità di erede e che abbia un oggetto attinente a tale qualità. Cass. 11 febbraio 1997, n. 1260.

 



 
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