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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 274 cod. proc. civile: Riunione di procedimenti relativi a cause connesse

Se più procedimenti relativi a cause connesse pendono davanti allo stesso giudice (1), questi, anche d’ufficio, può disporne la riunione (2).

Se il giudice istruttore o il presidente della sezione ha notizia che per una causa connessa pende procedimento davanti ad altro giudice o davanti ad altra sezione dello stesso tribunale, ne riferisce al presidente, il quale, sentite le parti, ordina con decreto che le cause siano chiamate alla medesima udienza davanti allo stesso giudice o alla stessa sezione per i provvedimenti opportuni (3) (4).


Commento

Cause connesse: sono quelle che hanno in comune entrambi i soggetti (connessione soggettiva) o almeno uno degli elementi oggettivi, cioè petitum e/o causa petendi (connessione oggettiva). L’opportunità di una trattazione congiunta può altresì essere indotta dalla necessità di risolvere identiche questioni, pur non avendosi comunanza di elementi individuatori (cd. connessione impropria) [v. 40].

 

(1) Tale ipotesi si distingue dalla connessione di cui all’art. 40, poiché quest’ultima disciplina l’ipotesi delle cause connesse proposte dinanzi a giudici diversi, mentre la norma in esame si riferisce al caso delle cause connesse pendenti davanti allo stesso giudice.

 

(2) La riunione non ha carattere obbligatorio, bensì facoltativo. Essa costituisce atto di esercizio di un potere discrezionale, insindacabile, in quanto tale, in sede di legittimità.

 

(3) Resta comunque fermo il potere del giudice di disporre, con provvedimento non autonomamente impugnabile, la separazione delle cause, ex art. 103, c. 2, quando la riunione ritarderebbe o renderebbe più gravoso il processo.

 

(4) In caso di riunione ai sensi dell’articolo in esame, non opera il criterio del cumulo previsto dall’art. 10, relativo alla competenza per valore. È necessario, infatti, per l’operatività dello stesso, la proposizione di più domande nello stesso giudizio e non di domande relative a giudizi diversi e successivamente riuniti.


Giurisprudenza annotata

Evento interruttivo riguardante una delle parti di una o più cause connesse: effetti

Nel caso di trattazione unitaria o di riunione di più procedimenti relativi a cause connesse e scindibili, che comporta di regola un litisconsorzio facoltativo tra le parti dei singoli procedimenti confluiti in un unico processo, l’evento interruttivo relativo ad una delle parti di una o più delle cause connesse, opera di regola solo in riferimento al procedimento (o ai procedimenti) di cui è parte il soggetto colpito dall’evento. In tal caso non è necessaria o automatica la contestuale separazione del processo interrotto dagli altri riuniti o trattati unitariamente, salvo sempre il potere attribuito al giudice dall’art. 103, comma 2, c.p.c., per cui difettando una tempestiva riassunzione ovvero se questa o la ripresa del procedimento interrotto siano avvenute nei termini dell’art. 305 c.p.c., ma vi sia stata, nelle more della quiescenza da interruzione, attività istruttoria rilevante per la causa interrotta, il giudice potrà, esercitando tale potere, disporre la separazione dagli altri procedimenti di quello colpito da evento interruttivo per il quale - se necessario - potranno eventualmente rinnovarsi tutti gli atti istruttori assunti senza la partecipazione della parte colpita dalla perdita di capacità processuale.

Cass., Sez. Un., 5 luglio 2007, n. 15142.

 

La riunione di più cause in unico processo comporta che la vicenda interruttiva, ancorché relativa solo alle parti di una della cause riunite, opera rispetto all’intero procedimento e dunque per tutte le cause in esso confluite, per cui, non essendo ammissibile un’interruzione parziale, non è dato distinguere tra i vari rapporti dedotti in giudizio, al fine di escludere l’effetto interruttivo per quelli cui risultino estranei i litiganti riguardo al quale si sono verificati gli eventi che hanno dato causa all’interruzione. Solo quando venga, anche implicitamente, disposta la separazione delle cause è possibile infatti evitare che l’effetto interruttivo investa tutte le parti del simultaneus processus.

Cass. 16 luglio 2005, n. 15095,

 

In caso di interruzione di processo concernente più cause riunite per ragioni di connessione, la parte non ha l’onere di riassumere tutte le cause riunite, anche se tra queste sussista un rapporto di pregiudizialità, ben potendo limitare la riattivazione del processo solamente alla causa cui è interessata, lasciando che le altre si estinguano.

Cass. 26 aprile 2005, n. 8670.

 

La sospensione del processo per pregiudizialità non è ammissibile allorché sia possibile la riunione o decisione congiunta dei giudizi davanti al giudice della causa pregiudiziale o a quello della causa dipendente attraverso gli strumenti offerti dagli artt. 34, 40, 274 c.p.c, atteso che il processo simultaneo è il mezzo più efficace per perseguire la speditezza e il coordinamento delle decisioni.

Cass. 27 gennaio 2005, n. 1653.

 

 

 

Conseguente generali

In tema di connessione di cause, il provvedimento di riunione , fondandosi su valutazioni di mera opportunità, costituisce esercizio del potere discrezionale del giudice, e ha natura ordinatoria, essendo pertanto insuscettibile di impugnazione e insindacabile in sede di legittimità. Rigetta, Trib. Sup. Acque, 08/07/2013

Cassazione civile sez. un.  06 febbraio 2015 n. 2245

La riunione di più cause originariamente separate, in ragione della connessione di petitum e causa petendi propri di ciascuna di esse o della identità delle questioni da trattare, non comporta il venir meno dell’autonomia dei singoli giudizi e dei rispettivi titoli, di modo che la sentenza che li definisce, pur se formalmente unica, consta in realtà di tante pronunce quante sono le cause riunite.

