codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 222 cod. proc. civile: Interpello della parte che ha prodotto la scrittura

Quando è proposta querela di falso in corso di causa, il giudice istruttore interpella la parte che ha prodotto il documento se intende valersene in giudizio. Se la risposta è negativa, il documento non è utilizzabile in causa; se è affermativa, il giudice, che ritiene il documento rilevante, autorizza la presentazione della querela nella stessa udienza o in una successiva; ammette i mezzi istruttori che ritiene idonei, e dispone i modi e i termini della loro assunzione.


Giurisprudenza annotata

Interpello della parte

Nel procedimento di querela di falso incidentale ad un giudizio pendente davanti al giudice amministrativo, il giudice ordinario non può disporre l’interpello, ai sensi dell’art. 222 c.p.c. e per conoscere se la parte che ha prodotto il documento intenda valersene, atteso che tale disposizione non è interna al procedimento di accertamento del falso ma costituisce un adempimento di verifica preliminare di rilevanza rimesso al giudice della causa principale, nella specie, tuttavia, ad esso non tenuto per l’inapplicabilità della citata norma al giudizio amministrativo, nel quale la materia è disciplinata puntualmente dagli artt. 41 e 42 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642.

Cass. 3 ottobre 2011, n. 20233.

 

Qualora sia proposta querela di falso incidentale avverso la sottoscrizione apposta sul mandato a margine del ricorso in cassazione, la mancata comparizione del ricorrente alla pubblica udienza di discussione - nel corso della quale sarebbe stato necessario rivolgere l'interpello ai sensi dell'art. 222 cod. proc. civ. - esclude l'inequivoca manifestazione della volontà di avvalersi del mandato conferito, dovendo, pertanto, considerarsi la procura speciale alle liti come mai rilasciata, con conseguente inammissibilità del ricorso.

Cassazione civile sez. II  06 novembre 2014 n. 23700  

 

Conferma o meno della querela di falso

In tema di querela di falso, la mancata comparizione o la mancata risposta della parte che ha prodotto la scrittura all’interpello rivoltole dal giudice, ai sensi dell’art. 222 c.p.c., equivale a risposta negativa, atteso che, in aderenza alla lettera e allo spirito della norma citata, è richiesta alla parte che ha prodotto il documento impugnato di falso, per la gravità delle conseguenze che ne derivano, una esplicita conferma della volontà di servirsene (già manifestata con la produzione del documento stesso, ma non più sufficiente, di per sé sola, nella nuova situazione processuale determinata dalla proposizione della querela, a consentirne l’uso) e dunque un’esplicita risposta affermativa all’interpello, alla quale non è dato sopperire con un comportamento decisamente equivoco, qual è la renitenza o il silenzio.

Cass. 5 novembre 2002, n. 15493; conforme Cass. 18 gennaio 2006, n. 883.

 

Revocabilità della risposta

In tema di prova documentale e con riguardo a querela di falso proposta in via incidentale, la risposta positiva della parte all’interpello rivoltole dal giudice, circa l’intenzione di avvalersi del documento contestato risposta che preclude l’acquisizione della prova nelle more della decisione sulla querela di falso, è revocabile, perché l’utilizzazione del documento resta nella disponibilità della parte che lo ha prodotto e che può pertanto, dichiarare successivamente di rinunciare ad avvalersene.

Cass., Sez. Un., 11 novembre 1994, n. 9409; conforme Cass. 25 maggio 2001, n. 7108.

 

Rilevanza del documento per la presentazione della querela

La proponibilità della querela di falso in via incidentale presuppone la rilevanza del documento della cui autenticità si controverte; ciò non esclude che, accertata all’esito del giudizio incidentale, la falsità di un documento, il giudice possa accogliere la domanda della parte, che si è avvalsa del medesimo, sulla base delle complessive risultanze processuali e senza attribuire valore di prova legale al documento dichiarato falso.

Cass. 6 dicembre 2006, n. 26149.

 

 Prova della falsità

Nel nostro ordinamento non esiste alcuna norma che, anche indirettamente, vieti l’utilizzazione nel giudizio civile di falso delle presunzioni, al fine di desumere la falsità del documento impugnato. In particolare, in riferimento all’ipotesi di riempimento absque pactis, vertendo la prova del falso sulla dimostrazione che il riempimento del documento è avvenuto in modo tale da non trovare alcuna rispondenza nella legittimazione a procedervi conferita con il relativo negozio, un divieto della prova per presunzioni (semplice) non è individuabile per effetto della esclusione prevista per tale prova dal secondo comma dell’art. 2729 c.c. con riferimento ai casi in cui sarebbe esclusa la prova per testi, poiché l’oggetto della prova del riempimento absque pactis non è riconducibile ad alcuna delle ipotesi di divieto o limitazione della prova per testi di cui agli artt. 2721 e ss. c.c.

Cass. 26 gennaio 2006, n. 1691.

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti