Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015

Codice proc. civile Art. 261 cod. proc. civile: Riproduzioni, copie ed esperimenti

Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015



Il giudice istruttore può disporre che siano eseguiti rilievi, calchi e riproduzioni (1) anche fotografiche di oggetti, documenti e luoghi, e, quando occorre, rilevazioni cinematografiche o altre che richiedono l’impiego di mezzi, strumenti o procedimenti meccanici.

Egualmente, per accertare se un fatto sia o possa essersi verificato in un dato modo, il giudice può ordinare di procedere alla riproduzione del fatto stesso, facendone eventualmente eseguire la rilevazione fotografica o cinematografica (2).

Il giudice presiede all’esperimento e, quando occorre, ne affida l’esecuzione a un esperto che presta giuramento a norma dell’articolo 193.

Commento

(1) Tali riproduzioni vanno distinte dalle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c. sia per l’iniziativa che sotto il profilo funzionale. Quanto al primo profilo, va rilevato che l’iniziativa è del giudice per le riproduzioni di cui al c. 1 della norma in commento, potendo questi attivarsi d’ufficio; è, invece, della parte o del terzo, per quelle previste dalla norma civilistica. Quanto al profilo funzionale, mentre le prime si formano nel processo, le seconde sono precostituite.

 

(2) Mentre l’ispezione ha lo scopo di descrivere, in modo statico, la condizione di una cosa o di una persona allo stato dell’ispezione, per dedurne lo stato precedente, l’esperimento consiste in una riproduzione dinamica di un dato fatto allo scopo di verificare il modo in cui questo si sia svolto: ad esempio può essere utile per verificare le modalità di un incidente stradale.

Giurisprudenza annotata

Ammissioni

L'ammissione dei mezzi di prova di cui all'art. 261 c.p.c. è rimessa alla iniziativa ed alla discrezionale valutazione del giudice di merito, onde non è censurabile in sede di legittimità la sentenza che non abbia ammesso e non abbia indicato le ragioni della mancata ammissione di detti mezzi, dovendosi ritenere per implicito che non se ne sia ravvisata la necessità.

Cassazione civile sez. III  22 aprile 2009 n. 9551  



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