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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 275 cod. proc. civile: Decisione del collegio

Rimessa la causa al collegio, la sentenza è depositata in cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica di cui all’articolo 190 (1).

Ciascuna delle parti, nel precisare le conclusioni, può chiedere che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso, fermo restando il rispetto dei termini indicati nell’articolo 190 per il deposito delle difese scritte, la richiesta deve essere riproposta al presidente del tribunale alla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica (2).

Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data dell’udienza di discussione, da tenersi entro sessanta giorni.

Nell’udienza il giudice istruttore fa le relazione orale della causa. Dopo la relazione, il presidente ammette le parti alla discussione; la sentenza è depositata in cancelleria entro i sessanta giorni successivi (3).


Commento

Collegio: organo giudicante composto da tre membri: il Presidente (che è il Presidente del tribunale, ma che nei tribunali divisi in più sezioni, può essere il Presidente di una sezione) e due giudici di cui uno è quello che ha svolto le funzioni di giudice istruttore.

 

Cancelleria: ufficio istituito presso ogni giudice, con compiti di documentazione delle attività giudiziarie, di registrazione e custodia degli atti e con una serie di numerose altre attribuzioni amministrative, prevalentemente tese a rendere realizzabile la funzione giurisdizionale.

 

 

(1) La norma (che trova applicazione nelle sole ipotesi di riserva di collegialità ai sensi dell’art. 50bis) prevede come normale l’ipotesi in cui la decisione viene presa dal collegio senza che si svolga preliminarmente l’udienza di discussione. In questo caso la disciplina della fase di decisione si riduce alle modalità di deliberazione [v. 276].

 

(2) Dopo la rimessione della causa al collegio, a seguito della quale il giudice istruttore si spoglia dei suoi poteri per affidare la causa ai poteri decisori del collegio [v. 189], fra le parti avviene uno scambio di atti difensivi scritti in funzione della decisione [v. 190]. Se le parti ritengono che ciò sia insufficiente, possono chiedere che sia fissata un’udienza in cui la discussione avvenga oralmente.

 

(3) L’udienza di discussione è pubblica a pena di nullità [v. 128]. L’ordine di discussione è fissato dal Presidente ed è affisso il giorno precedente l’udienza alla porta della sala a questa destinata. Le cause sono chiamate dal cancelliere secondo l’ordine stabilito, salvo che il Presidente disponga altrimenti per ragioni di opportunità. Nell’udienza il G.I. assume le funzioni di relatore, esponendo i fatti e le questioni della causa. Infine le parti leggono le loro conclusioni e svolgono sobriamente le proprie ragioni; il P.M. ha la parola per ultimo [v. att. 117]. Le formalità della relazione e della discussione non sono prescritte a pena di nullità.


Giurisprudenza annotata

Provvedimento di rimessione

In tema di regolamento di competenza, anche dopo il mutamento della forma della decisione sulla competenza per effetto della L. 18 giugno 2009 n. 69, la decisione affermativa della competenza presuppone sempre la rimessione in decisione della causa ai sensi degli artt. 189 e 275 c.p.c. (ed ai sensi dello stesso art. 189 c.p.c. in relazione all’art. 281 quinquies c.p.c. per il procedimento di decisione del giudice monocratico) preceduta dall’invito a precisare le conclusioni. Ne discende che, ove nel procedimento davanti al giudice monocratico quest’ultimo esterni espressamente od implicitamente in un’ordinanza, senza aver provveduto agli adempimenti sopra indicati, un convincimento sulla competenza e dia provvedimenti sulla prosecuzione del giudizio, tale ordinanza non ha natura di decisione affermativa sulla competenza impugnabile ai sensi dell’art. 42 c.p.c., sicchè il ricorso per regolamento di competenza avverso detto atto deve ritenersi inammissibile.

Cass. 28 febbraio 2011, n. 4986.

