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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 25 cod. proc. civile: Foro della pubblica amministrazione

Per le cause nelle quali è parte un’amministrazione dello Stato è competente, a norma delle leggi speciali sulla rappresentanza e difesa dello Stato in giudizio e nei casi ivi previsti, il giudice del luogo dove ha sede l’ufficio dell’avvocatura dello Stato, nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme ordinarie (1) (2) (3). Quando l’amministrazione è convenuta, tale distretto si determina con riguardo al giudice del luogo in cui è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione o in cui si trova la cosa mobile o immobile oggetto della domanda (4).


Commento

Amministrazione dello Stato: complesso degli organi amministrativi ed esecutivi che agiscono per il perseguimento dei fini dello Stato, individuati dal potere legislativo e da questo precettivamente affidati alla P.A. per la loro effettiva attuazione.

 

Avvocatura dello Stato: organo della pubblica amministrazione che provvede per legge alla tutela legale dei diritti e degli interessi dello Stato sia in sede di giurisdizione ordinaria e speciale, sia innanzi agli organi di giustizia esteri.

 

Distretto: circoscrizione territoriale della Corte d’appello.

 

 

(1) In tema di rappresentanza e difesa dello Stato in giudizio, la competenza per le cause nelle quali è parte un’amministrazione dello Stato è devoluta al tribunale o alla Corte d’appello del luogo dove ha sede l’ufficio dell’avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme ordinarie.

 

(2) La regola del foro erariale trova applicazione anche nell’ipotesi in cui l’amministrazione dello Stato sia parte in una causa genericamente connessa ad un’altra o a quest’ultima legata dal vincolo più specifico della pregiudizialità, della continenza o della garanzia. In tutti questi casi, indipendentemente dalla circostanza che lo Stato agisca in veste di attore o di convenuto, si determina uno spostamento di competenza dall’ufficio giudiziario che sarebbe territorialmente competente secondo le norme ordinarie a quello del capoluogo del distretto, nel quale l’amministrazione può difendersi più comodamente, avendovi sede l’ufficio dell’avvocatura. La norma, invece, non si applica quando l’amministrazione dello Stato sia parte nei giudizi innanzi ai giudici di pace, nei procedimenti esecutivi e fallimentari, nelle cause per sinistri marittimi e, infine, in quelle ereditarie, operando in queste ipotesi, le norme ordinarie sulla competenza. Queste ultime rimangono altresì ferme quando l’amministrazione interviene volontariamente in causa.

 

(3) Quando lo Stato agisce in veste di attore, il giudice competente si individua secondo le norme ordinarie salvo che per le cause in materia di imposte e tasse. Per le controversie tributarie, la competenza è devoluta in prima istanza al tribunale del luogo dove risiede l’ufficio dell’avvocatura dello Stato, nel cui distretto si trova l’ufficio che ha liquidato la tassa o sovrattassa controversa.

 

(4) La legge sulla contabilità pubblica prevede che i pagamenti da parte dello Stato debbano essere eseguiti mediante assegni o mediante ordinativi diretti sulla sezione della tesoreria della provincia ove il creditore ha il proprio domicilio. Pertanto, nel caso che la P.A. sia convenuta, il luogo ove deve eseguirsi l’obbligazione viene a coincidere con quello in cui ha sede tale sezione. Le cause di risarcimento danni promosse contro lo Stato sono, invece, devolute alla cognizione del giudice del luogo in cui si è verificato il fatto illecito. La competenza del foro erariale è inderogabile e vale soltanto per le cause nelle quali sia parte una amministrazione dello Stato. La norma, infatti, non si estende alle controversie promosse contro gli enti pubblici che abbiano una soggettività giuridica formalmente distinta da quella dello Stato, salvo esplicita previsione normativa. Essa pertanto, in linea generale, non si applica a regioni, province e comuni, sebbene a questi ultimi sia riconosciuta la facoltà di avvalersi del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato.


