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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 221 cod. proc. civile: Modo di proposizione e contenuto della querela

La querela di falso può proporsi tanto in via principale quanto in corso di causa in qualunque stato e grado di giudizio, finchè la verità del documento non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato.

La querela deve contenere, a pena di nullità, l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e deve essere proposta personalmente dalla parte oppure a mezzo di procuratore speciale, con atto di citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza.

E’ obbligatorio l’intervento nel processo del pubblico ministero.


Giurisprudenza annotata

Querela di falso in generale

L’esame degli atti del giudizio di merito da parte del giudice di legittimità, ove sia denunciato un “error in procedendo”, presuppone comunque l’ammissibilità del motivo di censura, sicché, laddove sia denunciata la violazione dell’obbligo di sospendere il processo tributario, a seguito della proposizione di querela di falso contro le relazioni di notificazione degli atti impositivi impugnati, è necessario che nel ricorso stesso siano riportati, nei loro esatti termini, il testo della querela di falso ed il verbale di udienza relativo al suo deposito davanti al giudice che non ha disposto la sospensione del processo.

Cass. ord. 28 marzo 2012, n. 5036.

 

In tema di querela di falso, l’idoneità del documento impugnato ad assumere efficacia di prova privilegiata costituisce il presupposto necessario del procedimento di verificazione giudiziale a norma degli artt. 221 e seguenti c.p.c. Ne consegue che è inammissibile la proposizione della querela avverso la consulenza tecnica d’ufficio, la quale, riguardo alle affermazioni, constatazioni o giudizi in essa contenuti, non è munita di pubblica fede, potendo essere contrastata con tutti i mezzi di prova e non essendo vincolante per il giudice, che può liberamente disattenderla.

Cass. 4 maggio 2011, n. 9796.

 

In base agli artt. 137, secondo comma e 148 c.p.c., l’attestazione dell’avvenuta consegna di “copia” dell’atto, risultante dalla relata di notifica redatta dall’ufficiale giudiziario in calce all’originale dell’atto notificato, estende i suoi effetti alla conformità della copia consegnata all’originale completo, la cui contestazione richiede l’impugnazione tramite querela di falso. Pertanto, ove la sentenza di appello sia stata notificata in copia asseritamente incompleta, in quanto mancante di alcune pagine, se tale incompletezza non viene contestata con la querela di falso, la notifica è ugualmente idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione di cui all’art. 325 c.p.c.

Cass. 8 febbraio 2012, n. 1771.

 

In tema di querela di falso “incidentale”, l’art. 221, secondo comma, c.p.c. prescrive che essa sia proposta “con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza”, in un momento, quindi, che garantisca la diretta interlocuzione fra le parti ed il giudice e la presenza del P.M., per la redazione del relativo processo verbale. Ne consegue che, nel procedimento di legittimità, se la trattazione del ricorso sia stata disposta in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. è irricevibile la querela in questione se, alla sua proposizione, si proceda non all’adunanza della Corte, previa richiesta di audizione formulata dalla parte, tramite il suo difensore, bensì mediante deposito di un istanza in cancelleria.

Cass. 23 luglio 2012, n. 17465.

 

Proponibilità ed ammissibilità della querela

Qualora la querela di falso venga proposta nel giudizio davanti al tribunale in sede di appello avverso sentenza del giudice di pace, il tribunale stesso può provvedere su entrambi i processi con unica sentenza, come giudice di primo grado sulla questione di falso e come giudice di secondo grado sull’appello avverso la sentenza del giudice di pace. Ne consegue che le statuizioni del tribunale, nella duplice funzione, determinano l’autonomia dei mezzi di impugnazione, nel senso che la prima statuizione deve essere impugnata con l’appello e la seconda con il ricorso per cassazione.

Cass. 13 aprile 1999, n. 3625; Cass. 21 febbraio 2012, n. 2525.

 

Nel giudizio dinnanzi la corte di cassazione la richiesta di autorizzazione alla proposizione di querela di falso incidentale non può essere formulata con riferimento a documenti utilizzati nella decisione impugnata, ma soltanto in relazione a quelli prodotti nel giudizio di legittimità.

Cass., Sez. Un., 31 maggio 2011, n. 11964.

 

La conferma della querela di falso nella prima udienza di trattazione davanti al giudice istruttore, richiesta dall'art. 99 disp. att. cod. proc. civ., per il caso di proposizione in via principale della querela stessa, integra una condizione di procedibilità della domanda, alla cui carenza la parte, non essendo previste decadenze, può porre rimedio nel corso del giudizio, e anche mediante un comportamento concludente, purché il giudice non si sia già pronunciato rilevandone la mancanza. (Nella specie, il querelante in via principale, dopo essere risultato soccombente in primo grado, aveva conferito mandato al difensore di proporre appello contro la sentenza che, senza decidere nel merito della dedotta falsità, aveva rigettato la sua domanda per difetto di legittimazione ed interesse, così confermando di volere insistere nella querela di falso).

