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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 26 cod. proc. civile: Foro dell’esecuzione forzata

Per l’esecuzione forzata su cose mobili o immobili è competente il giudice del luogo in cui le cose si trovano. Se le cose immobili soggette all’esecuzione non sono interamente comprese nella circoscrizione di un solo tribunale, si applica l’art. 21 (1).

Per l’esecuzione forzata su autoveicoli, motoveicoli e rimorchi è competente il giudice del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.

Per l’esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare e’ competente il giudice del luogo dove l’obbligo deve essere adempiuto.

 


Commento

(1) La norma individua, quale foro generale, quello del luogo dove si trovano le cose oggetto della procedura esecutiva — mobili o immobili — sia per la procedura espropriativa che per l’esecuzione per consegna o rilascio. L’art. 21, cui rinvia la disposizione in esame per il caso in cui le cose immobili sottoposte ad esecuzione non siano interamente comprese nelle circoscrizione di un solo tribunale, prescrive che è competente il giudice della circoscrizione nella quale è compresa la parte soggetta a maggior tributo verso lo Stato ovvero, se l’immobile non è sottoposto al tributo, ogni giudice nella cui circoscrizione si trova una parte dell’immobile. Tale criterio trova applicazione anche nel caso in cui siano pignorati più immobili posti in diverse circoscrizioni di tribunale.


Giurisprudenza annotata

  1. Irragionevole durata del processo.

In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo, ai fini dell’individuazione del giudice territorialmente competente in ordine alla relativa domanda, il criterio di collegamento stabilito dall’art. 11 cod. proc. pen., richiamato dall’art. 3, primo comma, della legge 24 marzo 2001, n. 89, e cioè il riferimento al luogo in cui ha sede il giudice di merito, ordinario o speciale, dinanzi al quale ha avuto inizio il giudizio presupposto, si applica anche al caso in cui questo sia stato proposto davanti ad una sezione distaccata del T.A.R., poichè il richiamo al distretto in astratto coinvolto, prescindendo dall’ambito territoriale di competenza, consente in ogni caso d’individuare nella sede della corte ex art. 11 cod. proc. pen. quella competente, non ostandovi, sul piano lessicale, il termine “distretto”, il quale appartiene alla descrizione del criterio di collegamento e vale a delimitare un ambito territoriale in modo identico, quale che sia l’ufficio giudiziario dinanzi al quale il giudizio presupposto è iniziato e l’ordine giudiziario cui appartiene. Cass. 31 agosto 2011, n. 17908.

 

L’articolo 3 della legge 24 marzo 2001, n. 89 che preclude nei giudizi per equa riparazione la competenza della Corte d’appello nel cui distretto ha avuto luogo il processo di cui si lamenta l’irragionevole durata, fissando le regole di competenza stabilite dall’articolo 11 del c.p.p. per il processo penale in cui sia coinvolto un magistrato, non è applicabile per i ritardi nei giudizi definiti dal T.A.R. e dalla Corte dei conti, in relazione ai quali vige invece la regola generale di competenza fissata dall’articolo 25 del c.p.c. e ciò non confligge con quanto disposto né dall’articolo 97 della Costituzione, che non attiene all’amministrazione della giustizia, né con l’articolo 108 della Costituzione non potendosi ritenere il richiamato articolo 11 del c.p.p. avere valenza generalizzata o estensibile a ogni tipo di giudizio. Corte cost. 17 luglio 2007, n. 287.

 

In tema di domanda di equa riparazione per violazione del ragionevole termine di un processo svoltosi dinanzi alla Corte dei conti, la competenza territoriale deve essere individuata non già con riferimento al disposto dell’art. 3, legge 89/2001 (norma che, attesane la natura eccezionale, risulta inapplicabile ai giudizi svoltisi dinanzi a giudice diverso da quello ordinario), bensì ai principi generali dettati dal codice di rito, quale quello dell’art. 25 che, nel disciplinare il foro della P.A., prevede, nel caso essa sia convenuta, la competenza del giudice ove è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione, sia pur con l’ulteriore, specifico riferimento al luogo ove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme ordinarie. Cass. 7 aprile 2004, n. 6894.

