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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 253 cod. proc. civile: Interrogazioni e risposte

Il giudice istruttore interroga il testimone sui fatti intorno ai quali è chiamato a deporre. Può altresì rivolgergli, d’ufficio o su istanza di parte, tutte le domande che ritiene utili a chiarire i fatti medesimi.

E’ vietato alle parti e al pubblico ministero di interrogare direttamente i testimoni.

Alle risposte dei testimoni si applica la disposizione dell’articolo 231.


Giurisprudenza annotata

Poteri del giudice

In tema di prova testimoniale, l’art. 253 c.p.c. riconosce al giudice la facoltà, di ufficio o su istanza di parte, di rivolgere al teste le domande che egli ritiene utili per chiarire i fatti sui quali quest’ultimo è chiamato a deporre, senza che il mancato esercizio di ufficio di tale facoltà (qualora non vi sia stata un’istanza di parte funzionale ad ottenere tali chiarimenti) possa, peraltro, essere oggetto di impugnazione, costituendo essa espressione di un potere meramente discrezionale del giudice.

Cass. 6 aprile 2005, n. 7109.

 

L’indagine del giudice di merito, sui requisiti di specificità e rilevanza dei capitoli formulati dalla parte istante, va condotta non solo alla stregua della loro formulazione letterale, ma anche in correlazione all’adeguatezza fattuale e temporale delle circostanze articolate, con l’avvertenza che la facoltà del giudice di chiedere chiarimenti e precisazioni ex art. 253 c.p.c., di natura esclusivamente integrativa, non può tradursi in un’inammissibile sanatoria della genericità e delle deficienze dell’articolazione probatoria.

Cass. 12 febbraio 2008, n. 3280.

 

Qualora il giudice del merito ritenga sussistere un insanabile contrasto tra le deposizioni rese dai testimoni in ordine ai fatti costitutivi della domanda, fondando siffatto convincimento non sul rapporto strettamente numerico dei testi, bensì sul dato oggettivo di detto contrasto, ritenuto ostativo al raggiungimento della certezza necessaria alla decisione e, con apprezzamento di fatto congruamente motivato, reputi non superabile il contrasto sulla scorta delle ulteriori risultanze istruttorie, ritenute altresì inidonee a dimostrare la fondatezza della domanda, l'insufficienza della prova si riverbera in danno della parte sulla quale grava l'onere della prova, comportando, conseguentemente, il rigetto della domanda da questa proposta.

Cassazione civile sez. II  21 dicembre 2009 n. 26926  

 

Formalità

Le nullità concernenti l’ammissione e l’espletamento della prova testimoniale hanno carattere relativo, derivando dalla violazione di formalità stabilite non per ragioni di ordine pubblico, bensì nell’esclusivo interesse delle parti e, pertanto, non sono rilevabili d’ufficio dal giudice ma, ai sensi dell’art. 157, secondo comma, c.p.c., vanno denunciate dalla parte interessata nella prima istanza o difesa successiva al loro verificarsi. La conseguenza è che dette nullità non possono essere fatte valere in sede di impugnazione, per cui neppure alla parte contumace è consentito dedurre in tale sede l’inammissibilità della prova testimoniale, una volta che in primo grado la prova sia stata ammessa ed espletata senza opposizione.

Cass. 9 gennaio 2002, n. 194; conforme Cass. 13 ottobre 1997, n. 9952; Cass., Sez. Un., 13 luglio 1997, n. 264.

 



 
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