Cassazione civile sez. VI  10 novembre 2014 n. 23896  

 

Rilevanza del documento

Il giudizio di querela di falso, tanto in via principale che incidentale, si connota quale processo a contenuto oggettivo con prevalente funzione di protezione dell’interesse pubblico all’eliminazione di documenti falsi dalla circolazione giuridica. Ove, peraltro, la querela di falso sia proposta in via principale, il giudice non è tenuto al preliminare vaglio, al fine della valutazione dell’ammissibilità della domanda, della rilevanza del documento, come richiede invece l’art. 222 c.p.c., per il caso di querela incidentale, dopo avere prescritto l’interpello della controparte, ma deve, ai soli fini del riscontro della fondatezza o non della querela, controllare che sulla genuinità del documento sia insorta contestazione, che di esso sia stato fatto uso, anche al di fuori di un determinato processo e che, per il suo contenuto, esso sia suscettibile di costituire mezzo di prova contro l’istante, mentre non ha rilievo l’ammissione della falsità da parte del soggetto nei cui confronti la querela è stata proposta.

Cass. lav., 3 giugno 2011, n. 12130.

 

 

  1. Intervento del pubblico ministero.

Nel giudizio di appello relativo alla querela di falso, mentre non è necessario che il gravame sia proposto anche nei confronti del p.m. presso il giudice a quo, in quanto egli non può considerarsi parte nel processo e non è legittimato a proporre impugnazione, è necessario che la pendenza del giudizio venga comunicata al p.m. presso il giudice ad quem, affinché egli sia posto in grado di intervenire, ai sensi dell’art. 221, terzo comma, c.p.c., con conseguente nullità del procedimento di appello nel caso di omissione di tale comunicazione (Cass. 8 settembre 2004, n. 18051) prescritta dall’art. 71 c.p.c., nullità insanabile e rilevabile d’ufficio nei limiti ed ai sensi dell’art. 161, c.p.c. Cass. 14 dicembre 2004, n. 23311.

 

A nulla rilevando l’insanabile difetto di legittimazione della parte che ha promosso il giudizio, poiché alla presenza del P.M. si collega un interesse pubblico. Cass. 9 ottobre 2007, n. 21092.

 

 

  1. Elementi di prova della falsità.

La sottoscrizione di un documento integrante gli estremi della scrittura privata vale, ex se, ai sensi dell’art. 2702 c.c., a ingenerare una presunzione iuris tantum di consenso del sottoscrittore al contenuto dell’atto e di assunzione della paternità dello scritto, indipendentemente dal fatto che la dichiarazione non sia stata vergata o redatta dal sottoscrittore. Ne consegue che, se la parte contro la quale la scrittura sia stata prodotta ne riconosce la sottoscrizione (ovvero se quest’ultima debba aversi per riconosciuta), la scrittura fa piena prova della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, mentre il sottoscrittore che assuma, con querela di falso, che la sottoscrizione era stata apposta su foglio firmato in bianco ed abusivamente riempito, ha l’onere di provare sia che la firma era stata apposta su foglio non ancora riempito, sia che il riempimento era avvenuto absque pactis, sicché, se la dichiarazione in contestazione integra gli estremi della promessa di pagamento (ovvero della ricognizione di debito) spetta al sottoscrittore, in ossequio alla regola di cui all’art. 1988 c.c., provare l’inesistenza del rapporto fondamentale, e non a colui a favore del quale la dichiarazione risulti rivolta provarne l’esistenza. Cass. 24 ottobre 2003, n. 16007; conforme Cass. 18 febbraio 2004, n. 3155.

 

 

  1. Querela di falso e gli effetti della pronuncia.

La querela di falso, sia essa proposta in via principale ovvero incidentale, ha il fine di privare un atto pubblico (od una scrittura privata riconosciuta) della sua intrinseca idoneità a «far fede», a servire, cioè, come prova di atti o di rapporti, mirando così, attraverso la relativa declaratoria, a conseguire il risultato di provocare la completa rimozione del valore del documento, eliminandone, oltre all’efficacia sua propria, qualsiasi ulteriore effetto attribuitogli, sotto altro aspetto, dalla legge, e del tutto a prescindere dalla concreta individuazione dell’autore della falsificazione. Ne consegue che la relativa sentenza, eliminando ogni incertezza sulla veridicità o meno del documento, riveste efficacia erga omnes, non solo nei riguardi della controparte presente in giudizio. Cass. 20 giugno 2000, n. 8362; conforme Cass. 7 ottobre 2008, n. 25556.

 

La proposizione della querela di falso, comportando la contestazione della corrispondenza al vero della scrittura ed implicando un accertamento incidentale circa la sua autenticità, rende inutile il disconoscimento dell’autenticità della sottoscrizione. Cass. 8 giugno 2011, n. 12528.

 



 
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