Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015

Codice proc. civile Art. 245 cod. proc. civile: Ordinanza di ammissione

Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015



Con l’ordinanza che ammette la prova il giudice istruttore riduce le liste dei testimoni sovrabbondanti ed elimina i testimoni che non possono essere sentiti per legge.

La rinuncia fatta da una parte all’audizione dei testimoni da essa indicati non ha effetto se le altre non vi aderiscono e se il giudice non vi consente.

Giurisprudenza annotata

Ordinanza di ammissione

In tema di prova, non può essere invocata la lesione dell’art. 6, primo comma, della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo al fine di censurare l’ammissibilità di mezzi di prova concretamente decisa dal giudice nazionale, in violazione del regime processuale interno, spettando esclusivamente a quest’ultimo valutare gli elementi di prova già acquisiti e la pertinenza di quelli di cui una parte chiede la produzione.

Cass. 21 giugno 2011, n. 13603.

 

La statuizione di ammissibilità della prova testimoniale, pur se contenuta in una sentenza non definitiva, ha la natura di ordinanza, limitandosi a provvedere, impregiudicata la decisione finale, in ordine all'ammissione delle prove richieste dalle parti; in quanto priva di efficacia decisoria, essa non può essere oggetto di impugnazione, segnatamente di ricorso per cassazione.

Cassazione civile sez. II  19 marzo 2014 n. 6426  

 

 Riduzione della lista

La riduzione delle liste testimoniali sovrabbondanti costituisce un potere tipicamente discrezionale del giudice di merito (non censurabile in sede di legittimità) che può essere esercitato anche nel corso dell’espletamento della prova, potendo il giudice non esaurire l’esame di tutti i testi ammessi qualora, per i risultati raggiunti, ritenga superflua l’ulteriore assunzione della prova. Tale ultima valutazione non deve essere necessariamente espressa, potendo desumersi per implicito dal complesso della motivazione della sentenza.

Cass. 22 aprile 2009, n. 9551.

 

Alla luce del principio costituzionale della durata ragionevole del giudizio, il giudice può revocare la prosecuzione di una prova orale quando ritenga superflua l’ulteriore assunzione e sufficienti gli elementi raccolti, non essendo necessaria l’escussione di tutti i testi già ammessi, purché la mancata escussione sia razionale e giustificata e ne venga data adeguata motivazione nella sentenza di merito.

Cass. lav., 17 aprile 2009, n. 9234.

 

 Rinuncia delle parti

In tema di istruzione probatoria nel rito ordinario, spetta alla parte attivarsi per l’espletamento del richiesto mezzo istruttorio che il giudice abbia ammesso; sicché, ove la parte rimanga inattiva, chiedendo la fissazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni senza più instare per l’espletamento del mezzo di prova, è presumibile che abbia rinunciato alla prova stessa.

Cass. 6 settembre 2007, n. 18688.



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