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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 24 cod. proc. civile: Foro per le cause relative alle gestioni tutelari e patrimoniali

Per le cause relative alla gestione di una tutela o di un’amministrazione patrimoniale conferita per legge o per provvedimento dell’autorità è competente il giudice del luogo d’esercizio della tutela o dell’amministrazione (1) (2).


Commento

(1) Si tratta di un foro esclusivo ma derogabile: riguarda le cause concernenti un rapporto di gestione di beni altrui o di tutela dell’altrui persona, che abbia origine nella legge o nel provvedimento dell’autorità.

 

(2) Si deve aver riguardo o al luogo in cui la tutela e l’amministrazione sono state materialmente svolte ovvero, nel caso in cui l’esercizio sia avvenuto in più luoghi, a quello in cui la gestione si è svolta prevalentemente.


Giurisprudenza annotata

  1. Omologazione di atto costitutivo di una società.

Anche dopo l’entrata in vigore della legge n. 580 del 1993, il procedimento di omologazione dell’atto costitutivo di una società e delle sue successive variazioni deve ritenersi attribuito alla competenza territoriale del Tribunale del luogo ove ha sede l’Ufficio del Registro delle Imprese presso il quale l’atto deve essere depositato ed iscritto, anche se esso sia diverso dal Tribunale nel cui circondario è ubicata la sede sociale. Alla nuova disciplina introdotta con l’art. 8 della suddetta legge, infatti, deve riconoscersi - in difetto di alcuna disposizione introduttiva di una distinzione tra giudice dell’omologazione e giudice del registro - un valore meramente ricognitivo della situazione precedente, nella quale l’individuazione del giudice competente per l’omologazione non si fondava sui principi generali desumibili dagli artt. 18, 19, 24 e 25 del c.p.c. o su una specifica peculiarità del procedimento di omologazione, ma derivava dall’interpretazione sistematica della normativa regolante in via transitoria la materia in attesa dell’attuazione del registro delle imprese e particolarmente: a) dell’art. 101 delle disp. att. del c.c., nel quale la competenza territoriale del tribunale del luogo della sede sociale non era espressione di un forum domicilii (come sarebbe stato coerente con la natura di volontaria giurisdizione del procedimento), ma discendeva soltanto dalla coincidenza, nel regime transitorio, dell’ufficio del registro competente con la cancelleria del tribunale destinatario dell’istanza di omologazione, sempre sussistente per essere presente in ogni tribunale il registro delle società; b) dell’art. 108 delle disp. di att. del c.c., il quale, sino all’attuazione del registro delle imprese, prevedeva che l’iscrizione dei contratti di consorzio si eseguisse nel registro delle società presso la cancelleria del tribunale «nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio», così rivelando che il criterio di competenza era collegato al luogo nel quale gli atti acquisivano pubblicità. Cass. 22 maggio 1999, n. 4985; conforme Cass. 1° settembre 1999, n. 9210.

 

  1. Domanda dei dipendenti dell’impresa fallita relativamente a retribuzioni e crediti pecuniari consequenziali al licenziamento.

Nell’ipotesi in cui il dipendente di un’impresa successivamente dichiarata fallita abbia, prima dell’apertura della procedura fallimentare, instaurato un giudizio volto all’accertamento dell’illegittimità del licenziamento intimatogli ed alla conseguente reintegrazione nel posto di lavoro, ove detta reintegrazione non sia più possibile per cessazione dell’attività dell’impresa, sicché l’unica tutela apprezzabile resti quella risarcitoria, permane tuttavia una ragione d’essere della pronuncia limitatamente all’accertamento della illegittimità del licenziamento, al fine di identificare esattamente il momento al quale va riferito l’effetto estintivo del rapporto, e, quindi, la durata complessiva di questo, utile per la determinazione dei conseguenti crediti, di natura retributiva e risarcitoria, da far valere in sede concorsuale; su tale domanda, in quanto proposta prima dell’apertura della procedura concorsuale, competente a decidere resta il giudice del lavoro, laddove le domande relative alle retribuzioni e ai crediti consequenziali al licenziamento vanno assoggettate alla procedura di verificazione dello stato passivo e sono quindi devolute alla competenza del giudice fallimentare. Cass. lav., 4 aprile 1998, n. 3522; conforme Cass. lav., 20 marzo 1990, n. 2301.

 

3.Tutela e curatela                                          

L'art. 24 c.p.c. nel designare la competenza del "giudice di esercizio della tutela", intende riferirsi al giudice presso il quale la tutela risulti formalmente aperta ed al quale il tutore debba presentare il rendiconto, ovvero, in caso di omissione, possa procedersi ai sensi dell'art. 386, comma 3, c.c.; infatti, il termine "tutela" rinvia ad una precisa nozione giuridica, che include il complesso delle attività svolte, nell'interesse della persona ad essa soggetta, non solo dal tutore, ma soprattutto dall'autorità giudiziaria. Cassazione civile sez. VI  15 maggio 2012 n. 7621  

 

                                        



 
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