 

 

  1. Cause relative a responsabilità civile di maestri di scuole elementari statali.

In tema di competenza territoriale, l’azione risarcitoria proposta dai genitori esercenti la potestà sul figlio minore contro una Scuola statale, per i danni da questo subiti nel corso della sua partecipazione ad un gioco organizzato nella palestra di una scuola elementare, deve essere proposta secondo le regole del foro erariale, da determinare secondo le previsioni dell’art. 25 c.p.c., e in quello del giudice del luogo ove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le regole ordinarie, dovendosi tener conto del luogo dove è sorta l’obbligazione da fatto illecito, fatta valere contro l’Amministrazione convenuta, e dove deve eseguirsi detta obbligazione, in base alle norme della contabilità pubblica. Infatti, le istituzioni scolastiche statali, alle quali è stata attribuita l’autonomia e la personalità giuridica a norma dell’art. 21 della legge n. 59 del 1997, sono compenetrate nell’Amministrazione dello Stato e ad esse è stato conservato il patrocinio legale dell’Avvocatura dello Stato. Cass. 13 luglio 2004, n. 12977.

 

 

  1. Credito vantato nei confronti della pubblica amministrazione.

L’art. 645 c.p.c., disponendo che l’opposizione a decreto ingiuntivo deve essere proposta dinanzi all’ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto, ha stabilito una competenza funzionale e non derogabile, neanche per ragioni di continenza o di connessione. Ne consegue che, qualora nel corso del giudizio di opposizione sia stata formulata una domanda di garanzia impropria nei confronti di un’amministrazione dello Stato, domanda appartenente, ai sensi dell’art. 25 c.p.c., alla competenza territoriale inderogabile di altro giudice, il giudice dell’opposizione deve disporre la separazione delle cause, trattenendo il procedimento di opposizione e rimettendo l’altra al giudice territorialmente competente, salva la successiva applicazione, da parte di quest’ultimo, dei principi in materia di sospensione dei processi. Cass. 7 luglio 2011, n. 15052.

 

Nei casi in cui la Pubblica Amministrazione è convenuta, il foro erariale va individuato nel giudice del luogo ove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice del luogo in cui è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione, dovendo ritenersi che, per i pagamenti che non devono eseguirsi mediante ruoli, tale è il giudice nella cui circoscrizione si trova la sezione di tesoreria della provincia ove il creditore è domiciliato. Cass. lav., 17 giugno 2004, n. 11385.

 

I giudizi relativi ad obbligazioni aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro da parte della p.a. la competenza territoriale spetta all’autorità giudiziaria del luogo in cui ha sede il tesoriere che deve procedere al relativo pagamento a seguito di regolare mandato.

Tribunale Roma sez. XI  25 giugno 2014 n. 13776

 

 

  1. Giudizio avente ad oggetto una obbligazione originata da fatto illecito.

Nelle cause in cui sia parte un’amministrazione dello Stato, qualora l’obbligazione dedotta in giudizio abbia origine da un fatto illecito, ai fini dell’individuazione del giudice competente per territorio, ai sensi degli artt. 6 R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611 e 25 c.p.c., il “forum delicti” concorre, in via alternativa, con il “forum destinatae solutionis”, da determinarsi in base alle norme di contabilità pubblica (art. 54 R.D. 18 novembre 1923, n. 2440; artt. 278, lettera d, 287 e 407 R.D. 23 maggio 1924, n. 827), e cioè il luogo in cui ha sede l’ufficio di tesoreria tenuto ad effettuare il pagamento, che è quello della provincia in cui il creditore è domiciliato. Cass. 16 febbraio 2012, n. 2265.

 

Nelle cause in cui è parte un’amministrazione dello Stato, ove l’obbligazione dedotta in giudizio abbia origine da un fatto illecito, ai fini della individuazione del giudice competente per territorio ai sensi degli artt. 6 del R.D. n. 1611 del 1933 e 25 c.p.c., il forum delicti concorre, in via alternativa, con il forum destinatae solutionis, da determinare in base alle norme in tema di contabilità pubblica contenute in particolare negli artt. 278 lett. d), 287, 407 del regolamento approvato con R.D. n. 827/1924; luogo che va individuato nel domicilio del creditore e non in quello del debitore, in quanto per effetto delle norme sopra citate il pagamento dei debiti dello Stato viene eseguito dalla Tesoreria provinciale, nella cui circoscrizione ha domicilio il creditore. Cass. 24 marzo 2000, n. 3540.