Cass. 26 novembre 2010, n. 24086.

I ricorsi per cassazione separatamente proposti contro la sentenza di merito resa in grado di appello e contro quella pronunciata nel successivo giudizio di revocazione possono essere riuniti, in quanto le due sentenze, integrandosi reciprocamente, definiscono inscindibilmente un unico giudizio e, quindi, in sede di legittimità, possono essere oggetto di esame contestuale e di un’unica decisione. Qualora si provveda a tale riunione, le questioni attinenti alla revocazione assumono carattere pregiudiziale, sicché il ricorso avverso la sentenza del relativo giudizio va esaminato per primo.

Cass. 29 maggio 2008, n. 14442.

 

La riunione, ex art. 274 c.p.c., di cause connesse lascia sostanzialmente inalterata l’autonomia del giudizio per tutto quanto concerne la posizione assunta dalle parti in ciascuno di essi, con la conseguenza che gli atti e le statuizioni riferite ad un processo non si ripercuotono sull’altro processo sol perché questo è stato riunito al primo; ne consegue che la invalida costituzione della parte in uno dei processi riuniti non viene sanata dalla regolare costituzione della medesima parte in altro successivo processo quando i due processi siano riuniti e che il provvedimento ammissivo di prova nel processo validamente instaurato determina - in mancanza di impugnazione - il giudicato implicito solo in detto processo e non in entrambi.

Cass. 1 ottobre 2004, n. 19652.

 

Impugnazioni

In tema d’impugnazioni, nell’ipotesi di cumulo oggettivo di cause per connessione propria (art. 34, 36 c.p.c.) o per effetto di riunione dei processi ai sensi dell’art. 40 e 274 c.p.c., il giudice può scegliere tra una pronuncia non definitiva su una singola domanda e una sentenza definitiva parziale. Quest’ultima opzione deve essere resa manifesta da un esplicito provvedimento di separazione o dalla statuizione sulle spese in ordine alla controversia decisa. Invece, nell’ipotesi di cumulo litisconsortile (art. 103, 105, 106 e 107 c.p.c.), la sentenza che definisca integralmente la controversia in ordine ad uno dei litisconsorti od intervenienti o chiamati in causa deve sempre ritenersi definitiva e contenere una pronuncia sulle spese e un provvedimento di separazione dei restanti giudizi. Nell’ipotesi, infine, di cumulo solo oggettivo di cause tra le stesse parti, che non presentino alcun nesso di dipendenza, subordinazione o pregiudizialità e, conseguentemente, possano dar luogo ad una pronuncia parziale definitiva, è operante la disciplina della scelta tra l’impugnazione immediata e la riserva d’impugnazione differita.

Cass. 25 marzo 2011, n. 6993.

 

La riunione di cause connesse lascia inalterata l’autonomia dei giudizi per tutto quanto concerne la posizione assunta dalle parti in ciascuno di essi, con la conseguenza che gli atti e le statuizioni riferiti ad un processo non si ripercuotono sull’altro processo sol perché questo è stato riunito al primo. Essendo tale assunto, tuttavia, suscettibile di temperamento ogni qualvolta la riunione non abbia vulnerato i diritti difensivi delle parti, nel giudizio di legittimità non è necessaria, in omaggio al principio della ragionevole durata del processo, una nuova notifica del controricorso se, in una delle controversie riunite, vi sia stato il trasferimento del procuratore domiciliatario del ricorrente. C

ass. 13 luglio 2011, n. 15383.

 

L’istituto della riunione di procedimenti relativi a cause connesse, previsto dall’art. 274 c.p.c., in quanto volto a garantire l’economia e il minor costo dei giudizi, oltre alla certezza del diritto, risulta applicabile anche in sede di legittimità, in relazione a ricorsi proposti contro sentenze diverse pronunciate in separati giudizi, in ossequio al precetto costituzionale della ragionevole durata del processo, cui è funzionale ogni opzione semplificatoria ed acceleratoria delle situazioni processuali che conducono alla risposta finale sulla domanda di giustizia, ed in conformità col ruolo istituzionale della Corte di cassazione che, quale organo supremo di giustizia, è preposta proprio ad assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, nonché l’unità del diritto oggettivo nazionale. Cass., Sez. Un., 13 settembre 2005, n. 18125; conforme Cass. 31 ottobre 2011 n. 22631.

 

Violazione del dovere di riferire al capo dell’ufficio.

Nel caso in cui tra due procedimenti, pendenti dinanzi al medesimo ufficio o a sezioni diverse del medesimo ufficio, esista un rapporto di identità o di connessione, il giudice del giudizio pregiudicato non può adottare un provvedimento di sospensione ex art. 295 c.p.c., ma deve rimettere gli atti al capo dell’ufficio, secondo le previsioni degli art. 273 o 274 c.p.c., a meno che il diverso stato in cui si trovano i due procedimenti non ne precluda la riunione. La violazione di tale principio può essere sindacata, anche d’ufficio, dalla Corte di cassazione in sede di regolamento di competenza proposto avverso il provvedimento di sospensione.

Cass. 22 maggio 2008, n. 13194.

 

 



 
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