 

 Fissazione dell’udienza di discussione

Nei procedimenti di cognizione ordinaria nei quali, in attuazione della facoltà prevista dagli artt. 189, 190-bis e 275 c.p.c. nel testo fissato dagli artt. 23, 25 e 32, L. n. 353 del 1990, non deve essere tenuta l’udienza di discussione della causa, il momento preclusivo della proposizione del regolamento di giurisdizione è costituito (non già dall’udienza di discussione e dal passaggio in decisione della causa, ma) dal provvedimento col quale, una volta che le parti abbiano precisato le loro conclusioni, il giudice istruttore rimette la causa al collegio, ovvero – nell’ipotesi in cui decida il giudice unico - dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.

Cass., Sez. Un., 3 aprile 2000, n. 1987.

 

Soggetti che partecipano all’udienza

Nel caso di astensione degli avvocati dalle udienze, proclamata dal Consiglio dell’Ordine, è configurabile una menomazione del diritto di difesa in sede di udienza di discussione della causa dinanzi al collegio, con conseguente nullità degli atti assunti, soltanto qualora il detto pregiudizio al diritto di difesa si sia concretamente verificato - avuto riguardo alla circoscritta attività difensiva consentita in tale fase ex art. 117 disp. att. c.p.c. - e cioè quando, nonostante che la partecipazione all’astensione stessa sia stata tempestivamente comunicata e vi sia stata altresì richiesta di discussione orale della causa, l’udienza non sia differita e la causa venga egualmente trattenuta in decisione.

Cass. 14 novembre 2002, n. 15986.

 

Rinvio ed anticipazione dell’udienza

Il principio secondo cui, in caso di rinvio d’ufficio dell’udienza collegiale all’udienza immediatamente successiva a quella non tenuta nella quale la causa era originariamente fissata, non è necessario - ai sensi degli artt. 82 e 115 disp. att. c.p.c. - alcun avviso alle parti non è applicabile nell’ipotesi in cui al detto rinvio d’ufficio si unisca il mutamento della sezione (od anche soltanto della sua denominazione) assegnataria della causa, atteso che l’individuazione dell’udienza cui la causa è automaticamente rinviata può avvenire solo con riferimento al giudice che terrà quell’udienza. Pertanto, nel caso anzidetto (equivalente a quello della sostituzione del giudice istruttore), l’omesso avviso alle parti non comporta la nullità del giudizio solo quando le parti stesse, non sollevando al riguardo alcuna eccezione nel prosieguo del giudizio, dimostrino, con tale comportamento, di non aver subito alcun concreto pregiudizio del loro diritto di difesa. C

ass. 16 luglio 2004, n. 13173.

 

Nel procedimento innanzi al giudice di pace trova applicazione la regola di cui all’articolo 82 delle disp. att. c.p.c. dettato con riguardo al tribunale, in forza del quale mentre i rinvii di ufficio si intendono fatti alla prima udienza di istruzione immediatamente successiva, se il giudice rinvia la causa a una udienza diversa, il relativo decreto è comunicato dal cancelliere alle parti non presenti alla pronuncia del provvedimento. Deriva, da quanto precede, pertanto, che qualora la parte deduca la nullità della sentenza resa dal giudice di pace e del relativo procedimento per essere stata discussa la causa nel corso di una udienza cui la causa stessa era stata rinviata d’ufficio senza che esso concludente ne avesse avuto notizia, detta parte deve dare la prova (depositando un certificato della cancelleria) attestante che quella effettivamente tenuta non era, secondo il calendario, l’udienza del giudice immediatamente successiva a quella non tenuta.

Cass. 29 maggio 2003, n. 8623.

 

Svolgimento dell’udienza di discussione: relazione della causa e decisione

La relazione della causa che, nei giudizi innanzi ad organi collegiali, deve precedere la discussione delle parti sia nel rito ordinario (art. 275 c.p.c.) che in quello del lavoro (art. 437 c.p.c.) non è prescritta a pena di nullità e la sua omissione non inficia, quindi, la validità della successiva sentenza, non essendo tale sanzione contemplata da alcuna specifica norma nè derivando la stessa dai principi fondamentali che regolano il processo civile.

Cass. lav., 19 novembre 2010, n. 23495.

 

 



 
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