Giurisprudenza annotata

  1. Omologazione di atto costitutivo di una società.

Anche dopo l’entrata in vigore della legge n. 580 del 1993, il procedimento di omologazione dell’atto costitutivo di una società e delle sue successive variazioni deve ritenersi attribuito alla competenza territoriale del Tribunale del luogo ove ha sede l’Ufficio del Registro delle Imprese presso il quale l’atto deve essere depositato ed iscritto, anche se esso sia diverso dal Tribunale nel cui circondario è ubicata la sede sociale. Alla nuova disciplina introdotta con l’art. 8 della suddetta legge, infatti, deve riconoscersi - in difetto di alcuna disposizione introduttiva di una distinzione tra giudice dell’omologazione e giudice del registro - un valore meramente ricognitivo della situazione precedente, nella quale l’individuazione del giudice competente per l’omologazione non si fondava sui principi generali desumibili dagli artt. 18, 19, 24 e 25 del c.p.c. o su una specifica peculiarità del procedimento di omologazione, ma derivava dall’interpretazione sistematica della normativa regolante in via transitoria la materia in attesa dell’attuazione del registro delle imprese e particolarmente: a) dell’art. 101 delle disp. att. del c.c., nel quale la competenza territoriale del tribunale del luogo della sede sociale non era espressione di un forum domicilii (come sarebbe stato coerente con la natura di volontaria giurisdizione del procedimento), ma discendeva soltanto dalla coincidenza, nel regime transitorio, dell’ufficio del registro competente con la cancelleria del tribunale destinatario dell’istanza di omologazione, sempre sussistente per essere presente in ogni tribunale il registro delle società; b) dell’art. 108 delle disp. di att. del c.c., il quale, sino all’attuazione del registro delle imprese, prevedeva che l’iscrizione dei contratti di consorzio si eseguisse nel registro delle società presso la cancelleria del tribunale «nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio», così rivelando che il criterio di competenza era collegato al luogo nel quale gli atti acquisivano pubblicità. Cass. 22 maggio 1999, n. 4985; conforme Cass. 1° settembre 1999, n. 9210.

 

  1. Domanda dei dipendenti dell’impresa fallita relativamente a retribuzioni e crediti pecuniari consequenziali al licenziamento.

Nell’ipotesi in cui il dipendente di un’impresa successivamente dichiarata fallita abbia, prima dell’apertura della procedura fallimentare, instaurato un giudizio volto all’accertamento dell’illegittimità del licenziamento intimatogli ed alla conseguente reintegrazione nel posto di lavoro, ove detta reintegrazione non sia più possibile per cessazione dell’attività dell’impresa, sicché l’unica tutela apprezzabile resti quella risarcitoria, permane tuttavia una ragione d’essere della pronuncia limitatamente all’accertamento della illegittimità del licenziamento, al fine di identificare esattamente il momento al quale va riferito l’effetto estintivo del rapporto, e, quindi, la durata complessiva di questo, utile per la determinazione dei conseguenti crediti, di natura retributiva e risarcitoria, da far valere in sede concorsuale; su tale domanda, in quanto proposta prima dell’apertura della procedura concorsuale, competente a decidere resta il giudice del lavoro, laddove le domande relative alle retribuzioni e ai crediti consequenziali al licenziamento vanno assoggettate alla procedura di verificazione dello stato passivo e sono quindi devolute alla competenza del giudice fallimentare. Cass. lav., 4 aprile 1998, n. 3522; conforme Cass. lav., 20 marzo 1990, n. 2301.

 

 

3.Tutela e curatela                                          

L'art. 24 c.p.c. nel designare la competenza del "giudice di esercizio della tutela", intende riferirsi al giudice presso il quale la tutela risulti formalmente aperta ed al quale il tutore debba presentare il rendiconto, ovvero, in caso di omissione, possa procedersi ai sensi dell'art. 386, comma 3, c.c.; infatti, il termine "tutela" rinvia ad una precisa nozione giuridica, che include il complesso delle attività svolte, nell'interesse della persona ad essa soggetta, non solo dal tutore, ma soprattutto dall'autorità giudiziaria. Cassazione civile sez. VI  15 maggio 2012 n. 7621  

 



 
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