 

Nelle cause nelle quali sia parte un'amministrazione dello Stato e nelle quali sia dedotta un'obbligazione da fatto illecito, ai fini dell'individuazione del giudice competente per territorio assume rilievo, alternativamente, sia il "forum delicti" sia il "forum destinatae solutionis", sicché, ove la convenuta amministrazione eccepisca l'incompetenza territoriale, essa ha l'onere di contestare la competenza del giudice adito con rifermento a tutti i possibili criteri di collegamento, pena l'inammissibilità dell'eccezione ed il consolidamento della competenza in capo al giudice che procede. Regola competenza, Trib. Brindisi, sez. dist. Francavilla Fontana, 23/11/2011Cassazione civile sez. VI  14 giugno 2013 n. 14934  

 

 

  1. Tassa di concessione governativa per la iscrizione delle società nel registro delle imprese.

L’art. 8 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato, il quale devolve le controversie tributarie al tribunale del luogo in cui ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova l’ufficio che ha liquidato il tributo, pone un criterio di competenza eccezionale, rispetto a quello generale del foro della pubblica amministrazione fissato dall’art. 25 c.p.c., la cui operatività postula che il tributo, al quale si riferisce la controversia, sia stato liquidato ed accertato da un ufficio finanziario. Pertanto, la competenza territoriale sulla domanda diretta ad ottenere il rimborso della tassa di concessione governativa per la iscrizione annuale delle società nel registro delle imprese, dal momento che il pagamento di tale tributo non richiede alcun intervento di uffici finanziari, essendo il suo ammontare predeterminato per legge, va fissata alla stregua dei criteri stabiliti in via generale dall’art. 25 c.p.c. e, cioè, tenendo conto del luogo «in cui è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione», che ai sensi degli artt. 2 del D.M. 12 dicembre 1972, nonché degli artt. 1 del D.M. 14 luglio 1988 e 1 del D.M. 20 gennaio 1992 - di applicazione immediata anche rispetto ad obbligazioni sorte prima della loro entrata in vigore, trattandosi di disposizioni di natura procedimentale - va individuato con riferimento alla località in cui ha sede il domicilio fiscale dell’impresa. Cass. 18 giugno 1997, n. 5464.

 

 

  1. Somme dovute dalla pubblica amministrazione anche a titolo di responsabilità contrattuale.

Ai fini della competenza territoriale relativa ai procedimenti d’appello avverso le sentenze emesse dal giudice di pace in materia di opposizione a sanzioni amministrative, non si applica la regola del “foro erariale” stabilita nell’art. 7 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611 relativa alle controversie in cui sia parte un’Amministrazione dello Stato. Cass., Sez. Un., 18 novembre 2010, n. 23285.

 

In materia di sanzioni amministrative, in conseguenza della modifica apportata dall’art. 26 D.Lgs. n. 40/2006 all’art. 23 della legge n. 689/1981 il gravame contro i provvedimenti del giudice di pace va proposto secondo le norme previste in via ordinaria dal codice di rito per il procedimento di appello. Ciò nondimeno, va esclusa l’applicabilità dell’art. 25 c.p.c. che prevede la regola del foro erariale essendo manifesto l’intento del Legislatore di determinare la competenza per territorio sulla base di elementi diversi ed incompatibili rispetto a quelli risultanti dalla regola del foro erariale e, perciò, destinati a prevalere su questa. Cass., 18 novembre 2010, n. 23285.

 

In tema di competenza per territorio, il principio per cui nelle cause relative ad obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro dovuto da pubbliche amministrazione, anche a titolo di responsabilità aquiliana, la competenza territoriale spetta all’autorità giudiziaria del luogo in cui ha sede il tesoriere che secondo le norme della contabilità pubblica deve provvedere al relativo pagamento a seguito di mandato, quale forum destinatae solutionis, non incontra deroghe in relazione alla circostanza che la causa sia stata instaurata anche nei confronti di altri soggetti oltreché dell’amministrazione. Cass. 29 maggio 1997, n. 4750.

