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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 23 cod. proc. civile: Foro per le cause tra soci e tra condomini

Per le cause tra soci, è competente il giudice del luogo dove ha sede la società (1) (2) (3); per le cause tra condomini, ovvero tra condomini e condominio, il giudice del luogo dove si trovano i beni comuni o la maggior parte di essi.

Tale norma si applica anche dopo lo scioglimento della società o del condominio, purchè la domanda sia proposta entro un biennio dalla divisione.


Commento

(1) Si tratta di un foro speciale esclusivo, ma derogabile convenzionalmente.

 

(2) Per cause fra soci bisogna intendere unicamente le cause aventi ad oggetto il rapporto sociale e non anche quelle tra soci e società o tra società e terzi. Quanto alla sede della società, si può aver riguardo sia alla sede legale che a quella effettiva.

 

(3) La norma può essere estesa a tutte le persone giuridiche, alle associazioni non riconosciute ed ai comitati.


Giurisprudenza annotata

  1. Cause tra condomini.

In materia di cause condominiali, il foro speciale esclusivo di cui all’art. 23 c.p.c., che prevede la competenza per territorio del giudice del luogo in cui si trovano i beni comuni o la maggior parte di essi, trova applicazione anche per le liti fra il condominio ed il singolo condomino. (Rigetta, Giud. pace Cava Dè Tirreni, 7 maggio 2005). Cass. 19 maggio 2011, n. 11008.

 

L'art. 23 cod. proc. civ., che prevede per le cause tra condomini il foro speciale esclusivo del giudice del luogo in cui si trova l'immobile condominiale, si applica a tutte le liti tra singoli condomini attinenti ai rapporti giuridici derivanti dalla proprietà delle parti comuni dell'edificio o dall'uso e godimento delle stesse, incluse quelle relative al risarcimento dei danni arrecati alla proprietà individuale. Regola competenza. Cassazione civile sez. VI  12 gennaio 2015 n. 180  

 

Rientra nel campo di applicazione dell'art. 23 c.p.c. la causa promossa da un condomino per ottenere la condanna di altro condomino al risarcimento del danno da infiltrazioni idriche provenienti dall' appartamento sovrastante, come pure la domanda con cui il convenuto, sul presupposto della provenienza dei lamentati danni da parti comuni dell'edificio, tenda a riversare sul condominio ogni responsabilità.Cassazione civile sez. VI  12 gennaio 2015 n. 180

 

La cognizione delle controversie tra condomini spettano, esclusivamente e senza alternative, al giudice del luogo in cui si trovano i beni comuni o la maggior parte di essi, atteso che il condominio non è un soggetto dotato di una propria personalità, sia pure attenuata, o di una propria autonomia patrimoniale rispetto ai soggetti che ne fanno parte.Cassazione civile sez. VI  18 aprile 2014 n. 9071

 

 

1.1. Controversie tra singoli condomini ed amministratore.

L’art. 23 c.p.c., che introduce un foro speciale esclusivo per le controversie tra condomini, stabilendo che per esse è competente il giudice del luogo in cui si trova l’immobile condominiale, trova applicazione anche alle liti tra condomino ed amministratore in ordine al pagamento dei contributi per l’utilizzazione delle cose comuni, agendo l’amministratore, nell’attività di riscossione, nella sua veste di mandatario con rappresentanza dei singoli condomini. Cass., Sez. Un., 18 settembre 2006, n. 20076; conforme Cass. 24 giugno 2005, n. 13640; Cass., 5 novembre 2004, n. 21172; Cass. 18 aprile 2003, n. 6319.

Contra: Ai fini dell’applicabilità della disciplina di cui all’art. 23 del codice di rito, che regola la competenza territoriale in ordine alle liti tra i partecipanti alla comunione, deve intendersi per «causa vertente tra condomini» quella in cui si discuta in ordine a rapporti giuridici attinenti al diritto reale di proprietà ed all’uso delle cose comuni, sicché la predetta disposizione non è legittimamente invocabile nella diversa ipotesi in cui l’amministratore, in rappresentanza del condominio, pretenda, nei confronti del singolo condomino, il pagamento delle spese condominiali. Cass. 10 gennaio 2003, n. 269.

 

 

1.2. Rivalsa del coerede che abbia corrisposto le somme dovute all’amministratore giudiziario per la gestione di un bene in regime di comunione ereditaria.

Ai fini dell’applicabilità della disciplina dell’art. 23 c.p.c., che regola la competenza territoriale in ordine alle liti tra i partecipanti alla comunione, deve intendersi per causa vertente tra condomini quella in cui si controverta in tema di rapporti giuridici attinenti al diritto reale di proprietà ed all’uso delle cose comuni. Pertanto, deve escludersi che l’azione di rivalsa esercitata dal coerede che abbia corrisposto le somme spettanti all’amministratore giudiziario per la gestione di uno dei beni ereditari, in regime di comunione, sia assoggettata, configurandosi come una surrogazione all’amministratore stesso nei confronti degli altri coeredi, al regime della competenza territoriale previsto dal citato art. 23 del codice di rito, in quanto, in siffatta ipotesi, la qualità di condomino non costituisce un presupposto soggettivo necessario dell’azione proposta, la quale ha carattere esclusivamente personale, e si fonda sulla anticipazione della somma effettuata in favore del creditore comune. Cass. 1° marzo 2000, n. 2249.

 

 

  1. Cause tra soci.

 

 

2.1. Sede effettiva.

Per la determinazione della competenza territoriale nelle cause fra soci - ai sensi dell’art. 23 c.p.c. (il quale attribuisce detta competenza al giudice del luogo dove ha sede la società) - rileva, oltre la sede legale, anche alternativamente l’eventuale sede sociale effettiva. Cass. 21 ottobre 1987, n. 7753.

 

In tema di c.d. "processo societario", l'art. 25 d.lg. n. 5 del 2003 deve essere interpretato nel senso che, ai fini della determinazione della competenza per i procedimenti camerali relativi alle materie riguardate dal predetto decreto, deve considerarsi soltanto la sede legale, con esclusione di qualsiasi rilevanza della c.d. "sede effettiva". Tale norma non è in contrasto nè con l'art. 76 cost., in relazione all'art. 12, comma 1, l. delega n. 366 del 2001, atteso che il divieto di modifiche della competenza per territorio e per materia, stabilito da quest'ultima disposizione tra i principi direttivi, deve essere inteso limitatamente alla previsione, prospettata nel corso del dibattito politico che ha preceduto l'emanazione della legge delega, di attribuire i procedimenti in materia societaria alla competenza di sezioni specializzate non istituite presso tutti i tribunali esistenti; nè con l'art. 3 cost., atteso che la disposizione censurata è rivolta ad attuare il diverso criterio direttivo della rapidità del procedimento camerale, il quale non presenta con il processo ordinario di cognizione l'omogeneità necessaria a rendere comparabili le rispettive discipline ai fini dello scrutinio di legittimità costituzionale in relazione al principio di eguaglianza. Corte Costituzionale  10 maggio 2005 n. 194

 



 
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