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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 277 cod. proc. civile: Pronuncia sul merito

Il collegio nel deliberare sul merito deve decidere tutte le domande proposte e le relative eccezioni, definendo il giudizio (1).

Tuttavia il collegio, anche quando il giudice istruttore gli ha rimesso la causa a norma dell’articolo 187 primo comma, può limitare la decisione ad alcune domande, se riconosce che per esse soltanto non sia necessaria un’ulteriore istruzione, e se la loro sollecita definizione è di interesse apprezzabile per la parte che ne ha fatto istanza.


Commento

(1) La fase della decisione presuppone la precisazione delle conclusioni, sulle quali, e solo su quelle, il giudice dovrà decidere. Pertanto, le domande proposte nell’ambito del giudizio e non riproposte in sede conclusionale devono presumersi rinunciate o abbandonate.


Giurisprudenza annotata

Obbligo di pronuncia e rispetto del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato

In tema di impugnazioni, nella ipotesi di cumulo di domande tra gli stessi soggetti, è da considerare non definitiva, agli effetti della riserva di impugnazione differita, la sentenza con la quale il giudice si pronunci su una (o più) di dette domande con prosecuzione del procedimento per le altre, senza disporre la separazione ai sensi dell’art. 279, secondo comma, n. 5), c.p.c., e senza provvedere sulle spese in ordine alla domande (o alle domande) così decise, rinviandone la relativa liquidazione all’ulteriore corso del giudizio. Tale criterio formale di identificazione è applicabile anche per le pronunce declinatorie della giurisdizione, poiché vale a fondare l’affidamento della parte nella possibilità che, ricorrendo tali condizioni, la sentenza sia suscettibile di riserva di impugnazione differita.

Cass., Sez. Un., 28 aprile 2011, n. 9441.

 

Separazione delle domande

La richiesta di condanna specifica al risarcimento del danno, sia essa formulata in maniera determinata o indeterminata, dà luogo ad un'unica domanda giudiziale, e non a due distinti capi di domanda sull'an e sul quantum debeatur. Ne consegue che in detta ipotesi non trova applicazione l'art. 277, comma 2, c.p.c., il quale consente, ove siano state avanzate più domande, la decisione separata di alcune di esse per le quali non sia necessaria ulteriore attività istruttoria, presupponendo la scissione del giudizio sull'an da quello sul quantum, a norma dell'art. 278, comma 1, c.p.c., un'espressa richiesta della parte, la cui volontà in tal senso non può desumersi dalla formulazione di una domanda di risarcimento di danni non determinati, ma determinabili.

Cassazione civile sez. II  26 aprile 2012 n. 6517  

 

In tema d’impugnazioni, nell’ipotesi di cumulo oggettivo di cause per connessione propria (art. 34, 36 c.p.c.) o per effetto di riunione dei processi ai sensi dell’artt. 40 e 274 c.p.c., il giudice può scegliere tra una pronuncia non definitiva su una singola domanda e una sentenza definitiva parziale. Quest’ultima opzione deve essere resa manifesta da un esplicito provvedimento di separazione o dalla statuizione sulle spese in ordine alla controversia decisa. Invece, nell’ipotesi di cumulo litisconsortile (artt. 103, 105, 106 e 107 c.p.c.), la sentenza che definisca integralmente la controversia in ordine ad uno dei litisconsorti od intervenienti o chiamati in causa deve sempre ritenersi definitiva e contenere una pronuncia sulle spese e un provvedimento di separazione dei restanti giudizi. Nell’ipotesi, infine, di cumulo solo oggettivo di cause tra le stesse parti, che non presentino alcun nesso di dipendenza, subordinazione o pregiudizialità e, conseguentemente, possano dar luogo ad una pronuncia parziale definitiva, è operante la disciplina della scelta tra l’impugnazione immediata e la riserva d’impugnazione differita.

Cass. 25 marzo 2011, n. 6993.

 

 Deroga al principio di concentrazione della decisione in un’unica sentenza e potere discrezionale del giudice di separazione delle domande.

Sebbene, di norma, la pronunzia giurisdizionale sul merito debba essere unica e tale da definire il giudizio con un unica sentenza, quando il giudice riconosca che la sollecita definizione di una parte della domande o di alcuni capi di dell’unica domanda sia di apprezzabile interesse per le parti può derogare al principio generale di concentrazione della decisione in un unica sentenza, restando escluso che ove vi deroghi in mancanza della richiesta delle parti prevista dall’art. 277 c.p.c. la sentenza risulti affetta da nullità, attesa l’assenza di una previsione di legge in tal senso e non configurandosi violazione di principi di ordine pubblico o di finalità essenziali del processo.

Cass. 15 luglio 1997, n. 6471.

 



 
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