 

 

  1. Regione a statuto ordinario.

In tema di competenza territoriale, l’art. 25 c.p.c. sul «foro erariale» non è applicabile nei giudizi in cui è parte una Regione a statuto ordinario che non si avvalga del patrocinio dell’Avvocatura di Stato. Cass. 13 aprile 2005, n. 7685.

 

 

  1. Cause relative all’incompatibilità dei consiglieri comunali.

Ai fini della determinazione della competenza per territorio nelle cause relative alla incompatibilità dei consiglieri comunali, deve farsi riferimento all’art. 70 del TUEL il quale richiama le norme procedurali ed i termini stabiliti dall’art. 82 del D.P.R. n. 570/1970. In particolare, in forza di quest’ultima norma, il ricorso si propone innanzi al tribunale civile della circoscrizione territoriale in cui è compreso il comune medesimo. Ne consegue che, laddove, come nel caso di specie, parte del giudizio sia un’amministrazione dello Stato, non è possibile fare riferimento al foro erariale ed incardinare il processo avanti al giudice del luogo dove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme ordinarie. La disposizione contenuta nell’art. 82 citato ha espressamente derogato all’operatività del criterio di competenza stabilito nell’art. 25 c.p.c.; essa, infatti, dichiara applicabili al giudizio in materia elettorale le norme del codice di rito civile «ove non diversamente disposto dalla presente legge». Trib. Napoli, 3 gennaio 2007.

 

 

  1. Università statali.

Alle università, dopo la riforma introdotta dalla legge 9 maggio 1989, n. 168, non può essere riconosciuta la qualità di organi dello Stato, ma quella di enti pubblici autonomi, con la conseguenza che, ai fini della rappresentanza e difesa da parte dell’Avvocatura dello Stato, non opera il patrocinio obbligatorio disciplinato dagli artt. da 1 a 11 R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, bensì, in virtù dell’art. 56 R.D. 31 agosto 1933, n. 1592, non abrogato dalla legge n. 168 del 1989, il patrocinio autorizzato disciplinato dagli artt. 43 R.D. n. 1611 del 1933, come modificato dall’art. 11 della legge 3 aprile 1979, n. 103, e 45 R.D. cit., con i limitati effetti previsti per tale forma di rappresentanza: esclusione della necessità del mandato e facoltà, salvo i casi di conflitto, di non avvalersi dell’Avvocatura dello Stato con apposita e motivata delibera. Sono conseguentemente inapplicabili le disposizioni sul foro erariale e sulla domiciliazione presso l’Avvocatura ai fini della notificazione di atti e provvedimenti giudiziali, salvo - quanto alle notificazioni - alle controversie in materia di lavoro, attesa l’equiparazione alle amministrazioni statali ai fini della rappresentanza e difesa dell’Avvocatura dello Stato ai sensi dell’art. 415, comma 7, c. p. c. Cass. lav., 29 luglio 2008, n. 20582.

 

 

  1. Enti pubblici diversi dall’Amministrazione dello Stato.

La disposizione di cui all’art. 25 c. p. c. in materia di foro della P.A. - tanto nella prima quanto nella seconda parte - si applica solo alle amministrazioni dello Stato, istituzionalmente difese dall’Avvocatura dello Stato, ed alle amministrazioni cui un’apposita norma la estenda, e non anche agli altri enti pubblici; ne consegue che un ente pubblico diverso dallo Stato (nella specie, l’INPDAP) può essere convenuto, con una domanda di risarcimento danni, oltre che davanti al giudice del luogo individuato in base ai criteri di collegamento indicati dall’art. 20 c. p. c., ripresi dal citato art. 25, anche in base all’art. 19 c. p. c., con l’applicazione dei relativi oneri, previsti dall’art. 38, comma secondo, dello stesso codice di rito, ai fini della completezza della proposizione dell’inerente eccezione di incompetenza da parte dell’ente resistente. Cass. 7 maggio 2008, n. 11187.



 
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