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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 280 cod. proc. civile: Contenuto e disciplina dell’ordinanza del collegio

Con la sua ordinanza il collegio fissa la udienza per la comparizione delle parti davanti al giudice istruttore o davanti a sé nel caso previsto nell’articolo seguente (1).

Il cancelliere inserisce l’ordinanza nel fascicolo di ufficio e ne da tempestiva comunicazione alle parti a norma dell’art. 176 secondo comma (2).

Per effetto dell’ordinanza il giudice istruttore è investito di tutti i poteri per l’ulteriore trattazione della causa.


Commento

(1) La riapertura della fase istruttoria reinveste le parti dei loro poteri processuali ed il giudice istruttore di tutti i poteri relativi all’ulteriore trattazione della causa, con i soli limiti derivanti dalle disposizioni contenute nell’ordinanza collegiale.

 

(2) L’ordinanza deve essere tempestivamente comunicata alle parti dal cancelliere, mediante biglietto di cancelleria, salvo che la legge ne prescriva la notificazione.


Giurisprudenza annotata

Regime normativo anteriore alla novella del 1990

In fattispecie regolate dalle norme del codice di rito anteriori alla riforma di cui alla legge 26 novembre 1990, n. 353, l’ordinanza collegiale che, per qualsiasi ragione, rimette la causa dinnanzi all’istruttore determina la riapertura della fase istruttoria nella quale, essendo restituiti al giudice istruttore tutti i poteri per l’ulteriore trattazione della causa (art. 280 c.p.c.), anche le parti debbono essere investite, senza limitazioni di sorta, di tutte le facoltà che esse possono normalmente esercitare in tale fase e della facoltà, quindi, di modificare le domande (“emendatio libelli”), le eccezioni e conclusioni in precedenza formulate e di produrre nuovi documenti e nuove prove.

Cass. 4 giugno 2010, n. 13630.

 

Rimessione della causa al giudice istruttore.

Nella fase che precede la dichiarazione di fallimento, il diritto di difesa dell’imprenditore insolvente, in considerazione del carattere camerale e sommario del relativo procedimento, può essere garantito non solo, ai sensi dell’art. 15 legge fall. (nel testo “ratione temporis” vigente), mediante l’audizione del debitore da parte dal tribunale o del giudice relatore, ma anche mediante l’attribuzione della facoltà di presentare scritti difensivi e documenti; pertanto, nel caso in cui il tribunale abbia disposto la convocazione dell’imprenditore innanzi al giudice designato per l’istruttoria prefallimentare, non sussiste, all’esito di quest’ultima e tenuto conto delle esigenze di speditezza e dalla natura inquisitoria del predetto procedimento, alcun obbligo a carico del predetto giudice di fissare una precisa ulteriore adunanza avanti al tribunale in camera di consiglio cui rimettere la decisione, non essendo nemmeno prevista una scansione formale precisa,come nel processo ordinario, tra fase istruttoria e fase decisoria.

Cass. 10 dicembre 2008, n. 28985.

 

 



 
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